“Gli orchi sono in mezzo a noi!” Recensendo un saggio di Silvana De Mari

di Luca Fumagalli

 

gli orchi sono in mezzo a noi

 

Tutti ormai conoscono Silvana De Mari, balzata recentemente agli onori delle cronache per la sua fiera opposizione all’ideologia LGBT. Gli alfieri del politically correct – il satanico buonismo postmoderno – hanno provato in un primo momento a metterla a tacere con lo spauracchio della gogna mediatica, passando poi agli insulti gratuiti; ma la dottoressa non è certo un tipo malleabile. Così Silvana De Mari ha tirato dritto e ancora continua imperterrita per la sua strada, fiera di quello che fa, come donna, come medico e come cattolica.

Nella bolgia delle polemiche i più hanno però perso di vista l’altro fronte su cui la De Mari è impegnata da anni: quello della letteratura. Autrice di talento – tra le più prolifiche e le più tradotte all’estero –, la sua unica “colpa” è quella di scrivere romanzi fantasy, un genere che la snobistica cultura italiana di regime, ancora legata a tardi epigoni del realismo socialista, mal sopporta. Lavori come L’ultimo elfo, Io mi chiamo Yorsh, L’ultimo orco e molti altri meriterebbero quindi, almeno in Italia, un numero di lettori di gran lunga maggiore.

Contrariamente al pregiudizio comune, infatti, il fantasy non è un genere d’evasione, di puro intrattenimento. In verità è uno degli strumenti più interessanti per immergersi nella realtà, per tuffarsi a capofitto nella trama del quotidiano. Per esempio ci insegna che gli orchi, quei spregevoli esseri grigio-verdi avvezzi a scannare senza troppi complimenti il malcapitato di turno, sono reali.

Sul tema Silvana De Mari ha pubblicato nel lontano 2012 un ottimo saggio, La realtà dell’orco, ancora attuale, in cui nelle prime pagine viene spiegato chi sono questi orchi metropolitani che si aggirano tra noi: sono coloro che uccidono i propri bambini e sono fieri dell’assassinio; sono coloro che odiano i popoli liberi; sono coloro che predicano una cultura della morte; sono coloro, in altre parole, che ballano la loro danza macabra sulle macerie del mondo.

La metafora non si risolve nei luoghi comuni del conflitto Occidente-Islam, ma si sviluppa, mano a mano che si procede nella lettura, in un’analisi a tutto campo della storia europea recente, dall’Illuminismo ai giorni nostri, passando per le devastanti ideologie del XX secolo (la trattazione, magari non sempre condivisibile, è comunque ottima nell’impianto generale). I massacri, gli incubi e i genocidi partoriti dalla tanto strombazzata “libertà di pensiero” sono lì sotto i nostri occhi a testimoniare che il nemico è sempre in agguato e che, in fondo, anche in noi riposa la tentazione dell’orco. È finita dunque l’epoca dei ponti, perché, come ricorda l’autrice, sarebbero ponti fatti di cadaveri su cui eserciti di orchi marcerebbero per fare altri cadaveri; ora si devono costruire mura, come quelle dei castelli che hanno protetto gli inermi negli assedi.

Nell’età dello sradicamento l’unica soluzione alla minaccia incombente sta nel riscoprire le radici della fede, metallo con cui forgiare le armi per la resistenza. La letteratura fantastica, in questo senso, è strumento di sopravvivenza, un ottimo viatico per lavare via il sangue del parricidio commesso da chi ha avuto la presunzione di fare fuori secoli di cristianesimo come se nulla fosse. Diversi surrogati hanno tentato senza successo di prenderne il posto, e ora l’Europa, figlia del “pensiero debole”, giocherella incurante sull’orlo del suicidio. Il noto aforisma di Pascal, «se non c’è fede in Dio resta solo noia», è la perfetta descrizione di una società putrefatta.

Ma Silvana De Mari tradirebbe la sua duplice vocazione di medico/scrittore se La realtà dell’orco si limitasse a diagnosticare i mali del nostro tempo senza proporre una cura. Il libro, ovviamente, non delude neanche sotto questo aspetto. Nella seconda parte diventa un’appassionante viaggio tra storie del presente e del passato, tra fiabe, film e novelle. Cenerentola, Pinocchio, Biancaneve, Harry Potter, Alien, Il Signore degli Anelli ecc. sono tutti spezzoni di memoria collettiva che vengono a galla e che contengono tracce di verità che è bene raccogliere e custodire.

Il saggio della De Mari, per concludere, porta con sé tutti i vantaggi di uno schiaffo materno: è uno scossone, anche robusto, ma è a fin di bene. Riflettere sul passato e sul presente è un’opportunità preziosa per guardare di nuovo il mondo con gli occhi pieni di speranza e col sorriso sulle labbra. Si tratta di un invito a buttare all’aria tutto ciò che distrae e a tornare alla spada e al rosario, una sorta un codice cavalleresco per il terzo millennio. L’obiettivo non è solo salvare se stessi, ma anche salvare gli orchi, perché anch’essi, dopo essere stati fermati, possono e devono diventare uomini.


Il libro: Silvana De Mari, La realtà dell’orco, Torino, Lindau, 2012, pp. 210, Euro 16.

5 Commenti a "“Gli orchi sono in mezzo a noi!” Recensendo un saggio di Silvana De Mari"

  1. #Maria   24 Aprile 2017 at 3:37 pm

    E noi: che tutto vediamo e, a quanto pare possiamo….alzare muri per paura,a che servirebbe? Verranno abbattuti pure questi… e, non ci resterà che la spada a nostra difesa: e nulla più.

    Solo Cristo e la S.Madre potranno aiutarci a comprendere in profondità cosa sta succedendo di questi tempi che si stiamo vivendo.

    Non diamo per scontato di avere sempre chiara la situazione attuale;brutta sotto un certo punto di vista,ma rivelatrice per un qualcosa di nuovo …sott’altro aspetto.

    Fede e speranza,unitamente alla preghiera si potrà,se si vorrà vedere, cose nuove agli orizzonti …..

    Noi servì inutili, non verremmo mai lasciati soli.

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    • #JORGE MARIO "FRANCISCO" BERGOGLIO   25 Aprile 2017 at 4:24 pm

      Fare ponti e no muri è quelo che decimos siempre io e Soros anche.
      Grazie por relanciare nuestre cazate, meno male che in questo sito de catolici de piedra ce sei tu che me aiuti a difundire caca.

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  2. #Maria   25 Aprile 2017 at 3:08 pm

    E noi,signor Fumagalli, a che categoria di orchi apparteniamo?
    Di sicuro altri identificano noi,come orchi, sotto altri aspetti.Che dice!

    Per mia natura, cerco sempre di vivere dentro a questo mondo che -mi appartiene -per come tutti lo possono vedere senza eludere ogni mia responsabilità.

    Questo il mio campo di battaglia; in un continuo confronto saprò tanto dare e,tanto potrò ricevere se Dio vorrà….

    Proprio perché servì inutili tutto possiamo sperare senza nulla pretendere…..

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  3. #Luca Fumagalli   26 Aprile 2017 at 8:16 am

    Cara Maria, come ho evidenziato nella recensione, la tentazione dell’orco è qualcosa che dimora anche in noi. Il peccato è democratico, è cosa di tutti.

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  4. #Maria   26 Aprile 2017 at 1:10 pm

    Un grazie di cuore signor Fumagalli, per la risposta datami.

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