bergogliociricorderemo

di Danilo Quinto

 A volte si leggono notizie incoraggianti. Che allietano. Come quella dei giorni scorsi relativa all’udienza concessa dal Papa a Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.

La letizia deriva dal fatto che apprendiamo – dalla stessa voce di Gandolfini, intervistato da Radio Vaticana – quello che non riuscivamo neanche ad immaginare: «Il Papa si è detto molto soddisfatto; era al corrente dei due Family Day del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio scorso».

Il percorso tracciato è quindi quello giusto. Non c’è che da rallegrarsi. Per un attimo, avevamo dubitato che gli esiti dei due Family Day – lo sdoganamento della teoria del gender nelle scuole di ogni ordine e grado e l’approvazione del matrimonio sodomitico, con annessa adozione, che decidono già i tribunali – avessero turbato il Papa. Invece, il Papa, racconta Gandolfini, è molto soddisfatto! Che gioia!

Di certo a nome di tutti i partecipanti al Family Day, Gandolfini ha poi posto la domanda decisiva, esplicita, egli dice: «Dobbiamo andare avanti? Vuole dare qualche correzione?». Correzioni? Nemmeno per sogno. Il Papa ha risposto così: «Andate avanti così; siate un laicato forte, ben formato, con una retta coscienza cristiana. Agite liberamente».

Vero è che andate avanti il Papa lo dice a tutti – compresi i Movimenti Popolari, quelli per la Terra e quelli per la Casa – ma in questo caso ha veramente un significato particolare. Potrebbe voler dire, così come stanno messe le cose, continuate a prendere delle sberle in faccia.

Possiamo anche immaginare che Gandolfini si sia accorto, al momento del commiato, di aver omesso una domanda, del tipo: «Santità, quale messaggio intendeva dare quando ha affermato che sui temi che noi trattiamo la Chiesa non s’immischia?». Immaginiamo anche che il Papa, a questo punto, abbia trattenuto una  reazione e, stupito da tanto ardire, abbia alzato lentamente gli occhi e, una volta fissato il suo interlocutore, abbia detto: «Preghi per me».

Possiamo sempre immaginare che Gandolfini sia rimasto per un momento interdetto, ma poi, facendosi anima che si fa coraggio, abbia replicato: «Santità, io prego sempre per Lei, ma sul punto vorrei una Sua risposta precisa: che cosa significa che la Chiesa non s’immischia?». Pensiamo che il  Papa, allora, debba aver compreso che non poteva sfuggire a dare una risposta. Dopo aver riflettuto e dopo un’introduzione lunga una mezz’ora in cui ha evocato le periferie esistenziali, i segni dei tempi, le esigenze della modernità, i dottori della lettera, la Chiesa in uscita e tutto l’armamentario misericordioso e giubilare che ben si conosce, potrebbe aver auspicato che in occasione del 46mo anniversario della legge sul divorzio, il 13 maggio – al quale sono seguite tutte le leggi anti-umane, compreso il matrimonio sodomitico, l’eutanasia e la pedofilia che verranno presto – Chiesa e laicato forte e ben formato convochino insieme una grande manifestazione che proclami che la legge di Dio valga per il Cielo, non per la Terra. Sembrerebbe anche che abbia chiesto a Gandolfini di dire a quelle centinaia di migliaia di persone, madri, padri e figli, che si sobbarcano spese e disagi per andare a manifestare contro le leggi anticristiane, di pazientare, di non porsi la domanda del perché la Chiesa non s’immischia e di continuare a pregare per lui.

Immaginiamo sempre che Gandolfini, quasi sfinito, abbia riflettuto molto se divulgare o meno le indicazioni del Pontefice. Avrebbe poi deciso di non farlo. Come si fa spesso in politica, ha ritenuto che sarebbe stato mille volte meglio lasciare che le cose si trascinino così: un laicato forte e ben formato con alle spalle una Chiesa che si lava le mani e rispetto alla quale è bene non porsi e non porre alcuna domanda.