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Mattia Rossi ha recensito su ilgiornaleoff.it Oportet Illum Regnare, il saggio fondamentale recentemente pubblicato dalle Edizioni Radio Spada [RS]

 

Cosa succede a uno Stato moderno nel momento in cui abbandona la religione? Lo spiega un saggio di recente pubblicazione: Oportet illum regnare (Edizioni Radio Spada, pp. 196, Euro 15,90) scritto a quattro mani da due giovani ricercatori: Andrea Giacobazzi e Piergiorgio Seveso.

La tesi sostenuta nel libro – una tesi del tutto originale, certamente controrivoluzionaria – è ciò che risulta sempre più evidente: al posto della religione subentra la statolatria e Dio viene rimpiazzato dal dio-Stato.

Questo fil rouge, la critica alla statolatria moderna, pervade entrambi i contributi. In Peronismo scomunicato?, il primo saggio del libro, Giacobazzi, partendo da un inquadramento storico della rivoluzione peronista dell’Argentina degli anni Cinquanta, tratteggia le caratteristiche della rivoluzione statolatrica di Peron culminata nella scomunica da parte di Pio XII: «Prima il governo peronista aveva sfidato il cattolicesimo sul tema della dottrina con leggi apertamente contrarie alla morale cristiana, poi se l’era presa con la Chiesa attraverso una durissima e calunniosa campagna di stampa, con continue provocazioni e attacchi subdoli, e in conclusione aveva portato a termine il suo assalto con la prevaricazione fisica rivolta persino al clero».

Non sottovalutabile, infine, per Giacobazzi, è il fatto che «il peronismo influenzò la politica argentina dal 1946 fino, almeno, al 2015 con l’uscita di scena della “presidenta” Cristina Fernandez de Kirchner». E non solo: un certo qual peronismo sopravvive ancora addirittura nella chiesa stessa – sintomo più eloquente, secondo l’autore, della sovversione che ha colpito la chiesa con il Vaticano II – con ilcaudillo Bergoglio nel quale pare difficile negare gli influssi del movimento peronista.

Il secondo saggio, a firma di Piergiorgio Seveso e intitolato La scure e la croce: cattolicesimo e fascismo tra Concordato e scontro, sposta lo sguardo sulla nostra penisola del Risorgimento. Partendo dalla Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis, Seveso evidenzia che «nel manuale desanctisiano piuttosto che giudizi letterari si possono leggere affrettate valutazioni storiche, basate su un pregiudizievole odio anticattolico, dato che il suo non celato obiettivo era quello di costituire una cultura moderna come alternativa alla cultura clericale». E per Seveso, «è significativo che l’eredità di De Sanctis venne rivendicata nel corso del primo Novecento da tutte e tre le correnti culturali egemoni: il liberalismo crociano, il marxismo gramsciano e il fascismo gentiliano».

Ma l’incipit del percorso rivoluzionario, secondo Seveso, va ricercato nel 1870 e nella soppressione dello Stato Pontificio: «le forze che volevano Roma, non la volevano certo per farne la capitale di un mediocre staterello mediterraneo in balia delle potenze, ma la volevano per continuare un’intensa opera di scristianizzazione e laicizzazione della società» e fu contro questo «secolare Leviatano storico-politico-culturale» che agirono i Papi tra Otto e Novecento. Corona il contributo una breve, ma tagliente, disamina della debole «pace religiosa» raggiunta coi Patti lateranensi.

In appendice del volume, la ristampa di Date a Dio, una raccolta apparsa sull’Osservatore Romano del 1930 come risposta a Mario Missiroli (definito da Seveso «un antifascista pentito in attesa di diventare un fascista pentito») che, in un suo volume, aveva cercato di rettificare in senso restrittivo la portata del Concordato.

 

 

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