[CINESPADA] Figli di Caino: cronache di una conversione annunciata

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Figli di Caino è un documentario che scorteccia il cuore, che ti lascia nudo, inerme davanti al grande mistero della vita. È un film intelligente, che abbatte i pregiudizi per avventurarsi alla ricerca di quell’ultimo scampolo di bene che dimora nell’anima dell’uomo, di qualunque uomo.

Lo spettatore si trova senza preavviso catapultato tra le mura della casa circondariale del Bassone di Como. La telecamera varca i cancelli, i punti di controllo, si insinua nei corridoi e nelle celle. Uomini passeggiano, sguardo a terra, come fantasmi senza nome. Poco alla volta, però, qualcosa accade, imprevisto come il più straordinario dei miracoli. I primi piani si alternano rapidamente, le figure acquistano una fisionomia. Le ombre diventano volto, occhi e cuore. E quando le parole iniziano a fluire dalle loro bocche – imbarazzate all’inizio, sicure poi – quando la loro storia di sconfitta e attesa assume la forma di una lotta contro se stessi, contro i propri sbagli, contro i propri limiti, ecco che il carcere scompare, i muri crollano, e chi sta guardando il film si accorge di stare ammirando, in verità, uno specchio, nient’altro che se stesso. Siamo tutti colpevoli, ma fortunatamente la colpa non è l’ultima parola sulla nostra vita.

Figli di Caino non è semplicemente un documentario sui padri in carcere. Non è un documentario sulla miseria né sul dramma che quotidianamente vivono tante famiglie lacerate. È tutt’altro. È una pellicola che parla di legami ancora possibili, di come, nonostante tutto, anche nel più profondo dell’Inferno ci sia sempre spazio per una speranza, per una consapevolezza capace di rimettere tutto in gioco, di favorire il ritrovamento di quella gioia di vivere che sembrava perduta. È, in altre parole, un film sulla misericordia e su come questa, alimentata dalle amicizie che si creano anche nella sfortuna della carcerazione, possa guidare una volontà tesa al riscatto. È l’impresa eroica di una compagnia, ora pronta ad affrontare un nuovo e più felice cammino.

Girato dalla giovane Carolina Merati, al suo primo lungometraggio, Figli di Caino purtroppo non ha goduto di una vera e propria distribuzione nelle sale cinematografiche, ma sta comunque raccogliendo un generale consenso di pubblico grazie al passaparola.

La regia, scarna, essenziale, riesce nell’intento di restituire allo spettatore un’immagine vera dell’essere umano, della sua miseria e della sua grandezza, senza falsi pietismi o moralismi d’accatto. Si sente sulla pelle, infatti, la sensazione che qualcosa in noi è mutato, che anche noi, al pari di quei padri del Bassone, siamo diventati un po’ più veri, un po’ più uomini. È quello che la stessa regista ha definito “una rivoluzione dello sguardo” ed è il dono più bello e prezioso che un film possa lasciare: la testimonianza, cioè, che davvero la pietra di scarto può diventare qualcosa di migliore, addirittura pietra d’angolo.

Luca Fumagalli

 

2 Commenti a "[CINESPADA] Figli di Caino: cronache di una conversione annunciata"

  1. #Giuseppe   5 marzo 2017 at 9:33 pm

    Grazie della recensione. Come fare a vederlo? Giuseppe

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  2. #Luca   6 marzo 2017 at 2:45 pm

    Grazie a te. Purtroppo non è ancora disponibile. L’unica cosa che si può fare è contattare direttamente la regista via facebook.

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