Vaccinati sì, ma contro l’epidemia… mediatica

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di Cristiano Lugli e Alessandro Corsini

 

Hanno invaso le testate dei giornali le assillanti notizie che annunciavano la diffusione drastica della meningite in Toscana, facendo scaturire come per ogni “allarme epidemia” l’ondata di insistenti incitamenti alla vaccinazione: senza se e senza ma, di tutto e di tutti.
Ritti e in campana sono subito intervenuti i mediatori del salutismo pour tous, prima fra tutti il ministro della Salute, Signora Beatrice Lorenzin, la quale non aspettava altro che poter rilanciare l’idea di un nuovo Piano nazionale, preannunciando l’ormai entrata in vigore del documento che regolamenta l’offerta vaccinale nella nostra Italia:
«Con il nuovo Piano nazionale vaccini, collegato ai Livelli essenziali di assistenza, i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket, perché i vaccini non sono da considerarsi una cura ma attengono alla prevenzione collettiva della popolazione». 

 

Caso strano, sconfinata l'”epidemia”, viene subitamente sganciato anche il nuovo Piano nazionale per i vaccini, con allegato il decreto sui livelli essenziali di assistenza già firmato da Gentiloni, il tutto alla buona offerta di zero euro specialmente per le fascia di età considerate più a rischio, come bambini ed anziani.
La faccenda è arrivata in un battibaleno nella Conferenza Stato-Regioni, ultimo passaggio per far decollare la nuova proposta vaccinale, approvata da tutti grazie anche all’intervento di Antonio Siatta, assessore regionale alla Sanità in Piemonte e già coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, che aveva dichiarato di essere pronto a sollecitare tutti i presenti in Conferenza, per ottenere un rapido via libera “perché si tratta di una grande occasione per i cittadini” – ha dichiarato.
Detto fatto e si è vista la fumata bianca gridata da Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità:
 
“Raggiunto un accordo storico tra lo Stato e le Regioni per una nuova legge nazionale che renda obbligatorie tutte le vaccinazioni previste nel Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 su tutto il territorio nazionale. Intesa raggiunta all’unanimità, con il consenso di tutte le regioni”.

 

“La grande occasione per i cittadini” renderà dunque accessibili e senza pagamento di alcun ticket i seguenti vaccini:
– meningococco B, rotavirus e varicella per i nuovi nati;
– Hpv nei maschi undicenni;
– meningococco tetravalente (A, C, W, Y135) e richiamo anti-polio negli adolescenti;
– pneumococco ed Herpes Zoster nei sessantacinquenni.

 

Ma qual è il vero prezzo da pagare per questo piano che costerà più di 300 milioni di euro in tre anni? Niente è gratis, e come in questo caso lo sgravio richiesto agli italiani – che certamente abboccheranno in toto – sarà l’accettazione di una sorta di legge razziale volta a creare due categorie di bambini: quelli di tipo A – i vaccinati sottoposti a tutti i nuovi obblighi – e quelli di tipo B – ovverosia quelli che decideranno per volere dei genitori di non sottoporsi ai cicli di vaccini, pagando però la penale di essere TASSATIVAMENTE esclusi da nidi e scuole materne, come già accade nella democratica Emilia-Romagna e nella sorella Toscana, guarda caso di terribile estrazione rossa, o per non risultare anacronistici potremmo dire “piddina”.

 

L’allarme mass-mediatico sui casi toscani di meningococco è riuscito perciò nel suo intento, nonostante per un attimo abbia rischiato di affogare nel suo stesso slancio enfatico. Tanta è stata la virulenza con cui si è lanciata la psicosi collettiva, infatti, che il sottoporsi delle persone alla vaccinazione anti-Meningococco ha lasciato spiazzati, fino al punto pratico di esaurire le scorte di vaccini per poi nascondere un pochetto la mano con cui si era lanciato il sasso: come scusarsi con tutti coloro che non si fossero potuti sottoporre alle vaccinazioni per esaurimento scorte? Gli ambulatori affollati e le linee telefoniche degli ospedali intasate hanno prodotto un minimo di spavento anche negli alti ranghi della “Salute”, che a nome del suddetto Ministero e della sua ministra ha dovuto pubblicamente dichiarare di come “al momento non esista alcuna situazione epidemica”.

 

Ma tornando per un attimo alla specifica situazione della meningite Toscana, sarebbe anzitutto interessante consultare qualche grafico che favorisca una più corretta visione delle malattie contratte da Meningocco di tipo B e di tipo C, nel corso di circa vent’anni.
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Come si può notare dai grafici, non esiste in realtà una vera impennata che possa attestare un grave pericolo epidemico, né tantomeno l’urgenza di sottoporsi a qualsivoglia vaccino, il tutto oscillando in maniera abbastanza discontinua, a ragion veduta se si pensa che la meningite è una patologia di gravità variabile, determinata perlopiù da svariati microrganismi come virus, batteri e funghi che colpiscono in maniera episodica e non regolare attraverso portatori sani. I casi di meningite contratti poi da tutti i batteri non evidenziano assolutamente allarme alcuno, sol pensando che dai 1815 casi nel 2015 si è passati ad averne 1376 nel 2016, con aggiornamenti risalenti a novembre e verificabili qui: http://www.iss.it/binary/mabi/cont/Report_MBI_20161116_v11.pdf

 

L’informazione corrente è poi sempre e casualmente sprovvista di nozioni precise che differenzino i rischi contraibili dall’uno all’altro batterio, anzitutto dimenticando che non in tutti i casi la meningite è mortale, ma è anzi vero il contrario. Essendo poi essa contraibile da diverse forme batteriche, anche comuni (come ad esempio lo stafilococco o lo streptococco), a volte addirittura anche da traumi, ebbene ciò evidenzia che non potrà mai esistere un solo vaccino contro la meningite.
A questo si potrebbe obiettare che le lobby farmaceutiche abbiano pensato, e infatti i ceppi di Meningococco ad oggi vaccinabili attraverso 3 vaccini differenti fra loro sono 6 e non 1. Peccato però che i sierotipi esistenti risultino essere 13, oltre al fatto che appunto la meningite possa derivare anche da altre cose, persino da farmaci!, se proprio volessimo dirla tutta.
La vaccinazione più in auge è quella contro il Meningococco C, e con questo si vorrebbe far credere in una copertura totale e sicura da meningite, il che equivale a mentire spudoratamente in termini medici prima ancora che in termini morali.

 

D’uopo sono infine alcune richieste rivolte al ministro della Salute Signora Lorenzin, verso la quale rivolgeremmo la massima gratitudine se ci facesse tutto l’elenco di malattie infettive o, tuttalpiù, quelle che potrebbero essere sottoposte a profilassi vaccinica, ergo molte di più di quelle introdotte nel nuovo Piano nazionale. Fatto questo potrebbe altresì garantirci la funzionalità dei vaccini e, ancora, darci la possibilità di vaccinarci contro tutte, in modo da sconfiggere la diffusione della moltitudine di malattie infettive che nello scorrere del tempo potrebbero diventare molto pericolose causando epidemie.

 

Così facendo si potrebbe ancora aumentare quell’assioma salutista conosciuto anche come “immunità di gregge”, a cui la Lorenzin, Saitta e tanti altri ambiscono. A questo “assioma” di immunità farebbe capo una percentuale situata al 95% della popolazione sottoposta a profilassi con vaccini, indispensabile anche per la salute di quel restante 5% che – dicono i Nostri – è protetto solo grazie all’immunità di gregge garantita dal bravo ed obbediente popolino trattato.
Eppure anche questa “certezza indiscutibile” il Ministero della Salute dovrebbe dimostrarcela, visto che non esiste nessuna precisa e non chiacchiericcia ricerca a dimostrazione di questo.

 

Putacaso le restasse del tempo a disposizione per dei poveri cittadini che non comprendono “la grande occasione” che stanno perdendo per loro e per i propri figli, potrebbe chiarirci come mai in Austria, dove chi si sottopone ai vaccini rimane molto sotto l’80%, si contano casi di malattie come il morbillo in quantità nettamente inferiori a quelle riscontrate in paesi già confinanti come la Germania, dove la percentuale di vaccinati è di gran lunga sopra al famigerato 95%.
Forse bisognerebbe che qualcuno rammentasse opportunamente alla Ministra (seppur forse già in realtà lo sappia meglio di noi) di come il vaccino non sia considerarsi farmaco terapeutico quanto invece farmaco preventivo: nel primo caso appare più facile testare il funzionamento a seconda di un’avvenuta o non avvenuta guarigione, il farmaco fungendo da terapia; nell’altro bisogna attendere e sperimentare su enormi popolazioni almeno per qualche decennio, vista la siderale differenza che separa la funzione della prevenzione di un determinato popolo rispetto a quella di una guarigione. Come diceva un tale, “non è colpa mia se la biologia funziona in quella maniera e degl’interessi delle ditte farmaceutiche, con tutto quanto ruota loro intorno, non mostra a sua volta interesse”.
Nonostante questo però c’è chi ci specula e se ne frega altamente, buttando nel commercio della moltitudine, con i criteri della “legalità” moderna, vaccini non sperimentati manco per un giorno intero.

 

L'”agente patogeno” di tutta questa criptica faccenda è il coercitivo potere mass-mediatico di cui le lobby possono disporre. Certo poi, Beatrice Lorenzin fa il suo mestiere e risponde che “nessuna epidemia vi è in atto“, giammai lo ha pensato, ma chissà per quale strano motivo i medici al servizio della “Salute” e le testate televisive si accodano tutte insieme, in coro, al grido di “vaccìnati! vaccìnati! vaccìnati!”.
D’altronde sono passati poco più di due anni da quando il potentissimo Presidente di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha dovuto rassegnare le sue dimissioni, pacatamente e subitamente accolte dal Ministro Lorenzin, in seguito alla dirompente accusa di conflitto di interessi, visti gli… amorosi legami che pare lo stringessero alle aziende farmaceutiche che producono vaccini (Sanofi-Pasteur, per citarne una che i vaccini li fabbrica proprio).

 

 

 

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