I poveri fanno guadagnare voti (forse)

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di Roberto Giardina

 

E’ triste essere povero in un paese ricco. Oppure, invidiabili i poveri ricchi in Germania? Due sintesi non del tutto giuste, come direbbe Veltroni alla sua maniera, ma anche in parte vere. A seconda della risposta, alle elezioni di settembre, potrebbe vincere per la quarta volta Angela, o cedere la poltrona allo sfidante Martin. Il candidato socialdemocratico punta sugli sfortunati, sui pensionati al minimo, e sui disoccupati. Lo accusano di populismo, infatti toglie voti all’AfD, l’Alternative für Deutschland, che fa propaganda contro l’euro, l’Europa, e i profughi accolti con eccessiva ingenuità dalla cancelliera.

Ma populismo è un’accusa rivolta a chiunque faccia politica puntando su temi sociali di facile presa. E populisti sono sempre gli altri.

Sul numero 9, l’ultimo di febbraio, Der Spiegel è apparso in edicola con due copertine, una in nero con il titolo «So schlechtgeht es den Deutschen», così male va ai tedeschi, e l’altra in oro «So gut geht…», così bene va ai tedeschi. Qualche collezionista, sono in molti, le avrà acquistate entrambe. A me è toccata quella pessimista. L’analisi del settimanale di Amburgo è completa, ma tende a vedere piuttosto le cose che non vanno. Diciamo che sta dalla parte di Martin. Neanche i tedeschi, neanche la Germania di Angela è perfetta. Ma a nessuno va meglio in Europa, anzi nel mondo, che ai tedeschi.

Record delle esportazioni, nonostante la Brexit, le sanzioni contro Putin: gli imprenditori sono ottimisti ignorando Trump. Anzi, la Bmw sfida Donald aprendo un’altra fabbrica in Messico. I salari e le pensioni salgono più dell’inflazione, i disoccupati sono al minimo storico, 2,5 milioni, e mai tanti sono stati gli occupati, oltre 43 milioni. Nonostante le spese impreviste per i profughi, per il secondo anno consecutivo, il bilancio è in attivo, di 23,7 miliardi nel 2016.

Un’abbondanza che paradossalmente diventa un problema per la Merkel: come investire il tesoro? I dati su cui punta Schulz fanno la felicità dei commentatori stranieri che non amano la Germania. La crisi è dietro l’angolo, in Germania non esiste giustizia sociale, i poveri aumentano, molti lavorano per salari di fame. Perché dubitare, se lo dicono loro? Ma siamo in campagna elettorale. In effetti, i poveri sono oltre il 15%, poveri ricchi almeno in confronto a quelli di casa nostra. E’ povero chi ha un reddito inferiore al 60% della media. I tedeschi guadagnano sempre di più e quindi i poveri aumentano, non a caso salgono nel ricco Ovest e diminuiscono nella povera ex Ddr. Oggi è povero chi guadagna meno di 970 euro al mese.

Aumentare l’assegno sociale, che equivale al minimo vitale? Si rischia che non ci siano stimoli a cercarsi un lavoro. Lo Spiegel fa l’esempio di una famiglia, genitori e due figli: ricevono 1.700 euro netti al mese dall’assistenza pubblica. Se il padre lavorasse, pagato con il minime garantito orario (8,70 euro), arriverebbe al massimo a 1.600 euro, al lordo. E dovrebbe pagare l’affitto. Certamente, anche i dati sulla disoccupazione sono abbelliti. Sempre Der Spiegel, cita un padre single, che ha perso il posto di commesso (i negozi chiudono a causa delle vendite online), ora lavora per 1.100 euro in un call center al mattino, al pomeriggio in un negozio con un mini jobs, per poco più di 400 euro, quanto paga per due stanze, 45 mq. Effetti della riforma di Schröder, che ha diminuito i disoccupati e ha creato lavori mal pagati. Ma prima, il padre avrebbe lavorato al nero.

C’è sempre qualcosa da migliorare. Schulz ha ragione quando punta sui disoccupati a lungo termine, un milione circa, il 40% del totale. Prima l’assegno di disoccupazione veniva pagato per tre anni, Schröder lo ha ridotto a 15 mesi. Martin propone di portarlo a 48 mesi per chi abbia più di 50 anni, purché faccia corsi di aggiornamento professionale. Un modo di arrivare alla pensione in modo indolore. Perché no? Il costo, secondo lui, sarebbe intorno al miliardo di euro.

Basterà per battere Angela? I tedeschi sono in complesso soddisfatti. E i sondaggi dell’ultima settimana riportano la Cdu-Csu in testa, 33 contro il 32 dei socialdemocratici. Una settimana prima si era alla pari. L’AfD scende intorno al dieci, ma i verdi e la sinistra della Linke arrivano tra il 7 e l’8. Non basterebbe a Schulz per formare una coalizione a tre e mandare Angela all’opposizione. Sarà un duello sul filo di lana. Ma si profila una nuova Grosse Koalition guidata dai socialdemocratici, ed è probabile che la Merkel riguadagni i voti degli elettori conservatori che non gradiscono Martin. Lo sfidante ha infine un handicap: il suo partito ha governato per quattro anni, il ministro del lavoro è la socialdemocratica Andrea Nahles, perché non ha realizzato le riforme che lui propone oggi, o almeno non ha tentato?

 

 

Fonte: ItaliaOggi, edizione cartacea (odierna)

 

 

 

Un commento a "I poveri fanno guadagnare voti (forse)"

  1. #bbruno   8 Marzo 2017 at 11:39 pm

    chi era, Mark Twain, che diceva: se vuoi assicurati la vita mettiti vicino un povero da difendere?

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