Dal testamento spirituale di Mons. Alfredo Orlandi

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Il “santino” di Mons. Alfredo Orlandi, stampato in occasione delle sue esequie.

Mons. Alfredo Orlandi, per il suo entusiasmo e il suo carisma, era chiamato affettuosamente il “vescovo della montagna”. In realtà –  sebbene “monsignore” – non aveva mai ricevuto la consacrazione episcopale e aveva preferito all’agile carriera ecclesiastica che gli era stata prospettata il legame col suo Appennino, dal quale non si staccò mai definitivamente. Amato dai fedeli, volle lasciare loro un testamento spirituale da leggere al suo funerale: ne riportiamo di seguito l’estratto finale. Mons. Orlandi con la morte – cristianamente intesa – intratteneva un certo rapporto, avendo conservato, per buona parte della vita, il suo feretro già pronto sotto il letto. Ringraziamo Laurentia Azzolini per averci segnalato il manoscritto. Grassettature nostre. [RS]

Per brevità (e per evitare un pur comprensibile riferimento a Paolo VI) ci limitiamo all’ultima parte del testamento, ma di valore non minore sono altri passaggi dello stesso, ad esempio:

“Non so quando, dove morirò, ma sin da ora accetto umilmente e volentieri tutto ciò che il Signore disporrà di me

“Intendo ripetere anche in quell’ultimo momento di mia vita le parole: Fiat voluntas tua e In manus tuas Domine commendo spiritum meum

Ho sempre conservato integra la Fede, come mi è stata insegnata dalla mia santa mamma e dalla Chiesa, senza alterazioni e pericolose novità, la fede cioè degli Apostoli, dei Martiri e dei Papi […] e in questa voglio morire

[…]

Eremo del Garda, 3 settembre 1968

Mio testamento spirituale

[…]

Chiedo perdono a Dio di ogni mio peccato, e per la sua infinita misericordia e le preghiere di Maria SS, dei santi e vostre spero di ottenere, nella vita eterna, il Paradiso.

A tutti quelli che in Acquabona e Collagna sono stati miei parrocchiani, ai miei parenti e agli amici la mia ultima parola:

“Vi ho amati tutti, senza eccezione, sempre, tanto, anzi tantissimo! Vi ringrazio delle grandi consolazioni che mi avete dato e vi domando perdono se, involontariamente, vi ho recato dispiacere o cattivi esempi”.

Dalla bara, in cui mi avete deposto, alzo ora la mia voce, a mezzo del sacerdote che mi benedice, e vi faccio l’ultima predica perché la teniate a mente come mio ricordo:

1. Amate Dio e osservate fedelmente i suoi comandi ed in particolare: fuggite la bestemmia; santificate la festa con la Messa e l’astensione dal lavoro; siate corretti, onesti, cristiani.

2. Amate il prossimo: non fate male ad alcuno, non invidiate, fate del bene e bene troverete, perché Cristo vi compenserà.

3. Educate cristianamente i vostri figli e saranno la vostra gloria.

4. Giovani, non vi lasciate ingannare! La vera vita non la dà il denaro, il divertimento, il ripudio dei sani principi, ma il compimento scrupoloso di ogni vostro dovere: solo questo vi darà gioia in terra ed in cielo.

Con affetto grande ricordo il mio Vescovo e i miei confratelli nel sacerdozio. Me ne vado a casa mia, ma il mio cuore, pure riposando in Dio, resterà in mezzo a voi per benedirvi sempre. Pregate per me.

Vostro Don Alfredo Orlandi