“Father Brown”: la serie TV che ha tradito Chesterton?

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Total black: la veste, il saturnio, l’ombrello e la bicicletta. Un paio di piccoli occhiali dalle spesse lenti faticano a nascondere un volto rubicondo, sovente increspato in un buffo ghigno, parodia di un sorriso cordiale. L’effetto della figura, nell’insieme, è poco incoraggiante anche a causa di una corporatura tozza e sgraziata. A un rapido sguardo chiunque lo potrebbe scambiare per un innocuo parroco di campagna, persino un po’ tonto. Eppure dietro l’aspetto dimesso si nasconde una mente brillante, in grado di risolvere tutti i casi di cui la polizia non riesce a venire a capo. Quando gli investigatori brancolano nel buio, Padre Brown ha sempre a portata di mano la soluzione.
Ad aiutarlo nelle sue indagini, oltre a una profonda fede che gli permettere di svelare il cuore dei criminali – e, di conseguenza, il movente delle loro azioni scellerate – vi è un gruppo di amici altrettanto improbabili. La devota perpetua, Mrs McCarthy, è incline al pettegolezzo almeno quanto lo è alla generosità; Lady Felicia, aristocratica snob, seppur particolarmente sensibile al fascino maschile è tenace e altruista, mentre il suo autista, l’ex ladruncolo Sid Carter, è un ragazzo di buon cuore ma dal passato tutt’altro che cristallino.
Nel 2012 la notizia che la BBC avrebbe portato nuovamente sul piccolo schermo le avventure del celebre prete-investigatore partorito dalla penna di G. K Chesterton aveva suscitato un certo entusiasmo, soprattutto in Italia, dove il pubblico degli appassionati vive ancora nella nostalgia dell’ottima riduzione televisiva del 1970-’71 con Renato Rascel e Arnoldo Foà rispettivamente nei panni di Padre Brown e di Flambeau.
Al netto dei meriti e dei demeriti, la serie TV Father Brown è ormai giunta alla quinta stagione, macinando numeri notevoli in termini di pubblico. Da noi, purtroppo, il canale Diva Universal ha trasmesso solo le prime due stagioni, tra il 2013 e il 2014, e per il momento la programmazione risulta sospesa. Inoltre dei DVD in commercio non esiste un’edizione italiana e sono attualmente disponibili solamente in lingua inglese sottotitolata.
Se oggi ci occupiamo di Father Brown è perché già dal primo episodio, risalente al gennaio 2013, sono fioccate diverse critiche. In molti hanno puntato il dito contro la produzione accusandola di eccessiva libertà interpretativa e di aver tradito lo spirito dei racconti di Chesterton. Sarà vero? Per rispondere è necessario procedere con ordine.
Partiamo dai punti di forza: Mark Williams è un Padre Brown più che credibile e le scelte di cast, nel complesso, sono azzeccate. Altrettanto interessante la regia, pulita, con pochi movimenti di macchina e qualche inquadratura sperimentale quando utile a dare robustezza alla narrazione.
Le criticità si trovano più che altro a livello di sceneggiatura. Le trame dei singoli episodi, scritte da diversi autori, recuperano l’originale chestertoniano solo in parte, accontentandosi il più delle volte di qualche citazione o della mera cornice della storia. Ritorna la focalizzazione sulla cura che il sacerdote riserva alle anime dei criminali – più interessato a convertirli al bene piuttosto che a incriminarli – ma il resto è totalmente rimaneggiato: gli episodi sono infatti ambientati negli anni ’50 e si svolgono nel fittizio villaggio di Kembleford dove Padre Brown è il parroco della chiesa cattolica di St. Mary. Mutano i personaggi di contorno – a volte, come nel caso di Mrs McCarthy, Lady Felicia e Sid, del tutto assenti nei racconti – e anche la conversione di Flambeau, ladro gentiluomo ricercato in mezza Europa, è continuamente posticipata.
Altre aggiunte, come la bicicletta alla Don Matteo, mezzo di locomozione privilegiato da Padre Brown, per quanto trovata divertente, a tratti guareschiana, concorre insieme a dialoghi non sempre all’altezza a svilire il valore altamente teologico del messaggio di Chesterton. Si annulla l’arguto parossismo di Brown per ricondurre quest’ultimo a una dimensione più convenzionale e prevedibile (che certo è fare un grande torto allo scrittore inglese). È come se si fosse voluto avvicinare il sacerdote agli investigatori di Agatha Christie, renderlo un po’ Poirot e un po’ Miss Marple, sacrificando buona parte del suo istinto cristiano sull’altare della maggior fruibilità da parte degli spettatori.
Nonostante tutto, Father Brown rimane una serie estremamente godibile, consigliata a tutti gli appassionati del poliziesco in salsa cattolica. Nessuno si aspetti però di avere a che fare con un distillato chestertoniano al 100%. Rinunciare preventivamente a ogni pretesa di fedeltà è dunque prioritario per incontrare, senza pregiudizio o false aspettative, un prodotto televisivo in grado di intrattenere e di far riflettere (che oggi, comunque, non è poca cosa).

Luca Fumagalli

3 Commenti a "“Father Brown”: la serie TV che ha tradito Chesterton?"

  1. #Fransi   9 aprile 2017 at 2:40 pm

    Ho guardato con sospetto questa serie, soprattutto per il non esser preso direttamente dalle opere di Chesterton; gli darò comunque una reale possibilità, vista la recensione.
    Sullo sceneggiato RAI di Padre Brown, è decisamente bello, ma le musiche ed i tagli e tempi scenografici (il duello di Saradine e la Pantomima nel re dei ladri) sono insopportabili.

    @Luca Fumagalli: cosa ne pensi, visto che lo hai citato, di Poirot (soprattutto nella versione del telefilm Agatha Christie’s Poirot con David Suchet) ed il suo modo di intendere fede e ragione?

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  2. #Luca   10 aprile 2017 at 2:57 pm

    Caro Fransi,
    purtroppo Poirot non lo conosco bene. Mi sembra – ma posso sbagliarmi – che sia collocabile a metà strada tra il cattolicesimo di Padre Brown e il razionalismo ateo di Sherlock Holmes. Trovo comunque gli sceneggiati televisivi e i pochi racconti della Christie che ho letto tutti molto belli.

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    • #Alessio   10 aprile 2017 at 5:33 pm

      Da quello che posso sapere, Poirot è dichiaratamente cattolico.

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