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Nota di Radio Spada: continua la rubrica apologetico-polemica il “Tiragraffi” a cura dell’amico Augusto Maria De Gattis. Questa rubrica si inserisce a pieno titolo e con grande vivacità polemica nel diuturno dibattito su crisi della Chiesa e problema dell’Autorità che da circa quattro anni si sviluppa su questo blog.

Ho, qui, tra le zampe, due testi. Entrambi, a loro modo, rivelatori si una tragicommedia che si sta consumando sulle scene semi-tradizionaliste.

Partiamo dal primo: è un’intervista rilasciata, qualche tempo fa, dal superiore del distretto italiano della Fraternità san Pio X, don Pierpaolo Petrucci, alla rivista della Fraternità stessa “La Tradizione Cattolica”. Alla domanda sui «rapporti attuali fra la Fraternità e Roma», don Petrucci risponde sarcasticamente: «Sono anni che la nostra Fraternità è accusata da certi ambienti di contropartite, patti segreti o compromessi con le autorità romane. È una fortuna per queste persone che la paranoia non sia una malattia mortale!». Nessun compromesso, nessun accordo, dunque, “rassicura” il superiore lefebvriano.

In effetti, la posizione di don Petrucci è quella di una buona fetta della Fraternità: non ci sarà nessun accordo con il “Santo Padre” e chi dice il contrario mente spudoratamente e semina il terrore tra i fedeli (i quali, lo graffiamo per inciso, già piuttosto imbarazzati, non manderebbero giù così facilmente il coronamento della love story tra la Fraternità e Bergoglio, ops, il Santo Padre Francesco).

Ma se a dire il contrario è il superiore generale della stessa Fraternità? Veniamo, infatti, al secondo testo: è un’intervista che mons. Bernard Fellay ha rilasciato in occasione dell’inaugurazione del nuovo (enorme) seminario in Virginia. L’intervista del vescovo lefebvriano – ne siamo certi al mille per cento – è stranota negli ambienti fraternini. Eppure su di essa circola uno stratosferico (ma comprensibilissimo, per i resistenti) imbarazzante silenzio. Cosa dice mons. Fellay? Molto semplicemente che l’accordo tra Bergoglio e Fraternità è «quasi pronto». I resistenti sono ben serviti.

L’iter, dunque, è stato più o meno questo: c’è puzza di accordo (c’è sempre stata, del resto, ma ora ce n’era di più) – i resistenti assicurano che non ci sarà nessun accordo – il superiore generale annuncia che l’accordo è quasi pronto – silenzio.

Entrambi gli schieramenti, come abbiamo già detto più volte, incarnano a loro modo l’altalenare fraternino: il rifiuto teorico e la disobbedienza sistematica all’autorità, da un lato, e la ricerca della “piena comunione” con il “Santo Padre” dall’altro. E abbiamo già detto più volte, e lo ripetiamo una volta di più, che la posizione di mons. Fellay è, naturalmente, la più logica e coerente: se Bergoglio è il Romano Pontefice, il Vicario di Cristo che guida la Chiesa con Cristo stesso, la legittima Autorità alla quale, da catechismo di San Pio X, ogni cattolico ha il dovere di essere sottomesso, allora è giusto e necessario anelare l’accordo e la piena comunione. Diventare ufficialmente in tutto, e non solo nel canone della Messa, «una cum Papa nostro Francisco». Per questo: ben venga l’accordo, ben venga mettere nero su bianco ciò che, tacitamente, già esiste per chiunque lo voglia vedere.

E meno male, per parafrasare don Petrucci, che l’ostinarsi a non voler ammettere l’evidente, questo sì, non è una malattia mortale…

Augusto Maria De Gattis