Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte III ed ultima: Ex Oriente Lux?)

Anni '70: un brindisi tra Leonid Brezhnev, il futuro Patriarca Alessio, il Patriarca Pimen e Rabbi Yaakov Fishman.
Anni ’70: un brindisi tra Leonid Brezhnev, il futuro Patriarca Alessio, il Patriarca Pimen e Rabbi Yaakov Fishman.

Segue da:

Bergoglio, cappellano d’Occidente. Note su ‘chiesa conciliare’ e politica globale – (parte I: Attualità conciliare tra filosofia e Realpolitik)

Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte II: il Secolo Oscuro)

di A. Giacobazzi

3) Ex Oriente Lux? Scismatici e particolarismo: cenni sulle “chiese nazionali”, tra politica e religione

Anche in ambienti molto prossimi a quelli rimasti legati alla Tradizione Cattolica, gli scismatici orientali godono di una stima speciale. Risulta difficile attribuire un torto completo a questi entusiasmi per alcune ragioni, ad esempio: il fatto che le gerarchie scismatiche (russe in testa) abbiano una maggiore disposizione di quelle (pseudo)cattoliche alla difesa della vita e del matrimonio, il loro patriottismo dalle tinte antiglobaliste, il rapporto che intrattengono con politici (si pensi a Putin) che paiono rappresentare il miglior argine al disfacimento proposto dal cosiddetto “Occidente” e dai suoi zelanti “cappellani”. Proprio l’opposizione all’Occidente (definizione politica che già altrove si è inquadrata come fin troppo ambigua) pare oggi il principale motivo di simpatia verso queste gerarchie orientali infedeli da secoli a Roma.

Fatta questa premessa, pare inevitabile fare un passo indietro, anzi, all’inizio di questo scritto. Se nelle prime righe si parlava dell’abbandono del titolo di Patriarca di Occidente da parte di Ratzinger e del declassamento a “cappellani” dell’occidentalismo dei vertici della gerarchia “cattolica” post-conciliare, facilmente si capirà come l’Occidente cattolicamente inteso, culminante della cristianità di rito latino, non sia da confondere con la degenerazione occidentalista. Se l’Antico Testamento sta al Nuovo come la crisalide alla farfalla, la Cristianità latina del passato sta al non meglio precisato “Occidente” contemporaneo come il medico assennato al paziente folle. Questo aggregato protestante, liberale e post-illuminista finisce per essere più dissimile dall’Occidente di cui erano Patriarchi gli antichi Papi, di quanto non lo sia l’Oriente degli scismatici.

Si tratta però di un accidente storico, e gli accidenti non vanno confusi con la sostanza, così come il “Secolo Oscuro” della Chiesa non va elevato a norma, così non bisogna confondere la posizione degli scismatici orientali nella storia contemporanea con quella che fu la loro storia complessiva. Il fatto che oggi costoro si oppongano a ciò che – in buona parte – reputano la continuazione storica dei loro nemici di Ponente, non rende sostanzialmente migliore la loro posizione rispetto alla Verità, in particolare se si considera il passato e, nello specifico, l’origine dello scisma per il quale tradirono la Cristianità, vulnerandone l’unità. Agere sequitur esse, “l’agire segue l’essere”, è il principio che è posto a fondamento dell’etica tomista, e l’agere di questi orientali fu spesso nefasto come l’esse del loro scisma. Risulta dunque possibile – senza alcun tipo di ecumenismo pancristiano – una collaborazione tattica con queste forze, nella misura in cui gli obiettivi che si possono raggiungere giovino alla riaffermazione di quella Verità la cui integralità dagli stessi scismatici è messa in discussione, talvolta in forme non troppo dissimili da quelle dei modernisti e dei liberali.

Ma perché parlare d’Oriente in queste righe dedicate al tracollo modernista avvenuto “qui ad Ovest”? Il motivo sta nelle analogie che interessano la dinamica sociale e religiosa sia della gerarchia conciliare sia degli orientali che abbandonarono la Chiesa nei secoli passati.

Se dall’Oriente è venuta la luce del Salvatore (Ex Oriente Lux), dopo di Essa son giunte anche un gran numero di eresie, e quelle che non sono nate in Oriente, lì hanno trovato il terreno fertile per prosperare. L’Occidente non è andato certamente esente da eterodossie ma nelle terre del Levante Cristiano all’elemento propriamente eretico si sommava spesso una malcelata intolleranza per la primazia romana, Sede di Pietro, su cui è edificata la Chiesa stessa. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam.

Costantinopoli, la “Nuova Roma”, fu talvolta il centro degli errori che si svilupparono nel I millennio. E se lo scisma di Fozio (863-867), catalizzando l’avversità antilatina, non fu la rottura definitiva con la Vera Roma, si può dire che esso fu il motore morale della frattura completa avvenuta nel 1054 con Michele I Cerulario. Risulta interessante notare come il periodo che va da Fozio a Cerulario sia sostanzialmente sovrapponibile al “Secolo Oscuro” della Chiesa.

Sintetizzare qui le stravaganze e le contraddizioni degli scismatici orientali sarebbe complicato, si può tuttavia  notare come – conformemente alla propria natura scismatica – costoro non mancarono di scindersi nuovamente, di opporsi tra loro nei secoli successivi, diventando di fatto chiese nazionali in guerra, intransigenti nella non-adesione al Cattolicesimo ma indulgenti verso il potere politico.

Questa indulgenza rispetto alla politica sarà un ulteriore tratto comune al “Secolo Oscuro” e al secolo attuale del Cattolicesimo. Già altrove abbiamo sottolineato come tra i bizantini risuonasse la frase: “Meglio il turbante turco della tiara latina”. La storia li accontentò, con tutte le conseguenze del caso. Gli scismatici prima si videro travolti – a Sud – dai musulmani e – secoli successivi, ad Est – dai comunisti, coi quali non mancarono di collaborare in conseguenza di un mai sopito cesaropapismo.

Oletre a queste immagini, non mancano quelle votive orientate alla venerazione di Stalin.
Oltre a queste immagini, non mancano quelle votive orientate alla venerazione di Stalin.

Il fatto che oggi, accidentalmente, gli scismatici russi parteggino per Putin non impedisce agli scismatici ucraini – separatisi a loro volta dall’obbedienza moscovita – di opporsi al presidente russo, coprendo d’onori gli esponenti del governo statunitense, nuovo riferimento dell’Ucraina antiputiniana. Le foto del patriarca Filarete di Kiev con il segretario di Stato Kerry hanno fatto il giro del mondo.

Un esempio ulteriore di come l’agire segua l’essere lo si è riscontrato in occasione del “Concilio” panortodosso tenuto a Creta nel giugno 2016, definito da Alexei Tchoukhlov come uno “spettacolo tristemente ridicolo”: un suo testo – intitolato “Le vere ragioni del naufragio”, riportato dal blog di Sandro Magister su L’Espresso – non usa mezzi termini per inquadrare la questione:

Il comunicato della Chiesa russa pubblicato il 13 giugno ha alla fine un punto molto interessante, il sesto. Dice che il futuro Concilio dovrà riunire non delle ristrette delegazioni ma tutti i vescovi delle Chiese ortodosse. Che sono quasi mille. Ciò vorrà dire che vi sarà certamente molto meno consenso e molto più rumore di discordia. Ma le Chiese che ora non vanno a Creta, cioè quelle di Antiochia, Georgia, Bulgaria e Russia, avranno in quel caso una larga maggioranza dei voti. Un documento sull’ecumenismo potrebbe passare, Mosca permettendo, ma anche delle decisioni non gradite a Bartolomeo [Patriarca ecumenico di Costantinopoli] potrebbero essere approvate.

Bartolomeo deve scegliere: o tener fermo il Concilio ma subire l’assenza dei rappresentanti della grandissima parte del mondo ortodosso, oppure rinviare il Concilio ad altra data, ma rischiare di non controllarne più la dinamica“.

Insomma un Concilio che non è un Concilio, vedendo assenti gli esponenti di quattro chiese che sommate sono di grandissimo peso numerico. Un’assise che ha riunito “solo il piccolo mondo dell’antico impero romano d’Oriente, con i romeni che si considerano appunto discendenti dei romani, mentre i “barbari” restano a casa loro“.

Il modello delle conferenze episcopali nazionali, esasperato dopo il Vaticano II,  è uno scimmiottamento del disastro scismatico, e come tutti gli scimmiottamenti risulta ampiamente peggiorativo, non parliamo poi del carattere scadente dei nuovi riti occidentali se paragonati a quelli orientali ancora in uso. Non per nulla siamo sempre più di fronte ad una chiesa conciliare che alle conferenze episcopali e al discernimento “caso per caso” pare talvolta affidare anche questioni di dottrina, oltre che l’appalto della gestione dei rapporti politici con governi e istituzioni – quelle europee in testa – che eccellono solo nello smantellamento della società cristiana, non raramente con la benedizione di questo o quel prelato. Almeno gli scismatici possono, seppur a torto, vantare un rapporto patriottico con i loro popoli, mentre i vari caporioni delle conferenze episcopali non possono fare altro che riassumere in sé il peggio dello statalismo da un lato e del globalismo dall’altro.

Conclusione

Giunti al termine di queste righe pare difficile non constatare come la debolezza della gerarchia conciliare, il caos del Secolo Oscuro e i vizi del particolarismo scismatico orientale, abbiano tra loro tratti comuni utili alla comprensione reciproca delle devianze intercorse. Sembra tuttavia necessario sottolineare che il disfacimento seguito al Vaticano II non semplicemente affianchi ma sommi in sé la trascuratezza pratica del X secolo e l’aperto rifiuto del Cattolicesimo Romano, tipico degli orientali: il particolarismo di questi si oppone a diversi dogmi, non diversamente da come il modernismo rigetta, nel suo complesso, la Tradizione della Chiesa, così lo scandalo di Papi mondani e incapaci, giunti al punto di infangare la storia del Cattolicesimo con atti scellerati come il Sinodo del Cadavere o il Privilegium Othonis, servono almeno a renderci più comprensibile la situazione che viviamo.

Senza pretese moralistiche e senza scendere nel giudizio sugli uomini, i fatti della storia, affrontati con un sano approccio teologico-filosofico, possono giungerci in soccorso, coscienti che i nemici non prevarranno: Non praevalebunt.

Il Patriarca Filarete di Kiev con Kerry
Il Patriarca Filarete di Kiev con Kerry

 

Un commento a "Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte III ed ultima: Ex Oriente Lux?)"

  1. #Paoloribalko   28 dicembre 2016 at 8:14 pm

    però, com’èra compunto Kerry…

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