“Oggeri il danese” ovvero il cavaliere antimoderno

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di Luca Fumagalli

 

Girovagare senza meta nelle librerie di un qualsiasi centro urbano – specie se si tratta di grandi città – non è mai un’esperienza edificante per l’appassionato lettore. Non solo e non tanto perché, a fronte di migliaia di volumi ammassati su scaffali saturi fino allo scoppio, il numero degli avventori è quasi sempre basso, ma anche perché si ha l’impressione che i libri patinati abbiano più che altro il compito di nascondere allo sguardo i veri tesori. Le cataste dei best-seller, totem del consumismo cartaceo, più che a indicare la via, servono ad allontanare il potenziale lettore da quei ripiani seminascosti dove brillano pietre rare e preziose, gioielli che la logica del mercato relega ai cantucci della bigiotteria.

Uno di questi esempi è Oggeri il danese, agile dialogo teatrale pubblicato nel 2016 dalla casa editrice La Fabbrica dei Segni. Il testo, firmato dall’autore con lo pseudonimo Guglielmo Altavilla, narra la storia del prode Oggeri, cavaliere cristiano che ha combattuto per Carlo Magno; ora che il sovrano è morto e che il Sacro Romano Impero è sull’orlo di un’inevitabile crisi, Oggeri ha deciso di ritirarsi ad Aquisgrana e di trascorrere lì i pochi giorni che gli restano da vivere (durante uno scontro è stato infatti ferito dalla freccia avvelenata di un moro). Prima di spirare, però, il destino lo chiama ad affrontare un’ultima sfida, la più difficile di tutta la sua vita: resistere alle lusinghe di un mago malvagio che, in cambio dell’anima, gli ha promesso la guarigione e il cuore dell’amata Ingrid.

Questo, in sintesi, il nocciolo attorno a cui ruota l’intera trama che, come intuibile, è improntata più sulla parola che sull’azione. L’autore sembra aver voluto assecondare la naturale tendenza del teatro a valorizzare i dialoghi per approntare un ibrido letterario fatto di contaminazioni eterogenee che, lungi dal pastone indigeribile, generano invece una piccola perla.

La tradizione della narrativa cavalleresca si incontra in Oggeri il danese con la prosa filosofica di un Platone e con le folgorazioni del Settimo sigillo di Bergman (da aggiungere le citazioni tratte dalla Chanson de Roland e dagli scritti della mistica medievale Ildegard von Bingen). In particolare quando Oggeri si trova faccia a faccia con il Male, incarnato dal misterioso stregone, le parole prendono il volo ricamando aforismi brillanti, degni della penna di un grande scrittore. Non si tratta di fraseologia d’accatto, di una strizzata d’occhio indirizzata al lettore, quanto di spunti che provocano e spingono alla riflessione.

Soprattutto Oggeri il danese è un manifesto dell’antimodernità, un’esaltazione degli ideali cavallereschi che nel mondo di oggi, dove trionfano egoismo e vanità, non trovano più una casa. Il protagonista, pur tormentato dai dubbi, fragile come ogni altro uomo, riesce vincitore proprio nel momento in cui fa appello al suo codice d’onore, rigidamente fondato sull’ideale cristiano. In altre parole, la fede, la purezza, la forza e l’altruismo sono le pietre angolari da cui Oggeri prende le mosse per edificare le sue difese e affrontare con maggior sicurezza le insidie del demonio.

Oggeri il danese è dunque un libriccino che va acquistato, un doveroso appello alla coscienza in un’epoca che sembra averla persa. Paragonare il misterioso autore a Cervantes è certamente troppo, eppure Guglielmo Altavilla è riuscito nell’incredibile impresa di rivitalizzare quella nostalgia del Bene di cui il Don Chisciotte è forse il monumento più alto.

Al buon Oggeri ora manca solo una compagnia di attori disposta a mettere in scena la sua dolce, triste storia.

 

 


Il libro: Guglielmo Altavilla, Oggeri il danese. Una storia di Cavalleria, Novate Milanese, La fabbrica dei Segni, 2016, pp. 95, 12 Euro.

 

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3 Commenti a "“Oggeri il danese” ovvero il cavaliere antimoderno"

  1. #PAOLO   26 marzo 2017 at 5:12 pm

    Grazie. Sono sempre gradite le segnalazioni editoriali da parte dei militi del cattolicesimo integrale. Diffondiamo, anche con dei doni, la buona stampa.

  2. #Aristarco De' Strigidi   26 marzo 2017 at 5:20 pm

    Ogier il danese era il personaggio principale di un gradevolissimo romanzo del 1961 scritto da Paul Anderson dal titolo “Tre cuori e tre leoni”.
    Reale o di fantasia che fosse, era probabilmente ispirato ad un norreno della numerosa corte di Carlo Magno.

  3. #Michele   27 marzo 2017 at 10:46 am

    Oggieri il danese, Paladino vichingo di Carlo MAGNO è anche il protagonista del romanzo di Paul Anderson “TRE CUORI & TRE LEONI”. Ne ” I REALI DI FRANCIA” è chiamato Ozieri. Anderson lo chiama Olger.