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di Alberto Di Janni

Bergoglio ha chiesto le dimissioni del Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, fra’ Matthew Festing. Il Gran Maestro ha obbedito.

Forse non poteva fare altrimenti, data la sua condizione di religioso (tanto per evitare equivoci e polemiche, mi metto qui nell’ottica di chi, come appunto il Gran Maestro Festing, riconosce pacificamente Francesco come legittimo Papa della vera Chiesa).

Forse è stato ricattato o ha cercato di salvare il salvabile, sacrificando la sua persona per il bene dell’Ordine: illudendosi che il suo sacrificio avrebbe calmato l’ira e l’ingordigia del despota.

Quello che non si comprende bene, alla luce di questa pronta sottomissione, è il precedente reiterato abbozzo di resistenza alle intromissioni della Santa Sede. Forse il Gran Maestro ha voluto verificare, o aveva l’erronea convinzione, della solidarietà dell’Ordine attorno a lui, e si è trovato isolato e scaricato dai suoi confratelli.

Fatto sta che le sue dimissioni, per tanti versi analoghe a quelle di Benedetto XVI, non solo non hanno evitato la commissione d’inchiesta ma, stando almeno al comunicato della sala stampa vaticana, neanche il commissariamento dell’Ordine; vicenda tristemente simile a quella dei Francescani dell’Immacolata, con l’unica differenza dell’accelerazione dei tempi, saltando a piè pari la stessa commissione d’indagine con la nomina immediata di un “commissario politico”: non si vede termine più delicato per indicare uno di questi sgherri ignobili e sanguinari, dediti unicamente all’idolatria del dittatorello sudamericano, loro padrone terreno.

Facciamo notare, en passant, che, poiché lo Stato del Vaticano scambia ambasciatori con l’Ordine di Malta, la legittimità di un commissariamento, come già la nomina di una commissione d’inchiesta, lascia, quanto meno a livello di diritto internazionale, alquanto perplessi.

 

Ma perché questo accanimento di Bergoglio contro l’Ordine di Malta? Mi pare che le motivazioni possano essere molteplici:

  • Innanzitutto c’è la sua usuale intolleranza verso chiunque dissenta o sia immaginato dissentire da lui.
  • Poi, ovviamente, il desiderio di vendicarsi del Cardinal Burke, continuando a umiliarlo.
  • Non pare secondaria l’intenzione di favorire la minoranza liberale (eufemismo per immorale) dell’Ordine: fronda interna e bene ammanicata tra le stanze vaticane che, come nel caso dei Francescani dell’Immacolata, ha fornito il pretesto dell’intervento.
  • Lasciar intendere ai suoi amici progressisti che, così come si è mostrato compiacente, a parole o nei fatti, verso adulteri e omosessuali, non è insensibile al grido di dolore di chi vuole una chiesa tollerante riguardo all’uso di metodi di contraccezione, fossero pure abortivi.
  • Il disprezzo per ogni genere di proselitismo e di missione, quindi a maggior ragione della memoria storica dell’Ordine, che rimanda immancabilmente alle crociate e alla difesa dell’Europa dall’invasione mussulmana.
  • Last but not least, da vero amante della chiesa povera, il miraggio di allungare gli artigli sull’ingente patrimonio dell’Ordine.

 

Il motivo più profondo dell’astio di Francesco è, a mio avviso, un altro.

Bergoglio – e con lui la sua cerchia di adepti, a iniziare dai vari Parolin e Galantino – è un pezzente, non da intendersi come povero in senso materiale che, anzi, sotto questo punto di vista pezzente non lo è mai stato, con buona pace della vulgata mediatica, neanche prima di incistarsi a Santa Marta. Inoltre il termine pezzente, usato in tale contesto, risulterebbe inappropriato e offensivo per designare quella che sarebbe semmai una virtù, se non una beatitudine. E neanche pezzente nel significato, vicino al primo, di straccione o di mendicante. Bergoglio è pezzente in quanto persona miserabile e meschina moralmente.

In quanto pezzente morale, Bergoglio non può apprezzare, e neppure capire, e quindi odia, tutto quello che ha a che vedere con la bellezza, con il decoro, con il rito, con il sacro (inteso nella sua accezione più generica), con la nobiltà; non tanto la nobiltà di natali, che a quella, specie se moralmente corrotta, non disdegna di appoggiarsi e con quella gradisce pavoneggiarsi: vedansi gli inchini ossequiosi e i salamelecchi oltre il limite del ridicolo di fronte a regine e reginette neppure cristiane; odia la nobiltà dei costumi, la nobiltà del sentire, la nobiltà dell’agire: odia tutto quello che egli non è né potrebbe mai diventare.

L’Ordine di Malta, almeno per alcuni aspetti e in alcuni suoi membri, che oso sperare ne costituiscano l’ampia maggioranza, rispecchia esemplarmente questi valori: motivo sufficiente perché il demagogo fomentatore di masse voglia distruggerlo.

Una piccola postilla. Negli ultimi tempi l’Ordine, specialmente in Italia, ha dedicato una gran parte della sua attività all’aiuto di quei profughi tanto cari a Francesco, impiegando uomini e mezzi per soccorrerli nella acque di Lampedusa. E il Gran Maestro Festing, senza codazzi di giornalisti e di televisioni, si è spesso trovato in prima persona a fianco dei volontari, condividendone rischi e fatica.

Forse quella che sta subendo oggi è una sorta di nemesi storica a fronte di quella – a mio avviso – discutibile scelta operativa.

Quello che non può se non dispiacere è vedere come, nel mondo e nella chiesa di oggi, una Compagnia di Nobili Cavalieri sia sconfitta da un branco di briganti pezzenti.