F. Botticini, Tobia con i tre Arcangeli

F. Botticini, Tobia con i tre Arcangeli

[…] Per evitare a questo riguardo ogni deviazione, tanto nel senso del predestinazionismo, del protestantesimo e del giansenismo, quanto in quello del pelagianesimo, e del semipelagianesimo, bisogna mantenere i due principi che si equilibrano: Dio non comanda mai l’impossibile e nessuno sarebbe migliore di un altro se non fosse più amato e più aiutato da Dio: “Quid habes quod non accepisti?” (Cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? 1Cor 4,7).

Questi due principi equilibrandosi ci permettono di presentire che l’infinita giustizia, l’infinita misericordia e la sovrana libertà si uniscono perfettamente fino a identificarsi, senza distruggersi nell’eminenza della Deità, che ci rimane nascosta finché non avremo la visione beatifica. In questo chiaroscuro, la grazia, essendo una partecipazione alla Deità, conserva la tranquillità nel giusto mentre le ispirazione dello Spirito Santo lo consolano, confermando in lui la speranza e rendendo il suo amore più puro, più disinteressato e più forte, così nell’incertezza della salvezza si afferma sempre di più la certezza della speranza che è “certezza di tendenza” verso la salvezza, di cui Dio è l’autore. Infatti il motivo formale della speranza infusa non è il nostro sforzo, ma l’infinita misericordia ausiliatrice (Deus auxilians), che coronerà il nostro sforzo da questa suscitato.

 [R. Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, Fede&Cultura, p. 142]

Rimandiamo volentieri anche a DIO accessibile a tutti.