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di Cristiano Lugli
Credo di essere uno dei tanti, oggi, ad aver letto l’articolo apparso sul sito della Fraternità Sacerdotale San Pio X a firma del Rev. don Angelo Citati, il quale – non posso negarlo – mi ha lasciato con qualche perplessità di natura propriamente strategica, se così possiamo dire.
A ragion veduta non voglio dunque entrare nei contenuti degli articoli in questione, ovverosia quello di Alessandro Gnocchi e la risposta, di don Angelo Citati, sempre a Gnocchi.
Vorrei pormi da un punto di vista sincero e al di sopra degli scambi opinionali, pur avendo una mia idea che però, nel suddetto caso, passa di gran lunga in secondo piano. Sarò brevissimo. Le domande che pongo in questa sede – alcune retoriche ed altre veramente alla ricerca di seria risposta – sono le medesime insortemi mentre l’articolo di risposta alla rubrica “FUORI MODA” scorreva sotto i miei occhi.

 

  • Punto primo: perché l’esigenza di una risposta a Gnocchi? Quale urgenza di rispondere ad uno scrittore che, nonostante la sua grande vicinanza alla Fraternità, ha sempre svolto un ruolo di “cane sciolto” e di libera penna cattolica? La questione era veramente così scottante da non poter essere rimandata o, ancora meglio, in via prudenziale, del tutto evitata?
  • Punto secondo, il quale personalmente mi sta molto a cuore: l’articolo appare sul sito ufficiale della Fraternità San Pio X, e già questo non dovrebbe porre dubbi sulla sentenza di linea comune a tutto il Distretto. Aggiungiamo pure un altro spiraglio ed arriviamo alla domanda essenziale (quella appunto che mi sta a cuore e nella quale cerco seria risposta): don Citati parla sempre – e su tutti i punti – al plurale, quindi a conferma del coro unanime della Fraternità. Ciò vuol dunque dire che tutti o almeno quasi i sacerdoti del Distretto italiano siano d’accordo su quanto asserisce, anche laddove cita Monsignore a difesa del dialogo con Roma?
  • Terzo punto: Come mai nell’articolo in questione si citano quasi tutti i punti da Gnocchi affrontati senza però fare un ben che minimo accenno alla questione dell’ormai ex Superiore del Distretto Italiano, don Pierpaolo Maria Petrucci? Eppure Gnocchi vi si è speso sopra, e ha esposto dei dubbi ragionevoli, a mio avviso, perlomeno sul modus operandi adottato. 
 
  • Quarto ed ultimo punto, il quale è associabile al terzo: come mai questa stesura prolissa di un pensiero inequivocabile per la sua linea diciamo così, “aperta”, è stato lanciato in pasto al mondo della tradizione (malconcio e già diviso) proprio dopo la dipartita del precedente Superiore? “Ma è ovvio”, mi si potrebbe obiettare, il tutto è collegato alla tempistica con cui Gnocchi ha scritto quell’articolo. Eppure ancora mi chiedo, se già il 12 maggio 2016 si presupponeva “un intervento analogo”, come don Citati stesso asserisce, perché aspettare proprio ora, in particolare cogliendo l’occasione per adulare posizioni di cui Mons. Schneider parlava già da un pezzo? A questo punto mi permetto di dire che se qualche fedele si poneva il dubbio sulla sola giustificazione legata a “motivi di governo” circa la rimozione di don Petrucci, egli lo ha fatto con lungimiranza e deve per i motivi posti sopra essere compreso.

 

Sia consentito dire, ad un povero fedele in mezzo alle baraonde che sconquassano la Chiesa, che qui qualche nota stonata si percepisce.
E sia ancora lecito domandare che certe ambiguità sarebbe bello fossero chiarite, se non altro per carità nei confronti di chi in mezzo a queste vere e proprie “bombe” ci deve poi vivere quotidianamente, sotto il peso dell’informazione fallace e ancor più delle dispute che certe considerazioni avventate accendono.

 

Sono un fedele e niente più, ma forse uno di quelli che parla a nome di tanti. La Santa Chiesa risorgerà in tutto il Suo splendore con o senza la Fraternità Sacerdotale San Pio X, con o senza quella o quell’altra istituzione, nonostante ognuno debba capire per se stesso quale ruolo deve avere in questo trionfo; eppure, ciò nonostante, sarebbe bello sapere proprio in quanto fedeli di chi bisogna fidarsi, e a quale grado di sincerità sia la trasparenza di cui dovremmo essere perlomeno un minimo partecipi.