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Nota di Radio Spada: riportiamo, integralmente e con il cappello introduttivo redazionale, l’intervista rilasciata da Piergiorgio Seveso al quotidiano indipendente di informazione L’Indro e curata dall’ottimo Sergio Flore che ringraziamo. L’intervista, intitolata “Amoris laetitia: la parola all’opposizione”, si inserisce in un interessante reportage che quel sito dedica alle maggiori questioni di attualità vaticana.  

Fonte: http://www.lindro.it/la-battaglia-di-bergoglio-parola-al-fronte-del-no/

Dopo più di tre anni dalla sua nomina, si può ben dire che Papa Francesco non abbia deluso le aspettative di chi si aspettava un pontefice ‘rivoluzionario’. L’ultimo scontro tra la Chiesa più ortodossa e il Papa idolo dei progressisti di tutto il mondo riguarda l’esortazione apostolicaAmoris Laetitia’, pubblicata in Marzo 2016 ma che continua a far discutere. Sotto attacco è soprattutto il paragrafo 305 del documento, che tra note e ambiguità suggerirebbe l’apertura ufficiale della Chiesa ai sacramenti ai divorziati e risposati.

Tentativo di ‘regolarizzare’ una situazione che di fatto, magari in sordina, già esiste o vero e proprio cambio di rotta nella dottrina della Chiesa? Se lo chiedono anche Walter Brandmuller, Carlo Caffarra, Joachim Meisner e Raymond Burke, i quattro cardinali che a settembre si sono fatti portavoce, con una lettera a Bergoglio, della porzione di Chiesa che vuole vederci chiaro. Il Papa, in ogni caso, non pare abbia ufficialmente risposto ai ‘dubia’ dei cardinali, e non ha certo aiutato a calmare le acque il caso del commissariamento del (teoricamente) Sovrano Ordine di Malta, istituzione di cui proprio Burke venne nominato patrono da Bergoglio.

Scaramucce tra tradizionalisti e progressisti? Vero e proprio scivolone dogmatico da parte di Francesco? O addirittura, come suggerisce Burke, caso di eresia e possibile scisma all’orizzonte? Ne abbiamo parlato con Piergiorgio Seveso, redattore di ‘Radio Spada’, blog cattolico di controinformazione che ha seguito e riportato puntualmente le varie tappe nella lunga – e ancora irrisolta – vicenda dei ‘dubia’.

Quali sono i punti più controversi di Amoris Laetitia e quanto di essa può invece essere ‘salvato’? Visti i pareri contrastanti al riguardo, è possibile stabilire se essa sia ‘esercizio di magistero’, o è necessaria una palese conferma del Pontefice?

“Amoris laetitia” è un puro distillato di modernismo teologico applicato alla morale e alla disciplina matrimoniale: l’aria che si respira leggendo l’intero documento è quella. Se uno ha davanti a sé un barile di acqua, anche apparentemente chiara ma avvelenata, non si domanda cosa possa essere salvato di quel barile. E qui l’acqua ha l’apparenza di essere addirittura putrida: si tratta di assecondare lo stato di degradazione dell’istituto matrimoniale e un certo spirito del mondo, ammettendo ai “sacramenti del Novus Ordo” (attraverso una normativa lassista e pressoché lasciata al caso per caso), chi ha rotto o forzato il vincolo matrimoniale, attraverso le leggi civili, e vive more uxorio, creando strutture parentali irregolari. Questo è il punto nodale del documento. Il resto è corollario, direi una sintesi pittoresca delle dottrine conciliari su matrimonio e famiglia (da Gaudium et spes a Familiaris consortio di Giovanni Paolo II) e in questo Bergoglio è abbastanza di continuità coi suoi immediati predecessori.
Oggigiorno poi si fa un gran parlare dei gradi di magistero negli ambienti tradizionalisti ma son definizioni più per addetti ai lavori che per gli altri. L’unica questione vera e concreta è che questo documento, certamente disciplinare ma con un forte substrato teologico, sanzionato dall’autorità papale (o presunta tale), è entrato nel corpo vivo della Chiesa, nel sangue della Chiesa. Al di là dell’aspetto sacramentale su cui andrebbe fatto un altro discorso, è l’aspetto dottrinale e sociale quello che spaventa di più. Della dottrina dell’indissolubilità del matrimonio non rimane in piedi quasi più nulla. Questi sono danni, umanamente parlando, irreversibili. La domanda che pongo è: è così che custodiscono le pecore? e’ così che si custodisce l’ovile? Oppure così si fa entrare in pompa magna il Lupo?

Alcuni hanno paragonato, per gravità, le posizioni di Bergoglio a quelle dell’eretico Ario: esagerazione o ci si può effettivamente aspettare una simile condanna, o addirittura – come ha ipotizzato il Cardinale Burke – un vero e proprio “scisma formale”?

Se vogliamo essere chiari, le posizioni di Bergoglio sono di un modernismo coerente ed adamantino e mi stupisco fortemente che i quattro abbiano atteso “Amoris laetitia” per accorgersene. Ora Burke si è infilato però in un ‘cul de sac’ o recede e si coprirebbe di ridicolo o prosegue nel tortuoso percorso delle “monizioni canoniche” a Bergoglio e allora dovrebbe dichiarare Bergoglio scismatico e la sede vacante. E, con altri d’accordo con lui, indire un nuovo Conclave. Le domande sono qui molteplici e complesse: Ne avrebbe il coraggio e la forza? Chi lo seguirebbe? Su quali basi canonistiche e ancor più dottrinali avverrebbe questo pronunciamento di deposizione? Come si organizzerebbe il Conclave? Inutile dire che siamo ancora su un terreno più immaginario che concreto: in ogni caso attendo Burke alla prova dei fatti.

I media e giornali che scrivono della questione tendono spesso a minimizzare la parte meno modernista della Chiesa, sostenendo che Bergoglio possa permettersi di ignorare le richieste dei 4 cardinali e non debba curarsi di rispondere alla lettera. E’ effettivamente così?

Devo essere molto franco sull’argomento: Bergoglio oggi ha in mano tutte le chiavi del potere perché si trova ad essere seduto (almeno fisicamente) sul trono di Pietro e perché, attraverso un uso massivo e abilissimo dei mezzi di comunicazione, ha saputo costruire un’immagine di sé forte e vincente, al contrario del suo tremebondo predecessore. Dal più piccolo selfie, dal più sfuggente bacio dato ad un neonato sino alle Esortazioni apostoliche, alle Encicliche e ai Concistori, tutto è strumento finalizzato alla costruzione di una nuova tappa del percorso rivoluzionario conciliare: la trasformazione definitiva del cattolicesimo romano in una mera opzione religiosa, soggettiva e privatistica, che insieme ad altre “opzioni” religiose o sociali concorra alla creazione di una società pacificata, armonica, policentrica ed…ecologica ma totalmente antropocentrica, in una parola la negazione della societas christiana. Egli ricorda da vicino molto il protagonista del “Padrone del Mondo” di Robert Hugh Benson. Con un tale potere può permettersi di ignorare i suoi nemici e i documenti che producono, di farli sbertucciare da media compiacenti, di demolirne credibilità e seguito, o semplicemente di accantonarli. Il grave limite dei piccoli blog e dei mezzi di comunicazione “tradizionalisti”, salvo lodevoli eccezioni, oggi è quello di farsi prendere da infantili entusiasmi e da commoventi attese messianiche mentre invece il nemico avvelena i pozzi e taglia i viveri per farli morire di fame. La sindrome de “Arrivano i nostri” ha sempre mietuto molte vittime.

Il passo indietro da parte di Bergoglio che Brandmuller, Caffarra, Meisner e Burke si aspettano è plausibile? Ci sono mai stati casi di Pontefici costretti a rinnegare parte della loro dottrina?

Mi pare che ormai sia codificata l’interpretazione “larga” dell’Amoris laetitia sia attraverso i pronunciamenti di alcuni episcopati, sia attraverso (ed è ancora più importante) l’interpretazione popolare che lo “spirito del mondo” ha dato di quel nefasto documento. Qualunque passo indietro (reale), non parlo di chiacchiericcio da Angelus, è impossibile. La ricerca dei precedenti storici per fatti come questi, quando non diventa un’oziosa raccolta di aneddoti antiromani, non aiuta i “tradizionalisti” perché la storia ci parla in qualche caso di papi fragili, male informati, prudenti o negligenti, con qualche posizione privata eterodossa (è il caso di Giovanni XXII) ma mai di papi eretici. Lo si dica con buona pace di tutti: l’unica via dovrebbe essere invece il rovesciamento completo dell’intero impianto dottrinale, canonistico e liturgico uscito dal concilio vaticano secondo, anche a costo di trasformare il cattolicesimo romano in una “turbolenta e sediziosa” minoranza, un pugno di “vinti vittoriosi”, pronti a gridare l’infamia e l’apostasia del mondo contemporaneo.

In generale, dopo questi anni di pontificato, si può affermare che la nomina di un papa così rivoluzionario abbia completamente spostato, per così dire, ‘a sinistra’ la Chiesa, o è invece stata la scintilla che ha provocato una reazione da parte di clero e fedeli?

L’elezione di Bergoglio è semmai il coronamento (temporaneo perché la Rivoluzione per natura deve sempre fare passi in avanti anche quando li fa…all’indietro) e il superamento di un percorso teologico iniziato con il Concilio vaticano secondo. E non sono gli aspetti più politici o folclorici (lotta all’inquinamento, affettazione pauperistica, aiuto agli immigrati, mistica latino-americana degli oppressi) che dovrebbero turbare l’opinione pubblica ma quelli più strettamente teologici ed ecclesiali. Se questa nuova “resistenza” sarà una specie di “Vandea” wojtiliano-ratzingeriana è già per natura destinata a perire perché poggia i piedi sul terreno friabile di una teologia aberrante (ad esempio quella di ‘Redemptor hominis‘ di Giovanni Paolo II). Soprattutto un movimento del genere avrebbe bisogno di guide solide e di veri maestri formati alla verità della teologia romana: al momento vedo più l’agitarsi frenetico (e preoccupato) intorno a banderuole d’occasione piuttosto che qualcosa di più concreto.