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di Cristiano Lugli

 

I fatti dell’ospedale San Camillo sono noti: l’assunzione di due ginecologi che rispondessero al requisito di “non essere obiettori”. Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha giustificato questo criterio discriminatorio, definendolo necessario  “per l’applicazione della legge 194“.

Zingaretti ha però giocato a carte troppo scoperte e Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, lo ha bacchettato dicendo che “non bisogna esprimere pensieri, ma semplicemente applicare la legge, in cui l’obiezione di coscienza è rispettata nel nostro Paese”.

La polemica ha ovviamente raggiunto toni alti scatenando l’indignazione di molti, specie fra i medici cattolici che parlano di “violazione della legge” e di attacco alla libertà in coscienza, ma trovando pure pareri favorevoli all’iniziativa di Zingaretti.

In ambito medico la voce più forte è stata quella del Dott. Giuseppe Lavra, Presidente dei medici romani, che pur con un linguaggio molto laicista ha espresso fermo dissenso contro questa iniziativa , definendola una discriminazione bella e buona:

“Prevedere un concorso soltanto per non obiettori di coscienza ha il significato di discriminazione di chi esercita un diritto sancito dalla bioetica e dalla deontologia medica. Soltanto ragioni superiori potrebbero consentire di superare il diritto fondamentale di invocare legittimamente l’obiezione di coscienza in determinate situazioni. Ma queste ragioni superiori non ci risulta esistano. Il fatto che si ricorra invece a una tale forzatura gestionale e amministrativa, conculcando un diritto inalienabile, allarma chi ha il dovere di tutelare la professione medica nei suoi aspetti fondamentali della bioetica e della deontologia che sono ad esclusiva garanzia della comunità sociale”. 

Lavra ha chiesto l’immediata revoca di ciò che ha definito un “atto iniquo”; nonostante ciò  Zingaretti, di giovanile militanza nel PCI, sembra voler tirar dritto asserendo che non ha nessuna intenzione di revocare il concorso, trattandosi – sempre a suo dire – di “garantire un diritto”. In opposizione a queste affermazioni si sono mossi altri politici, fra cui Giorgia Meloni. La prima a fiancheggiare il Presidente della Regione Lazio è stata ovviamente Emma Bonino (da non pochi considerata il CEO numero due, o al massimo numero tre, di Santa Marta).

La madre italiana di tante perversioni, difese e diffuse con il compagno di merende di cui ora si cantano le lodi – come diceva qui l’altro ieri Paolo Deotto https://www.riscossacristiana.it/mons-vincenzo-paglia-e-p-arturo-sosa-abascal-roba-da-pazzi-valutate-voi-di-paolo-deotto/   – ha perso un’ottima occasione per tacere: “Penso che la legge sia molto chiara – dice – e le istituzioni devono applicare la legge e garantire il servizio. In molte regioni sappiamo che non è così proprio per l’abuso dell’obiezione di coscienza. È un modo di applicare la legge. Ora, a parte la coscienza di ciascuno, compito dello Stato è far applicare le leggi. Non è una discriminazione per nessuno, è semplicemente, finalmente, applicare la legge”.  

La maga delle pompe per bicicletta usate per abortire gongola alla vista di un primo caso in cui sia persino messa in discussione l’obiezione di coscienza, che tanto era rimasta sul gozzo a lei e al “compianto” Giacinto Marco Pannella.

Eppure in tutta questa sciagurata vicenda vi è qualcosa di ancora più sciagurato che, ahinoi, proviene dalla CEI. La “voce grossa” l’ha fatta anche la Conferenza Episcopale Italiana, per bocca di don Carmine Arice, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Salute, il quale ha rilasciato un’intervista all’Ansa dove spiega il perché dell’opposizione a questo bando di concorso pubblico per assumere due ginecologi non obiettori. Secondo don Arice “viene snaturata la legge 194”. Avete capito bene: la buona e saggia legge 194, iniqua legge abortista, perde i propri connotati che sempre secondo don Arice “non avevano l’obiettivo di indurre all’aborto ma prevenirlo”.      

Il Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Salute continua le proprie capriole affermando che così facendo “non si rispetta un diritto di natura costituzionale quale è l’obiezione di coscienza”, rendendo nota altresì l’indagine condotta dal Ministero della Salute dove sarebbe stato appurato che “il numero di medici non obiettori risulta sufficiente per coprire ampiamente la domanda”. E quale domanda? Ovviamente quella di interruzioni volontarie di gravidanza sancite dalla buona legge 194, ora meschinamente “snaturata”, alla faccia della decantata Costituzione che per i “cattolici” vale più del Vangelo.

A queste democristiane dinamiche, infine, non poteva mancare l’intervento del Cardinal Camillo Ruini, ancora ritenuto da certuni come “conservatore”, il quale si è così espresso: “Il mio parere è che si tratta di una forzatura abortista rispetto a quelle che sono la lettera e lo spirito della legge 194, il suo scopo non è per nulla quello di portare chi lo desidera ad abortire, di aprire possibilità in questo senso, semmai essa intende aiutare a non abortire, e in questo senso davvero parlerei di prevenzione”.

Questi sono i grandi fari della bioetica cattolica italiana, le stesse forze di resistenza di ala roccelliana che si sono votate al compromesso sporcandosi le mani con la legge 40 e la fecondazione in vitro di cui tanto vanno fieri, che ha forse prodotto più morti (o forse dovremmo dire embrioni ingabbiati fra la vita e la morte) che la iniqua legge 194, ora definita da loro stessi “snaturata”. Questo è lo “spirito” democristiano, che ha distrutto l’Italia e ha ridotto la Chiesa ad essere il nulla più assoluto in campo bioetico, portando lo stesso Bergoglio a dire che la Chiesa non deve occuparsi troppo di temi bioetici “non ricoprendo nessuno spazio privilegiato in essa”.

La figura peggiore dunque non si sa chi l’abbia fatta, se Zingaretti, che fa il suo lavoro a servizio di una società anticristica e rea di milioni di omicidi di innocenti, o la CEI, puntualmente a servizio del compromesso, tanto da difendere, de facto,due leggi ignobili.

Tutto torna, in effetti: le legge 194 fortemente voluta dai radicali riceve l’imprimatur dei cattolici. L’elogio di Mons. Paglia a Pannella si inquadra perfettamente. Zingaretti propone? La CEI bofonchia di diritti garantiti dalla Costituzione, ma si guarda bene dal parlare di peccato, di uccisione di innocenti, di atto immorale. Anzi, difende la famigerata 194, che sarebbe solo “snaturata”; insomma, se applicata bene è una buona legge…

Su una sola cosa don Carmine Arice ha ragione, ovvero esprimendo il timore che questa potrebbe essere la formula apripista per tante altre strutture sanitarie. Ebbene sì, è il processo di overtonizzazione dell’aborto, con la cancellazione del diritto di obiezione. Il tutto in armonia con la nuova visione eutanasica. Vista la posizione della CEI, il crimine abominevole dell’aborto come lo dovremo chiamare: crimine radicale o crimine cattolico?

 

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