[AMORIS TRISTITIA] I calembours di Coccopalmerio e il rumoroso silenzio di Francesco

il circo

 

A conferma di quanto abbiamo scritto nei mesi e nei giorni scorsi in questo sito, riportiamo per i nostri lettori un agghiacciante commento (fonte: Avvenire cartaceo, edizione odierna) del quotidiano dei Vescovi italiani alla pubblicazione del Card. Coccopalmerio, di cui avevamo dato notizia qui. Abbiamo grassettato i passaggi peggiori [RS]

 

di Luciano Moza

 

Amoris laetitia, dottrina rispettata. Novità nella continuità. Parola del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i Testi legislativi.

Offrire ai divorziati risposati la possibilità di essere riammessi all’Eucaristia – secondo un percorso pastorale guidato dal discernimento e ispirato da una prassi penitenziale che può proseguire anche per lungo tempo – non è uno “strappo” dottrinale ma si inquadra in una logica di accoglienza del peccatore che, lungi dal giustificarne il comportamento, rispetta la norma e la tradizione, pur in maniera originale e dinamica. Il cardinale Coccopalmerio arriva a questa conclusione al termine di un ragionamento condotto in modo preciso ed essenziale nel libro Il capitolo ottavo dell’Esortazione postsinodale Amoris laetitia. Accompagnare, discernere e integrare le difficoltà (Edizioni Lev).

Il percorso seguito dal cardinale canonista è chiaro. Innanzi tutto mostra la certezza della dottrina su matrimonio e famiglia presentata all’interno del documento di papa Francesco. Poi spiega perché la Chiesa ha avvertito l’esigenza pastorale di attualizzare la sua proposta nei confronti delle coppie più fragili, non solo quelle che hanno visto fallire il loro progetto di vita a due, ma anche coloro – e le statistiche ci raccontano che sono sempre più numerose- che si sono poi impegnate in una nuova unione. Si tratta proprio delle persone che, alla luce di una interpretazione esclusivamente normativa, la Chiesa ha troppo a lungo lasciato sulla soglia.

Come è noto, la svolta tracciata da Amoris laetitia – senza interrompere il lungo cammino del magistero e della dottrina ma sviluppandolo e indicandone un’evoluzione coerente come sempre avvenuto nella storia della Chiesa – ha suscitato qualche malumore. Quattro cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller e Joachim Meisner) sono arrivati addirittura a rendere pubblica la lettera inviata al Papa in cui, secondo la prassi canonica, si esprimono riservatamente dubia su questa o su quella questione. Ne abbiamo lungamente parlato anche su queste pagine.

Ieri però, alla presentazione del libro del cardinale Coccopalmerio [alla quale l’Autore non è nemmeno intervenuto, stando a quanto riportato da Rorate Caeli, ndr], il direttore della Libreria Editrice vaticana, don Giuseppe Costa, ha precisato che il volumetto non è un testo di risposta ai quattro cardinali, ma rappresenta una voce comunque autorevole che interviene nel dibattito. Anche perché – ma questo don Costa non l’ha riferito – il Papa considera che non ci sia bisogno di alcuna risposta vista la chiarezza del documento postsinodale. Per chi proprio avverte la necessità di uno schema applicativo dell’ottavo capitolo, c’è il documento dei vescovi di Buenos Aires, dello scorso settembre. Quello definito da Francesco «un testo molto buono. Non ci sono altre interpretazioni».

Sulla stessa linea si muove il breve ma chiarissimo saggio di Coccopalmerio. «Il pregio principale del libro – ha spiegato ieri durante la presentazione il teologo don Maurizio Granchi, consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi – è quello di far parlare il documento, lasciando emergere ciò che a un rapido sguardo, fin troppo sbrigativo, rischia di venir trascurato, se non sacrificato o ancor peggio travisato». Il cuore della questione, secondo quanto spiega Coccopalmerio, è il proposito del cambiamento. Le persone che vivono in condizioni di “irregolarità” – le virgolette sono usate nel testo di Amoris laetitia [un tempo si chiamava peccato pubblico, ndr] – sono «coscienti della loro condizione di peccato… si pongono il problema di cambiare e quindi – si legge nel testo – hanno l’intenzione o, almeno, il desiderio di cambiare la loro condizione» [fermo proposito: non pervenuto, ndr]. La serietà della questione di coscienza è quindi il punto decisivo, come argomentato anche da don Gronchi, per «la possibilità di accedere ai sacramenti da parte di coloro che non riescono ad astenersi dai rapporti coniugali» [?!??!?!].

Una situazione che, secondo quanto scrive il presidente del Pontificio consiglio per i Testi legislativi, non fa venir meno né la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio, né quella del sincero pentimento, e neppure la dottrina della grazia santificante. «Ed è proprio questo – conclude – l’elemento teologico che permette l’assoluzione e l’accesso all’Eucaristia, sempre nell’impossibilità di cambiare subito la condizione di peccato».

 

 

9 Commenti a "[AMORIS TRISTITIA] I calembours di Coccopalmerio e il rumoroso silenzio di Francesco"

  1. #Alberto   15 Febbraio 2017 at 3:40 pm

    Quello che fa venir meno è la logica.
    Ma già, siamo nell’epoca del 2+2=5.

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  2. #Alessandro   15 Febbraio 2017 at 4:20 pm

    Grazie a Dio trattasi di pezzi di pane e non di Corpo Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore, il Novus Ordo è per analogia chiaramente invalido al pari della “messa” protestante! Resta lo scandalo purtroppo da pagare per concedere a viziosi ostinati apostati di far la fila per ricevere le merendine sfornate dal “Panificio Montini-Bugnini, blasfeme refezioni dal 1969”.

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  3. #Diego   15 Febbraio 2017 at 5:05 pm

    AMORIS LAETITIA = LETAME

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    • #Alessio   15 Febbraio 2017 at 7:38 pm

      D’altra parte l’individuo che l’ha prodotto è uno dei maggiori “tycoons” (che termine alla moda!) del letame a livello mondiale!

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  4. #Maria   15 Febbraio 2017 at 6:07 pm

    Diego
    talmente concreto, nella sua esposizione….. che non le rimarrà proprio più nulla da dire. Almeno si spera!

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  5. #jb Mirabile-caruso   15 Febbraio 2017 at 9:00 pm

    Don Gronchi: “…la possibilità di accedere ai sacramenti da parte di coloro che non
    …………………..riescono ad astenersi dai rapporti coniugali”………………………………..

    È del tutto evidente che ci troviamo di fronte a personaggi di tale squallore morale che non è possibile crederli essere mai appartenuti alla Chiesa Cattolica, e le cui azioni altro obiettivo non hanno se non quello di umiliare a morte la Chiesa di Cristo!

    Ho appreso recentemente da un omosessuale di lungo corso ritornato ad essere un uomo vero con moglie e figli nonché Cattolico militante, di essere in possesso di documentazioni attestanti il fatto che il 50% della Gerarchia della Chiesa Cattolica è costituito da pervertiti sessuali.

    L’odio nei confronti della Chiesa di questi personaggi è la chiave di lettura di ciò che scrivono!!!

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    • #giona   16 Febbraio 2017 at 10:12 am

      nei seminari negli anni 60 di certo si faceva scuola di sodomia, chi è uscito con lacerazioni mentali senza volerne più sapere dei preti e chi è rimasto con goduria….il risultato è questo …un gioco iniziato col rinascimento passando per rivoluzioni varie in primis l a francese ed arrivando allo spodestamento nel 1958 del vero Papa con consenso esplicito die presenti al conclave

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  6. #bbruno   15 Febbraio 2017 at 9:59 pm

    Offrire ai ladri patentati, ai mafiosi incalliti, agli stupratori inveterati, ai froci incontenibili, la possibilità di consolarsi con l’ammissione all’ eucarestia, secondo un percorso pastorale:

    a) guidato dal discernimento di chi sa bene, per sua esperienza, quanto sia difficile, impossibile anzi, tenere insieme il dettato dei comandamenti del Vecchio e del Nuovo Testamento con la vita reale, come infatti sanzionato dal detto per cui Nemo ad Impossibilia Tenetur….

    b) ispirato da una prassi pastorale che può durare tutta la vita senza mai arrivare a capo di niente…

    —NO, NON è uno ‘STRAPPO’ dottrinale, ma si inqaudra perfettamente in una logica di accoglimento del peccatore per la quale costui , come sopra detto, incapace di adeguarsi al dettato di cui sopra, viene lasciato libero di agire come può e come gli pare, fidando egli nell’assoluta e cieca misericordia divina, che tutto beve e niente vede, con ciò non volendo configurar detto “percorso pastorale” come “una rottura con la norma e con la tradizione”, che, non sia mai!, vengono anzi riaffermate in detta pratica pastorale, attenta alle diverse sensibilità e debolezze, proprio in forza della sua “maniera originale e dinamica” di porsi.

    Ma COCCO mio, va a vaffa’, e insime a te il tuo Coccolone Bergoglio…..

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  7. #lister   16 Febbraio 2017 at 9:45 am

    “…si inquadra in una logica di accoglienza…”

    Accoglienza in tutte le salse.
    Ce l’hanno fatti a peperini con ‘sta “accoglienza”!!!

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