di Massimo Micaletti

 

dovrebbero farsi un giro su Wikipedia, la quintessenza del minimo culturale. Ebbene, persino sull’enciclopedia web più copiaincollata dell’universo esiste la voce sulla teoria gender, o meglio sulla “gender schema theory”, che è poi quell’indimostrato farfugliare sociopsicopedagogico che cercano di propinare a noi e ai nostri figli e che molti abbaiano non esista. Ebbene, consigliamo ai negazionisti la lettura della relativa voce che potete trovare qui.

Chissà perché, la voce in italiano non esiste (almeno, non l’ho trovata): alla luce di questo singolare dato di fatto e siccome Wikipedia è il refugium svogliatorum per antonomasia, mi assumo il gravoso onere di tradurre e riportare qui di seguito alcuni brani dall’inglese.

Il concetto di gender schema theory è frutto della fervida immaginazione di Sandra Bem (personaggio su cui tornerò in un altro articolo), la quale nella formulazione della teoria-che-non-esiste avverte che bisogna evitare a tutti i costi il sex-typing dei bambini, ossia che i bambini abbiano impressa una percezione di sé fondata sul sesso. “Bem offre forti consigli per svitare l’identificazione sessuale dei bambini, compresa la prevenzione dell’accesso ai media che muovano l’identificazione sessuale, l’alterazione dei media e delle storie per eliminare informazioni tipizzanti sul piano sessuale, e modellare ruoli egualitari per madri e padri nel nucleo familiare”, ci racconta Wikipedia, che certo è manipolata da potenti lobby omofobe, e prosegue: “Bem suggerisce di dare schemi alternativi ai bambini, cosicché essi siano meno inclini a costruirsi e mantenere uno schema di genere”; e ancora “Bem voleva aumentare la consapevolezza che la dicotomia maschile/femminile è utilizzata solo come uno schema organizzativo, spesso superfluo, soprattutto nella scuola… (per la Bem) l’androgino non è ancora abbastanza, perché l’androgino significa che il mascolino ed il femminino ancora esistono. Piuttosto, la società dovrebbe diminuire l’utilizzo dei concetti di maschile e femminile come categorie funzionali e dovrebbe essere maggiormente schematica”.

Peraltro, Wikipedia conclude che la teoria-che-non-esiste ha perso vigore non appena ha trovato il serio interesse da parte della ricerca, che si è subito spostata su altri approcci per giustificare la distinzione di genere e combatterne le degenerazioni discriminatorie.

Ora, senza addentrarci nell’approfondimento del pensiero della Bem, che assieme a John Money ha partorito la teoria-che-non-esiste, è sufficiente scorrere la voce di Wiki per trovare parole come “stereotipi di genere”, “sessismo”, “identificazione sessuale”, ossia tutto il lessico che alloggia nella pancia dei cavalli di Troia come la “Buona scuola” o il piano Fornero contro le discriminazioni: questo lessico è portatore di categorie che proprio dalla gender schema theory sono nate e che sono a propria volta fermentazione della palude femminista, come riconosce la stessa Wikipedia.

Ma già, dimenticavo: Wikipedia è omofoba e, soprattutto, non esiste.