La purificazione della Parola: analogie con l’Immacolata Concezione

immacolata
di Cristiano Lugli
Proiettando la mente ed il pensiero razionale verso l’immagine della Madonna si scorge fin dalla prima messa a fuoco la soavità che da Ella trabocca.
In questo giorno contempliamo senz’altro il Dogma dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, ma nonostante questa enorme verità di Fede trasmessaci dalla Madre Chiesa potremmo dire che vi sia quasi un richiamo ancestrale a vedere Maria come l’Immacolata Concezione, così come si presentò nella grotta di Massabielle. Riflettendo ed addentrandoci in quel silenzio in cui Dio parla all’anima, l’Immacolata  parrebbe quasi un Mistero insito nella nostra percezione umana, debole e spesso disgiunta dai pensieri divini, eppure talmente amata da Dio così da poter racchiudere in se stessa la legge naturale espressa nel Decalogo e, nel suddetto caso, in grado di comprendere la tanta Purezza della Vergine Maria.
Da questo potremmo pure evincere che i precedenti dell’odierna Festa siano a testimonianza di quanto appena detto: il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima – come noto – è stato solennemente istituito da Pio IX l’8 dicembre del 1854, eppure sappiamo che già dall’VIII secolo in poi veniva celebrata in Oriente una festa della “Concezione” della Santa Vergine, susseguitasi nei secoli successivi arrivando in Irlanda ed Inghilterra. Ovviamente il senso di queste celebrazioni era confuso e non ben definito, di fatti servì proprio a questo la definizione del Santo Padre, tuttavia è indubbio che tale devozione fosse già percepita e testimoniata con un culto pressoché tradizionale tramandatosi nei secoli.
Potremmo definire questa Solennità mariana come una delle più importanti dell’Anno Liturgico, poiché – si capisce – nella Concezione Immacolata della Madonna vi è tutto. Nonostante sia tremendamente difficile da comprendere è proprio questo il punto sopraggrande del Mistero di Redenzione attuato da Dio per mezzo del Figlio e, sorprendentemente, passando per Maria. Senza di Lei nulla sarebbe potuto sussistere, ed ecco perché il merito attribuitole dal Signore è quello di essere preservata da qualsiasi macchia, talmente Pura da divenire un Vaso Immacolato da cui viene generata la Sapienza e la Purezza stessa, il Figlio dell’Uomo. Come il Roveto Ardente di Mosè  sappiamo che la verginità di Maria, attraverso un parto virgineo, genera ma non si consuma, arde senza bruciare, dona la Vita stessa ma senza sciuparsi.
La creatura perfetta, unicamente preservata dalla Colpa di origine ospita in se stessa il Dio che diventa creatura nel seno Suo virgineo, e a tal proposito, connotando la grandezza di questa nuova alba di un’era in cui Cristo si fa carne, si spiega angelicamente Sant’Anselmo delineando il ruolo corrisposto fra Dio e Maria SS.:
“A Maria Dio diede il figlio Suo unico che aveva generato dal seno uguale a se stesso e che amava come se stesso, e da Maria plasmò il Figlio, non un altro, ma il medesimo, in modo che secondo la natura fosse l’unico e medesimo figlio comune di Dio e di Maria. Dio creò ogni creatura, e Maria generò Dio: Dio che aveva creato ogni cosa, si fece Lui stesso creatura di Maria, e ha ricreato così tutto quello che aveva creato. E mentre aveva potuto creare tutte le cose dal nulla, dopo la loro rovina non volle restaurarle senza Maria.
Dio dunque è il Padre delle cose create, Maria la Madre delle cose ricreate. Dio è Padre della fondazione del mondo, Maria Madre della Sua riparazione, poiché Dio ha generato Colui per mezzo del quale tutto è stato fatto, e Maria ha partorito Colui per opera del quale tutte le cose sono state salvate. Dio ha generato Colui senza del quale niente assolutamente è, e Maria ha partorito Colui senza del quale niente è bene.”
Leggiamo nel Salmo 18 recitato nell’Ufficio Mattutino di quest’oggi che “Cæli enarrant gloriam Dei, et opera manum Ejus annuntiat firmamentum”: ” I Cieli narrano la Gloria di Dio, e l’opera delle Sue mani annunzia il firmamento”, ovvero come non vedere in questo la Mistica Luna Maria, la Stella Matutina che sola brillante nel Cielo anticipa l’opera di Dio inverso l’umanità. Ella è la cometa stessa che traghetta alla Luce di Cristo che splende nel Presepe; nel medesimo tempo è altrettanto la cometa interiore di ogni uomo, la divina Luce che vive in ogni uomo per ricondurlo dal precipizio tenebroso al cammino che il Salvatore ha provvidenzialmente e volontariamente già tracciato per lasciarci la sola fatica di seguire le orme.
L’esempio dell’Immacolata non è dunque altro che l’esemplare e perfetto grado di unione con Dio da parte delle sue creature. Chi meglio di Maria può interpretarlo, Lei che solo non ha fatto altro che vivere unita in Dio cooperando al Mistero di Redenzione?
Un altro Santo, ricolmo di fiorilegi di Amore puro come San Giovanni della Croce ebbe a dire su questo processo unitivo:
“Così deve dirsi della Gloriosissima Vergine Nostra Signora, la quale, essendo stata innalzata sin dal principio a questo alto stato di unione, non ebbe mai impressa nell’anima Sua alcuna forma di creature che la movesse ad operare, ma sempre la sua mozione fu dallo Spirito Santo.”
Passiamo allora al vero intento di questo scritto, dopo aver fatto un breve excursus sulla Figura dell’Immacolata che per sua medesima definizione potrebbe essere lodata ed esaltata senza mai cessare, tal Mistero non riuscendo ad essere esaurito del tutto manco dai più illustri teologi della bimillenaria civitas cristiana, tanto ne è racchiusa l’iperbolicità inarrivabile alla sola ratio umana.
L’intento è piuttosto quello di riflettere in questa sede sull’esempio semplice ma sublime che ci offre la Santa Madre di Dio, ossia il richiamo alla Purezza, et di anima et di corpore. Non è segreto a nessuno che quando si parla di Purezza si debba spaziare nei più indefiniti campi dell’essere umano, specie quando in tempi come questi è mastodonticamente il corpo a subire gli effetti più violenti proposti e invischiati dalla rozzaggine moderna.
Eppure nemmeno di questo si vorrebbe parlare nonostante anche su questo tema i moniti e le preoccupazioni sarebbero interminabili, salvo sapere che perlomeno vi è ancora qualcuno che ne parla, specie la morale e la Dottrina cattolica tradizionale.
Ci parrebbe però di capire che un campo inverosimilmente poco battuto avrebbe bisogno di essere innaffiato circa la Purezza, comprendendo la definizione di essa e il paradigma che dovrebbe coincidere con il comportamento cattolico, ma senz’altro anche umano in generale, o almeno fino a prima che venisse perso il richiamo tipico e normale di esso.
E veniamo al nostro dunque, alzando e velocizzando i toni dell’argomento in questione.
Uno dei peggiori virus insorti con l’epoca moderna è certamente il laido discorrere giovanile, che se fino a qualche anno fa era segno di emancipazione trasgressiva – appunto tipicamente giovanile – ora è divenuto uno status quo comprendente la stragrande maggioranza delle persone, senza limiti di età o di differenza di classe sociale.
L’essere scurrili deve essere all’ordine del giorno, e dalla bocca sono vomitate tutte le descrizioni di peggiori vizi di cui è intriso l’uomo moderno, schiavo e altero della propria schiavitù subumana a ciò che di più “basso”, nel senso integrale del termine, esiste.
I vaniloqui interminabili ed insaziabili conditi con le più letali sciocchezze, portano inevitabilmente in ogni discorso la volgarità, quasi come che fosse una conditio sine qua non da portarsi costantemente appresso.

Arginare l’inondazione dozzinale impartita dalla forze sovvertitrici che come a tutti dovrebbe essere ormai noto lavorano a questo processo di dissoluzione dalla notte dei tempi, è pressoché impossibile, o perlomeno impossibile alle sole forze umane; questo lo “spirito del mondo” lo sa, e rincara la dose in quest’epoca in cui la Spiritualità tradizionale lascia il posto alla “nuova era”, concepita come una innovativa torre di Babele in cui tutto è rovesciato.
L’unica ed ultima possibile barriera, fortezza di inoppugnabilità, è rappresentata dalla Chiesa Cattolica Romana, la quale ha del resto sempre intensificato gli sforzi per arginare il male e respingere il veleno entrato attraverso le fenditure della muraglia dottrinale.

Purtroppo però i tempi sembrano essere quelli che sono, per usare un eufemismo, e la stragrande maggioranza dei cattolici ha perso il lume della propria ragione, o, potremmo più precisamente dire, avendo perso gran parte della Fede ha consequenzialmente mutato l’uso del proprio intelletto.
Ci si riferisce qui al modo di vivere quotidiano a cui ogni persona deve far fronte, ed è proprio da questo che si può scorgere l’impercettibile differenza fra l’uomo moderno comune e l’uomo cattolico: da quale caratteristiche quest’ultimo si differenzia dal primo? Si badi bene che non ci si riferisce in questo caso al concetto di Fede – e dunque anche alla disposizione orante -, quanto invece ai più semplici comportamenti che dimostrano se veramente una persona può definirsi retta e coerente con ciò che professa, ovvero la Fede nell’Unico e Vero Dio e nella Sua Santa Chiesa.
Forse la portata di questo discorrere potrà risultare a qualcuno troppo alta per l’argomento a cui è connessa, tuttavia ciò che preme dimostrare è la veridicità del contrario, ossia che la banalizzazione del problema legato al modo di esprimersi è sintomatica dell’epoca in cui viviamo, epoca in cui l’uomo cattolico gettato nella massa molto spesso non riesce a distinguersi, e per i costumi e per i modi di parlare.

Il gergo scurrile ha iniziato ad imperversare infatti da un certo periodo in poi nelle più diaboliche strumentazioni, regredendo così la civiltà all’inciviltà, abietta per il proprio trivialismo grazie all’assuefazione portata avanti in modo dinamico e prorompente.
Chi oggi si propone di controllare il proprio linguaggio? Chi pensa alla purificazione di esso? E chi – ancora peggio – dà importanza a quanto si asserisce qui? Troppo spesso anche il buon cattolico è convinto che l’unica cosa che conti sia il non commettere peccato mortale, esulando da tutto ciò che è la crescita spirituale, il proprio cammino di perfezionamento interiore avendo ben chiara la mèta. Così facendo si riduce la Legge a qualcosa di semplicemente menzionato nel Decalogo, e così si incapperebbe nel rischio di dar ragione ai vari Benigni ( per fare un esempio esplicito ) i quali asseriscono di essere stati ingannati dalla Chiesa circa la veridicità del 6º Comandamento che in origini diceva “non commettere adulterio”. Sappiamo invece che la Chiesa, mediatrice e Madre premurosa per Divino volere, spiega ed arricchisce attraverso il Paraclito Spirito le spiegazioni che Dio menziona nelle tavole della Legge.
Scendendo ancora più nello specifico, ed avviandoci già in un certo senso verso la conclusione, potremmo pensare alla vita quotidiana di ciascuno: attraverso un’introspezione onesta e di chiaroscienza morale, capiremo che l’uomo moderno è portato ormai a professare menzogne, seppur anche piccole, senza la minima vergogna e purtroppo spesso senza rendersene nemmeno conto, solo per barcamenarsi magari fra le molteplici contingenze che gli accadono durante la giornata.
E ancora peggio: quanto è assiduo l’uso delle parolacce, quanto disconosciuto come grave ed inopportuno in un’anima che ha di mira la santità e che dice di amare Cristo. Questa forse non è una colpa, poiché, come si è detto, è effettivamente il mondo moderno ad aver anestetizzato in modo multiforme la radice di ogni logica umana, in questo caso corrompendo anche la morale cattolica. Epperò ciò non esclude che vi sia una vera e propria contraddizione in termini, dal momento che – e qui torniamo all’immagine dell’Immacolata – è tramite il Verbo che Dio ha Creato; sempre tramite il Verbo Dio ha generato il Verbo, ha generato l’Essere umano a Sua immagine e somiglianza.
L’uomo ha dunque il dovere di riflettere sulle dinamiche con cui Dio ha fatto e continua a far sussistere l’Universo, e per tale ragione è utile rileggere ed addentrarsi sull’intero Prologo di San Giovanni ripetuto ( non a caso ) al termine di ogni Santa Messa.
Il Logos è il principio creatore, è l’atto di Potenza con cui Dio crea e perciò si è obbligati a non superficializzare, puerilmente, l’importanza della Parola in quanto Logos umano. Da questo ne sussegue un rigore più serio anche nel comportamento, non più in preda ai deliri dell’epoca moderna che inquina e macchia tutto, ma in visione della rassomiglianza che ci lega al Padre Celeste.
Proponibile è altresì l’esempio che riconduce il linguaggio scurrile all’uso opposto che poi risulta avere tramite la preghiera, e questo sì è un passaggio estremamente importante: con il medesimo mezzo che il Buon Dio ci ha dato per pregare fungendo da istmo fra terra e Cielo, ovvero la parola, il cattolico credente profonde parolacce e scurrilità dallo stesso canale con cui si rivolge a Dio…si pensi alla degenerescenza di questo fatto, con cui anche il Cristo nel Santo Evangelo ci ammonisce: “Non quello che entra per la bocca contamina l’uomo; ma ciò che esce dalla bocca, questo contamina l’uomo”. (Mt. 15,11).
Entra in ballo in questo caso anche la Prudenza, ciò che San Tommaso definisce la somma “recta ratio agibilium“, nonché il trasferire un proprio comportamento dubbio ( anche se appunto non condannato in modo esplicito dalla Legge )  dinanzi al cospetto dell’esemplarità di chi ha seguito le orme di Cristo, come certamente i Santi. È noto di come San Luigi Gonzaga pianse calde ed amare lacrime per tutta la sua vita al pensiero di poche parolacce pronunciate ripetendole per averle sentite in giro, e senza sapere neppure del significato attribuito ad esse.
E ancora: un Sacerdote salesiano un giorno chiese a San Giovanni Bosco un buon pensiero, per commentarlo ai suoi giovani. Il Santo si fece serio e dopo disse: “Di’ ai tuoi giovani che Don Bosco ha sentito molte cose in vita sua e molte ne ha dimenticate. All’età di sette anni però ebbe la disgrazia di sentire da un cattivo compagno una parolaccia; non ha potuto più dimenticarla; è avanzato negli anni e ancora la sente risuonare nell’orecchio!”.
Da questi maestosi lineamenti abbiamo una traccia ben nitida di ciò che i Santi hanno lasciato con il loro patrimonio spirituale e di retta morale.
La parolaccia è qualcosa che offende la purezza e che contamina appunto la natura umana, lo stesso corpo umano – poiché esce dalla bocca e dall’interno – che sappiamo fungere quale tempio dello Spirito Santo.
Dalla pessima abitudine delle cattive parole, è facile poi che si passi ben presto al cattivo discorso, vista la poca distanza che separa le due cose.
Purificare la parola non vuol dire solo essere esenti dal logorante vizio della bestemmia, ma vuole dire similmente rendersi degni di essere creature di Dio, create su modello di Purezza riassunto nella figura della Vergine immacolata. Ne scaturisce l’importanza ad eliminare dal proprio linguaggio le scurrilità, i turpiloqui, le oscenità ed ogni tipo di parola volgare. Nondimeno dovrà essere eliminato il vizio della facile menzogna, dell’impurità, della cattiveria, dell’accidia e, per ultimo ma non secondo grado di importanza, ciò che si contrappone alla Dottrina di sempre e al Magistero infallibile.
“Quel che esce dalla bocca viene dal cuore, ed è questo che contamina l’uomo; poiché dal cuore vengono i cattivi pensieri, gli omicidi, gli adulteri, le fornicazioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie”.  (Mt.15,18-19)
Ciò che manca nel cattolico comune è l’ammissione di questa verità, non tanto la difficoltà nel contrastarla: non è certo gioco da ragazzi contrastare le basse abitudini, soprattutto quelle ben consolidate grazie al favoreggiamento offerto dal mondo, ma ciò detto è inescusabile la fievole se non nulla volontà di far fronte a questo problema. Si cominci a meditare sul Mistero dell’Immacolata, “Tota pulchra es, Maria“! sulla vita dei Santi e sugli insegnamenti di Cristo. Così si potrà effettuare un netto quanto efficace esame di coscienza sulle nostre mancanze circa la Purezza, in particolar modo quella in cui il linguaggio è il più martoriato.
Ci aiuti la Vergine Santissima, vero e sublime esempio di Purezza Virginale, assieme al Suo Casto Sposo San Giuseppe, a schiacciare il Dragone Infernale, riscuotendo da questo simbolo le forze per dominare e sconfiggere le passioni e le impudicizie di natura sub-umana evidenti e lampanti nella nostra breve condotta di vita terrena.

Un commento a "La purificazione della Parola: analogie con l’Immacolata Concezione"

  1. #Paola Datodi   9 dicembre 2016 at 12:05 pm

    e, non dimentichiamo, negli scritti, narrativa in particolare, e non parlo delle descrizioni dettagliate – e compiaciute- di sesso e violenza: non si può aprire un romanzo “moderno” senza trovare se non proprio bestemmie, comunque il nome di Cristo usato come intercalare spesso in un discorso nervoso o, anzi, arrabbiato, e magari a breve distanza da espressioni triviali o scabrose. E l’espressione “della Madonna” per dire “quanto, enorme” es.”fa un freddo…” “c’era un chiasso…”…e peggio. Molti romanzi a proposito sono tradotti da lingue straniere, evidentemente la cosa è internazionale; spesso si tratta di letteratura popolare o di consumo, es. poliziesca, e in questo caso si dirà che è come il linguaggio “da caserma”e inoltre per chi svolge un’attività a contatto con violenze e pericolo è uno sfogo… mah, allora come mai non c’è nessuna volgarità, tantomeno pornografia, nei classici del giallo come Agatha Christie e Ellery Queen, e anche il Maigret di Simenon tuttalpiù accenna una parolaccia che per un Francese almeno è un ricordo storico?E poi c’è il web, che ovviamente approfitta dell’anonimato….E si trattasse almeno solo di intercalari senza un destinatario preciso,ma gli insulti….Anche quando si tratta di personaggi pubblici che meritano la massima disapprovazione, l’attacco all’intimità e addirittura alle loro famiglie è cosa che fa passare dalla parte del torto anche chi avrebbe 1000 ragioni.

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