logo creato da donne evidentemente molto dolenti per il loro peccato di aborto volontario

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Dal Corriere della Sera odierno riportiamo per i nostri lettori eloquenti dichiarazioni di Lucetta Scaraffia, che illustra plasticamente come le disposizioni di Misericordia et misera in materia di peccato di aborto siano state recepite (non dal “volgo profano” o dai media “cattivi e manipolatori”, ma da quelli che dovrebbero essere i “papaveri” del panorama intellettuale “cattolico”). Parlare di fraintendimenti è oramai un esercizio grottesco che riserviamo ai saltimbanchi professionisti che prosperano in questo “pontificato” circense. Sottolineature nostre [RS]

 

Il Papa, spiega Lucetta Scaraffia, pronuncia parole durissime sul peccato, ma salva il peccatore.

«Il peccato rimane Ma così si accoglie il dolore delle donne»

Mi auguro che il clero italiano sappia affrontare questa nuova realtà (Lucetta Scaraffia)

di Paolo Conti

Lucetta Scaraffia, storica e coordinatrice del mensile «Chiesa Donne Mondo» de L’Osservatore Romano diretto da Gian Maria Vian. Cosa pensa della decisione di Papa Francesco? L’aborto era o non era uno dei più gravi peccati secondo la Chiesa cattolica?

«Attenzione. Chiariamo subito un punto. Il peccato resta. Papa Francesco ne ha parlato continuamente, in termini molto severi, e in diverse occasioni. Ma il Pontefice [solo Francesco? ndr] distingue tra il peccato, verso il quale resta durissimo, e il peccatore, che ha la possibilità di cambiare vita. La nuova norma contiene un riconoscimento implicito alla sofferenza che ogni donna prova dopo l’esperienza di un aborto. L’espiazione, fa capire Francesco, è già cominciata in loro stesse col dolore che provano».

Ma questa decisione di concedere a tutti i sacerdoti di assolvere il peccato dell’aborto non rischia di «svilirlo» agli occhi dei fedeli?

«Assolutamente no. Qualsiasi donna abbia abortito, sa quanto sia drammatico il peso che si porta dentro: la ferita resta sempre, profonda e grave [basta una breve ricerca in rete per rendersi conto che non è affatto così, anzi vi sono pubblicazioni che “esaltano” la scelta dell’aborto come atto positivo privo di rimorsi e rimpianti, ndr]. Ora si assicura la possibilità di entrare in una chiesa, magari in un impeto improvviso [?] e in base a una forte spinta interiore, e potersi confessare ricorrendo al perdono e alla misericordia. Si cancella quel meccanismo forse molto burocratico che affidava solo ai vescovi, e a taluni sacerdoti autorizzati, la facoltà di assolvere il peccato dell’aborto. E poi, come ha spiegato papa Francesco all’inizio del Giubileo straordinario, molte donne hanno scelto di abortire ingannate da una cultura diffusa che ha trasformato quel gesto in un semplice diritto, in un gesto quasi normale. Papa Francesco ha deciso di non chiudere altre porte, di non alzare altre barriere ma di aprire alla possibilità di un perdono, di una riconciliazione [che prima dunque non esisteva? ndr]».

Pensa che questo gesto contenga una «consapevolezza speciale» del Papa nei confronti del dolore delle donne che hanno abortito?

«Sicuramente sì. La decisione del Pontefice è una forte dimostrazione della conoscenza di un dramma che riguarda non solo le donne ma anche molti medici, che a loro volta hanno problemi molto gravi [quali? ndr]. Un altro aspetto va sottolineato: la donna smette di essere considerata la “grande peccatrice” secondo una certa tradizione [???]».

La decisione di papa Bergoglio può cambiare la percezione della fede cattolica?

«Non c’è dubbio. Così come sta accadendo per i separati e i divorziati risposati, la Chiesa si pone come una istituzione materna che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze, piuttosto che come agenzia dispensatrice di norme».

Ma il clero italiano, spesso molto anziano e non sempre pronto ai cambiamenti, sarà capace di elaborare una novità così rilevante?

«Mi auguro di sì. Dovrà affrontare questa nuova realtà. Non si può andare contro una decisione del Papa [ma solo se si chiama Francesco, altrimenti si può tranquillamente considerare cartaccia, ndr]».