Della Visitazione di Maria [da ‘Le Glorie di Maria’ di S. Alfonso M. de’ Liguori]

Volentieri riproduciamo il Discorso IV de “Le Glorie di Maria” di S. Alfonso M. de’ Liguori. Grassettature e sottolineature nostre. [RS]

DISCORSO V. – Della Visitazione di Maria.

Maria è la tesoriera di tutte le divine grazie: onde chi desidera grazie dee ricorrere a Maria; e chi ricorre a Maria dee star sicuro d’aver le grazie che desidera.
Felice si stima quella casa che viene visitata da qualche personaggio reale, e per l’onore che ne riceve e per li vantaggi che poi ne spera. Ma più felice dee chiamarsi quell’anima ch’è visitata dalla regina del mondo Maria Santissima, la quale non sa non riempire di beni e di grazie quell’anime beate, ch’ella si degna di visitare per mezzo de’ suoi favori. Fu benedetta la casa di Obededom, allorché fu visitata dall’arca del Signore: Benedixit Dominus domui eius (I Par. XIII, 14). Ma di quante maggiori benedizioni sono arricchite quelle persone, che ricevon qualche visita amorosa da quest’arca viva di Dio quale fu la divina Madre! Felix illa domus quam Mater Dei visitat, scrisse Engelgrave. Ben l’esperimentò la casa del Battista, dove appena entrando Maria, colmò tutta quella famiglia di grazie e benedizioni celesti; che perciò la presente festa della Visitazione si chiama comunemente la festa della Madonna delle Grazie.
Quindi vedremo oggi nel presente discorso, come la divina Madre è la tesoriera di tutte le grazie. E divideremo il discorso in due punti. Nel primo vedremo che chi desidera grazie, dee ricorrere a Maria. Nel secondo, che chi ricorre a Maria, dee star sicuro d’aver le grazie che desidera.

Punto I.

Dopo che la S. Vergine udì dall’Arcangelo S. Gabriele che la sua cognata Elisabetta era gravida di sei mesi, fu illuminata dallo Spirito Santo internamente a conoscere che il Verbo umanato e fatto già suo figlio, volea cominciare a manifestare al mondo le ricchezze della sua misericordia, colle prime grazie che volea compartire a tutta quella famiglia. Onde senza frammetter dimora, exsurgens, come narra S. Luca (I, 39), Maria… abiit in montana cum festinatione. Alzandosi ella dalla quiete della sua contemplazione, a cui stava sempre applicata, e lasciando la sua cara solitudine, subito si partì per andare alla casa di Elisabetta. E perché la santa carità tutto sopporta – Caritas omnia suffert – e non sa patir dimora, come appunto su questo Evangelio dice S. Ambrogio, Nescit tarda molimina Spiritus Sancti gratia; perciò, non curando la fatica del viaggio, la tenera e delicata donzella presto si pose in cammino. Giunta che fu a quella casa, ella salutò la sua cugina: Et intravit in domum Zachariae et salutavit Elisabeth. E come riflette S. Ambrogio, Maria fu la prima a salutare Elisabetta, prior salutavit. Ma non fu la visita della B. Vergine come sono le visite de’ mondani, che per lo più si riducono in cerimonie e false esibizioni: la visita di Maria apportò in quella casa un cumolo di grazie. Poiché alla sua prima entrata ed a quel primo saluto Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e Giovanni restò libero dalla colpa e santificato; che perciò egli diede quel segno di giubilo esultando nell’utero di sua madre, volendo così palesare la grazia ricevuta per mezzo della B. Vergine, come dichiarò la stessa Elisabetta: Ut facta est vox salutationis tuae in auribus meis, exsultavit in gaudio infans in utero meo. Sicché, come riflette Bernardino da Bustis, in virtù del saluto di Maria Giovanni ricevé la grazia dello Spirito Divino che lo santificò: Cum B. Virgo salutavit Elisabeth, vox salutationis per aures eius ingrediens ad puerum descendit, virtute cuius salutationis puer Spiritum Sanctum accepit (Part. VII, serm. 4).
Or se questi primi frutti della Redenzione passarono tutti per Maria, ed ella fu il canale per mezzo di cui fu comunicata la grazia al Battista, lo Spirito Santo a Elisabetta, il dono di profezia a Zaccaria, e tante altre benedizioni a quella casa, che furono le prime grazie che sappiamo essersi fatte sulla terra dal Verbo dopo essersi incarnato; è molto giusto il credere che Dio sin d’allora avesse costituita Maria quale acquedotto universale, come la chiama S. Bernardo, per cui d’indi in poi passassero a noi tutte le altre grazie che ‘l Signore vuol dispensarci, secondo quello che si disse nella Parte I, al cap. V.
Con ragione dunque questa divina Madre vien detta il tesoro, la tesoriera, e la dispensatrice delle divine grazie. Così vien nominata dal Ven. abbate di Celles: Thesaurus Domini et thesauraria gratiarum (Prol. Cont. Virg., c. 1); così da S. Pietro Damiani: Thesaurus divinarum gratiarum; dal B. Alberto Magno: Thesauraria Iesu Christi; da S. Bernardino: Dispensatrix gratiarum; da un dottor greco appresso Petavio (De Trin.): Promptuarium omnium bonorum: dispensa di tutti i beni; così anche da S. Gregorio Taumaturgo il quale dice: Maria sic gratia plena dicitur, quod in illa gratiae thesaurus reconderetur. E Riccardo di S. Lorenzo dice che Dio ha riposto in Maria, come in un erario di misericordia, tutti i doni delle grazie, e da questo tesoro egli arricchisce i suoi servi: Maria est thesaurus, quia in ea, ut in gazophylacio, reposuit Dominus omnia dona gratiarum; et de hoc thesauro largitur ipse larga stipendia suis militibus et operariis (De laud. Virg., l. 4).17

S. Bonaventura parlando del campo dell’Evangelio dove sta nascosto il tesoro, e che dee comperarsi ad ogni gran prezzo, come disse Gesù Cristo: Simile est regnum caelorum thesauro abscondito in agro, quem qui invenit homo… vadit et vendit universa quae habet et emit agrum illum (Matth. XIII, 44); dice che questo campo è la nostra regina Maria, in cui sta il tesoro di Dio, ch’è Gesù Cristo, e con Gesù Cristo la sorgente e la fonte di tutte le grazie: Ager iste est Maria, in qua thesaurus Dei Patris absconditus est (Spec., c. 7). Affermò già S. Bernardo che ‘l Signore tutte le grazie che vuole a noi dispensare le ha poste in mano di Maria, acciocché sappiamo che quanto noi riceviamo di bene, tutto lo riceviamo dalle sue mani: Totius boni plenitudinem posuit in Maria, ut proinde si quid spei in nobis est, si quid gratiae, si quid salutis, ab ea noverimus redundare (Serm. de aqu.). E ce ne assicura Maria stessa dicendo: In me gratia omnis viae et veritatis (Eccli. XXIV, 25): In me son tutte le grazie de’ veri beni che voi uomini potete desiderare in vostra vita. Sì, madre e speranza nostra, ben lo sappiamo, le diceva S. Pier Damiani, che tutti i tesori delle divine misericordie stanno nelle vostre mani: In manibus tuis omnes thesauri miserationum Dei. E prima del Damiani l’asserì con maggior espressione S. Idelfonso, allorché parlando colla Vergine le dicea: Signora, tutte le grazie che Dio ha determinato di fare agli uomini, tutte ha determinato di farle per le vostre mani, e perciò tutti i tesori delle grazie a voi l’ha consegnati: Omnia bona quae illis summa maiestas decrevit facere, tuis manibus decrevit commendare; commissi quippe tibi sunt thesauri et ornamenta gratiarum (In Cor. Virg., c. 15). Sicchè, o Maria, concludea S. Germano, non v’è grazia che si dispensi ad alcuno se non per le vostre mani: Nemo qui salvus fiet, nisi per te: nemo donum Dei suscipit, nisi per te (Serm. de zon. Virg.). Sulle parole che disse l’Angelo alla SS. Vergine: Ne timeas, Maria, invenisti enim gratiam apud Deum (Luc. I, 30), soggiunge con bella riflessione il B. Alberto Magno e dice: Ne timeas, quia invenisti. Non rapuisti, ut primus angelus: non perdidisti, ut primus parens: non emisti, ut Simon magus; sed invenisti, quia quaesivisti. Invenisti gratiam increatam, et in illa omnem creaturam (In Mar., cap. 237): O Maria, voi non avete rapita la grazia come voleva rapirla Lucifero; non perduta, come la perdette Adamo; non comperata, come volea comperarla Simon mago; ma l’avete trovata, perché l’avete desiderata e cercata. Avete ritrovata la grazia increata, ch’è Dio stesso fatto già vostro figlio, ed insieme con quella avete ritrovato ed ottenuto tutti i beni creati. Conferma questo pensiero S. Pier Grisologo, dicendo che la gran Madre ritrovò questa grazia per render poi la salute a tutti gli uomini: Hanc gratiam accepit Virgo, salutem saeculis redditura (Serm. 3, de Ann). E in altro luogo dice che Maria trovò una grazia piena, che bastasse a salvare ognuno: Invenisti gratiam, quantam? quantam superius dixerat, plenam et vere plenam, quae largo imbre totam infunderet creaturam (Serm. 142). In modo tale, dice Riccardo di S. Lorenzo, siccome Dio ha fatto il sole, acciocché per suo mezzo sia illuminata la terra; così ha fatta Maria, acciocché per suo mezzo si dispensino al mondo tutte le divine misericordie: Sicut sol factus est ut illuminet totum mundum, sic Maria facta est ut misericordiam impetret toti mundo (De laud. Virg., lib. 7). E S. Bernardino soggiunge che la Vergine, dacché fu fatta Madre del Redentore, acquistò una quasi giurisdizione sopra tutte le grazie: A tempore quo Virgo Mater concepit in utero Verbum Dei, quamdam, ut sic dicam, iurisdictionem obtinuit in omni Spiritus Sancti processione temporali: ita ut nulla creatura aliquam a Deo obtinuit gratiam, nisi secundum ipsius piae Matris dispensationem (Serm. 61, tract. 1, art. 8).

Onde concludiamo questo punto con Riccardo di S. Lorenzo, il quale dice che se vogliamo ottenere alcuna grazia ricorriamo a Maria, che non può non ottenere a’ suoi servi quanto dimanda, poich’ella ha ritrovata la grazia divina e sempre la trova: Cupientes invenire gratiam, quaeramus inventricem gratiae, quae quia semper invenit, frustrari non potest (De laud. Virg., l. 2, p. 5). E lo prese da S. Bernardo il quale disse: Quaeramus gratiam et per Mariam quaeramus, quia quod quaerit invenit, et frustrari non potest (Serm. de aquaed.). Se dunque desideriamo grazie, bisogna che andiamo a questa tesoriera e dispensatrice delle grazie, giacché questa è la volontà suprema del dator d’ogni bene, come ci assicura lo stesso S. Bernardo, che tutte le grazie per mano di Maria si dispensano: Quia sic est voluntas eius, qui totum nos habere voluit per Mariam (Loc. cit.). Totum, totum: chi dice tutto, non esclude niente.
Ma perché per ottenere le grazie v’è necessaria la confidenza, passiamo ora a vedere quanto dobbiamo star certi di ottener le grazie, ricorrendo a Maria.

Punto II.

E perché mai Gesù Cristo ha riposte in mano di questa sua Madre tutte le ricchezze delle misericordie, ch’egli vuole usarci, se non affine ch’ella ne faccia ricchi tutti i suoi divoti che l’amano, l’onorano, e con confidenza a lei ricorrono? Mecum sunt divitiae… ut ditem diligentes me (Prov. VIII, 17, 21). Così si protesta la stessa Vergine in questo passo che le applica la S. Chiesa in tante sue festività. Sicché non ad altro uso che per giovare a noi, dice l’abbate Adamo, queste ricchezze di vita eterna si conservano da Maria, nel cui seno il Salvatore ha collocato il tesoro de’ miserabili, acciocché da questo tesoro i poveri provveduti diventino ricchi: Divitiae salutis penes Virginem nostris usibus reservantur. Christus in Virginis utero pauperum gazophylacium collocavit: inde pauperes locupletati sunt (In Alleg. utr. Test., c. 24 Eccli.). E soggiunge S. Bernardo – come ho trovato presso un autore – che a questo intento Maria è stata data al mondo come un canale di misericordia, acciocché per suo mezzo scendessero dal cielo agli uomini di continuo le grazie; ecco le sue memorabili parole: Ad hoc enim data est ipsa mundo quasi aquaeductus, ut per ipsam a Deo ad homines dona caelestia iugiter descenderent.
Quindi lo stesso santo Padre va discorrendo, perché mai S. Gabriele avendo ritrovata la divina Madre già piena di grazie, come già l’avea salutata, Ave, gratia plena; poi le dice che in lei dovea sopravvenire lo Spirito Santo per più riempirla di grazia? S’ella era già piena di questa grazia, che più potea operare la venuta del Divino Spirito? Ad quid, così risponde S. Bernardo, nisi ut adveniente iam Spiritu plena sibi, eodem superveniente nobis superplena et supereffluens fiat? (Serm. 2, de Ass.). Era già piena, dice il santo, Maria di grazia, ma lo Spirito Santo ne la sovrariempì per bene nostro, affinché della sua soprabbondanza ne fossimo provveduti noi miserabili. Che perciò Maria fu chiamata luna, di cui si dice: Luna plena sibi et aliis.
Qui me invenerit, inveniet vitam et hauriet salutem a Domino (Prov. VIII, 35). Beato chi mi trova con ricorrere a me, dice la nostra Madre. Egli troverà la vita e la troverà facilmente: poiché siccom’è facile trovare e cavare l’acqua per quanto si desidera da una gran fonte, così è facile a trovar le grazie e la salute eterna ricorrendo a Maria. – Diceva un’anima santa: Basta cercar le grazie alla Madonna per averle. E S. Bernardo diceva che prima che nascesse la Vergine, perciò mancava nel mondo tant’abbondanza di grazie ch’ora si vedono scorrere in terra, perché mancava questo desiderabil canale qual è Maria: Ideo tanto tempore defuerunt omnibus fluenta gratiarum, quia nondum intercesserat hic aquaeductus (Serm. de aquaed.). Ma ora che abbiamo già questa Madre di misericordia, quali grazie possiamo temer di non ottenere ricorrendo a’ piedi suoi? – Io sono la città di rifugio – così la fa parlare S. Giovan Damasceno – per tutti coloro che a me ricorrono; venite dunque, figli miei, ed otterrete da me le grazie con maggior abbondanza di quel che voi pensate: Ego civitas refugii iis qui ad me confugiunt; accedite et gratiarum dona affluentissime haurite (Serm. 2, de dorm. B.V.).

È vero che a molti avviene quel che conobbe la Ven. Suor Maria Villani in una visione celeste: vide questa serva di Dio una volta la Madre di Dio in sembianza d’una gran fonte a cui molti andavano e ne prendevano molt’acqua di grazie; ma che poi avveniva? Quelli che portavano i vasi sani conservavano in appresso le grazie ricevute; ma quelli che portavano i vasi rotti, cioè l’anima aggravata da’ peccati, ricevevano le grazie, ma presto ritornavano a perderle. Del resto è certo che per mezzo di Maria ottengono grazie innumerabili tutto giorno gli uomini, anche gl’ingrati, i peccatori, i più miserabili. Dice S. Agostino, parlando colla Vergine: Per te hereditamus misericordiam miseri, ingrati gratiam, veniam peccatores, sublimia infirmi, caelestia terreni, mortales vitam, et patriam peregrini (Serm. de Ass. B.V.).

Ravviviamo dunque sempre più la nostra confidenza, o divoti di Maria, sempreché a lei ricorriamo per grazie. E per ravvivare questa confidenza, ricordiamoci sempre de’ due gran pregi che ha questa buona madre, cioè del desiderio che ha ella di far bene a noi, e della potenza che ha col Figlio d’ottener quanto cercaPer conoscere il desiderio che ha Maria di giovare a tutti, basterebbe solamente considerare il mistero della presente festività, cioè la visita che fa Maria a Elisabetta. Il viaggio da Nazaret, dove abitava la SS. Vergine, sino alla città di Ebron – chiamata da S. Luca città di Giuda – come portano il Baronio ed altri autori, dove abitava Elisabetta, era ben lungo di 69 miglia in circa, secondo riferisce l’autor della Vita di Maria, fra Giuseppe di Gesù e Maria carmelitano scalzo (Lib. 3, cap. 22), da Beda e Brocardo; ma ciò non ostante, non si trattenne la B. Vergine, tenera e delicata donzella qual era allora e non avvezza a simili fatiche, di mettersi subito in cammino, spinta da che? spinta da quella gran carità di cui è stato sempre pieno il suo tenerissimo cuore, per andare e cominciar sin d’allora ad esercitare il suo grande officio di dispensiera delle grazie. Così appunto ne parla S. Ambrogio di questo suo viaggio: Non abiit quasi incredula de oraculo, sed quasi laeta pro voto, festina prae gaudio, religiosa pro officio (In c. 1 Luc.). Non già Maria, dice S. Ambrogio, andò per chiarirsi se era vero ciò che l’avea detto l’angelo della gravidanza di Elisabetta; ma ella giubilando per lo desiderio di giovare a quella casa, dandosi fretta per la gioia che sentiva di far bene agli altri, e tutta intenta a quell’impiego di carità, exsurgens abiit cum festinatione. Notisi qui: il Vangelista, quando parlò dell’andata di Maria alla casa di Elisabetta, disse che andò in fretta, abiit cum festinatione; ma parlando poi del suo ritorno da quella casa, non fa menzione più di fretta, ma dice semplicemente: Mansit autem Maria cum illa quasi mensibus tribus, et reversa est in domum suam (Luc. I, 56). Qual altro fine dunque, dice S. Bonaventura, forzava la Madre di Dio a darsi fretta nell’andare a visitare la casa del Battista, se non il desiderio di far bene a quella famiglia? Quid eam ad officium caritatis festinare cogebat, nisi caritas quae in corde fervebat? (Spec., c. 4).
Non già è mancato in Maria coll’andare in cielo questo affetto di carità verso degli uomini, anzi ivi è cresciuto, perché ivi ella maggiormente conosce i nostri bisogni e più compatisce le nostre miserie. Scrisse Bernardino da Bustis che più Maria anela di far bene a noi, che noi non lo desideriamo da lei: Plus vult illa bonum tibi facere et largiri gratiam, quam tu accipere concupiscas (Mar., p. 1, serm. 5). A segno tale che dice S. Bonaventura ch’ella si chiama offesa da coloro che non le cercano grazie: In te, Domina, peccant non solum qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant (S. Bon., in Spec. Virg.). Poiché questo è il genio di Maria, di arricchire tutti di grazie, come già, secondo asserisce l’Idiota, ella soprabbondantemente ne arricchisce i suoi servi: Maria thesaurus Domini est et thesauraria gratiarum ipsius. Donis specialibus ditat copiosissime servientes sibi (In prol. Cont. B.V., c. 1).
Onde dice lo stesso autore che chi trova Maria, trova ogni bene: Inventa Maria, invenitur omne bonum. E soggiunge che ognuno la può trovare, benché fosse il peccatore più misero del mondo; mentr’ella è così benigna, che non discaccia niuno che a lei ricorre: Tanta est eius benignitas; quod nulli formidandum est ad eam accedere; tantaque misericordia, quod ab ea nemo repellitur.

Io tutti invito a ricorrere a me – così la fa parlare Tommaso da Kempis – tutti aspetto, tutti desidero; né mai disprezzo alcun peccatore, indegno quanto sia, che viene a cercarmi aiuto: Omnes invito, omnes exspecto, omnes desidero, nullum peccatorem despicio. Ciascuno che va a dimandar le grazie, inveniet semper paratam auxiliari, dice Riccardo: la troverà sempre pronta e sempre inclinata a soccorrerlo ed ottenergli ogni grazia di salute eterna colle sue potenti preghiere.
Dissi colle sue potenti preghiere, perché questo è l’altro riflesso, che deve accrescere la nostra confidenza, il sapere ch’ella ottiene da Dio quanto dimanda a favore de’ suoi divoti. Osservate, dice S. Bonaventura, appunto in questa visita che fece Maria a Elisabetta, la gran virtù che ebbero le parole di Maria; poiché alla sua voce fu conferita la grazia dello Spirito Santo così a Elisabetta, come a Giovanni suo figlio, secondo notò il Vangelista: Et factum est, ut audivit salutationem Mariae Elisabeth, exsultavit infans in utero eius, et repleta est Spiritu Sancto (Luc. I, [41]). Dove soggiunge S. Bonaventura: Vide quanta virtus sit verbis Dominae, quia ad eorum pronuntiationem confertur Spiritus Sanctus (Trac. de Vi. Chr.). Dice Teofilo Alessandrino che Gesù molto si compiace allorché Maria lo prega per noi; perché allora tutte le grazie ch’egli ci fa per le suppliche di Maria, non tanto stima di farle a noi, quanto alla stessa sua Madre: Gaudet Filius, orante Matre, quia omnia quae nobis precibus suae Genitricis evictus donat, ipsi Matri se donasse putat (Ap. Baldi, Giard. di Mar., in praef.). E notinsi quelle parole, precibus suae Genitricis evictus donat. Sì, perché Gesù, come attesta S. Germano, non può non esaudire Maria in tutto quello che gli dimanda, volendola in ciò quasi ubbidirla come vera Madre; onde dice il santo che le preghiere di questa Madre hanno una certa autorità con Gesù Cristo, sicch’ella ottiene il perdono anche a’ peccatori più grandi, che a lei si raccomandano: Tu autem materna in Deum auctoritate pollens, etiam iis qui enormiter peccant eximiam remissionis gratiam concilias. Non enim potes non exaudiri, cum Deus tibi ut verae et intemeratae Matri in omnibus morem gerat (Or., de dorm. V.). Il che ben si conferma, come avverte S. Gio. Grisostomo, dal fatto accaduto nelle nozze di Cana, dove Maria chiedendo al Figlio il vino che mancava: Vinum non habent: Gesù rispose: Quid mihi et tibi [est], mulier? nondum venit hora mea (Io. II, 4). Ma contuttoché allora non fosse giunto per anche il tempo destinato a’ miracoli, come spiegano il Grisostomo e Teofilatto; pure, dice lo stesso Grisostomo, il Salvatore, per ubbidire alla Madre, fece il miracolo da lei richiesto convertendo l’acqua in vino: Et licet ita responderit, maternis tamen precibus obtemperavit (S. Io. Chrys., ap. Corn. a Lap., in Io., c. 2, v. 5).

Adeamus ergo, ci esorta l’Apostolo, cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur et gratiam inveniamus in auxilio opportuno, (Hebr. IV, 16). Thronus gratiae est B. Virgo Maria, dice il B. Alberto Magno (Serm. de ded. eccl.). Se vogliamo dunque grazie, andiamo al trono della grazia ch’è Maria; ed andiamo con isperanza d’esser certamente esauditi; poiché abbiamo l’intercessione di Maria che tutto ottiene quanto cerca al Figlio. Quaeramus gratiam, ripeto con S. Bernardo, et per Mariam quaeramus; aderendo a quel che la stessa Vergine Madre disse a S. Metilde che lo Spirito Santo riempiendola di tutta la sua dolcezza l’avea renduta così cara a Dio, che ognuno il quale per mezzo suo avesse richieste le grazie, certamente l’avrebbe ottenute: Spiritus Sanctus tota sua dulcedine me penetrando, tam gratiosam effecit, ut omnis qui per me gratiam quaerit, ipsam inveniat (Ap. Canis., lib. 1, c. 13).
E se diam credito a quella rinomata sentenza di S. Anselmo: Velocior est nonnumquam salus nostra, invocato nomine Mariae, quam invocato nomine Iesu (De exc. Virg., c. 6), troveremo – come dice questo santo – qualche volta più presto le grazie ricorrendo a Maria, che ricorrendo allo stesso nostro Salvatore Gesù: non perché egli non sia la fonte e il signore di tutte le grazie, ma perché ricorrendo noi alla Madre, e pregando allor ella per noi, avranno più forza le preghiere sue, come preghiere di madre, che le nostre. Non ci partiamo dunque mai da’ piedi di questa tesoriera di grazie, dicendole sempre con S. Giovan Damasceno: Misericordiae ianuam aperi nobis, benedicta Deipara; tu enim es salus generis humani: O Madre di Dio, deh aprite a noi la porta della vostra pietà, con pregare sempre per noi, giacché le vostre preghiere sono la salute di tutti gli uomini.
E ricorrendo a Maria, il meglio sarà pregarla che ella dimandi per noi e ci ottenga quelle grazie, che conosce più espedienti alla nostra salute; come appunto fece fra Reginaldo domenicano, siccome si narra nelle Croniche dell’Ordine (Lib. 1, p. 1, c. 5). Stava infermo questo servo di Maria e le dimandava la grazia della salute corporale: gli apparve la sua Signora accompagnata da S. Cecilia e S. Caterina e poi gli disse con somma dolcezza: Figlio, che vuoi ch’io faccia per te? Il religioso, a questa sì cortese offerta di Maria, si confuse e non sapea che rispondere. Allora una di queste sante gli diè questo consiglio: Reginaldo, sai che devi fare? non chiedere tu cosa alcuna, rimettiti totalmente nelle sue mani, perché Maria saprà farti una grazia migliore di quella che tu sai cercare. Così fece l’infermo, e la divina Madre gli ottenne la grazia di guarirsi.
Ma se noi desideriamo ancora le visite felici di questa regina del cielo, gioverà molto che noi ancora spesso la visitiamo in qualche sua immagine o in qualche chiesa a lei dedicata. Leggasi il seguente esempio e s’intenda con quali favori speciali ella rimunera le visite divote de’ suoi servi.

Esempio.

Narrasi nelle Croniche Francescane che andando due religiosi dell’Ordine a visitare un santuario della Vergine, occorse loro che ritrovandosi in un gran bosco lor si fece notte; onde confusi ed afflitti non sapeano che farsi. Ma camminando un poco più innanzi, parve loro, così all’oscuro come stavano, di vedere una casa. Vanno colle mani e tastano già le mura, cercano la porta, bussano e sentono subito di dentro dimandare chi fossero. Risposero ch’erano due poveri religiosi sperduti a caso, in quella notte per quel bosco, e che cercavano un poco di ricetto, almeno per non esser mangiati da’ lupi. Ma ecco subito sentono aprir la porta, e veggono due paggi riccamente vestiti, che li ricevettero con gran cortesia. I religiosi dimandarono loro chi abitasse in quel palazzo. Risposero i paggi che vi abitava una signora molto pia. Vogliamo riverirla, dissero quelli, e ringraziarla della carità. E questi: Appunto a lei vi portiamo, perché ella vuol parlarvi. Salgono le scale, trovano le camere tutte illuminate e addobbate, e con un odore che pareva odore di paradiso; entrano finalmente dove stava la padrona, e trovano una signora maestosa e bellissima, che con somma benignità gli accolse e poi lor dimandò per dove fossero di viaggio. Risposero che andavano a visitar una certa chiesa della B. Vergine. Or s’è questo, allora disse la signora, quando partirete voglio darvi una lettera mia che molto vi gioverà. E mentre lor parlava quella signora, si sentivano tutti infiammare all’amore di Dio, godendo una gioia non ancor provata.
Andarono poi a dormire, se pure poterono prender sonno in mezzo a tanto gaudio; e la mattina furono di nuovo a licenziarsi dalla padrona e ringraziarla e insieme a ricever la lettera, che in effetto già ebbero, e si partirono. Ma essendosi poco allontanati dalla casa, s’accorgono che alla lettera non v’era soprascritta; onde ritornano indietro per farvi fare la soprascritta: ma girano, rigirano e non vedono più la casa. Finalmente aprono la lettera per vedere a chi andava e che diceva: e trovano che quella lettera era di Maria SS., che scriveva ad essi medesimi, e lor faceva intendere com’ella era stata la signora veduta in quella notte, e che per la divozione che verso di lei nutrivano, ella gli avea in quel bosco provveduti di casa e di ristoro: che seguitassero pure a servirla ed amarla, ch’ella ben avrebbe sempre rimunerati i loro ossequi, e l’avrebbe soccorsi in vita ed in morte. Ed in piedi della lettera lessero la firma che diceva, Io Maria Vergine.

Qui ciascuno consideri i ringraziamenti che poterono fare allora quei buoni religiosi alla divina Madre, e quanto rimasero più accesi nel desiderio di amarla e servirla per tutta la lor vita.

Preghiera.

Vergine immacolata e benedetta, giacché voi siete la dispensiera universale di tutte le divine grazie, voi siete dunque la speranza di tutti e la speranza mia. Ringrazio sempre il mio Signore che mi vi ha dato a conoscere, e che mi ha fatto intendere il mezzo ch’io ho da prendere per ottenere le grazie e per salvarmi: il mezzo siete voi, o gran Madre di Dio; mentre già intendo che principalmente per li meriti di Gesù Cristo e poi per la vostra intercessione io mi ho da salvare.
Ah regina mia, voi già vi deste tanta fretta per visitare e santificare colla vostra visita la casa di Elisabetta; deh visitate, e visitate presto la povera casa dell’anima mia. Datevi fretta; voi già sapete meglio di me quant’ella è povera e sta inferma di molti mali: di affetti sregolati, d’abiti cattivi e di peccati fatti, tutti mali pestiferi che son per condurla alla morte eterna. Voi la potete far ricca, o tesoriera di Dio; e voi la potete guarire da tutte le sue infermità. Visitatemi dunque in vita e visitatemi poi specialmente nel punto di morte, perché allora mi sarà più necessaria la vostra assistenza. Io non pretendo già, né son degno, che voi in questa terra mi abbiate a visitare colla vostra presenza visibile, come avete fatto con tanti vostri servi, ma servi non indegni ed ingrati come sono io; mi contento di avervi poi a vedere nel vostro regno del cielo per ivi maggiormente amarvi e ringraziarvi di quanto bene mi avete fatto. Al presente mi contento che mi visitate colla vostra misericordia: mi basta che preghiate per me.
Pregate dunque, o Maria, e raccomandatemi al vostro Figlio. Voi meglio di me conoscete le mie miserie ed i bisogni miei. Che voglio dirvi più? Abbiate pietà di me. Io sono così misero ed ignorante, che neppure so conoscere e cercare le grazie che più mi bisognano. Regina e madre mia dolcissima, cercate voi per me ed impetratemi dal vostro Figlio quelle grazie, che voi intendete essere più espedienti e necessarie per l’anima mia. In mano vostra io tutto m’abbandono, e prego solamente la divina Maestà che per li meriti del mio Salvatore Gesù mi faccia quelle grazie che voi gli domandate per me. Cercate, cercate dunque per me, o Vergine SS., ciocché meglio stimate. Le vostre preghiere non hanno ripulsa; son preghiere di madre appresso ad un figlio che tanto v’ama e gode di far quanto voi gli cercate, per così maggiormente onorarvi e dimostrarvi insieme il grande amor che vi porta. Signora, così restiamo. Io vivo fidato in voi. Voi ci avete a pensare di salvarmi. Amen.

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