[VACCILEAKS] L’approccio a questa rubrica

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di Cristiano Lugli

 

Con un precedente articolo ha avuto inizio la rubrica “VACCILEAKS” che, come facilmente intuibile dallo stesso titolo, tratterà il tema vaccini.

Alle notizie che spiegavano i movimenti statunitensi voluti da Trump rispetto ai vaccini, avevano preceduto altri due articoli: un primo sullo spettro meningitico lanciato a livello nazionale, ed un secondo sulla strumentalizzazione fatta alla persona di Beatrice Vio, su cui non torneremo, ma volentieri rimandiamo agli scritti [1].
Ora, qualcuno potrebbe lecitamente pensare che la partenza di questa rubrica e di ciò che l’ha preceduta sia stata troppo esuberante, e priva di una spiegazione che volesse far comprendere lo scopo di essa, quantomeno per non dare come scontato che tutti conoscano una tematica così avversa e manchevole di informazioni che esulino dal solito sentito dire, o di ciò che oramai – lo “Stato” fungendo da padrone – ci hanno abituati a fare, senza porci troppe domande.
Proprio questo dunque è l’intento della seconda puntata della rubrica “VACCILEAKS”, e cioè spiegare brevemente le ragioni che animano un tale interesse e il fine che si prefigge di ottenere a livello informativo.
Andiamo per gradi.
È un dato certo, anzitutto, che la Medicina non è una scienza. Per quanto queste affermazioni possono risultare di lesione alla maestà, basta consultare pochi testi di epistemologia per accorgersi della veridicità di quanto appena affermato. Una delle caratteristiche più lampanti che escludono la Medicina dall’ambito delle scienze rigorose è la non ripetibilità, proprio perché, in campo scientifico, un assunto può essere ritenuto vero solo quando un preciso fenomeno si verifica in modo invariabile ogni volta che esistano le condizioni adatte che lo attorniano ed esistano altresì le componenti del caso. Un esempio che può riportare un qualsiasi medico o scienziato è quello del cloruro di sodio, facilissimo da provare: immettendo un grammo di sale da cucina in un litro d’acqua con temperatura a 20ºC, noteremo che quel sale si scinderà sempre per metà in cloro e per metà in sodio, questo ogni volta che si ripeterà l’esperimento, garantendo un risultato scientifico ineccepibile.
Come è intuibile, in Medicina un simile risultato non può essere possibile, anzi, se una determinata quantità di un determinato farmaco viene somministrata ad un soggetto, non è per niente scontato che si ottenga il medesimo risultato.
A questo va aggiunto che, solitamente ma non solo, uno dei criteri per fornire una valutazione del farmaco è quello di sentenziare quanto questo centri il bersaglio da colpire. Esistono addirittura gli “effetti paradossi”, contemplati quando un farmaco produce conseguenze diverse da quelle sperabilmente indicate e che addirittura possono rivelarsi del tutto opposte. Un esempio comune può essere quello degli psicofarmaci – su cui varrebbe la pena aprire una grossa parentesi, ma non in questa sede – come nei farmaci ansiolitici quali le benzodiazepine, che in certe persone aumentano l’ansia invece di farla regredire fino ad aggiungervi irritabilità, sfrenata eccitabilità, atteggiamenti violenti e, nei peggiori dei casi, istinti suicidi (di cui ovviamente nessuno parla mai). Ovviamente non in tutti i casi si riscontrano effetti opposti, e questo va detto non per sminuire tutta l’efficacia dei farmaci, ma per tuttavia esternarne la non certa affidabilità, la non certa azione benefica verso tutti i soggetti. Qualcosa di ancora più semplice si riscontra con l’effetto della caffeina, la quale in certuni eccita fino a non far dormire, ed in certi altri pare indurre invece un conciliante sonno.
I vaccini d’altronde, farmaci che contengono altri farmaci, non possono che seguire la scia di quanto detto qui sopra. Ecco perché un medico che possa definirsi tale, e cioè professionista e non dispensatore automatico di farmaci, rischierà sempre di trovarsi davanti ad alcuni dilemmi rispetto al farmaco da consigliare. La Medicina è suo malgrado soggetta a “verità” mutevole, interscambiabile, in preda a costanti modifiche e quindi difficilmente dimostrabile, avendo bisogno di numeri che però, costantemente crescendo, variano anche e sopratutto in quanto assimilabili agli esseri umani.
Già Paracelso, fra il XV e XVI secolo, dimostrò che i princìpi convenuti come certi ed universali per la Medicina sono invece di fragile portata, secondo il concetto che è la quantità di una sostanza a farne un veleno: “Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit”.
Da qui sussegue il secondo punto fondamentale: i vaccini, in quanto farmaci, sono certamente sicuri? Ma, soprattutto, sono realmente e certamente efficaci al punto tale che convenga sottoporsi a profilassi vaccinale (qui intesa in senso generale, anche rispetto alle vaccinazioni non obbligatorie ma “fortemente consigliate”, e cioè, a sentire lo Stato, più o meno tutte)?
La domanda è senza dubbio fra le più legittime, ed è una di quella a cui si vorrebbe rispondere nel corso di questa rubrica a cui seguiranno, si spera, altri scritti. Ciò che pare certo, al momento, è che non vi sia un’assoluta risposta veritiera e sicuramente, come non è riscontrabile qui, non è riscontrabile in altro luogo allorché sappiamo di come non esista in circolazione una classe di farmaci con una letteratura tanto distorta ed inaffidabile, se non altro per la poca trasparenza che vige su di essa, come quella dei vaccini. Trattasi di un tipo di farmaco sperimentato pochissimo, questo escludendo a priori la possibilità di capirne l’efficacia giacché, anzitutto, per raccogliere dati epidemiologi degni di autorevolezza, occorre molto tempo, anni per l’esattezza, ciò richiedendo non solo tempo ma anche denaro, ovverosia due beni/mezzi che nessuna industria farmaceutica vuole porre in campo alla stregua degli enti di controllo che, a loro volta, non pretendono e “se ne fregano” di ricercare dati autorevoli, ottenibili solo dopo serie ricerche svolte sulla popolazione.
L’esempio di un’istituzione statunitense come la “Food and Drug Administration” (FDA), la quale avrebbe il compito di controllare su quel territorio i farmaci approvandone la commercializzazione, è noto di come attui controlli sempre più con larga manica, epperò giustificando questa sburocratizzazione con il sostenere che l’odierna velocità produttiva permetterebbe di avere a disposizione in breve tempo farmaci provvidenziali per la salute [2].

Tutto questo risulta assurdo, dal momento che ci si sottrae al punto cardine che è d’uopo riassumere nuovamente, seppur già accennato sopra: da un mero punto di vista farmacologico qualsiasi prodotto medicinale, ivi i vaccini, non sono garanzia di efficacia nella totalità dei casi. Promettere, affermare, garantire che a vaccinazione compiuta si diventi dei Nembo Kid, è cosa un tantino avventata se non, potremmo dire, adulterata.

Terzo punto fondamentale, che andrà in un certo modo a chiudere il cerchio delle premesse poste appositamente alla fresca nascita di questa rubrica. Con quali modalità vengono somministrati i vaccini?
Sembra quasi – e questo è un dato evidente che solo la mancanza di onestà intellettuale potrebbe opinare – che vi sia una… morbosità irrefrenabile rispetto alle vaccinazioni, con il monito di vaccinare più che si può, a raffica e con un “sotto a chi tocca” senza pause, quasi come che questo fosse l’assioma ineludibile per defenestrare l’infinità di malattie orbitanti sul pianeta terra, fossero anche quelle estinte da secoli (e non certamente grazie all’avvento della vaccino-profilassi).
Non inventiamo nulla, perché è materia conosciuta quella evidenziante l’azione fatta oltre ogni limite di buon senso e cioè la vaccinazione di bambini anche in preda a convulsioni, o di soggetti per i quali non ci si è curati – e questo accade sempre – di sapere se verso quella malattia il tale soggetto ha già sviluppato l’immunità, contraendo la malattia stessa; ancora peggio, e si capisce il perché, quando ci si trova al cospetto di un soggetto, la maggior parte dei casi bambini, immunodepressi, come accaduto nel caso della bambina morta di meningite qualche settimana fa a Cremona, dopo essere stata sottoposta a vaccino antimeningitico e di cui già avemmo a parlare nel primo articolo rientrante nelle rubrica “VACCILEAKS”.
Sarebbe servita su un piatto d’argento, qui, l’opportunità di affrontare la tesi di coloro che, forti, non si sa come, della mancanza di limpidezza, tentano di spiegare il perché di queste vaccinazioni a piattello fatte a mo’ di allevamento intensivo di pollame, ma preferiamo farlo successivamente e nello scorrere lento di questa rubrica, per non gravare sul lettore e per non gettare troppe informazioni in una sola volta, rischiando poi di ottenere l’effetto contrario rispetto a questo scritto che – è bene ripeterlo – vuol essere un’introduzione all’argomento che di volta in volta, sotto le varie sfaccettature, verrà gradualmente affrontato.

Quello che ancora una volta affermiamo essere certo è quanto segue: non solo il vaccino può avere effetti collaterali, i quali però, sempre secondo i leader di questa non-scienza sarebbero numericamente inferiori – a livello di soggetti danneggiati – e comunque il livello del rischio di danno contratto da vaccino sarebbe sempre e per sempre inferiore rispetto al danno che la malattia intera, contro cui ci si vaccina, provocherebbe nel non vaccinato, ma altresì non vi può essere certezza sull’efficacia del farmaco preventivo in sé, per i motivi sopracitati da cui consegue la differenza da ciò che è ad esempio un teorema matematico: limpidezza ed inoppugnabilità del risultato.
Per quanto concerne le vaccinazioni obbligatorie, poi, è d’uopo ricordare il tempo corrente in cui viene richiesta la sottoposizione del neonato: dai due ai tre mesi avviene il richiamo dall’Unità Sanitaria locale, periodo di vita per il quale è assolutamente impossibile conoscere il sistema immunitario del bambino, sennonché assurdo pensare che un’immunità da vaccino sia già stata maturata dal piccolo.

Un’ultima nota in calce, a conclusione di questo approccio informativo, è da farsi a rispetto degli eventuali danni collaterali causati da vaccino, che sottoponiamo in modalità di elenco all’attenzione dei lettori:

Encefalopatie, encefalomieliti, encefaliti, nevriti (soprattutto a carico dei nervi cranici), polineuropatie, nefriti, trombosi, trombocitopenie, sindrome di Guillaume Barré, morti cosiddette “bianche”, forse più conosciute sotto l’acronimo di SIDS, che sta a Sudden Infant Death Syndrome, tradotto “sindrome da morte improvvisa del lattante”, altra conosciuta controindicazione presente in alcuni vaccini. E ancora poliomieliti paralitiche, polineuropatie demielinizzanti ed asimmetriche, poliradicoloneuriti con paresi vescicali o rettali, mieliti traverse, danni all’accomodazione oculare, enecefalomeningomieliti, paralisi spastiche o flaccide, polinevriti, amiotrofie nevralgiche, sordità, dermatomiositi, artriti, aesinofilia, glomerulonefrite acuta, diabete mellito di tipo I, porpora trombocitopenica, pancitopenia, sindrome di Sjogren, lupus eritematoso sistemico, sindrome nefrosica, pericardite acuta, neuriti ottiche, problemi di udito (tinnito fino a perdita totale della funzione), convulsioni, epatiti infettive gravi, disfunzioni epatiche con comparsa di anticorpi anti-DNA, etc. etc.

Queste sono solo alcune delle possibili ripercussioni causate da vaccini, certamente alcune delle quali temporanee e facilmente curabili, ma ad ogni modo non certamente simpatiche. Per quanto riguarda altro genere di pericolosità ognuno è libero di farsi una sua idea, conscio che tutto ciò sopraindicato è da tempo conosciuto e riportato, oltre che nei foglietti illustrativi dei vaccini, anche nei principali libri di testi medici in uso nelle università più rinomate.

Per ora basta così, certi che non vi sia sia modo migliore di intraprendere l’approfondimento di qualcosa di insolito, che ponendosi lecite domande e cercando di trovare nitide quanto oneste risposte, difficilmente affrontabili in ciò che è la cultura fatta da chi non ammette altre campane.


[1] http://www.radiospada.org/2017/02/vaccinati-si-ma-contro-lepidemia-mediatica/http://www.radiospada.org/2017/02/bebe-vio-ed-il-perfetto-prototipo-di-campagna-vaccinal-mediatica
[2] http://www.fda.gov/forpatients/approvals/fast/ucm20041766.htm