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Alle sparate di Adinolfi siamo ormai abituati. E per questo, date le modalità con cui è stato lanciato il suo partito, ci siamo permessi di fare quattro domande: Nasce il movimento politico ‘Popolo della Famiglia’ (PDF) e noi poniamo 4 domande. Risposte convincenti voi ne avete trovate?

La fuga in avanti e fretta di (ri)buttarsi in politica hanno giocato un brutto scherzo. Lo stesso brutto scherzo vissuto dagli entusiasti del Family Day con la delusione dovuta al bagno nella realtà (parlamentare).

Su Radio Spada non abbiamo mancato di analizzare i fatti relativi a quella vicenda prima, dopo e durante l’evento (qui l’elenco quasi completo degli articoli).

Ma torniamo al partito di Adinolfi&Amato. Risulta evidente che sia figlio di una frattura interna al mondo profamily. L’accoglienza tiepida, per non dire fredda, da parte dei siti “d’area” è palpabile.

Tempi.it non usa mezzi termini: “Perché non ci entusiasma che il Family Day diventi un partito”.

Più duro IlSussidiario.net: “Adinolfi ci prova (con Ferrara) ma è solo egemonia stile Pci”. Il tono di questo articolo di Maurizio Vitali è talmente duro da parerci in certi passaggi fin eccessivo.

La Nuova Bussola Quotidiana è a dir poco scettica, due suoi articoli punzecchiano fortemente i fondatori del PDF: il primo è “Family party, Adinolfi e Amato in fuga. Ma il movimento è diviso, Gandolfini si sfila”, il secondo è addirittura a firma del Direttore Riccardo Cascioli, si intitola “Un brutto modo per dare seguito ai Family Day”.

In questo testo non si fanno sconti:

Sicuramente quello di fare una “sorpresa” agli amici con cui si è condivisa la convocazione dei due Family Day del 20 giugno e del 30 gennaio non è un bell’inizio. Gandolfini e gli altri sono stati presi alla sprovvista: basti pensare che mercoledì mattina a Roma si è svolta una conferenza pubblica cui dovevano partecipare i principali esponenti del Comitato Difendiamo i Nostri Figli proprio per parlare del futuro, di come rendere stabile e incisiva la presenza del popolo delle famiglie.

All’ultimo minuto non si sono presentati Amato e Adinolfi, i tre superstiti – Costanza Miriano, Simone Pillon e Toni Brandi – hanno parlato di ipotesi possibili, di scenari prossimi venturi, nulla di deciso, tutto da discutere insieme. Perché qualsiasi sia la scelta, l’importante è camminare insieme. Niente che facesse presagire la svolta clamorosa.

In conclusione si aggiunge:

Detto tutto questo, non sarebbe male se Amato e Adinolfi decidessero di sospendere questa loro iniziativa, magari riportando la loro legittima aspirazione politica all’interno di un cammino unitario con il resto del Comitato. In ogni caso, e malgrado l’iniziativa avventata, dovrà essere rafforzata l’unità del movimento delle famiglie, dando una linea chiara al Comitato che marchi la differenza dalla formula-partito senza per questo sconfessarlo.

Sulle bacheche Facebook di altri esponenti di quella piazza i silenzi sono assordanti e le parole misurate. Insomma: un pasticcio. E le cose non vanno tanto meglio sulla pagina Facebook del PDF: dopo un primo consistente afflusso di aficionados, già il secondo giorno si è vista una riduzione dell’incremento dei “mi piace”. A 48 ore dalla fondazione, nemmeno 12.000. Un po’ pochini per un partito nazionale che mira a unire i cattolici (non stiamo parlando di un semplice sito d’informazione). Continueranno a crescere ma senza grosse campagne a pagamento sarà difficile raggiungere una massa critica paragonabile a quella di movimenti come la Lega Nord (più di 272.000) o Fratelli d’Italia (più di 123.000).

Adinolfi&Amato promettono di candidarsi a Roma: sindaco&capolista. Speriamo che almeno per allora rispondano alle nostre 4 domande.