eutanasia veronesi

 

di Cristiano Lugli

 

Il ferro va battuto finché è caldo dicono, e questo risulta quanto mai vero, poiché una volta raffreddatosi diventa difficilissimo raddrizzarlo.

 

Questo cappello è utile per introdurre le due righe che seguiranno, e che mai avrei pensato di dover scrivere per parlare dello spettro di Umberto Veronesi, il “luminare” che, a quanto pare, miete ancora vittime nel comun pensiero. Niente di nuovo: si sa di quanto il suo degradato scientismo, ovvero quella pseudo-religione che con presuntuosa ed adamantina certezza presume che la sola scienza e la sola tecnica siano i due veicoli fondamentali a cui consacrarsi per vivere felici, non esistendo altra realtà se non quella caduca e percepibile ai nostri sensi, abbia nel suo complesso devastato anche il solo buonsenso umano, creando voragini ormai insanabili, o almeno non con umana forza.

 

Certo è che l’insolita premura di dover spiegare queste cose ai cattolici, e per lo più di stampo tradizionalista, lascia assai perplessi: esiste la possibilità che il pensiero integralmente cattolico tolleri l’aura di Umberto Veronesi e della cricca che si porta appresso, continuando a svolgere onori di cattedra attraverso le sue fondazioni? Ebbene sì, esiste, con tanto di ragione al vecchio Sherlock Holmes il quale asseriva che “nulla è più imprevedibile dell’ovvio”.
Tracciare l’idea del Veronesi è quanto mai superfluo, esulando dai limiti della sopportazione che comporterebbe un riepilogo della sua vita ma, per intenderci, che potremmo riassumere con parole sue:
Da quando Dio uscì dal mio orizzonte la mia vita si è indirizzata ad obiettivi etici diversi. Io dico sempre ai miei figli: ‘Abbandoniamo la famosa triade Dio, patria e famiglia, e sostituiamola con valori etici nuovi che sono libertà, solidarietà e tolleranza’. […] Dimentichiamoci della patria, dimentichiamoci di Dio, ma pensiamo all’uomo”.
 
Questo può bastare ed avanzare per essere in grado, ora, di affacciarsi al problema principale della questione.

 

Una certa fetta del mondo cattolico, dicevamo, tenta di compiere un’opera quanto mai pericolosa, in grado di insediare un pensiero totalmente erroneo e privo di connessione con la realtà effettiva delle cose; non sono pochi, infatti, coloro che vedono nella moderna medicina qualcosa di assolutamente “per bene”, perché in grado di garantire miglior salute all’uomo ottimizzando le proprie condizioni di vita. Questo è certamente vero ed innegabile,  a patto che non si cada nel tranello di ciò che è la presunta infallibilità della scienza e della ricerca, sostituendo questa oasi di miracolistica scientifica a ciò che invece – la salute soprattutto – dipende dalla volontà che Dio dispone per ciascuno, a seconda anche del libero arbitrio positivo che ogni essere umano eserciterà su se stesso.

 

Sarebbe inopportuno, poi, dimenticare ciò che nel Vangelo è scritto circa i “falsi profeti che avranno da venire”, e che nel nostro tempo odierno pullulano in ogni dove: Gesù parla di questi “falsi profeti” come individui assolutamente colmi di intellighenzia, capaci di scimmiottare persino la Divinità di Dio  sostituendola con il culto dell’uomo, operando nel medesimo tempo numerosi “miracoli”, i quali potrebbero essere definiti senza remore veri e propri “miracoli al contrario”. I patti col diavolo non sono favole, esistono e una gran parte di personaggi pubblici – in passato e pure al presente – ha dichiarato di averli fatti, vendendo l’anima in cambio di successo, fama, salute, scoperte e qualsivoglia attrazione personale.
Come prima cosa bisogna perciò fare attenzione a pensare la scienza, specie moderna, come qualcosa di assolutamente benevolo e correlato alla tutela che Dio ha verso l’uomo: Satana è astuto e si camuffa abilmente sotto ogni vestigia.

 

Pure questo discorso evidentemente funge da preambolo, per lasciare spazio a specifiche osservazioni su Umberto Veronesi, nonché alla visione che un buon cattolico deve avere di lui e di tutto il suo operato, checché ne dica il mondo laicista e radical-chic.
Parlando di rischi abbiamo menzionato quelli corrisposti alla medicina moderna, ma parlando del “luminare” dell’oncologia i dettagli aumentano, e questo non tanto per l’ammissione che si deve fare della cultura di morte che lui ha praticato e coltivato per tutta la vita, quanto invece per l’impossibilità di scindere questo suo assiduo e costante praticantato dalla professione e promulgazione pubblica che lui ne ha fatto. Questo per dire che non può esistere un Veronesi Medico – pubblico – ed un Veronesi uomo – privato -, giacché ciò che di buono o cattivo ha svolto lo ha fatto rendendolo noto ed appetibile in foro esterno.

 

Veronesi ha curato tante persone con la sua ricerca, così come ne ha fatte morire tante altre – molte di più – diffondendo la pratica abortista, sostenendo l’eutanasia, la fecondazione c.d. “assistita” (ossia la squallida fecondazione in vitro) e tutte le altre porcate di cui si conosce l’entità. Qual è il prezzo da pagare per queste scoperte scientifiche? Così agisce il Demonio, garantendo fama e successo in cambio di Male, della diffusione del Male e della morte, come l’opera-Veronesi ha impeccabilmente costituito. 
Un certo pensiero cattolico però cosa dice? Dice che aldilà di tutto Veronesi, con la sua squadra e la sua Fondazione ha permesso di guarire persone care, e questo sarebbe sufficiente a farne un “luminare” – repetita iuvant – della scienza, infallibile per i risultati ottenuti con le persone a cui vogliamo bene: e qui entriamo nell’errore degli errori, il quale sostituisce l’istinto alla retta ragione.

 

Punto primo: il fatto che un tumore possa essere stato guarito da un certo tipo di cura chemioterapica non fa di questa pratica un’assoluta certezza, essa funzionando diversamente e con diverse misure e risultati a seconda del caso e del soggetto.
Punto secondo: i parenti di coloro che non avessero avuto la “buona sorte” di guarire sotto il Veronesi-team potrebbero rivoltare allora il discorso, definendo lui e la sua coda di adepti come degli incompetenti, per il principio solito che se si comincia con le illazioni personali ogni conclusione è relativa al caso specifico.
Terzo punto, il peggiore: si abbandona la recta ratio per lasciare campo al più fallace personalismo, per il quale io attribuisco onori ad una persona che ha compiuto una caterva di errori (o meglio sarebbe dire orrori) solo perché ha guarito le persone a me più care. Questo genere di personalismo impernia i propri prodromi nella mentalità moderna prima ancora che in quella modernista, abbandonando la connessione reale delle cose per un vago sentimentalismo del caso, secondo cui il bene fatto ad un mio prossimo trascende il male procurato ad una collettività intera, avvelenando la società di un putrido ed irreversibile veleno scientista, che relega Dio per esaltare l’uomo.

 

Secondo questo gravissimo dispotismo moderno, di cui il Veronesi fu certamente instancabile collaboratore, la zizzania rischia di crescere copiosa anche nelle membra del Cattolicesimo, a quanto pare.
Va detto infatti che un ulteriore pericolo a cui già poc’anzi si è fatto riferimento, è quello secondo il quale ci sia libertà di scindere le due facoltà principali della persona di cui stiamo qui parlando, ciò risultando assurdo oltre che illogico, visto che la persona di Veronesi ha operato nel Veronesi medico per tutta la vita, a meno che non si voglia ricorrere ad un’etica totalmente idealista delle cose. L’oncologo non ha fatto delle sue idee qualcosa di privato e circoscritto a sue ricerche private, ma ha tutto sentenziato in foro esterno pubblicamente, esaltando il vizio e denigrando la virtù, esaltando l’omicidio e la sodomia così da porre un pubblico scandalo, degno di guadagnarsi ciò che, in tempi certamente più cristiani, sarebbe giustamente toccato a lui ed ai suoi prodi sostenitori.

 

Non c’è perciò spazio per le note di merito ad un tale modello, e questo per il buon cattolico deve risultare come ABC. Se una causa grave è riuscita ad ottenere un effetto migliorativo tramite una cura di Veronesi questo non offre il diritto di sbandierarlo, e di fare di un risultato buono (Deo gratias e non Veronesi gratias) una virtù con la quale esaltare il “luminare” della morte e del suicidio dell’etica. Che poi ancor più, un oncologo infarcito di diavolesche idee, debba esser preso in riferimento a tutti gli altri settori della medicina è altrettanto ridicolo, e questo è un altrettanto rischio che incorre nel mondo laicista, sicuramente, ma anche nel mondo cattolico.
Il Nostro era pure accanito sostenitore dei vaccini, sponsorizzati a squillo di tromba dalla Fondazione sua: e come stupirsi? Eppure ci sono prove ben precise che qualche vaccino abbia causato persino tumori che il suddetto curava a suon di scienza e ricerca, ma di questo nessuno parla, ed è ricompensato l’insabbiamento hic et nunc.

 

Per concludere, è curioso notare come spesso basti poco a rendere testimonianza della fragilità di un retto Cattolicesimo, richiesto ad ogni buon cattolico senza distinzione. Si parla e si disputa di Massoneria all’interno della Chiesa, di complottismi neri all’interno delle mura vaticane; di lobby, di cricche, di mondialismo… e poi appena il presupposto coinvolge una qualsivoglia esperienza personale, una convinzione resa in auge attraverso il personalismo più assoluto, tutto diventa rose e fiori, chiaroscienza ineluttabile.
Così avviene nel magico mondo del Veronesi-pensiero, che nonostante le collusioni con una visione del mondo atea e fermamente anti-cattolica, produrrebbe florilegi di medicina e di humanitas. Idem per coloro che si occupano della nostra “salute”, tutti santini da ringraziare per averci risparmiato l’influenza e il raffreddore. Chi se ne importa poi se vanno all’Inferno perché tutti approvatori di una legge sodomita, l’importante è che sia gente fidata, e che mi garantisca di morire bello, alto e magari pure sano. Al diavolo lo scandalo, quello non conta nulla e non ammorba.

 

Eppure, in mezzo a tutto questo ciarpame, tuona ponderosa come non mai l’ammonizione dell’Angelico Dottore, puntuale e retto, debellatore delle mezze verità le quali, in fondo, non sono altro che vere e proprie bugie: “Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu” (Summa Theologica, I-II, q. 71, a. 5, ad 2; II-II, q. 79, a. 3, ad 4).