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“La speranza contro ogni speranza” è stato il tema al centro della catechesi guidata dal papa ieri mattina [29 marzo] in piazza San Pietro. Prima dell’udienza generale, nell’auletta Paolo VI, Francesco aveva incontrato il Comitato Permanente per il dialogo tra il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso e le sovraintendenze irachene: sciita, sunnita e quella per cristiani, yazidi, sabei/mandei.

Nel suo saluto, il Pontefice, richiamando il saluto del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero vaticano competente, ha sottolineato come si sia tutti fratelli e che dove c’è fratellanza c’è pace. «Noi – ha aggiunto il Papa – siamo figli di Dio, tutti. E abbiamo un padre comune sulla terra: Abramo, e da quella prima “uscita” di Abramo, poi veniamo, fino ad oggi, tutti insieme. Noi siamo fratelli e, come fratelli, tutti diversi e tutti uguali, come le dita di una mano: cinque sono le dita, tutte dita, ma tutte diverse».

Io – ha proseguito Bergoglio «ringrazio Dio, il Signore, che ci ha aiutato ad essere riuniti qui. Il vostro dialogo tra voi, la vostra visita è una vera ricchezza di fratellanza, e per questo è una strada verso la pace, di tutti. La pace del cuore, la pace delle famiglie, la pace dei Paesi, la pace del mondo». E a suggello dell’incontro al Papa sono stati donati una copia del Corano e un mantello tradizionale.

 

Servono commenti? No. [RS]

 

 

Fonte: Avvenire, L’Osservatore Romano