LookOut Magazine n. 5 - maggio 2014

 

di Riccardo Pelliccetti

 

L’Europa ha deciso di muoversi. L’emergenza immigrazione non consente più rinvii e il presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, non nutre dubbi su quale sia la strada da percorrere: bloccare le rotte degli scafisti dalla Libia all’Italia. «La Ue ha dimostrato di essere capace di chiudere le rotte di migrazioni irregolari, come ha fatto nel Mediterraneo orientale. Ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all’Italia», ha affermato Tusk da Bruxelles dopo l’incontro con il premier libico Fayez al Serraj.

Insomma, l’Unione europea ha innestato la marcia in vista del vertice di oggi a Malta, dove ci sarà la dichiarazione politica con cui i leader europei per la prima volta cercheranno di sostenere l’Italia nel fronteggiare un’emergenza che dura ormai da tre anni. «Ho parlato a lungo col premier Gentiloni ieri e posso assicurare che possiamo riuscirci. Quello che serve è la piena determinazione a farlo. Lo dobbiamo prima di tutto a chi soffre e rischia la vita, ma lo dobbiamo anche agli italiani e a tutti gli europei». Un piano ambizioso quello di sigillare i porti libici, che non ammette ritardi, visto che in primavera gli sbarchi saranno destinati ad aumentare.

L’obiettivo ora sarebbe quello di mandare navi europee a combattere i trafficanti in acque libiche o, in alternativa, di formare un blocco navale gestito da Tripoli davanti ai porti dai quali gli scafisti organizzano le partenze di barconi con il loro carico umano. Nel 2016 hanno attraversato il Canale di Sicilia 181mila migranti, la maggior parte diretti verso l’Italia, dove si è registrato un aumento degli sbarchi del 18% rispetto al 2015. Il 90% dei barconi è partito dalla Libia su una rotta che da inizio decennio ha visto morire 13mila persone. E non ci sono indicazioni che il trend possa cambiare finché non migliorerà la situazione economica e politica in paesi come la Libia, dove i trafficanti sfruttano l’instabilità e la mancanza di controllo sul territorio ancora frammentato.

La rotta libica quest’anno, secondo alcune stime, potrebbe allargarsi ancora e portare quasi un milione di disperati, visto che il passaggio marittimo fra Grecia e Turchia è stato bloccato. Ue e Libia, ha detto Tusk, hanno «interesse comune a ridurre i numeri di migranti irregolari che rischiano le loro vite nel Mediterraneo centrale», un flusso che «non è sostenibile né per la Ue né per la Libia», dove «i trafficanti minano l’autorità dello stato libico per il loro profitto». Nel summit di Malta, ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo, «proporremo misure operative per combattere più efficacemente le reti di trafficanti e gestire meglio i flussi migratori». La Ue, ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo, «sostiene pienamente gli sforzi dei libici per trovare un accordo politico e gli sforzi delle Nazioni Unite per la distensione».

Tusk ha anche ribadito «il pieno supporto» di Bruxelles al governo di accordo nazionale di Serraj, ma ha anche lanciato un appello agli avversari di Serraj sottolineando che servono «ulteriori risultati, in senso costruttivo» per coinvolgere «coloro che in Libia non si sono uniti alle nuove istituzioni». Dopo aver osservato che «la situazione umanitaria e della sicurezza ha devastato le prospettive della popolazione civile» e «la Ue continuerà a fornire assistenza al popolo libico», ha sollecitato tutti i libici a mettere da parte i disaccordi in modo che l’Europa si possa impegnare di più.

 

Fonte: Il Giornale, edizione odierna (cartacea), pag. 16