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di Danilo Quinto

Mentre ci si prepara ai ballottaggi del 19 giugno – dove, in tutte le città interessate, si scontreranno, si fa per dire, candidati fotocopia, che saranno votati, se va bene, dal 50% degli aventi diritto, con nuovi Sindaci che quindi riceveranno la legittimazione dal 25% + 1 del corpo elettorale – la politica si sta dando un gran da fare.

Prendiamo, a caso, due provvedimenti, che hanno entrambi dell’incredibile.

Il primo riguarda, l’annunciata privatizzazione dell’ENAV, la Società a cui lo Stato italiano demanda la gestione e il controllo del traffico aereo civile in Italia. Interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ENAV S.p.A. deriva dalla trasformazione avvenuta nel 2000 dell’Ente Nazionale Assistenza al Volo in Società per Azioni, dopo la precedente trasformazione del 1996 in Ente Pubblico Economico. Nel disinteresse generale, il Governo Renzi ha dato il via libera alla vendita fino al 49% della società, valutata tra 1,8 e 2 miliardi. Per due lire, a questo corrisponde la stima di 900 milioni di incasso, che andranno al Tesoro, si cede parzialmente a privati – la quotazione in borsa è prevista per i primi di luglio – una società che sorveglia e controlla il cielo italiano! 1,6 milioni di voli in transito in Italia ogni anno, in 41 aeroporti, tra civili e militari. Una follia!

Il secondo provvedimento annunciato – di chiaro sapore elettorale – è il colpo di spugna sulle sanzioni da circa 1 miliardo per la violazione del patto di stabilità del 2015 a carico delle Città metropolitane e delle vecchie Province: oltre alle grandi città che andranno al ballottaggio (Roma, Napoli, Torino, Milano), sono interessate Genova, Reggio Calabria, Bari e Venezia. Misura annessa a questa è quella relativa allo sblocco e della ripartizione del cosiddetto fondo di solidarietà, pari a 6 miliardi, che i Comuni alimentano – attraverso le tasse con cui vessano i cittadini – e che viene redistribuito dai più ricchi ai più poveri.

Qualcuno sostiene che Renzi non è interessato al voto dei Comuni. Da ridere!

Da piangere, invece, è la situazione – denunciata dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute –

di quegli 11 milioni di italiani che nel 2016 hanno rinunciato a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche. Sono colpiti, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di appartenenti alla generazione nata tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila. La chiamano sanità negata. Negata da chi? Dalla politica cura i propri interessi, disinteressandosi dei più deboli e dei più indifesi.

Checchè ne pensi il Ministro del Lavoro – che ha dichiarato: “Abbiamo staccato un milione di giovani dal divano. Ora cerchiamo imprese che diano loro lavoro” – il fallimento del Governo Renzi è certificato.

Non serviranno i ballottaggi – che è prevedibile ed auspicabile possa perdere tutti – e non servirà l’esito del referendum di ottobre, per mandarlo a casa. Renzi l’ha già detto e confermato nella conversazione che ha avuto con Scalfari nel corso della festa di Repubblica che si è tenuta a Roma “Se blocchiamo le riforme, in Ue non ci fila più nessuno”. Da Monti in poi, passando per Letta e arrivando a Renzi, il punto di riferimento dei Governi non è la sovranità popolare. E’ l’Unione europea. Dall’Europa si ricevono le direttive e queste si eseguono. Se l’Europa dirà che Renzi, nonostante i disastri sociali che sta realizzando, deve continuare, continuerà. Se l’Europa dirà che rispetto a Renzi, non esistono alternative, egli resterà. Se così è, i risultati dei ballottaggi e dello stesso referendum di ottobre, sono irrilevanti. La data da segnare sull’agenda è quella del 23 giugno, quando i cittadini britannici, irlandesi e dei territori del Commonwealth residenti in Gran Bretagna, saranno chiamati a scegliere sulla permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Ue. Se vinceranno i sì, l’Europa dei mercanti, dei banchieri, dei tecnocrati e di una moneta unica che ha provocato disastri immensi, riceverà il colpo che si merita, insieme a coloro che la sostengono per conservare e rafforzare il loro potere.