Testo completo (I, II, III parte): Bergoglio, cappellano d’Occidente. Note su ‘chiesa conciliare’ e politica globale

 

di A. Giacobazzi

Composto da:

Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte I: Attualità conciliare tra filosofia e Realpolitik)

Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte II: il Secolo Oscuro)

Bergoglio, cappellano d’Occidente (parte III ed ultima: Ex Oriente Lux?)

Pope Francis (R) smiles next to U.S. President Barack Obama as they exchange gifts during a private audience at the Vatican City March 27, 2014. REUTERS/Gabriel Bouys/Pool (VATICAN - Tags: RELIGION POLITICS) - RTR3IT1F
Pope Francis smiles next to U.S. President Barack Obama as they exchange gifts during a private audience at the Vatican City March 27, 2014. REUTERS/Gabriel Bouys

 

C’era una volta il titolo di Patriarca d’Occidente: proprio dei Pontefici Romani, venne abbandonato da Ratzinger. La progressiva caduta della gerarchia conciliare, in effetti, aveva nella prassi degradato il ruolo di Patriarca a quello di cappellano d’Occidente e, a tratti, dell’occidentalismo. Un pur nefasto adeguamento verbale, sostanziato nell’eliminazione del titolo, non risulta incoerente rispetto alla realtà dei fatti. Si badi: il cappellano, a esempio di un carcere, non raramente diverge dal direttore della sua struttura ma non per questo cessa il suo ruolo.

La “chiesa conciliare” – usiamo qui la celebre definizione benelliana – tra attriti politici, blande resistenze e fughe in avanti si è configurata, nei suoi rapporti col potere politico occidentale, più come una cappellanìa che come una Chiesa. Di questo parleremo nelle righe seguenti cercando di sviluppare l’analisi su tre livelli:

(1) partendo dall’attualità (da Roncalli a Bergoglio),

(2) volgendo poi lo sguardo al secolo oscuro della Chiesa (attorno al X secolo) e

(3) ai rapporti degli scismatici orientali con le autorità politiche.

1) Attualità conciliare tra filosofia e Realpolitik

Prima la filosofia, poi la politica.
Uno degli elementi fondamentali che caratterizzano la gerarchia conciliare consiste nel progressivo diffondersi tra le sue fila dell’agnosticismo, quando non dell’ateismo pratico. Questo aspetto ha una inevitabile ed immediata conseguenza per una “chiesa” che dice di fondare se stessa sull’Ordinatore, Supremo Essere, Essere per Essenza (“Ego sum qui sum”[Es 3,14]) ovvero: la Regalità Sociale di Cristo, dissociata dalla Sua divinità, perde ogni senso.

La Chiesa trae dalla divina aseitas la sua stabilità e la sua ragion d’essere, su di essa le porte dell’inferno non prevarranno perché Ella vien dal Necessario e non dal contingente, per usare un linguaggio tomista.

Come Corpo Mistico di Cristo rimanda ad un Essere per se stesso sussistente e non a quel divenire eracliteo che permea la morale bergogliana. “Alcuni – dice Bergoglio – continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere. Il concilio ci ha detto questo, gli storici però dicono che un concilio, per essere assorbito bene dal corpo della chiesa, ha bisogno di un secolo. E siamo a metà”.

Ecco, il bianco e il nero: lo stemma domenicano. Il sì sì no no evangelico. L’essere e il non-essere del principio di contraddizione, rivendicato da Aristotele e benedetto da San Tommaso.

Un altro aspetto – potremmo dire: una conseguenza di quanto appena scritto – è quello riguardante la perdita di unità della Chiesa Cattolica nella “chiesa conciliare”: l’abbandono della lingua latina e della sana liturgia non è andato esente da conseguenze. Unità rimanda a perfezione, a completezza. Si staglia goffamente maestoso, il trionfo del particolarismo nelle “conferenze episcopali” (precedenti al Concilio ma estese in ruolo e forza dopo di esso), nelle liturgie sciatte e volgari, quando non nei catechismi locali. Il particolare che si oppone all’universale e dunque al cattolico (καθολικός, katholikòs, cioè “universale”).

Una “chiesa conciliare” che perde Fede e Unità, passa da Motore del potere politico a esser mossa da questo, da Causa dell’autorità a oggetto di questa, da Necessaria a contingente, insomma: dall’Essere tende a non-essere. Tende non a caso a dileguarsi, a svuotarsi, a perire, a passare. Potenzialmente, se fosse solo umana, giungerebbe al nulla ma, essendo di divina istituzione, attualmente resta e resterà fino al compimento dei tempi.

Di questo stato, lo abbiamo accennato, si giova il potere politico di oggi, così come se ne è giovato quello di ieri: lo vedremo meglio nelle parti seguenti. Una “chiesa conciliare” che insegue il mondo (un mondo che in ogni caso, in base alla sua natura, corre e diviene più velocemente), può al massimo ricevere qualche distratto e accidentale applauso, ma al prezzo di farsi condurre. “Non est potestas nisi a Deo” diceva San Paolo, “non v’è autorità che non sia da Dio”: quanto è capovolta oggi questa sentenza? O si guida il mondo, o ci si fa guidare.

Inutile dunque stupirsi dell’abbandono citato in apertura: il titolo “Patriarca d’Occidente” – precisava una nota (22 marzo 2006) del “Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani” – “sin dall’inizio poco chiaro, nell’evolversi della storia diventava obsoleto e praticamente non più utilizzabile. Appare dunque privo di senso insistere a trascinarselo dietro. Ciò tanto più che la Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II ha trovato per la Chiesa latina nella forma delle Conferenze Episcopali e delle loro riunioni internazionali di Conferenze Episcopali, l’ordinamento canonico adeguato alle necessità di oggi”.

In particolare dopo il Concilio, non a caso, la “sintonia col mondo” ha determinato anche una certa sincronia col mondo: dall’eterno all’effimero, secondo i tempi della polis. Gli stessi conclavi, “sintonizzati” sulle frequenze politiche, hanno spesso affiancato, preceduto o seguito lo Zeitgeist occidentalista. Volendo divertirsi con la storia si possono azzardare alcuni paralleli.

L’immagine pubblica del pontificato di Roncalli, il “Papa buono”, era la premessa e il naturale completamento del kennedismo: breve, inclusivo, di rottura col passato. Montini, nelle sue oscillazioni contraddittorie e nel suo animo combattuto, non fu meno instabile e caotico dei governi statunitensi del periodo. La vulgata anticomunista vuole affiancati nel ruolo di trionfatori sul blocco sovietico, lo scudo spaziale di Reagan e il carisma di Wojtyła, così come il neoconservatorismo della corte di Bush Jr. con la (pseudo)restaurazione del Vaticano nell’era Ratzinger. Le sinergie di Obama e Bergoglio, gli attacchi di quest’ultimo allo “sfidante” Trump, la comunione di vedute e di stile sono difficili da sottovalutare.

Le evidenti frizioni e le ineludibili divergenze, di tanto in tanto emerse tra governo USA e governo Vaticano, sono difficoltà comprensibili che non hanno messo in discussione la sintonia generale tra gli episcopati nazionali – spesso ridotti al ruolo di funzionari pubblici volti all’animazione spirituale e all’assistenza sociale – e i governi dei Paesi occidentali. Celebre, tra gli scontri, quello di Giovanni Paolo II e Bush Jr. sulla guerra in Iraq.

Si vive dunque nel clima di un nuovo accordismo pseudoclericale in cui esponenti della gerarchia “cattolica” sono accolti in sedi istituzionali, intervistati devotamente sui grandi giornali, lodati pubblicamente da intellettuali, ma a condizione di non essere più cattolici (si pensi alla Special Relationship tra Bergoglio e Scalfari). Insomma, quella per la legalità e la Costituzione deve diventare una battaglia superiore a quella per la Fede e il Vangelo.

Senza voler applicare criteri deterministici alla politica e senza pretendere di esagerare alcuni parallelismi risulta difficile negare l’esistenza di questo processo e vien naturale chiedersi: se il mondo che ci attende sarà a guida Trump-Putin, quanto avrà vita facile Bergoglio?

 

Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870).
Concilio cadaverico, Jean-Paul Laurens (1870).

2) (Un Secolo) Oscuro ma non troppo

Una premessa: nel cosiddetto secolo oscuro della Chiesa – attorno al X secolo – la luce abbondava più di oggi. Se non risulta difficile scorgere profonde analogie con l’attualità: detentori delle chiavi petrine che governavano male la Chiesa, dediti più al mondo terreno che a quello celeste; appare tuttavia facile trovare la differenza che separa i nostri tempi da quelli, ovvero: la dottrina non ne uscì svilita come dopo il Vaticano II.

Si badi: il malgoverno delle cose ecclesiastiche rasentò – lo vedremo nelle righe seguenti – situazioni non troppo distanti, nella pratica, da ciò che abbiamo visto di recente e, sebbene rimanga ferma la non sovrapponibilità delle due epoche, alcuni episodi di quel tempo possono risultare utili per leggere i fatti a cavallo tra il ‘900 e il terzo millennio.

Rispetto al secolo oscuro sembra opportuno fuggire due tentazioni: quella fallibilista, che vuole elevare questo accidente storico a sostanza ecclesiale, riducendo il Trono di Pietro a poco più di uno scranno temporale, e quella fissista che sottovaluta o marginalizza i fatti avvenuti in quel passato.

Oggi come allora l’indebolimento della pratica cristiana e il cedimento rispetto al potere politico erano indissolubilmente legati. Se dunque Bergoglio può essere definito come il “cappellano d’Occidente”, non diversamente, i Papi dell’epoca possono essere considerati come cappellani di questo o di quel sovrano.

Tra le altre cause, fu dal mancato sostegno alla Chiesa in seguito alla morte di Carlo Magno che prese forma questa epoca tenebrosa in cui il Papato finì ostaggio, in vari momenti e a vario titolo, ora delle opposte fazioni della nobiltà romana, ora di questo o di quel pretendente al trono imperiale. Non potendo dilungarci nell’analisi di tutto il periodo che andò dalla fine del IX a quasi la metà del secolo XI, non possiamo tuttavia evitare di citare qualche episodio di straordinaria rilevanza.

Ciò che più può avvicinarsi agli orrori del Vaticano II è probabilmente il cosiddetto Sinodo del Cadavere o Concilio cadaverico, dove si arrivò a processare il corpo morto, e già sepolto, di un Papa. Nel febbraio dell’897, Stefano VI, oppositore politico del suo predecessore Formoso, diede luogo a ciò che si ricorda con due sempilici parole: synodus horrenda. Il cadavere di Formoso venne riesumato e posto sul trono nella basilica lateranense per  rendere conto delle accuse di fronte al clero di Roma, il verdetto ovviamente definì Formoso come indegno del Pontificato Romano. Ma questa non fu la cosa più grave, nemmeno lo furono le mutilazioni del corpo esanime o il lancio dello stesso nel Tevere, ciò che più deve scuotere – in termini di storia ecclesiatica – fu la “deposizione” di Formoso, l’annullamento dei suoi atti e la dichiarazione d’invalidità degli ordini da lui conferiti. Se la crudeltà umana può sconvolgerci per l’odio che dimostra, dal punto di vista religioso, ciò che più lascia allibiti furono proprio queste dichiarazioni, poi completamente ribaltate – con la riabilitazione di Formoso – da parte di Pontefici successivi.

Furono fatti scandalosi ma ben ricapitolati da Sant’Alfonso Maria de’Liguori che ribadì la distinzione tra errore di diritto ed errore di fatto: “Dicono che Stefano dichiarò irriti gli atti di Formoso papa; ed ordinò che quelli che da Formoso avean presi gli ordini di nuovo fossero ordinati; ma Giovanni IX disse il contrario, dichiarando che Formoso fu legittimo papa. Venne di poi Sergio III, e di nuovo lo dichiarò illegittimo. Onde concludono che o l’uno o gli altri due pontefici hanno errato. Rispose il cardinal Bellarmino che Formoso, benché fosse stato degradato avanti al suo pontificato, fu nondimeno poi vero pontefice, e furono validi gli ordini da lui conferiti, onde errarono Stefano e Sergio, ma il loro errore non fu di legge, ma di puro fatto. E così si risponde a certe simili opposizioni degli avversarj, cioè che se mai alcun pontefice ha errato, o non ha parlato ex cathedra, o l’errore è stato di puro fatto”.

Che aggiungere, poi, sull’ambiziosa Marozia (892-955 circa), “senatrice romana” che condizionò in modo determinante, con i suoi intrallazzi e le sue macchinazioni, i conclavi e la politica pontificia del suo tempo? Valga per tutti l’esempio di suo figlio, Giovanni XI, eletto Papa – poco più che ventenne – per suo volere.

E che dire di Giovanni XII, se la stessa Enciclopedia Cattolica lo descrive sostenendo che “apparve un grande signore mondano piuttosto che un Pontefice, né mostrò senno politico”? Col Privilegium Othonis del 962, documento giuntoci non privo di qualche alterazione, l’accordo di questo Papa con Ottone sostanziò l’ingerenza imperiale nelle future elezioni del Pontefice e la necessità di fedeltà di quest’ultimo all’Imperatore.

Tra gli ultimi esponenti di questo lungo secolo vi fu Benedetto IX, che salì e scese più volte dal Trono di Pietro, usando la sua posizione come strumento di commerci inqualificabili.

Questi Papi dimostravano, talvolta senza particolare ritegno, una mancanza radicale di volontà nel compiere il bene della Chiesa, si trattava di un atteggiamento che era – per diversi fra loro – abituale. Sebbene sia certo che questi atti non arrivarono mai a scalfire le prerogative dell’infallibilità, giunsero però a vulnerare profondamente (non de jure ma de facto) il governo della Chiesa, squassandola in modo grave. Come per le righe precedenti, anche per queste vale il principio in base al quale o si guida il mondo o ci si fa guidare, sintonizzandosi e sincronizzandosi con le sue frequenze.

 

Anni '70: un brindisi tra Leonid Brezhnev, il futuro Patriarca Alessio, il Patriarca Pimen e Rabbi Yaakov Fishman.
Anni ’70: un brindisi tra Leonid Brezhnev, il futuro Patriarca Alessio, il Patriarca Pimen e Rabbi Yaakov Fishman.

3) Ex Oriente Lux? Scismatici e particolarismo: cenni sulle “chiese nazionali”, tra politica e religione

Anche in ambienti molto prossimi a quelli rimasti legati alla Tradizione Cattolica, gli scismatici orientali godono di una stima speciale. Risulta difficile attribuire un torto completo a questi entusiasmi per alcune ragioni, ad esempio: il fatto che le gerarchie scismatiche (russe in testa) abbiano una maggiore disposizione di quelle (pseudo)cattoliche alla difesa della vita e del matrimonio, il loro patriottismo dalle tinte antiglobaliste, il rapporto che intrattengono con politici (si pensi a Putin) che paiono rappresentare il miglior argine al disfacimento proposto dal cosiddetto “Occidente” e dai suoi zelanti “cappellani”. Proprio l’opposizione all’Occidente (definizione politica che già altrove si è inquadrata come fin troppo ambigua) pare oggi il principale motivo di simpatia verso queste gerarchie orientali infedeli da secoli a Roma.

Fatta questa premessa, pare inevitabile fare un passo indietro, anzi, all’inizio di questo scritto. Se nelle prime righe si parlava dell’abbandono del titolo di Patriarca di Occidente da parte di Ratzinger e del declassamento a “cappellani” dell’occidentalismo dei vertici della gerarchia “cattolica” post-conciliare, facilmente si capirà come l’Occidente cattolicamente inteso, culminante della cristianità di rito latino, non sia da confondere con la degenerazione occidentalista. Se l’Antico Testamento sta al Nuovo come la crisalide alla farfalla, la Cristianità latina del passato sta al non meglio precisato “Occidente” contemporaneo come il medico assennato al paziente folle. Questo aggregato protestante, librale e post-illuminista finisce per essere più dissimile dall’Occidente di cui erano Patriarchi gli antichi Papi, di quanto non lo sia l’Oriente degli scismatici.

Si tratta però di un accidente storico, e gli accidenti non vanno confusi con la sostanza, così come il “Secolo Oscuro” della Chiesa non va elevato a norma, così non bisogna confondere la posizione degli scismatici orientali nella storia contemporanea con quella che fu la loro storia complessiva. Il fatto che oggi costoro si oppongano a ciò che – in buona parte – reputano la continuazione storica dei loro nemici di Ponente, non rende sostanzialmente migliore la loro posizione rispetto alla Verità, in particolare se si considera il passato e, nello specifico, l’origine dello scisma per il quale tradirono la Cristianità, vulnerandone l’unità. Agere sequitur esse, “l’agire segue l’essere”, è il principio che è posto a fondamento dell’etica tomista, e l’agere di questi orientali fu spesso nefasto come l’esse del loro scisma. Risulta dunque possibile – senza alcun tipo di ecumenismo pancristiano – una collaborazione tattica con queste forze, nella misura in cui gli obiettivi che si possono raggiungere giovino alla riaffermazione di quella Verità la cui integralità dagli stessi scismatici è messa in discussione, talvolta in forme non troppo dissimili da quelle dei modernisti e dei liberali.

Ma perché parlare d’Oriente in queste righe dedicate al tracollo modernista avvenuto “qui ad Ovest”? Il motivo sta nelle analogie che interessano la dinamica sociale e religiosa sia della gerarchia conciliare sia degli orientali che abbandonarono la Chiesa nei secoli passati.

Se dall’Oriente è venuta la luce del Salvatore (Ex Oriente Lux), dopo di Essa son giunte anche un gran numero di eresie, e quelle che non sono nate in Oriente, lì hanno trovato il terreno fertile per prosperare. L’Occidente non è andato certamente esente da eterodossie ma nelle terre del Levante Cristiano all’elemento propriamente eretico si sommava spesso una malcelata intolleranza per la primazia romana, Sede di Pietro, su cui è edificata la Chiesa stessa. Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam.

Costantinopoli, la “Nuova Roma”, fu talvolta il centro degli errori che si svilupparono nel I millennio. E se lo scisma di Fozio (863-867), catalizzando l’avversità antilatina, non fu la rottura definitiva con la Vera Roma, si può dire che esso fu il motore morale della frattura completa avvenuta nel 1054 con Michele I Cerulario. Risulta interessante notare come il periodo che va da Fozio a Cerulario sia sostanzialmente sovrapponibile al “Secolo Oscuro” della Chiesa.

Sintetizzare qui le stravaganze e le contraddizioni degli scismatici orientali sarebbe complicato, si può tuttavia  notare come – conformemente alla propria natura scismatica – costoro non mancarono di scindersi nuovamente, di opporsi tra loro nei secoli successivi, diventando di fatto chiese nazionali in guerra, intransigenti nella non-adesione al Cattolicesimo ma indulgenti verso il potere politico.

Questa indulgenza rispetto alla politica sarà un ulteriore tratto comune al “Secolo Oscuro” e al secolo attuale del Cattolicesimo. Già altrove abbiamo sottolineato come tra i bizantini risuonasse la frase: “Meglio il turbante turco della tiara latina”. La storia li accontentò, con tutte le conseguenze del caso. Gli scismatici prima si videro travolti – a Sud – dai musulmani e – secoli successivi, ad Est – dai comunisti, coi quali non mancarono di collaborare in conseguenza di un mai sopito cesaropapismo.

Oletre a queste immagini, non mancano quelle votive orientate alla venerazione di Stalin.
Oletre a queste immagini, non mancano quelle votive orientate alla venerazione di Stalin.

Il fatto che oggi, accidentalmente, gli scismatici russi parteggino per Putin non impedisce agli scismatici ucraini – separatisi a loro volta dall’obbedienza moscovita – di opporsi al presidente russo, coprendo d’onori gli esponenti del governo statunitense, nuovo riferimento dell’Ucraina antiputiniana. Le foto del patriarca Filarete di Kiev con il segretario di Stato Kerry hanno fatto il giro del mondo.

Un esempio ulteriore di come l’agire segua l’essere lo si è riscontrato in occasione del “Concilio” panortodosso tenuto a Creta nel giugno 2016, definito da Alexei Tchoukhlov come uno “spettacolo tristemente ridicolo”: un suo testo – intitolato “Le vere ragioni del naufragio”, riportato dal blog di Sandro Magister su L’Espresso – non usa mezzi termini per inquadrare la questione:

Il comunicato della Chiesa russa pubblicato il 13 giugno ha alla fine un punto molto interessante, il sesto. Dice che il futuro Concilio dovrà riunire non delle ristrette delegazioni ma tutti i vescovi delle Chiese ortodosse. Che sono quasi mille. Ciò vorrà dire che vi sarà certamente molto meno consenso e molto più rumore di discordia. Ma le Chiese che ora non vanno a Creta, cioè quelle di Antiochia, Georgia, Bulgaria e Russia, avranno in quel caso una larga maggioranza dei voti. Un documento sull’ecumenismo potrebbe passare, Mosca permettendo, ma anche delle decisioni non gradite a Bartolomeo [Patriarca ecumenico di Costantinopoli] potrebbero essere approvate.

Bartolomeo deve scegliere: o tener fermo il Concilio ma subire l’assenza dei rappresentanti della grandissima parte del mondo ortodosso, oppure rinviare il Concilio ad altra data, ma rischiare di non controllarne più la dinamica“.

Insomma un Concilio che non è un Concilio, vedendo assenti gli esponenti di quattro chiese che sommate sono di grandissimo peso numerico. Un’assise che ha riunito “solo il piccolo mondo dell’antico impero romano d’Oriente, con i romeni che si considerano appunto discendenti dei romani, mentre i “barbari” restano a casa loro“.

Il modello delle conferenze episcopali nazionali, esasperato dopo il Vaticano II,  è uno scimmiottamento del disastro scismatico, e come tutti gli scimmiottamenti risulta ampiamente peggiorativo, non parliamo poi del carattere scadente dei nuovi riti occidentali se paragonati a quelli orientali ancora in uso. Non per nulla siamo sempre più di fronte ad una chiesa conciliare che alle conferenze episcopali e al discernimento “caso per caso” pare talvolta affidare anche questioni di dottrina, oltre che l’appalto della gestione dei rapporti politici con governi e istituzioni – quelle europee in testa – che eccellono solo nello smantellamento della società cristiana, non raramente con la benedizione di questo o quel prelato. Almeno gli scismatici possono, seppur a torto, vantare un rapporto patriottico con i loro popoli, mentre i vari caporioni delle conferenze episcopali non possono fare altro che riassumere in sé il peggio dello statalismo da un lato e del globalismo dall’altro.

Conclusione

Giunti al termine di queste righe pare difficile non constatare come la debolezza della gerarchia conciliare, il caos del Secolo Oscuro e i vizi del particolarismo scismatico orientale, abbiano tra loro tratti comuni utili alla comprensione reciproca delle devianze intercorse. Sembra tuttavia necessario sottolineare che il disfacimento seguito al Vaticano II non semplicemente affianchi ma sommi in sé la trascuratezza pratica del X secolo e l’aperto rifiuto del Cattolicesimo Romano, tipico degli orientali: il particolarismo di questi si oppone a diversi dogmi, non diversamente da come il modernismo rigetta, nel suo complesso, la Tradizione della Chiesa, così lo scandalo di Papi mondani e incapaci, giunti al punto di infangare la storia del Cattolicesimo con atti scellerati come il Sinodo del Cadavere o il Privilegium Othonis, servono almeno a renderci più comprensibile la situazione che viviamo.

Senza pretese moralistiche e senza scendere nel giudizio sugli uomini, i fatti della storia, affrontati con un sano approccio teologico-filosofico, possono giungerci in soccorso, coscienti che i nemici non prevarranno: Non praevalebunt.

Il Patriarca Filarete di Kiev con Kerry
Il Patriarca Filarete di Kiev con Kerry

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