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Si legge oggi sul blog Settimo Cielo di Sandro Magister che le fughe in avanti – sempre fumose ed enigmatiche – compiute da Francesco a novembre 2015 in occasione di uno degli innumerevoli incontri ecumenici con gli eretici luterani vanno verso una conferma in via di prassi, secondo schemi già visti e rivisti. Mai abbastanza visti, però, se al coro greco dei “normalizzatori”, pronti a barattare il senso comune per un piatto di quieto vivere, è lasciato l’alibi del fatto che i propositi più arditi e gli spropositi maggiori spesso non vengono dalle labbra di Francesco, ma dei suoi ammiccanti collaboratori. Un po’ come dire che le cartelle esattoriali non provengono in ultima analisi dallo Stato, solo perché recano impresso il logo di Equitalia.

Di che meravigliarsi: il semplice fedele sceglie lo struzzismo, a fortiori, dato che persino “principi della Chiesa” come Coccopalmerio amano lanciare il sasso e poi ritrarre la mano, sparandola grossa e poi schermendosi con la licenza concessa ai “dottori privati”. In un’età della Chiesa visibile in cui la gerarchia abdica alla funzione docente, del resto, tutto rifluisce in una sentina di pareri privati, opzioni private, discernimenti privati, tutto privato, specialmente privato… della Verità.

Al flusso futuristico di parole in libertà provenienti da un Vaticano oramai caricaturale è inutile opporre la mancanza di forma, sia aristotelica sia giuridica, o se vogliamo la mancanza di… “timbri”, con buona pace di chi li auspica o li paventa. Il modernismo è così, “confuso e felice” (contenti loro).

A questo punto possiamo tornare al tema da cui abbiamo tratto spunto, e leggere l’oracolo Kasper mentre distilla, in puro stile Santa Marta, il suo elisir, mentre Bergoglio si aggira sullo sfondo come un’ombra cinese:

Ma a fugare i dubbi sul suo [di Francesco, ndr] reale pensiero provvedono puntualmente i personaggi ed interpreti a lui più vicini, cardinali, vescovi, teologi, gesuiti, giornalisti.

Ecco infatti che cosa ha detto pochi giorni fa, a proposito dell’intercomunione tra cattolici e protestanti, il cardinale prediletto dal papa, il tedesco Walter Kasper, in un’intervista trasmessa dalla tv italiana di Stato:

K. – Oggi non siamo più nemici, siamo amici, siamo fratelli e sorelle. Abbiamo iniziato questa via ecumenica e abbiamo fatto molti passi nel frattempo. Siamo in buona speranza che un giorno raggiungeremo anche la piena comunione. Adesso abbiamo già molta comunione fra di noi.

D. – Una comunione anche sulla mensa eucaristica?

K. – Sì, la comunione comune in certi casi penso di sì. Se [due coniugi, uno cattolico e uno protestante] condividono la stessa fede eucaristica – questo è il presupposto – e se sono disposti interiormente, possono decidere nella loro coscienza di fare la comunione. E questa è anche la posizione, penso, del papa attuale, perché c’è un processo di venire insieme; e una coppia, una famiglia, non si può dividere davanti all’altare.

Queste parole di Kasper possono essere riascoltate dal minuto 8’08” al minuto 9’32” della trasmissione “Protestantesimo” del 31 gennaio 2017, su Rai2.

Ripetiamo: niente di particolarmente nuovo, ad aumentare è solo, tecnicamente parlando, la faccia di tolla. Insieme ai lettori possiamo peraltro augurarci che simili “comunioni” celebrate in casa “cattolica” siano radicalmente invalide per difetto d’intenzione (e forse non solo): ci risparmieremmo, se non la vergogna, almeno il sacrilegio.