terremoto

 

di Cristiano Lugli

 

Quando si parla di “castigo divino” si incappa inevitabilmente nelle diverse concezioni di esso, oggi specialmente sembra quasi un volersi tirare la patata bollente della responsabilità addosso, l’un con l’altro. Lo scienziato dice al cattolico che il castigo divino è una folle concezione medievalista, obsoleta e priva di fondamenti oggettivi; il tradizionalista dice che è tutta colpa dei modernisti, mentre il modernista sostiene che è dovuto all’inquinamento poiché Dio è Buono e Misericordioso, e mai permetterebbe che le persone soffrissero o patissero, foss’anche a causa dei loro aberranti ed ignobili peccati.
Non voglio tediare il lettore più del dovuto, giacché in questo sito si può trovare ottimo materiale – anche molto recente – circa l’assetto e la comprensione della punizione che Dio può infliggere all’uomo. Rimando in particolare all’ottimo articolo recentemente scritto dal Prof. Tacconi (http://www.radiospada.org/2016/11/lettera-da-un-cattolico-terremotato/) il quale ha peraltro vissuto sulla pelle sua e dei suoi cari la tragedia del terremoto, sentendo il freddo della Morte avvicinarsi sotto le vestigia di quel tremendo frastuono che scuoteva la terra nel cuore della notte.

 

La brevità della mia personale riflessione si vuole invece soffermare su un aspetto che poco o niente è preso in considerazione, specie da chi – ed è un calo di stile in cui inciampiamo più o meno tutti – perde tempo ad imputare colpe o responsabilità agli altri.
Il recente caso di padre Cavalcoli di cui si è già parlato ha riproposto il problema in tutta la sua immensa portata, allorché la sensibilità deve essere certamente maggiore in quanto tante persone sono coinvolte in questa immane tragedia, molte delle quali nemmeno responsabili volontariamente di eventuali colpe verso Dio (si pensi ai bambini piccoli).

 

Tuttavia va detto che negare il castigo divino è folle, perché sarebbe un voler falsificare principalmente la Sacra Scrittura, la Dottrina della Chiesa e il bimillenario insegnamento dei Santi.
Vi è anche quella componente che, in questi giorni, ammette che possa esistere sì la punizione, ma che Dio non possa imputarla agli innocenti ma solo ai volontari peccatori, a coloro insomma che hanno voluto e si sono guadagnati la colpevolezza. A questo riguardo risponde però sublimemente San Tommaso, il quale asserisce che “La pena, o castigo, può essere considerata sotto due aspetti. Primo, sotto l’aspetto di punizione. E come tale, la pena è dovuta solo al peccato: perché con essa viene ristabilita l’uguaglianza della giustizia, nel senso che colui il quale peccando aveva troppo assecondato la propria volontà, viene a subire cose contrarie al proprio volere. Perciò, siccome ogni peccato è volontario, compreso quello originale, secondo le spiegazioni date, è evidente che nessuno viene punito in questo senso, se non per atti compiuti volontariamente.
Secondo, una pena può essere considerata come medicina, non solo per guarire dai peccati già commessi, ma per preservare dai peccati futuri, e per spingere al bene. E sotto quest’aspetto uno può essere castigato anche senza colpa: però non senza una causa. – Si deve però notare che una medicina non priva mai di un bene maggiore, per procurarne uno minore: un medico, p. es., non accecherà mai un occhio per sanare un calcagno; tuttavia egli potrà infliggere un danno in cose secondarie per soccorrere quelle principali. E poiché i beni spirituali sono i beni supremi, mentre quelli temporali sono tanto piccoli; talora uno viene castigato nei beni temporali senza alcuna colpa, ed è così che Dio infligge molte penalità della vita presente come prove e umiliazioni: nessuno invece viene mai punito nei beni spirituali, sia nel tempo presente che nella vita futura, senza sua colpa; poiché codeste punizioni non sono medicinali, ma accompagnano la dannazione dell’anima. [1]

 

È proprio per questo motivo che la stessa ignoranza non viene giustificata, ma viene nello stesso modo punita, sempre secondo quanto insegna l’Angelico: “L’ignoranza causa involontarietà. Ma talora la vendetta raggiunge anche chi è nell’ignoranza. Infatti i bambini dei Sodomiti, sebbene fossero nell’ignoranza invincibile, perirono insieme ai loro genitori, come si legge nella Scrittura. Parimenti per il peccato di Datan e di Abiron furono ingoiati anche i loro piccoli. Anzi, per il peccato degli Amaleciti, Dio comandò di uccidere persino gli animali bruti privi di ragione. Perciò la vendetta talora va esercitata anche contro le colpe involontarie”. [2]

 

In questo tempo avverso è sopraggiunto al cumulo dei deplorevoli peccati dei singoli quello pubblico delle nazioni, dei gravi scandali e delle grandi apostasie propalate da tanti membri della Chiesa, certamente a ragione del modernismo, innegabile responsabile di tutti questi enormi danni, che porta la terra a scuotersi ma ancor peggio distrugge le anime di tanti esseri umani, prima o poi esseri eterni nel fuoco o nel gaudio.
Vista l’ostentazione pubblica ed evidente da parte di tante nazioni, di tanti governanti che propagano leggi che vanno contro Dio, accettano la sodomia e finanche la “legalizzano”, si può star certi che l’ira del Padre Eterno venga attirata proprio per la Sua Misericordia unita alla Giustizia,  senza pretendere poi che vi sia la selezione dei giusti o dei non giusti. La stessa Vergine Maria, a Fatima, parlava di milioni di anime che sarebbero cadute all’Inferno durante la guerra: non veniva fatta distinzione alcuna fra ebrei o tedeschi, francesi o inglesi, buoni o non buoni, e questo dovrebbero far quanto meno riflettere.

 

Ancora prima lo ricordò Papa Benedetto XV, nell’intercorrere della Prima Guerra Mondiale, sentenziando che “le private sventure sono meritati castighi, o almeno esercizio di virtù per gli individui, e che i pubblici flagelli sono espiazione delle colpe onde le pubbliche autorità e le nazioni si sono allontanate da Dio, poiché Dio, che governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità”.

 

Sulle stesse orme si situa San Giovanni Bosco – ma si potrebbero citare tanti altri Santi – a cui tramite una profezia avvenuta nel corso del Concilio Vaticano I fu rivelato dal Signore che la guerra, la peste e la fame sarebbero stati i flagelli scelti per percuotere la superbia e la malizia degli uomini: “Voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini?”.

 

Penso non occorra andare oltre per i motivi già anzidetti, ma è tuttavia importante ricordare ad ognuno di noi, con sincera introspezione, che i peccati dei singoli uomini di cui tutti siamo latori non cessano di portare il loro danno e il loro peso su quel già martoriato Corpo, su quella pesante Croce che riporta Cristo alla morte ad ogni nostra ribellione a Dio.
Occorre senz’altro riparare le colpe pubbliche. Occorre combattere il Nemico con le armi che abbiamo, osteggiando il modernismo e ciò che ne deriva, ma senza mai dimenticare la nostra battaglia più grande, a cui siamo particolarmente chiamati: la lotta contro noi stessi.

 

Proprio ieri la Provvidenza ha voluto che ascoltassi un vecchio disco in cui è contenuta un’omelia di un grande Vescovo come Mons. Lefebvre, un discorso abbastanza datato e pronunciato appunto più di trent’anni orsono nel Priorato di Montalenghe. Non me lo sono andato a cercare, eppure è capitato perfettamente all’ascolto delle mie orecchie, le quali hanno poi portato alla mente – vista l’attualità del tema – la volontà di condividere queste parole, non così facili da reperire evidentemente, a causa del loro formato audio. Con un po’ di pazienza mi sono messo a trascriverle, sperando di poter aver fatto cosa gradita e utile, oltre che a me, a tante persone interrogatesi su quanto successo in centro Italia, distanziando la presunzione di voler affiliare a qualsivoglia preciso evento una punizione, dal momento che non possiamo determinare noi, in quanto uomini, la precisa sorte di un preciso caso. Ciò che possiamo affermare è l’assoluta possibilità della punizione, fra l’altro oggi più che mai meritata. Non ci resta che guardare con attenzione e umiltà ai segni dei tempi, domandandoci cosa possiamo fare invero noi, per la nostra santificazione e per alleviare l’ira divina.

 

Montalenghe, 28 agosto 1983 – Mons. Marcel Lefebvre  

 

“Questo temporale fa pensare anche a quelli che sono avvenuti in Francia, in Germania, in Svizzera, temporali che mai abbiamo visto. Anche il nostro Priorato a Monaco, in Germania, è stato rovinato: dei chicchi di grandine grossi come uova di gallina o di colomba hanno rovinato e distrutto tutte le tegole, tutti i vetri e le finestre. Una cosa tremenda! E tutta la città di Monaco è stata rovinata così, anche l’aeroporto dove le ali di quattro aeroplani sono state perforate a causa di questi chicchi di grandine. 
Non potrebbe essere l’inizio di un castigo di Dio? Non lo so, io non sono un profeta ma ci si può domandare questo davanti a tanti, tanti peccati che sono commessi oggi, forse commessi più oggi che nel tempo che ha preceduto il Diluvio. È sufficiente pensare a tutti questi poveri innocenti che sono uccisi ogni giorno, tanti tanti innocenti; il Matrimonio: divorzi, concubinati, contraccezione – la rovina del Matrimonio; nella gioventù: la droga, questa droga che rovina il corpo, lo spirito e l’anima di questa povera gente. E poi anche tutti questi sacrilegi nelle chiese, dove si manca di rispetto al Corpo di Nostro Signore, al Santissimo Sacramento, ovvero il dono meraviglioso di Dio, Dio stesso con noi. 
Allora questo fa pensare anche al Vangelo di oggi, dove è detto che un bel giorno Dio domanderà a tutti di noi, a tutti gli uomini, di rendere conto: che cosa abbiamo fatto con il nostro corpo, cosa abbiamo fatto con la nostra anima, che cosa abbiamo fatto con tutti i beni che Dio ci ha dato nella nostra vita.
Noi dobbiamo pensare al conto che dovremo rendere a Dio al termine della nostra vita, e pure in tutta la vita terrena, cosa che devono fare tutti i buoni cristiani. In più tutti noi dobbiamo pregare per tutti questi uomini che anche dopo gli evidenti segni del castigo di Dio hanno gli occhi chiusi, non vedono niente e continuano nella stessa via fatta di peccati, peccati, e ancora peccati. Come può fare Dio? Manda i sacerdoti e i sacerdoti si sposano; manda i religiosi e i religiosi abbandonano la vita religiosa; manda la Beata Vergine Maria, Sua Santissima Madre a Fatima, a Lourdes ma nessuno la ascolta. Alcuni parlano del messaggio di Fatima ma cambiano forse vita? Riprendono il loro dovere secondo i precetti di Dio? E allora forse è normale che vengano i castighi di Dio!
Noi dobbiamo pregare ogni giorno per domandare a Dio di dare a questa gente la Grazia di aprire gli occhi, ritornando alla vita cristiana – alla vera vita cristiana – con l’aiuto del Santo Sacrificio della Messa, della Santissima Comunione, dei Santi Sacramenti. Con questo aiuto si potrà ritornare alla vita cristiana secondo la volontà di Dio: noi siamo nelle mani di Dio, sempre, tutti i giorni fino alla fine della nostra vita. Perché allora fare delle cose che vanno contro la volontà di Dio? Verrà il giorno! Dio è paziente ma verrà il giorno, il Giorno ultimo, quando vi sarà il Giudizio, quando si farà il bilancio delle nostre opere, e per questo dobbiamo molto, molto pregare e fare sacrifici, sopportando le difficoltà della nostra vita per tutte queste anime, e anche per la nostra santificazione.
Domandiamo quindi alla SS. Madre di Dio di aiutarci, ascoltiamo le sue parole a Lourdes, a Fatima, a La Salette: “pregare e fare penitenza, pregare e fare penitenza”. Preghiamo dunque, e facciamo penitenza e così saremo nel buon cammino verso la Vita Eterna.”

 

 


[1] S. Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, q. 108, a. 2.
[2]  Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 4 ad 3.