fabo

 

di Bellarminus

 Alla fine Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo, è deceduto, così come voleva, in una clinica in Svizzera accompagnato nel viaggio della morte dal radicale Marco Cappato. Il tragico epilogo è stato accompagnato, nei mesi precedenti, da una vera e propria campagna mediatica volta a compulsare un’opinione pubblica, quale quella italiana, già ampiamente assuefatta alle dottrine liberal. Non deve stupire infatti che tutti i mezzi di informazione stiano in queste ore premendo in favore di una legge dello Stato che disciplini il “fine vita”.

Basta, in particolare, dare uno sguardo a ciò che viene condiviso sui social per rendersi conto che gli italiani sono oramai completamente scristianizzati. L’eutanasia è stata, di fatto, sdoganata e, pur non essendo (ancora) legalizzata, sembra essere data come acquisita all’interno del pensiero comune. Il messaggio è chiaro: bisogna poter decidere della propria vita e lo Stato deve assecondare i desiderata dei sudditi.

Ovviamente tutto ciò è figlio del liberalismo ideologico, giacché eleva l’uomo a giudice di se stesso e del proprio destino senza alcun limite, e del positivismo giuridico, che disconosce ogni riferimento a valori pre-giuridici e incardinati nel cuore di ogni uomo di buona volontà.

Le campagne mediatiche di questi giorni non sono affatto nuove giacché, all’indomani della morte di Eluana Englaro, avvenuta nel 2009, partirono iniziative legislative in materia che però non trovarono, in quel particolare momento storico, terreno fertile. Peraltro la stessa Corte di Cassazione in quella circostanza diede il via libera alle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) in maniera surrettizia attraverso l’istituto civilistico dell’amministrazione di sostegno, nato in realtà per offrire tutele a persone affette da disabilità.

Non vorremmo essere profeti di sventure, ma la sensazione è che, a breve, anche l’eutanasia sarà legalizzata. Ovviamente si tratterà di un intervento legislativo subdolo, come avvenne con la legge 194 che, ad oggi, ha provocato quasi sei milioni di vittime. Si dirà infatti con si tuteleranno le persone più deboli. Insomma, si proteggeranno i disabili sopprimendoli (sic!).

Se tutto ciò è stato possibile, se cioè l’ideologia della morte ha potuto radicarsi agevolmente nella società e nell’ordinamento giuridico italiano, è dipeso principalmente del nuovo corso adottato dalla Chiesa conciliare. Non è un caso infatti che tutte le leggi anti-cristiane che sono state introdotte in Italia hanno avuto come interlocutore il clero modernista, che si è piegato in nome del dialogo e dei “rapporti di buon vicinato”.  Basti solo ricordare che pochi giorni fa, in merito alla scelta della Regione Lazio di indire un bando di concorso per soli medici non obiettori all’ospedale San Camillo a Roma, la CEI abbia dichiarato che si tratta di una “errata applicazione” della legge 194. Parole che ci lasciano sgomenti.

Mons. Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia e uomo fidato del pontefice argentino, ha dichiarato che “bisogna interrogarsi” su questa vicenda. Dovremmo sommessamente ricordare a mons. Paglia che non è il tempo delle domande, perché l’eutanasia viola esplicitamente il V Comandamento, così come ribadito dal Magistero della Chiesa, ed apre le porte alla dannazione eterna. Ovviamente non ci permettiamo di giudicare l’anima dell’Antoniani e, anzi, preghiamo affinché Dio abbia avuto misericordia, ma certamente non possiamo nascondere le Verità della Fede cattolica. Bisognerebbe che le gerarchie ricordassero ai fedeli che le sofferenze fisiche hanno termine, quelle dell’Inferno no. Parole che possono sembrare dure – e in effetti lo sono – ma la Salvezza dell’anima è una cosa così seria e non può lasciarci indifferenti e – Dio non voglia! – complici.

Mons. Paglia parla di “sconfitta per tutti”: ha ragione, ma ad uscirne sconfitta è proprio quella linea conciliare che ha portato alla devastazione della morale dell’Occidente. Una gerarchia che rinuncia a convertire e che pretende di scendere a patti con il nemico è destinata a fallire miseramente. E i fatti ci danno amaramente ragione.

Nell’odierno dibattito, anche tra le fila vaticane, manca ogni riferimento a Dio, Bene supremo verso Cui ogni uomo deve tendere. L’Antoniani ha scelto l’eutanasia perché non gli è stata presentata la dimensione salvifica della sofferenza. Senza la Croce di Cristo tutto perde di consistenza, tutto diventa effimero e inutile, anche la stessa vita quando essa non ci aggrada più. La stessa Santa Messa cattolica è il Sacrificio di Cristo che sceglie la via della Passione per il salvezza dell’uomo.

Sembrano frasi scontate per un cattolico, eppure nulla di tutto ciò emerge dalle parole di mons. Paglia che usa il politically correct quando parla di “cultura dello scarto”, ricalcando il leitmotiv del pontefice, specialmente in funzione immigrazionista, terzomondista e pauperista. Il nostro auspicio è che si getti via questa retorica del compromesso ideologico assieme agli errori che ammorbano la Chiesa da decenni e si ritorni a dire la Verità. La paglia vicino al fuoco, si sa, brucia e l’Inferno è un luogo assai caldo.