Don Milani, un cattivo maestro

don milani

Pur non condividendo alcuni riferimenti a Gentile e Mordini, riportiamo questo testo ricco di spunti interessanti [RS]:

di Marcello Veneziani (Fonte: Il Tempo, 23 aprile 2017)

È cominciato in anticipo e in modo imbarazzante il ricordo di don Lorenzo Milani, il mistico parroco della Barbiana, a cinquant’anni dalla sua morte.

È cominciato sull’onda di un libro assai controverso di Walter Siti, Bruciare tutto, dedicato a don Milani. È un libro che racconta la storia di un prete pedofilo. La dedica in un primo tempo sembrava non avere alcuna attinenza col tema scabroso del libro.

E invece è lo stesso Siti a dichiarare a la Repubblica: “Ho creduto che don Milani assomigliasse al mio prete pedofilo”. E appoggia la sua convinzione su alcuni passi inquietanti delle sue lettere, certo colti fuori del loro contesto, ma terribili nei loro accenni ad atti di libidine trattenuti verso i ragazzini.

Non è di questo però che vorrei parlarvi, perché non amo i processi alle intenzioni, sortiti da mezze frasi; preferisco giudicare un uomo dall’intera sua personalità, vita e attività e non per un suo pur inquietante risvolto, che peraltro stride troppo con la testimonianza di chi lo ha conosciuto e amato.

Di don Milani ho il rispetto che si deve agli idealisti in buona fede; ma insieme nutro la diffidenza che si deve al loro devastante idealismo, alla loro generosa e nociva utopia. Si, perché furono negativi gli effetti delle sue buone intenzioni in termini di educazione, scuola e morale.

Altri idealisti in buona fede contribuirono in quegli anni a gettare le basi del nostro presente (gettare le basi qui sta per gettarle davvero, sostituendole col nulla); ad esempio l’anti-psichiatra Basaglia che animato dal benevolo furore di liberare i pazzi dai manicomi e dalla follìa che riteneva frutto dei muri ospedalieri, mise i pazzi in mezzo alla strada, gettando nella disperazione loro e i loro famigliari.

O Pannella, che ingaggiò con la sua pattuglia radicale tante battaglie animate da fervore ideale, che produssero una società più bastarda ed egoista, permissiva e mortifera, in forma di aborto, droga e suicidi, più contorno di trans e omo.

Tutti idealisti, persone di qualità, in buona fede, convinte di liberare l’umanità e migliorarla. Tra loro spicca don Milani. Che per giunta era prete, praticava la carità, si dedicava ai ragazzi con tutto il cuore, agiva nella Firenze dei La Pira, don Balducci e don Turoldo, ed è morto pure giovane. Lasciando a noi posteri i danni effettivi della sua amorosa utopia.

Don Milani sognava una scuola non dei ricchi ma di tutti, con il professore uguale ai suoi alunni, dialogante, senza bocciature e senza autorità, perché “l’obbedienza non è una virtù”. Nobili intenzioni, ma spostiamoci sugli effetti.

La scuola di oggi che onora don Milani e non certo il modello della scuola di Gentile, fa assai più schifo della scuola di allora; la scuola che non premia i meriti e le capacità, che non seleziona e non è fondata sull’autorevolezza del docente, prepara sempre meno alla vita, non educa, non migliora i ragazzi e non suscita spirito di missione nei docenti; non produce alunni più liberi ed uguali ma più bulli e prepotenti.

È una scuola che non ha ridotto le distanze tra ricchi e poveri ma le ha ingigantite; perché allora gran parte dei benestanti mandavano i loro figli nelle scuole pubbliche; ora invece li mandano alle private. La selezione non era classista ma il contrario, perché faceva risaltare le capacità personali, il valore, rispetto alla provenienza e all’appartenenza.

Se togli i meriti resta il censo, resta quel che ti dà la famiglia. Al mio liceo il preside era figlio di contadini e da ragazzo faceva il contadino pure lui; e il professore di lettere era figlio di trovatelli. Grazie alla loro tenacia e alla loro capacità, si erano fatti strada; il latino per loro non era una forma di oppressione di classe, come sostenevano gli allievi di don Milani, ma un mezzo per emanciparsi, persino un mezzo di rivalsa rispetto ai ricchi, pigri, incolti e viziati, i signorini insoddisfatti o i leopardiani annoiati – le due definizioni sono di Ortega y Gasset e Antonio Labriola – che non erano abituati alla fatica perché avevano una rendita di posizione.

La selezione dei più bravi aveva permesso il loro riscatto, la loro affermazione. I seguaci di don Milani chiesero di abolire i grembiuli, ritenuti strumenti di oppressione e di irreggimentazione; e così sono risaltate le differenze di classe tra i figli griffati della classe agiata e i poveracci di borgata.

La conoscenza della lingua italiana era un modo per uscire dalla loro origine umile e contadina e integrarsi. La valorizzazione del dialetto e del gergo quotidiano, che voleva don Milani, invece li restituisce alla loro condizione di partenza e al turpiloquio delle periferie degradate. Se ha prodotto un livellamento è stato verso il basso, nel senso che anche i figli di papà hanno cominciato a usare il turpiloquio sgangherato della tv e delle borgate.

La fine delle bocciature ha coinciso con la fine della meritocrazia, così si va avanti più di ieri per affiliazione, se si è figli o protetti dai potenti. La fine della leva obbligatoria, come sognava don Milani, ha prodotto la fine di uno dei pochi luoghi di socializzazione in cui i terroni convivevano coi polentoni, i ricchi con i poveri, ed ha eliminato pure gli obiettori di coscienza che servivano proprio ai preti per aiutare i malati, gli invalidi e gli anziani.

E il professore che un tempo godeva di prestigio e autorevolezza, è stato ridotto al rango di un poveraccio, a metà tra l’animatore di villaggio e la colf, o nel migliore dei casi l’istruttore di palestra e scuola guida. E’ sceso nella scala sociale, fino a costituire un antimodello, ciò che i ragazzi non vogliono diventare. E tutto questo mentre il prof. per due terzi è femmina.

Insomma la brutta scuola d’oggi è figlia dei begli ideali di ieri. Lo dico anche all’amico Franco Cardini che elogia sempre don Milani. Franco, avevi ragione da ragazzo, quando a Firenze preferisti a don Lorenzo Attilio Mordini, cattolico della tradizione, morto anche lui a 43 anni, l’anno prima di don Milani. Mordini capì che la scuola senza educazione, tradizione e meritocrazia non ha più un ruolo e a farne le spese sono più i poveri che i benestanti.

Vorrei che don Milani fosse riconosciuto per la sua forte personalità e la sua grande idealità ma fosse riconosciuto come un cattivo maestro. A giudicare dai frutti, non dalle intenzioni.

Non un maestro cattivo, ma un cattivo maestro.

18 Commenti a "Don Milani, un cattivo maestro"

  1. #Maria   24 Aprile 2017 at 1:57 pm

    Povero don Milani,considerato come – servo inutile -: tanto valeva che tu venissi o no al mondo,per quel poco di buono che hai fatto…e che non hai fatto….

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  2. #Alberto   24 Aprile 2017 at 2:31 pm

    E questo riguarda solo i danni “minori” che ha fatto, cioè quelli al sistema educativo.
    Poi ci sono i danni, quelli sì inestimabili, fatti alla Chiesa e di conseguenza alla salvezza delle anime.

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    • #Maria   24 Aprile 2017 at 3:55 pm

      Don Milani
      ma, non ti eri mai consigliato con qualcuno….senza puntare troppo in alto…prima che tu commettessi cosi tante fesserie, per lo meno, da non dover influenzare negativamente, su tanti, che la sanno più lunga di te?

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  3. #bbruno   24 Aprile 2017 at 2:49 pm

    un ‘ anticipazione del tipo di pastore cattettaio che è poi assurto al ‘seggio di pietro’ (si fa per dire ‘di san Pietro ). E i gonzi ( e le gonze ) e i furbi dietro…

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  4. #Paola   24 Aprile 2017 at 7:01 pm

    Non conosco le opere di don Milani,quindi no comment. Pero ‘ mi piace il,commento,di Maria. Brava ,sei ironica …e questo e’piacevole,

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  5. #Andrea   24 Aprile 2017 at 8:52 pm

    bellissimo e purtroppo rispondente alla triste realtà dei nostri giorni l’articolo di Veneziani. Chiedo una informazione. Il Mordini citato nell’articolo quale maestro di Cardini, è per caso il componente della banda Carità o si tratta di una omonimia? Quanto a Cardini, è bene ricordare che nell’Ottobre del 2013 ha ricevuto dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gustavo Raffi, l’onorificenza Galileo Galilei. Nella motivazione, si legge, tra l’altro, che Cardini è, per i fratelli massoni, “un compagno di viaggio che si lega alla catena degli uomini del dubbio per costruire ancora incontri e fare spazio alla pace”. Per chi, come il sottoscritto, ne ha letto le pubblicazioni, rimane uno dei tanti, troppi “esuli figli di Evola”.

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  6. #anonimo   25 Aprile 2017 at 10:30 am

    Penso sa ppiate, cari amici, cosa faceva quello sporcaccione di un Milani ai suoi ragazzi : solo a leggerle, quelle notizie, viene il voltastomaco : ci sarebbe stato motivo di metterlo alla gogna sulla pubblica piazza, quel sudicione schifoso : altro che elogiarlo, come fanno Betori e . Bergoglio; questi falsi religiosi stanno proprio facendo propaganda a Lucifero, a Belzebù, Bergoglio, in particolare, si dovrebbe vergognare ! dal “chi sono io per giudicare” i gay, alla più oscena e schifosa propaganda di un prede sodomita, pedofilo e sporcaccione, come risulta dai suoi scritti. Mi è bastato leggere una sola frase, in cui diceva che il modo migliore di amare i “suoi ragazzi” era di metterglielo… (vi lascio indovinare il seguito). Se non si è pentito, di sicuro starà bruciando all’inferno, ed lì rischiano di finirci anche Betori e Bergolgio, se non la smetteno di esaltare sporcaccioni, atei, comunisti, e tuttii peggiori nemici storici di Cristo (Pannella, la Bonino, Lutero, ecc.). Vergogna ! Vergogna Vergogna ! state alla larga da loro amici, con la mente e con il cuore.

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    • #Maria   26 Aprile 2017 at 1:07 pm

      Signor anonimo

      già qua – un senza nome – per paura di esporsi troppo.

      Ci racconti un po’ di lei….Trovo sia una persona molto profonda nei principi e nelle idee.

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  7. #bbruno   25 Aprile 2017 at 2:52 pm

    ah già, Cardini, quello che professoralmente ci dice che ‘L ‘islam non è una minaccia’! Infatti l’islam è una benedizione, gli ribatte, pontificalmente’ il traffaldino papa Bergoglio! Ma visto e sentito come parlano , questi bastardi rivelano in chiaro la loro unica appartenenza, quella alla chiesa luciferina che ha nei suoi vari Orienti le proprie matrici!

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    • #Agapio   1 Maggio 2017 at 11:45 pm

      Luciferina? Cosa vuol dire?

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  8. #Lucian Pranzetti   26 Aprile 2017 at 6:34 am

    la frase citata da anonimo sta in: Giorgio Pecorini-Don Milani, chi era costui? Ed. Baldini/Castoldi, 1996 pag. 391. Una signora a cui ne ho inviato copia ha definito, quella lettera “sublime”, ardente di amore e di passione, al di là del greve linguaggio, come le lettere di. . .San Paolo! Parce ei Domine!

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    • #lister   26 Aprile 2017 at 10:02 am

      E certo, Professore…
      La parola “amore” è diventata un “mantra”, in forza del quale tutto è possibile, consentito, giustificato, gradito.
      L’omosessualità? Amore
      La pederastia? Amore
      La pedofilia? Amore…
      Quante nefandezze si fanno in nome dell’Amore: persino l’omicidio può essere perpetrato -ed accettato- per Amore!…

      Sic transit gloria mundi

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    • #anonimo   26 Aprile 2017 at 3:32 pm

      Grazie della precisazione, carissimo Luciano : ho scritto il post come anonimo poiché non ricordavo bene la fonte, e citandola “a braccio” non volevo rischiare di caricare troppo i termini in senso volgare, esponendomi magari a una denuncia per diffamazione. Ma la tua grande erudizione adesso mi viene in aiuto, e quindi posso venire allo scoperto con il mio solito nickname (anche per soddisfare la legittima curiosità della signora Maria) : sono il solito (forse troppo prolisso e presenzialista) Catholicus, e mi scuso se a qualcuno posso risultare indigesto, ma tant’è, “quando ce vo’, ce vo”, come dicono a Roma, e di fronte a questi elogi di preti pedofili è bene mettere in guardia i lettori, specie i più facilmente raggirabili. Pace e bene a tutti.

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  9. #Maria   26 Aprile 2017 at 12:59 pm

    Ma è possibile dire tutto, e il contrario di tutto, sapere tutto e sapere niente.Le nostre impressioni sempre opposte ad altre.

    Credo che ci debba essere anche una responsabilità morale nel denunciare fatti riconducibili a persone che ben poco si sa di loro.A che pro!

    Sicuramente non si verrà a pagare per colpe altrui ma, pagheremo ben caro il fatto, di vedere prima quelle degli altri.e non le nostre.

    Chissà come mai?

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  10. #elonora   29 Aprile 2017 at 9:45 am

    signora maria , la ritengo una donna intelligente . le consiglio di leggere un libro ” lussuria ” se riesce a non vomitare ha lo stomaco forte . lo legga e vedrà che il caro bergoglio non è quello che lui vuole far credere di essere . altro che satana . don milani ? i miei genitori lo avevano etichettato sottovoce come un maiale . sottovoce perchè un tempo non si urlava alla santoro . conosco il giornalista che ha scritto questo bel trattato , punito dagli ipocriti del partito pd solo perchè aveva idee non comuniste , quindi fuori dall’ ordine dei giornalisti . al tempo ho detto il mi pensiero sugli ordini professionali , io professionista , so cosa vuol dire avere i colleghi ipocriti lecchini . buona domenica signora maria

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  11. #Maria   29 Aprile 2017 at 2:00 pm

    Signora ELONORA in questi giorni sto rileggendo un libro che parla di Vincenzo de’ Paoli…di don Milani ne ho sentito parlare bene altri come nel suo caso male.

    Faccia come crede; se vuole vomitarle addosso, nessuno glielo potrà impedire.

    Non saremo certo noi a far cambiare giudizio a Chi compete.

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  12. #maurizio angelini   28 Gennaio 2018 at 9:12 pm

    Eh, certo, scrivere che Don Milani non dava assolutamente importanza al possesso pieno e all’ uso corretto della lingua italiana significa che Veneziani ha proprio letto e capito, soprattutto capito, Milani, che, tra l’altro diceva : L’operaio conosce 100 parole e il padrone 1000; per questo lui è il padrone. Bravo, Ven.eziani, vedo che hai studiato.
    Maurizio Angelini, già dirigente scolastico

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  13. #lister   29 Gennaio 2018 at 9:58 am

    Egregio ex “dirigente scolastico”,

    cosa c’è da “capire” ancora di “don” Milani?
    Che era un pedofilo, è chiarito;
    che era un “non prete”, lo si arguisce;
    che era comunista, si sa…
    Ecco, da bravo comunista, il Milani sperava in una società livellata verso il basso, in modo tale che non ci debbano essere più “padroni” (che parolaccia!) e tutti possano conoscere 100 parole e basta.

    ‘Sti “padroni” brutti e cattivi dalle “belle braghe bianche”, ma chi si credono di essere?
    1000 parole… tsè!!

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