Se sia lecito parlare dei castighi di Dio

Il male non consiste tanto nel venire punito quanto nell’essere degno di punizione”
(Dionigi l’Areopagita)

 

giustizia-divina

 

di don Curzio Nitoglia

 

Che cos’è il castigo

Il castigo è una pena o un male che la creatura razionale subisce per una colpa commessa. In breve il castigo è un male (malum poenae), che deriva da un altro male (malum culpae).

Dalla Rivelazione sappiamo che Dio aveva creato l’uomo in uno stato di felicità tale che, se egli non avesse peccato o fatto il male, non avrebbe sofferto nessuna pena (Gen., III, 8 ss.). In séguito al peccato originale, però, il male è entrato nel mondo sotto forma di colpa e di pena.

Il castigo o pena è 1°) “concomitante” quando deriva naturalmente e immediatamente dalla colpa e l’accompagna, per esempio il rimorso di coscienza o la perdita della grazia e dell’onore; 2°) “inflitta” quando è imposta dal giudice (Dio o uomo) in rapporto alla colpa commessa. Inoltre la pena inflitta può essere a) “medicinale”, secondo che il giudice la infligge per portare il colpevole dalla ribellione al pentimento, oppure b) “vendicativa1, se è inflitta come riparazione e mantenimento dell’ordine violato (per esempio, l’assassino deve essere punito per riparare l’ordine morale e giuridico che ha infranto e per mantenere la tranquillità dell’ordine sociale).

Dal punto di vista teologico la pena inflitta da Dio a chi muore ostinato nella colpa grave è l’inferno2, che si divide in “pena del danno”, ossia la mancanza della visione di Dio e in “pena del senso”, che è la pena fisica e positiva del fuoco.

Il castigo di Dio nella S. Scrittura

Nell’Antico Testamento il castigo di Dio è rivelato formalmente: “Se farà il male lo castigherò” (2 Sam., VII, 14). “Dio castiga e usa misericordia” (Tob., XIII, 2); “Il Signore vi castiga per i vostri peccati” (Tob., XIII, 5); “Castigando il suo peccato Signore tu correggi l’uomo” (Sal., XXXIX, 12); “Signore eri per loro un Dio paziente, pur castigando i loro peccati” (Sal., XCIX, 8); “Diocastigò i re per causa loro” (Sal., CV, 14); “Tu castighi poco alla volta i colpevoli” (Sap., XII, 2); “Il Signore castiga coloro che gli stanno vicino” (Giuditta, VIII, 27); “Con quanta attenzione haicastigato i tuoi figli” (Sap., XII, 21); “Ti castigherò secondo giustizia” (Ger., XXX, 11).

Nel Nuovo Testamento si legge: “Lo castigherò se farà il male” (1 Cor., XVII, 13); “Il Signore riprende e castiga coloro che ama” (Ap., III, 19); “Ogni albero sterile sarà gettato nel fuoco” (Mt., III, 10); “Il castigo di Dio incombe su di lui” (Gv., III, 13); “Dio non risparmiò gli angeli ribelli” (2 Pt., II, 4); “Il diavolo fu gettato nella stagno di fuoco” (Ap., XX, 9).

Il castigo di Dio nella teologia

San Tommaso d’Aquino spiega innanzi tutto che Dio è l’Autore del male come pena (S. Th., I, q. 49, a. 2, in corpore) e non della colpa (malum culpae). Poi insegna (S. Th., I-II, q. 87, aa. 1-8) che nel concetto di legge è inclusa la necessità di una pena dovuta alla colpa: “il peccato rende l’uomo reo di castigo o pena” (a. 1, ad 2). L’Angelico cita Dionigi l’Areopagita (De Divinis Nominibus, cap. IV, lect. 18): “Gli angeli che castigano i peccatori non sono cattivi. Perciò il male non consiste tanto nel venire punito quanto nell’essere degno di punizione”. Ecco perché “tra gli effetti diretti del peccato non vi è tanto la pena quanto la necessità di subirla”(a. 1, ad 2).

In breve secondo l’Angelico l’obbligo di essere castigato (reatus poenae) deve essere necessariamente soddisfatto poiché lo esige la Giustizia divina. Dio non sarebbe Dio se l’ordine da Lui stabilito non ricevesse questa tutela infallibile (S. Th., I-II, q. 87, a. 6, in corpore).

Conclusione

Padre Giovanni Cavalcoli recentemente è stato espulso da “Radio Maria” dietro ordine di Francesco I perché aveva risposto ad un ascoltatore che certe colpe particolarmente gravi possono attirare i castighi di Dio, il che è perfettamente conforme alla Rivelazione divina e alla sana ragione. Ma Francesco I vuol sentir parlare solo di Misericordia e non di Giustizia, salvo agire con rigore estremo nei confronti di coloro che osano ancora affermare, con la sana dottrina, che la Giustizia senza la Misericordia è crudeltà (come quella usata da papa Bergoglio nei confronti di p. Cavalcoli) e la Misericordia senza la Giustizia è bonacceria e non Bontà.

San Tommaso d’Aquino insegna che a Dio compete alleviare il male altrui, cioè la Misericordia effettiva nel senso che le perfezioni date da Dio agli enti creati ne tolgono o diminuiscono i difetti (S. Th., I, q. 21, a. 3). Inoltre in tutte le opere di Dio c’è Giustizia perché Egli fa ciò che conviene all’ordine delle cose con Sapienza e Bontà. Anzi la Sua Bontà sorpassa talmente l’esigenza dell’ordine e della proporzione delle cose, le quali non possono esigere nulla da Dio, di modo che in Dio con la Giustizia c’è sempre anche la Misericordia che ne è il fondamento (ivi, a. 4).

Perciò voler parlare solo di Misericordia senza Giustizia significa avere un falso concetto di Dio e delle virtù di Misericordia e di Giustizia.

 

 

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NOTE
1 La pena è vendicativa quando si infligge a qualcuno che ha perpetrato un male un altro male fisico per mantenere l’ordine giuridico e morale o per il castigo e la punizione del malfattore (cfr. S. Th., II-II, q. 80).
2 Cfr. Lc., III, 7; Lc., V, 29; Lc., X, 15; Lc., XII, 5; Lc., XVIII, 9; Lc., XIX, 1; Mt., V, 21;Mt, XI, 23; Mt., XIII, 47; Mt., XV, 24; Mt., XXII, 1; Mt., XXIV, 51; Mt., XXV, 1;Simbolo Quicumque, DB, 40; Concilio Lateranense IV, DB, 429; Benedetto XII, Costituzione dogmatica Benedictus Deus, DB, 530; S. Th., Supplemento, q. 97 ss.

 

 

21 Commenti a "Se sia lecito parlare dei castighi di Dio"

  1. #Maria   23 febbraio 2017 at 4:10 pm

    Misericordia e Giustizia,in Dio Padre ” E’ ” l’Assoluto! Una non esclude l’Altra.Umanamente lo si deve interpretare così: – Se si è misericordiosi non dimentichiamoci alla stessa maniera di essere giusti. – Se si pensa di essere giusti,sappiamo che dobbiamo essere altrettanto misericordiosi.

    Per nostra natura umana, non è possibile l’assoluto nelle cose, e purtroppo rischiamo di fare confusione. Se nella realtà non possiamo, perché soggetti a regole e leggi umane, nulla ci impedisce di portare avanti difendendo la Verità di un Dio che sempre più’dichiara a noi il Suo grande Amore.

    Tutto il resto poi ,normalmente, ci viene chiaro comprendere.

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  2. #Alessio   23 febbraio 2017 at 8:08 pm

    Che sia assolutamente concorde alla Dottrina parlare di castighi di Dio è indubitabile, però bisogna stare attenti a non attribuire a Dio disgrazie nelle quali non ha nulla a che vedere.
    Immaginare che Dio spari nel mucchio (es. terremoto in Abruzzo) per punire le colpe di alcuni non ha nulla a che vedere con la giustizia.

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    • #Alessandro   24 febbraio 2017 at 2:36 am

      Potrebbe piuttosto non avere nulla a che vedere con la nostra imperfetta “giustizia”. Tutto questo potrebbe rientrare infatti nel concetto di sofferenza vicaria. E’ comunque in ogni caso scorretto asserire perentoriamente che Dio non abbia nulla a che vedere con ciò dal momento che Lui, nella sua ineffabile Sapienza, lo ha comunque permesso!

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      • #Alessio   24 febbraio 2017 at 11:46 am

        La sofferenza vicaria ha un senso se chi soffre lo fà di sua libera scelta e per uno scopo voluto, sia un comune cristiano per le persone che ama sia un santo per i peccatori in generale.
        Ma l’imposizione di una presunta sofferenza vicaria a gente che non ha la minima intenzione di sobbarcarsela è un’assurdità colossale.

        Sarebbe come dire che mi fregano la macchina, io so chi sia il ladro ma vengo a prendere sotto casa te per farmi ridare i soldi, anche se tu non hai niente a che vedere con il furto. Se tu per una tua carità verso il ladro vuoi pagarmi il suo debito dicendo che siete amici, sono fatti tuoi, ma se tu non hai quest’intenzione io devo andare a prendere lui sotto casa sua o se non sono in grado devo mandarci la polizia. Ma te devo lasciarti stare.
        Il concetto è identico.

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        • #Alessandro   24 febbraio 2017 at 2:43 pm

          Il concetto non è affatto identico. Il Signore, fortunatamente, ragiona in modo diverso da noi e conosce cose che noi ignoriamo e i suoi giudizi sono limpidi e non condizionati. Io ho criticato la perentorietà della tua affermazione. Quanto a me ho usato sempre condizionali. Castigo o non Castigo, trattasi di qualcosa che è stata permessa, se non fosse stato compatibile con la Divina Giustizia(anche solo in qualità di semplice monito o se non altro di ripercussione seguita al Peccato Originale), il Signore avrebbe disposto altrimenti!

        • #Alessio   24 febbraio 2017 at 4:10 pm

          Ti ho risposto più sotto, dopo il commento di “bunt”.

  3. #Paola   23 febbraio 2017 at 9:36 pm

    Ohhh…la giustizia Divina io l,amo perche’ ha salvato la mia anima .altrimenti destinata all inferno. E sempre ringrazio Gesu’, per la sofferenza passata. Perche ‘ e’giusta,perfetta ,e nello,stesso tempo Misericordiosa!!!! Grazie mio Signore e mio Dio!!!!

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    • #Alessandro   24 febbraio 2017 at 2:24 am

      Almeno lo pensassero tutti(ecco, magari con meno enfasi e punti esclamativi): le fa onore!

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      • #Alessio   24 febbraio 2017 at 11:48 am

        Io invece faccio parte di quelli che pregano Dio per non soffrire, e che davanti a qualche disgrazia non direbbero mai :-Oh, ma che bello!-.

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        • #Alessandro   24 febbraio 2017 at 2:49 pm

          La sig.ra Paola si riferiva a sofferenza consapevolmente accettata in pena dei propri peccati non chiesta. Se il buon ladrone avesse fatto il tuo stesso ragionamento, non si sarebbe salvato! Nessuno ha detto “oh ma che bello!”, semmai la sig.ra si è a ragione compiaciuta di quanto ha riconosciuto come giusto!

      • #ettb   24 febbraio 2017 at 4:30 pm

        L’uomo “decaduto a materia”!!!??? Che ignoranza!!!
        Studi almeno le basi della nostra religione

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        • #Alessandro   24 febbraio 2017 at 5:55 pm

          Ma cosa sta dicendo?

        • #Maria   24 febbraio 2017 at 6:49 pm

          Signor ettb
          vorrebbe gentilmente spiegarlo lei?

  4. #bunt   24 febbraio 2017 at 12:13 am

    Il post è interessante nella misura in cui ci dice che il castigo divino esiste, ma dice poco o nulla su come distinguere un castigo divino da un male non causato da una volontà di giustizia divina. Ad esempio:
    1) se un individuo si ammala di qualche malattia, è un castigo divino per i peccati che ha commesso o è una prova che Dio gli impone a prescindere da considerazioni del suo merito? E ancora:
    2) essendo tutti gli uomini peccatori (poco o tanto), qualsiasi male subiscano è meritato? E ancora:
    3) esistono punizioni collettive in cui vengono puniti anche gli innocenti (ammesso che gli innocenti esistano: l’uomo è sempre peccatore, per definizione, ma quantità e qualità dei peccati variano)? Inoltre:
    4) chi ha il potere di dire “questa è / non è una punizione divina”? Se rigore è quando arbitro fischia, punizione divina è quando Chiesa fischia? Lo può ad esempio affermare un sacerdote? Lo può dire solo un papa? Serve un’assemblea? Lo può affermare, in libertà, qualsiasi cristiano, interpretando da sé la volontà divina? (L’ultima mi pare improbabile.)

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  5. #Alessio   24 febbraio 2017 at 4:08 pm

    Ad Alessandro

    Mettiamola così : io faccio parte di coloro che fanno del loro meglio per stare bene fisicamente, affettivamente ed economicamente.
    Se devo soffrire per il bene di una Causa nella quale credo, dei miei cari o in virtù di uno scopo utile che vale la pena allora lo faccio, ma prego e spero di soffrire comunque il meno possibile.
    Qualunque altro tipo di sofferenza mi risulta assolutamente detestabile e faccio quanto in mio potere per evitarla.
    Nè più nè meno.

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  6. #Paola   24 febbraio 2017 at 7:33 pm

    Alessandro ,la ringrazio ,ha Capito perfettamente.nessuno ama soffrire,eccetto giganti di Santita’,come Padre pio ,Santa Rita , Santa Veronica Giuliani ecc…se sono enfatica fa parte del mio,carattere passionale e con tutta la mia passione adoro Gesu’ :spiritualmente ,mentalmente e fisicamente.e la sofferenza l,ho accettata perche’assolutamente giusta. FIAT,Fiat,FIAT voluntas tua!!!!!!

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    • #Alessio   24 febbraio 2017 at 8:37 pm

      Carissima Paola,

      non so che sofferenza Lei abbia accettato, ma dal momento che mi sembra una bravissima persona la mia opinione è che, qualunque sia la sofferenza della quale parla, sia TOTALMENTE INGIUSTA.
      DA PARTE MIA GIUDICO LE SOFFERENZE DEGLI INNOCENTI COME UN QUALCOSA D’ESTREMAMENTE INGIUSTO, ESECRABILE ED ODIOSO.

      Per esempio, voglio proprio vedere se qualche fenomeno, dotato di arti normali, oserà dire che l’atroce, spaventosa disgrazia della Bebe Vio dell’altro articolo (di fronte alla quale io avrei di certo chiesto d’essere ucciso) sia frutto d’un qualche “sublime disegno che noi non siamo in grado di capire e che non spetta a noi giudicare”.
      Di certo se fossi io il padre o il fratello di quella ragazza, sarebbe altamente sconsigliabile asserire in mia presenza che “sia giusto che lei si sia ritrovata senza nè braccia nè gambe a 12 anni”. Davvero altamente sconsigliabile!
      Si tratta d’una disgrazia agghiacciante, cose che purtroppo in sventuratissimi casi fanno parte della condizione umana. Punto. Non c’è nulla di giusto, di bello nè di glorioso in questo. Solo d’immensamente triste.

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    • #Maria   24 febbraio 2017 at 11:04 pm

      Signora Paola
      non siamo ipocriti! Non portiamo alta la bandiera del nostro soffrire.
      La sofferenza dello spirito dovuta alla lontananza da Dio non sempre e’ percepita,quella del corpo potrebbe pesare all’inverosimile…

      .Per fede si sa che la croce che ognuno di noi dovrà portare prima o poi, se trascinata sarà di gran lunga più pesante,se non caricata ben salda sulle nostre spalle. Quindi è cosa buona accettarla.

      Se poi portata ” per amore “, non ce ne accorgeremo nemmeno, pensando alle persone care,il suo peso sarà leggero come la piuma.

      Poi ci sono i Santi……

      Poi, per Amore, Cristo Gesù, morì per noi sulla Croce…

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  7. #Paola   24 febbraio 2017 at 7:45 pm

    Mi unisco ad Alessandro e Maria .ettb….sarebbe a dire?????

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