A Genova andrà presto in scena un’ulteriore oltraggiosa parodia del matrimonio, grazie all’Uaar ( unione atei, agnostici, razionalisti ) , che ha organizzato i primi “corsi prematrimoniali“, dove sarà smantellato ovviamente ( e per fortuna ) ogni contenuto religioso, ma verranno invece fornite nozioni base di “ritualità laica”, delucidazioni giuridiche sul “diritto di famiglia”‘e per finire assetti psicologici per una bella e sana convivenza.

Mirko Melis, coordinatore dell’Uaar Genova spiega:
”I nostri corsi saranno incentrati sulla preparazione di base giuridica e psicologica delle coppie, anche omosessuali, ma non di tipo etico come quella della Chiesa.”
Come in ogni circostanza in cui vi sia da propinare una qualche nefandezza di stampo laicista, non può mancare consequenzialmente la pacca sulla spalla delle amministrazioni locali e nazionali, infatti:
corsi hanno il patrocinio del Comune – prosegue Melissono a numero chiuso (10 al massimo) e sono stati seguiti finora da una trentina di coppie circa: sono ovviamente rivolti a tutti, compreso alle persone che si amano dello stesso sesso, anche se finora da quel mondo non c’è stata risposta. La laicità è il nostro scopo principale, ma non ci interessa affatto diffonderla; desideriamo piuttosto vivere in una società dove c’è spazio per tutti – anche per noi – dunque rispettosa di ogni posizione. Purtroppo la società in cui oggi viviamo è ancora molto individualista, sono tante le persone impreparate a convivere con gli altri, non solo in coppia. Per questo – sottolinea il coordinatore Uaar – puntiamo molto sulla gestione dei conflitti e sulla prevenzione, a livello psicologico, oltre che sulle nozioni di base riguardanti i doveri e i diritti giuridici delle coppie conviventi o sposate, siano esse etero che gay”.

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Si nota abitualmente un indifferentismo viscerale sulle distinzioni fra uomo e donna, come che non vi fosse più niente di ( perlomeno ) naturalmente concepito, ammettendo perfino che dell’etica non importa nulla. La norma basilare è che tutto è uguale, tutto deve essere livellato al modello socialmente laicista. Non è infatti vero, ma anzi antitetico, dire che ai signori in questione non interessa diffondere la laicità ( previa aver detto un attimo prima che quest’ultima “è lo scopo principale” ), perché ciò che fondamentalmente interessa è la “libertà” senza freni e vincoli del personalismo che ognuno ha voglia di esprimere in quell’attimo, o in tutto il corso della vita.

Così facendo non si potrà ottenere che l’effetto contrario di un quieto vivere, alienando l’ordinamento naturale, e pagandone poi le giuste e dovute conseguenze.
Chi vuol capire capisca.
Lasciamo le ultime agghiaccianti parole a Mirko Melis:
‘L’aspetto della preparazione al matrimonio è stata delegata da sempre alla Chiesa. Per questo motivo abbiamo pensato a dei corsi aperti a tutti, compreso le coppie gay, in quanto per chi convive o rifiuta il matrimonio religioso, non è previsto un cerimoniale da seguire o un percorso specifico; un servizio doveroso, oggi, che abbiamo dato con il patrocinio del comune ma che, in realtà, dovrebbe dare l’amministazione civica: ci aspettiamo infatti che possano presto sostituirci, facendosi carico di questa sempre più importante e legittima richiesta.”
 
Il tutto si commenta da solo, sarebbe però magari carino che qualche buona anima si prendesse la briga di spiegare a Melis che se la preparazione del Matrimonio è sempre stata delegata alla Chiesa è perché l’unico Matrimonio degno di tal nome è vincolato ad un sacramento, non ha necessità giuridiche se non dal ‘900 in poi. Qualcuno gli dica pure che se l’agnosticismo anti-clericale che l’Uaar rappresenta lo porta a non vedere la Chiesa come necessaria e divina istituzione qui sulla terra, potrà facilmente reperire attraverso qualche documento storico che da sempre il Matrimonio ha avuto un assetto sacrale ( a meno che non si voglia mettere in discussione la tanto cara “razionalità” ): per questo semplice motivo la preparazione non può che essere delegata alle istituzioni sacrali della società, e a nessun altro, salvo voler scimmiottare e ridicolizzare l’unione matrimoniale, unico e vero scopo di queste carnevalate provinciali.