La sofferenza è la mano di Dio tesa verso di noi. Riflessioni sul suicidio di Dj Fabo

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Nell’anima solo Dio guarda. A noi resta da valutare, per farne tesoro – qui stat, videat ne cadat – solo ciò che è in foro esterno: gli atti e le dichiarazioni. Possa il Cielo aver misericordia di tutti quanti si sono dati la morte per sfuggire alla via Crucis. [RS]

 

di Lorenzo Maria Pacini

 

In meno di 48 ore, già tutti i notiziari telematici e non hanno trattato la questione “Dj Fabo”. Non ho potuto fare a meno di venirne coinvolto anche io, avvezzo come un po’ tutti al mondo del web e, sebbene cerchi di evitare la cronaca “da parrucchiere”, questa notizia non c’è stato verso di ignorarla.

Allora, leggendo qua e là, confrontandomi con qualche amico più “aggiornato” di me e meditandoci su, ho pensato che forse sarebbe stato opportuno condividere con il digimondo un breve ma incisivo commento.

Mi aspetto che la maggior parte non comprenda queste parole e che l’articoletto riceva molte critiche. Ben vengano, le gusterò con avida soddisfazione.

Quello che è successo a Fabiano Antoniani, in “arte” (chiamarla tale è blasfemia pura) DJ Fabo, è un esempio di ordinaria amministrazione. Niente di più, niente di meno. Non c’è niente di strano, niente di diverso, niente di cui scandalizzarsi.

Già, cari lettori, perché lo scandalo è il fetido mare di sterco infernale in cui vive la stragrande maggioranza dell’umanità oggi. L’impero delle tenebre, il regno del principe di questo mondo, dove il peccato è commutato in virtù, adulato, esaltato, bramato fino alla nausea, ricercato e praticato senza alcun genere di freno, goduto come il più prelibato ed afrodisiaco dei cibi.

Perché scandalizzarsi se uno richiede la cosiddetta “dolce morte”?  Oggi la morte è stata esorcizzata fino all’inverosimile, arrivando all’estremo opposto che vede il dilagare di sport estremi – così si chiamano perché sono pericolosi fino al limite estremo del perdere la vita – e della “death culture” nella quale, per chi non lo sapesse, vivono i 9/10 dei giovani di oggi (stima personale ma ben motivata dall’esperienza), che va dal vestirti in maniera indecente e mortifera fino al praticare, per gioco si usa dire, rituali magici, incantesimi, sedute spiritiche, giochetti esoterici.

Non c’è più senso alla morte, perciò o si fa finta che non esista o la si ironizza oltremodo. Peccato che entrambe le categorie di deficienza antropologica portino all’inesorabile confronto con il sacratissimo “dies irae”, prima o dopo, oggi o domani. Spetta a tutti, nessuno escluso. E quando tali persone si trovano davanti al dover prendere consapevolezza – se gliene è dato il tempo – che la vita di questo mondo anche per loro deve finire, è la follia pura, cercano di fuggire, di nascondersi, di eludere futilmente l’avvento di sorella morte. Guardiamoci intorno, è così, non ha senso far finta di niente: gente che si fa la plastica e qualche ritocchino perché non accetta le rughe della vecchiaia, miliardari che si fanno surgelare come broccoletti nelle camere criogeniche, atleti che scalano le montagne senza cordatura per “sentire il brivido”, e via dicendo.

Ah, beata morte! Solennissimo tavolo di giudizio della vita di ogni persona! Giammai ti ameremo e temeremo abbastanza. E come cantava il Branduardi in State buoni se potete “Ma quando la morte arriverà, cosa resterà di tutto questo? Vanità di vanità!”

Tolta di mezzo questa, che rimane del senso ultimo, teleologico, della vita? Già il senso del peccato è stato fatto fuori, a colpi di modernismo, un concilio, sedicenti esortazioni apostoliche e governi illegittimi ed iniqui.

Non sto dicendo niente di nuovo e non è di questo che voglio trattare. Illustri e brillanti menti hanno ben spiegato la questione, chi non ne è a conoscenza si informi.

Il problema è legato proprio al povero Fabiano.

Nella vita faceva il DJ, che è un mestiere – almeno nella maggioranza dei casi – iniquo, peccaminoso, al servizio degli inferi. Che le discoteche sono preludio dell’inferno non ci vuole una vita da mistici per comprenderlo. Che non è moralmente lecito né bene fare il DJ, idem. Che poi cristianamente è aberrazione pura, si capisce da sé.

Dunque, dicevamo, una persona che vive senza Dio, per suo esplicito e voluto rifiuto, anzi in guerra aperta con Dio, praticando come suddetto un mestiere “anticristico”, si ritrova con una grave malattia che lo costringe ad una forma di invalidità certamente molto problematica e difficile.

Benissimo, sia benedetta la Divina Misericordia! Il Signore gli ha concesso questa chance unica ed irripetibile per redimersi, espiare i suoi peccati ed accedere alla comunione dei Santi in Paradiso. “Si impara ad amare solo quando si impara a soffrire”, diceva la grande santa Gemma Galgani, e se qualcuno ancora non ha capito che la sofferenza è la via maestra per la salvezza, non ha capito niente del Cristianesimo. Si chiama Croce la porta stretta, si chiama Golgota il cammino di Fede. Punto e basta, su questo non c’è proprio da opinare. Lo ha insegnato Cristo Gesù, nostro Salvatore e Signore, dandone l’esempio per primo e indicandoci la via.

E quando un’anima viene chiamata, per gli insondabili e perfettissimi disegni della Provvidenza, che è purissima e dolcissima Misericordia (quella vera!), a patire con Cristo, benedetta sia questa opportunità! Benedetto sia Dio che a un figlio che lo odia e combatte offre con amore indicibile la mano per essere redento!

Ma ci rendiamo conto di quale blasfemia e bestemmia è accusare Dio Onnipotente di “ingiustizia” per il dolore e la sofferenza, per la malattia e l’agonia? Ci pensiamo mai a questo? Guai a noi! Guai! Che Dio ci perdoni se così è stato.

Lo ripeto: se una persona non ha ancora capito che la via della Croce è la via per ogni cristiano, nessuno escluso, nona ha capito un fico secco della nostra religione (l’unica, ci tengo a ribadirlo per i meno avvezzi al dogma, nella quale vi è salvezza).

DJ Fabo non lascia dietro di sé il buon esempio, anzi. È stato uomo dalla vita – si può presumere – di peccato, di scandalo pubblico e fino alla fine, così sembra, ha perseverato nella sua volontà perversa peccatrice.

Chiedere la cessazione artificiale della vita, che è realisticamente un suicidio assistito – suicidio perché è il soggetto ad essere oggetto stesso dell’atto elicito, assistito perché l’azione è praticata da o con un altro agente – è una bestemmia contro lo Spirito Santo, un sacrilegio contro il Creatore.

E questo, cari lettori, questo è vomitevole. Questa condizione di peccato deve commuoverci il cuore, deve farci mettere in ginocchio con preghiere, penitenze, offerte per i miliardi di anime che vivono in questa tenebra, in vita già come cadaveri putrefatti dal peccato mortale.

Vari colleghi e amici, specialmente nel ramo catto-chic e liberaloide del pro-life (but without Christ), hanno scritto articoli sdolcinati e pieni di mea culpa sul “quanto amore avrebbe potuto ricevere e invece non ha ricevuto”. Amici cari, l’amore sta nella Croce, non nei cuoricini sulle chat o nei pocket coffee sul sedile della macchina. Questa è la cruda ma vera realtà. Per morire in quel modo, c’è una scelta consapevole e deliberata, probabilmente con piena avvertenza. E soprattutto con odio a Dio.

Aberranti anche le parole della moglie, che sottolineano ancora di più il vuoto abissale e la cancrena spirituale, non solo di quella coppia, ma anche di tutti quelli che attorno ad essa ora stanno strumentalizzando, con uno studio mediatico notevole, il caso per sdoganare l’eutanasia nel nostro Paese. Quelle parole non sono parole di amore, bensì di esatto opposto, se ne facciano una ragione i mentecatti che li stanno canonizzando.

Concludo facendo mie le parole di Lenny Belardo, ovvero Pio XIII della serie The Young Pope: “Di cosa vi siete dimenticati? Di chi? Di Dio! Voi vi siete dimenticati di Dio!”

 

 

 

47 Commenti a "La sofferenza è la mano di Dio tesa verso di noi. Riflessioni sul suicidio di Dj Fabo"

  1. #bbruno   28 Febbraio 2017 at 9:53 pm

    d’accordissimo, chi non ha capito la via della Croce, non ha capito niente di Cristo e del cristianesimo, e della salvezza. Duro, ma vero, e perché duro è vero: “Padre se puoi allontana da me questo calice, ma non la mia , la Tua volontà sia fatta”. Per questo il cristianesimo è l’unica religione vera, l’unica che salva, perché ha Cristo al suo centro, prima crocifisso e poi risorto. Chi non l’ha capito può anche illudersi di salvarsi con papa Francesco, lquesta via è larga e agevole: s’accomodi pure, ma da nessuna parte si parla di un paradiso alla Bergoglio, chissà dove costoro credono di andare…

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    • #Neemia   1 Marzo 2017 at 9:11 am

      San giovanni della Croce: La Croce Gloriosa è l’albero della mia salvezza. La croce che Cristo dona ad ognuno su questa terra, è il più alto segno di amore e stima profonda per l’uomo, associato alla missione redentrice del Verbo fatto uomo.

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  2. #Hector Hammond   1 Marzo 2017 at 1:36 am

    La mia croce sta iniziando a pesarmi in maniera orribile …

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  3. #Alessio   1 Marzo 2017 at 1:50 am

    Sull’argomento ho già commentato molto più di quanto avrei voluto in seguito al primo articolo, e non voglio ripetermi.

    Qua spero di potermi limitare :
    “…si ritrova con una grave malattia che lo costringe ad una forma di invalidità certamente molto problematica e difficile.
    Benissimo, sia benedetta la Divina Misericordia!…”

    Quello che ho letto, benchè chiarissimo dal punto di vista della Lingua Italiana, merita di essere analizzato riguardo al contenuto.
    Cercherò di farlo in maniera fredda e distaccata.

    Dunque : questo Fabiano Antoniani era un DJ, ed in quanto tale ha avuto la fortuna d’essere colpito da tetraplegia e cecità, che distruggendolo completamente sul piano umano lo hanno allontanato dalla sua vita malsana.
    Di tale accadimento, l’Antoniani avrebbe dovuto rallegrarsi considerandolo un’opportunità irripetibile di redenzione.

    RALLEGRARSI DI TETRAPLEGIA E CECITA’ (leggo un “Benissimo” e non solo).

    E’ realmente questo che lo scrivente vuole intendere?

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  4. #Diego   1 Marzo 2017 at 3:58 am

    Splendido articolo, che condivido in pieno!

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  5. #Neemia   1 Marzo 2017 at 8:26 am

    Nella chiesa costruita con la Paglia, la mentalità illuministica, liberale, che fa dell’uomo il legislatore dell’universo, ma attraverso il dialogo ed il confronto ,sia chiaro, offre gli ultimi frutti avvelenati ad una umanità regredita, a cui non sa dire nulla, e da cui anzi trae i suoi contenuti. Sale che ha perso il sapore e sta per essere calpestato dagli uomini…

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  6. #Albino Mettifogo   1 Marzo 2017 at 9:57 am

    Articolo ineccepibile.

    Albino

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  7. #Bombadillo   1 Marzo 2017 at 9:59 am

    Carissimi,
    mi pare davvero esagerata questa presa di posizione contro le discoteche.
    Da sempre, le persone, specie le giovani, vanno a ballare per divertirsi.
    Io, da ragazzo, ci andavo spesso in discoteca. E, né a me né a quelli che erano con me, è successo mai niente di particolarmente “peccaminoso” o “diabolico”. Per altro, nessuno del mio gruppo si è mai drogato, neppure a livello di droghe c.d. leggere, e, francamente, non ricordo nessuno di noi che si sia anche solo ubriacato in discoteca. La maggior parte di noi -a partire da me- non fumava manco le sigarette, eppure ricordo benissimo che l’ultimo anno di liceo io ero c.d. p.r. -con privilegio di poter dispensare “pass”-, il sabato,per la discoteca che andava di più il sabato, e, la domenica, per quella che andava di più la domenica..,dove per altro il gestore era un ragazzo più grande, che aveva frequentato la mia stessa scuola (imprenditore figlio di imprenditori), il quale per anni, appunto quando eravamo più piccoli, ha fatto il gestore/organizzatore di discoteche e di “feste da ballo”. Non si è mai drogato, non l’ho mai visto ubriaco, e azzarderei che non l’ho mai visto fumare, neppure da ragazzo, neanche una semplice sigaretta.
    Certo, ci sarà stato qualche contatto ravvicinato con le ragazze che uscivano con noi, ma ciò avveniva, e sarebbe avvenuto, a prescindere dalle discoteche.
    L’idea, poi, che mettere della musica sia un mestiere immorale, la trovo francamente ridicola, e neppure meritevole di commento ulteriore.
    Piuttosto, il punto credo sia un altro.
    Il punto principale, cioè, è quello della differenza tra eutanasia attiva o passiva.
    Insomma, il comandamento “non uccidere” implica anche un obbligo di curarsi?
    Io non ne sono affatto convinto.
    Vado a memoria, ma mi pare di ricordare in “Vita e detti dei Padri del deserto”, un monaco che, non essendo capace più di alzarsi per pregare, disse ai medici che era diventato inutile e non voleva più essere curato, preferendo morire e andare in cielo.
    Attenzione, io non sto dicendo che l’eutanasia passiva, lo “staccare la spina”, non è peccato (secondo me, già ora non è reato, e non dovrebbe applicarsi la norma sull’omicidio del consenziente, ma non voglio farne una questione tecnico-giuridica). Sto dicendo che la tesi per cui non lo è -che io condivido-, in questo momento di mancanza di autorità, è legittima esattamente come quella contraria, di cui non si dovrebbe essere tanto sicuri.
    Questo è uno di quei casi in cui ci vorrebbe un Papa (vero) che ci dicesse come stanno le cose.
    Tom

    Rispondi
    • #Alessio   1 Marzo 2017 at 11:33 am

      A parte quello che tu dici, Tom, io sto aspettando una risposta alla mia domanda.
      Una domanda che giudico grottesco avere posto, beninteso!

      Rispondi
      • #Isidoro   1 Marzo 2017 at 11:36 am

        Parli sempre di militanza attiva e poi cadi pubblicamente sulle basi. Ti consiglio di leggere l’imitazione di Cristo in questa Quaresima e poi tornare e dirci se la sofferenza non è la mano di Dio tesa verso di noi.

        Rispondi
        • #Alessio   1 Marzo 2017 at 11:52 am

          Parlo di reazione all’attacco massonico, ognuno con i mezzi che può.
          La militanza attiva non è per tutti, a meno che non possa anche essere intesa come militanza svolta nella vita privata.
          Grazie del consiglio della lettura, ma la risposta alla mia domanda non è ancora arrivata ; è una domanda precisa e vuole una risposta precisa.

        • #Isidoro   1 Marzo 2017 at 12:14 pm

          La risposta è ovviamente sì, ma puoi capirla solo da cattolico.

        • #Alessio   1 Marzo 2017 at 12:32 pm

          LA RISPOSTA E’ “OVVIAMENTE” CHE, IN QUANTO DJ, AVREBBE DOVUTO RALLEGRARSI D’ESSERE RIDOTTO TETRAPLEGICO E CIECO, PRENDENDO L’ACCADUTO QUASI COME UN DONO.

          Un’affermazione che mi rifiuto di commentare.

          Lasciando perdere l’affermazione di cui sopra, potrei dirti che avrebbe potuto redimersi in mille altri modi, rimanendo non solo vivo ma anche sano : una donna che lo riportava sulla retta via, un fortissimo spavento che gli faceva scoprire la Fede, una scena toccante che lo faceva pensare… ma rinuncio a dirlo, perchè so già che mi diresti che ora della fine la sorte più giusta e migliore per lui era quella. Senza motivarmelo, ma così mi diresti.
          La giusta misura della pena per la redenzione di un DJ sarebbe stata quindi la tetraplegia e la cecità, che lui avrebbe dovuto accettare di buon grado.
          Un DJ… manco fosse stato l’assistente di Erzebeth Bathory.

          Una conversazione surreale, inutile insistere.

        • #Isidoro   1 Marzo 2017 at 1:21 pm

          Puoi rifiutarti quanto ti pare, con la dovuta proporzione la mia vita è stata simile e ringrazio Dio per i gravi eventi accaduti alla mia famiglia, senza i quali forse non mi sarei neanche convertito. Ripeto, prima di commentare ancora leggi l’imitazione di Cristo, stai dicendo scemenze che vanno bene in quei pub dove gli argomenti sono Evola, Codreanu e Badoglio o al circolo della CGIL.

        • #Alessio   1 Marzo 2017 at 1:28 pm

          E chi li frequenta quei pub e quei personaggi?
          Quanto alle scemenze, dopo quello che ho letto rinuncio a mettermi in gara.

  8. #Bombadillo   1 Marzo 2017 at 12:09 pm

    @Alessio, ovviamente non puoi attendere alcuna risposta.
    Da un lato abbiamo gli atei o, comunque, i diversamente cattolici, per cui è inaccettabile che le sciagure, le malattie, etc., possano essere un castigo divino, dall’altro abbiamo i nuovi cattolici pieni di zelo, che -degni epigoni di un Padoa Schioppa- elogiano la durezza del vivere (degli altri), e per i quali le malattie sono sì inviate da Dio, ma come doni speciali, come grazie.
    Io, personalmente, che sono malato, sto chiedendo al Signore la grazia di guarirmi… che poi non otterrò, perché non me la merito, ma questo è un altro paio di maniche.
    Ma sto chiedendo quello….non diversamente da tanti protagonisti del Vangelo, che appunto la guarigione chiedevano a N.S. Gesù Cristo, non l’infermità.
    Se la malattia -e, per altro, una malattia così devastante e mostruosa- è per l’articolista una fortuna, che dire?
    Perché non la chiede per se stesso?
    Se è davvero una grazia e una fortuna, perché non la invoca nelle sue preghiere?
    Questa è la vera domanda, alla quale, altrettanto ovviamente, non può esserci risposta, perché nessuno ammetterà mai di aver scritto una….cosa che avrebbe fatto meglio a non scrivere.
    O, ancora peggio, ci può essere solo la risposta che aggrava ulteriormente quanto già affermato, per cui la malattia sarebbe una grazia solo per chi fa il DJ, e quindi ha bisogno di redenzione.
    Mentre per lui no.
    Ciò mi ricorderebbe molto un tale che (parafrasando) pregava….ti ringrazio, Dio, che non sono come i DJ peccatori, che mettono dischi e fanno ballare la gente…
    Tom

    Rispondi
    • #Alessio   1 Marzo 2017 at 2:54 pm

      Caro Tom,

      grazie per il buonsenso, se ne sentiva la mancanza.

      Io da parte mia non sono un amante delle discoteche, nonostante se volessi frequentarle avrei delle ottime entrature in diversi Paesi (per quello come per altro… e per questo qualcuno mi biasimerà terribilmente).
      Che siano un ambiente abbastanza malsano, per lo meno molto spesso, è sicuro ma da quì ad essere un “preludio dell’Inferno” c’è un abisso.
      Non starò a sottilizzare sull’argomento, ma è certo che quello che viene dichiarato nell’articolo è uno sproposito pazzesco.
      A questi “zelanti” (vogliamo chiamarli così?) soggetti che tu dici farebbe di certo un gran bene andarci, con un gruppo di amici moralmente sani, s’intende, sani ma gente normale, senza paranoie nè ossessioni. Chissà mai!

      Quanto al fatto che il non voler soffrire sia una conseguenza dei deprecabili tempi moderni, tanto per fare un paio d’esempi non mi risulta nè che Cristo lasciasse i malati nello stato nel quale li trovava (avrebbe certamente guarito l’Antoniani in un paio di secondi) nè che al tempo della peste l’Europa si rallegrasse molto dell’infuriare della pestilenza.
      Che poi alcuni Santi abbiano volontariamente scelto determinate mortificazioni è un’altra storia, ma è stata una loro libera scelta senza imposizione alcuna. Ed in certi casi, quando esagerarono, furono addirittura ripresi dai loro superiori.
      La felicità, sanamente ottenuta, non è per nulla contraria alla Dottrina. Se poi qualcuno, purtroppo per lui, vive male e vuole dare a questo una patina di merito spirituale nel miglior stile “la volpe e l’uva” che si accomodi, ma restano invenzioni.

      Quanto a certe affermazioni, non voglio aggiungere altro. Solo il fatto che siano in grado di atterrire chiunque abbia l’intenzione d’avvicinarsi al tradizionalismo.

      Ti auguro di rimetterti presto dalla tua malattia, ti ricorderò nelle mie prossime preghiere.

      Un saluto

      Rispondi
  9. #mah   1 Marzo 2017 at 2:06 pm

    Il corpo sara’ cremato e le ceneri disperse nel Gange. Credo non ci siano ulteriori commenti e sia tutto chiaro.

    Rispondi
  10. #lister   1 Marzo 2017 at 4:23 pm

    Questa volta sono più che d’accordo con Alessio.
    E con Vito “Bombadillo”.

    Leggo:
    “Nella vita faceva il DJ, che è un mestiere – almeno nella maggioranza dei casi – iniquo, peccaminoso, al servizio degli inferi. Che le discoteche sono preludio dell’inferno non ci vuole una vita da mistici per comprenderlo. Che non è moralmente lecito né bene fare il DJ, idem. Che poi cristianamente è aberrazione pura, si capisce da sé”

    Ma come si fa ad immergersi in questo mare di assurdità? Con quali motivazioni si arriva a dire che fare il DJ sia iniquo, peccaminoso? Che andare a ballare equivalga a recarsi all’Inferno? Che è aberrazione -pura- fare il DJ?

    Aberrazione pura sono queste aberranti affermazioni!!! Cosacacchio c’è di peccaminoso nel cambiare i CD in una discoteca?!

    E poi:
    “e se qualcuno ancora non ha capito che la sofferenza è la via maestra per la salvezza, non ha capito niente del Cristianesimo. Si chiama Croce la porta stretta, si chiama Golgota il cammino di Fede. Punto e basta, su questo non c’è proprio da opinare. Lo ha insegnato Cristo Gesù, nostro Salvatore e Signore, dandone l’esempio per primo e indicandoci la via.”

    Se ne è così convinto, perché l’Autore non si veste di saio, sale in ginocchio i Gradini della Scala Santa e prega Nostro Signore di renderlo tetraplegico e cieco per trascorrere in tali condizioni il resto della sua vita? Così sarà sicuro della sua Salvezza, no?

    Ma come si può bestemmiare dicendo che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha insegnato, ci ha indicato, come Via Maestra, la sofferenza!!
    Il Signore ci ha regalato il Bello, l’Arte, la Forza, la Competizione, la Vittoria, la Gioia, l’Amore, la Felicità e noi, per ringraziarlo, abbiamo il dovere di vivere tutti questi regali.
    Ammirando il Bello, immergendoci nelle Arti, coltivando la Forza, misurandoci nelle Competizioni, gustandoci le Vittorie, emozionandoci nella Gioia, vivendo l’Amore, inebriandoci di Felicità. Dobbiamo essere felici godendoci tutti questi Doni, anche andando a ballare…sì: a ballare in discoteca!!

    San Paolo ai Filippini disse: “Rallegratevi nel Signore, lo ripeto: rallegratevi!”
    Ai Tessalonicesi: ” Siate sempre gioiosi”
    Ai Galati: “Il Frutto dello Spirito è la Gioia”

    Dio, miei cari, vuole che noi siamo gioiosi, altro che sofferenti!!!

    E poi non storcetevi se vi definiscono “Tradizionalisti tristi”…

    Rispondi
    • #Isidoro   1 Marzo 2017 at 5:03 pm

      Capisco il tuo discorso, ma ricordiamo che ci si santifica nella sofferenza. Conosco bene gli ambienti dei locali notturni, probabilmente la terminologia è un filo esagerata, ma di fondo, a mio parere, non sbagliata.

      Rispondi
      • #Luke   1 Marzo 2017 at 6:13 pm

        Grazie al Concilio hanno eliminato il Crocifisso, la sofferenza, la malattia e le pene offerte al Signore, ormai è gioia e divertimento, il culo dell’uomo. L’estetismo del “bello” fine a se stessa. Sembra che i malati siano “fortunati” quando non è mai stato detto una cosa del genere. Accusano che non esiste Dio perchè permette le sofferenze dell’uomo…ormai siamo all’apostasia totale, spero ci sia possibilità di Salvezza e che la smettano di offendere il Figlio di Dio.

        Rispondi
        • #Alessio   1 Marzo 2017 at 9:03 pm

          A Lister

          siamo in due

      • #lister   1 Marzo 2017 at 7:41 pm

        Certo che ci si può santificare nella sofferenza, Gabriele, ma non per questo bisogna necessariamente desiderarla. Sperare che ci capitino disgrazie, mi pare -questa sì- un’aberrazione. Ci si santifica anche vivendo la nostra vita gioiosamente.

        Se nelle discoteche c’è anche il Male, non è detto che sia colpa del DJ o, addirittura, sia lui stesso il Male.

        Rispondi
        • #Isidoro   1 Marzo 2017 at 8:22 pm

          Non è un’aberrazione, ricordo un testo degli esercizi di Sant’Ignazio, sull’indifferenza al mondo, in cui si dice che bisognerebbe piuttosto desiderare la povertà che la ricchezza. Ovviamente credo che né io né te siamo spiritualmente a questo punto, ma la santificazione passa necessariamente dalla croce. Desiderare la propria santificazione significa accettare serenamente qualunque cosa e, se utile allo scopo, anche desiderarla.

        • #lister   1 Marzo 2017 at 8:38 pm

          Gabriele, non sono un Santo…
          Io continuerò a pregare Iddio di mantenere in salute mia moglie, i miei figli, le mie nipotine e me stesso.
          Quanto alla povertà o ricchezza, ringrazio Iddio dello stato in cui mi trovo: niente di più, niente di meno.
          Ti assicuro che, di invocare la croce, non mi passa “mang p’aa capa”… 🙂

    • #Luke   1 Marzo 2017 at 5:36 pm

      “Buon pranso e arriverderci”!

      Rispondi
    • #Alessio   1 Marzo 2017 at 6:32 pm

      Finalmente un discorso che vale la pena leggere!
      Per quanto mi riguarda, alla larga il più possibile da tutti gli stravolti secondo cui tutto ciò che non è sofferenza è peccato.
      Vogliono soffrire? Che si accomodino! Ma che non vengano a dire che sia obbligatorio per essere cristiani. Invece, nella maggioranza dei casi, non solo sembrano pretenderlo ma sembrano pretenderlo soprattutto dagli altri.
      Alla larga!

      Rispondi
    • #Dan   1 Marzo 2017 at 7:51 pm

      La sofferenza in sé non va cercata (non siamo masochisti), ma quando, per un motivo o per un altro, essa si presenta nelle nostre vite, dobbiamo cercare di accettarla e, soprattutto, di viverla uniti a Cristo (solo in Cristo la sofferenza ha un senso); vedendo nella sofferenza un’occasione di espiazione/purificazione dei nostri peccati e un’offerta (unita sempre alle sofferenze di Gesù Vittima) da fare all’Eterno Padre, per favorire e ottenere la conversione dei poveri peccatori. Inoltre, per quanto possibile, è bene alleviare la sofferenza con i mezzi spirituali (Sacramenti e preghiere) e con i mezzi materiali che la buona scienza medica ci mette a disposizione.
      La sofferenza, se vissuta cristianamente, diventa un potente mezzo di santificazione (come ben ricorda Isidoro), e può portare l’anima direttamente in Paradiso o abbreviarle di molto la permanenza in Purgatorio. Non dimentichiamo mai, che quel che conta veramente, è il destino eterno della nostra anima.

      Rispondi
      • #Alessio   1 Marzo 2017 at 9:20 pm

        Ovviamente la sofferenza va rapportata al soggetto colpito : se Padre Pio si fosse trovato nella tragica situazione del DJ, sono pronto a scommettere che avrebbe saputo reagire in modo perfettamente cristiano.
        Pretendere lo stesso dal DJ è una follia assoluta, sarebbe come pretendere che facesse i 100 metri in meno di 10 secondi solo perchè ce la fà Bolt, o che vincesse per cinque volte la gara mondiale di forza fisica solo perchè ce l’ha fatta Mariusz Pudzianowski.
        Sopportare quella condizione è infinitamente più difficile che battere quei record, e la sua impreparazione a farlo è infinitamente inferiore.

        Rispondi
  11. #lister   1 Marzo 2017 at 4:37 pm

    Naturalmente, quel “miei cari” è rivolto all’Autore dell’Articolo ed ai suoi sodali.

    Rispondi
  12. #Alberto   1 Marzo 2017 at 7:15 pm

    E io che credvo che Cristo fosse morto in croce e che avesse invitato a seguirlo su quella strada!
    Forse, forse ha ragione Bergoglio.

    Rispondi
    • #Luke   1 Marzo 2017 at 8:34 pm

      Infatti Cristo è stato crocifisso per espiare i nostri peccati, adesso noi liberi dal peccato possiamo fare quello che ci pare e piace! Godere della vita tra sesso, droga e divertimenti e essere liberi di ucciderci se questa vita non ci piace, tanto siamo liberi dal peccato e dalla forfora. (protestantesimo, Lutero)

      Rispondi
    • #Alessio   1 Marzo 2017 at 8:35 pm

      Se una croce ti tocca, la porti, sempre che tu ne sia in grado (e io quella del DJ non l’avrei nemmeno saputa sfiorare. A differenza di voi tutti santi eroi).
      Se non ti tocca, non te la cerchi e speri che non t’arrivi.
      Se poi vuoi soffrire a tutti i costi, anche senza necessità, buon per te : la sofferenza è molto più facile da raggiungere della felicità.

      Bergoglio non centra nulla, inutile nominarlo per cercare di mettersi dalla parte dei bravi.
      Non mi risulta che San Pio V, per esempio, volesse schiere di cristiani sofferenti.
      Quanto ai tipi di gozzoviglie che abbondavano nella Roma papalina, direi che le discoteche non hanno nulla da invidiare.
      E nessun Papa ha indetto nessuna crociata per chiudere taverne o altro.

      Rispondi
    • #Luke   1 Marzo 2017 at 8:37 pm

      PS Dopo morti ci facciamo cremare ele nostre ceneri buttate al vento nel Gange, perchè tutte le religioni sono uguali, saremo liberi e tutt’uno con la “Grande Luce” di onde positive. Gli Dei sono tutti uguali ma con nomi diversi,….l’importante è arrivare alla “Luce”, l’onda positiva che ci fa vivere….

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    • #Alessio   1 Marzo 2017 at 9:12 pm

      Lister,

      ricorda che parlare con un fanatico è inutile, non ti segue nel tuo discorso, corre solo dietro al suo fanatismo cieco, come se parlasse da solo.
      Anzi, fà come “er cane de zì Tartaglia, che tu vai appresso allui ellui appresso a la quaglia” (l’ho sentito dire nell’alto Lazio).
      Io ho ripetuto più e più volte il concetto del “preferisco lasciare il giudizio sul DJ nelle mani di Dio” e questi qua sono andati avanti imperterriti a dire che avessi dichiarato qualcosa tipo “Viva il suicidio”.
      Qua invece siamo al concetto “non stai male = non sei cristiano”.
      In questi giorni ho tempo da buttare, solo per questo sto dietro a certe robe.

      Rispondi
    • #Luke   1 Marzo 2017 at 9:12 pm

      Ha bisogno di ri-leggersi la Bibbia?

      Matteo 16

      20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
      21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
      24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28 In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

      Rispondi
  13. #Alessio   1 Marzo 2017 at 8:57 pm

    Sembra che questo articolo (che da parte mia trovo delirante al 90%), abbia diviso i lettori in due categorie : gli aspiranti Santi e coloro che si accontentano di essere dei normali cristiani.

    Io, Lister e Bombadillo facciamo parte dei cristiani normali, e immaginando di parlare anche a nome loro dico che non abbiamo assolutamente nulla in contrario a chi aspira alla Santità, ci mancherebbe!
    Che costoro si santifichino, si mortifichino, soffrano e facciano tutto ciò che ritengano opportuno. Magari, già che ci sono, che intercedano anche per noi.
    Nessuna critica, nessuna presa in giro. Anzi, grazie! Avanti!

    L’importante è che non si pretenda lo stesso anche da noi, che non abbiamo alcuna vocazione ascetica. Che questi aspiranti Santi facciano il loro percorso desiderato evitando santamente di impicciarsi della vita altrui.
    San Francesco, quando si spogliò dei suoi cospiqui beni, non si mise a rompere a tutta Assisi perchè tutti facessero lo stesso. Nè si mise a sentenziare sugli altri che non lo fecero, da quel Santo che era.
    Lui fece quello che si sentiva di fare e fu un Santo, gli altri non lo fecero e rimasero dei normali cristiani.
    A dirla tutta, non mi ricordo di alcun Santo che pretendesse dagli altri le sofferenze e le mortificazioni che lui era disposto a patire.

    Che gli aspiranti Santi di RS facciano lo stesso. Il giorno che porteranno a compimento la loro aspirazione, mi farò dare una loro immaginetta.
    Ma io preferisco la mia vita, con i suoi pregi e i suoi difetti.

    Rispondi
    • #Diego   1 Marzo 2017 at 10:56 pm

      Anch’io ti ho risposto (nell’articolo in cui avevo rilasciato il commento a cui poi hai risposto tu).

      Rispondi
    • #bunt   1 Marzo 2017 at 11:10 pm

      Alessio, il tuo riassunto centra il problema in maniera parziale. La questione che tu poni non è tanto, o almeno non solo, “Il cattolico integrale dovrebbe desiderare essere cieco e paraplegico per offrire la propria sofferenza a Dio come percorso di santità?” ma “Chi è cieco e paraplegico come lo era DJ Fabo ha o no il diritto di *desiderare* di morire?” Tu dici: “È comprensibile che lo desideri, ma se si suicida davvero compie un peccato mortale, etc.” mentre chi è in disaccordo con te stigmatizza anche solo il desiderio, a prescindere dalla sua realizzazione. Quindi provo a riformulare io la domanda: “L’istinto suicida è in sé un gravissimo peccato contro Dio? Può essere considerato naturale e inevitabile o è invece un’inversione volontaria dell’ordine voluto da Dio? Che cosa dice la Dottrina in merito?” Se la Dottrina espone una Verità in merito, ciò che pensi tu, Alessio, è irrilevante (a meno che tu non sia protestante, ma non lo sei). Il dubbio è dunque: la Dottrina dice qualcosa sul *desiderio di morire*? Sul suicidio come atto in sé non vi è dubbio, sul desiderio di suicidio non so.

      Anticipo una tua possibile obiezione soggettivista: il desiderio sarebbe ok o no a prescindere dal livello di sofferenza della persona. Ma forse l’ha già scritto Isidoro da qualche parte.

      Rispondi
      • #Albino Mettifogo   3 Marzo 2017 at 4:58 pm

        Desiderare il suicidio é una tentazione come tutte le altre. Non possiamo essere accusati di peccato finché non lo commettiamo. Come ho letto più sopra, superarla acquista meriti per il Paradiso. Il problema, a mio avviso, é posto in modo sbagliato. Il cristiano non é necessariamente uno che desidera la sofferenza (tranne i casi dei santi); il cristiano é quello che la sa accettare come volontà di Dio quando essa si presenta. Come nessuno ha la vocazione al martirio, nessuno ha la vocazione a desiderare (tantomeno a cercare) la sofferenza.
        A proposito del suicidio aggiungo una mia opinione personale, frutto della mia esperienza: non si tratta di un qualcosa che si improvvisa in un momento di sconforto. Ha un percorso di maturazione che può essere più o meno lungo a seconda delle persone e delle situazioni. L’atto del suicidio giunge quasi sempre al termine di questo percorso. Perciò é veramente difficile che venga compiuto senza piena vertenza e deliberato consenso, cioé le condizioni che lo rendono peccato mortale. Qualche eccezione può essere trovata in chi era pazzo già prima (penso ad esempio a Vincent Van Gogh, per cui non può essere invocata la piena vertenza). Ma, ripeto, si tratta di una mia opinione personale e non di dottrina. Felice dunque di essere smentito

        Albino

        Rispondi
    • #lister   2 Marzo 2017 at 3:34 pm

      Sì, Alessio, sono un cristiano Cattolico normalissimo, innamorato della Vita che Dio mi ha dato, con tutti i suoi pregi.
      Ai difetti, ai momenti bui, alle sofferenze mi adatto senza mai -mi perdoneranno gli aspiranti Santi- invocarle, senza dar loro troppo peso, perché so che l’indomani sorgerà comunque e sempre il Sole, grazie a Dio.

      Rispondi
  14. #Luke   2 Marzo 2017 at 10:27 am

    Matteo 16

    20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
    21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
    24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28 In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

    Rispondi
  15. #Maria   2 Marzo 2017 at 4:01 pm

    Credo che dare esempi concreti,di persone, che nonostante le loro immaginabili sofferenze, ringraziano Dio, ogni giorno per il dono della Vita, sia doveroso alla luce di un credere cristiano.

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  16. #giona   2 Marzo 2017 at 9:05 pm

    Mi pare che il desiderio del suicidio non sia lecito. Comunque il cattolico deve andare pre-concilio per conoscere la dottrina vera. Siam tutti malati di modernismo volenti o nolenti.Mi pare anche che la Croce faccia parte del cammino cristiano, non le strade fiorite. E che poi “il mio giogo è lieve”.Cercare la morte non si può, si può per evitare un male maggiore (esempio una violenza contro la purezza). Si può accogliere la morte pe r la fede (martiri). Comunque i tiepidi sono vomitati leggo. E comunque anche: Dio è giustizia infinita , quanto non merita vita eterna beata (le opere buone compiute) dà il premio in questa vita. Quindi forse conviene preoccuparsi se tutto fila troppo liscio…..

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  17. #giona   3 Marzo 2017 at 8:30 am

    Ovvero la tentazione del suicidio è una prova che si deve superare e se si supera diventa meritoria per la vita eterna. Nel momento in cui accolgo l’idea divento colpevole perché si pecca prima nel pensiero e solo dopo nei fatti. Il desiderio della morte come incontro con Dio rientra nel desiderio dei Santi ma come dice S Teresa “o soffrire o morire” e S Margherita “soffrire e non morire”. Oggi che i conventi sono pascolo di Asmodeo chi ripara ancora? Quindi ad ognuno di noi l’Angelo di Fatima avvisa “penitenza penitenza penitenza”.

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