Il 25 aprile gronderà eternamente di sangue innocente

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di Cristiano Lugli

 

 

Sono nato a Scandiano di Reggio-Emilia, cresciuto fino a dieci anni in città e poi trasferitomi in un piccolo paese dell’Appennino reggiano.
Per tutta la mia “carriera” scolastica hanno provato ad insegnarmi che la gloria della nostra Italia e in particolare della mia città, veniva ricordata e festeggiata il 25 aprile. Libri di storia, professori pieni di faziosità marxista ci hanno sempre inculcato questo, persino nell’ora di matematica si trovava il pretesto per esaltare la lotta partigiana.
Chi legge potrebbe dire che capita la medesima cosa ovunque, posso però testimoniare che nel nostro marcio triangolo rosso l’accento è sempre stato più pesante, calcato dai latrinosi discorsi  propinati dagli eredi della sporca e sanguinosa “resistenza”, i medesimi che hanno preso a libri in faccia Pansa quando sbarcò all’Hotel Astoria per presentare il suo scritto “La grande bugia – le sinistre italiane e il sangue dei vinti.
La nostra città ospita ancora il Comune più comunista d’Italia, Cavriago, in cui è retto il busto del pluriomicida dittatore sovietico “Vladimir” Lenin.
Nel mio paesino di collina, dove ancora oggi vivo – e qualche membro di Radio Spada me ne potrà essere testimone – le giunte comunali organizzano tutti gli anni eventi, feste, commemorazioni malinconiche per incensare la nefanda “resistenza”, storicamente falsata dal silenzio della barbarie politica e a volte, purtroppo, anche clericale.
Non voglio dilungarmi troppo nell’esprimere pareri personali, molto buio è calato su di un periodo falsato da storicismi ideologici che ancor oggi si ripercuotono sulla formazione culturale – se così si può chiamare – di giovani generazioni.
Mi preme solo rammentare qualche nome, qualche fatto realmente accaduto. Questo per ricordare a tutti che per il 25 aprile non c’è niente da festeggiare, niente di cui vantarsi, ma anzi, tutto il contrario: per un cittadino di Reggio-Emilia quale è il sottoscritto, l’unica cosa che si può esprimere è un maledetto senso di vergogna nell’appartenere al tessuto fisico, politico, sociale e territoriale di quello che altro non è che un orribile e diabolico “Triangolo della morte”,  infangato da chi, dopo tanti anni, porta ancora sulla coscienza il sangue di tante vittime innocenti.
 A Reggio-Emilia:
Dopo che il fronte di Bologna cedette anche i presidi della GNR che si trovavano in provincia di Reggio Emilia si arresero. Gli ultimi furono quelli di Novellara che si arrese fra il 22 e il 23 aprile e quello di Castelnuovo Sotto che si arrese il 24 aprile. E subito cominciarono i massacri. Già il 24 furono uccisi 42 uomini sul torrente Crostolo, altri 21, fra cui molti civili, furono uccisi il 26 aprile e altri 11 furono uccisi fra il 30 aprile e il 1° maggio 1945.
 
Nei pressi di Bologna:
L’ 11 Maggio 1945, alle ore 23:00 di un venerdì sera, ad Argelato (Bologna), frazione Casadio, podere Grazia, assieme al altri dieci fascisti prelevati a San Giorgio in Piano, partigiani emiliani trucidavano, dopo averli condotti, legati a 3 a 3, presso una fossa anticarro, i sette fratelli Govoni che erano stati prelevati a Pieve di Cento la mattina alle 6:30 : Dino, 40 anni, falegname, Marino, 34 anni, contadino, Emo, 31 anni, falegname, Giuseppe, 29 anni, contadino, Augusto, 27 anni, contadino, Primo, 22 anni, contadino e Ida, di appena venti anni, sposata ad Argelato e madre di un bambino. Prima della morte tutti furono picchiati a sangue e seviziati in vario modo. Solo Dino e Marino avevano militato nella R.S.I., Marino come brigadiere della G.N.R. e Dino come semplice milite. Nel 1951, quando fu scoperta la fossa dove giacevano i corpi dei 7 fratelli insieme a quelli degli altri dieci fascisti, si scoprì lì vicino un’altra fossa con i resti di 25 cadaveri.
La madre dei  Govoni incontrò un giorno il partigiano Filippo Lanzoni, al quale chiese implorandolo di dirle dove erano sepolti i suoi figli. Lanzoni le rise in faccia e rispose: “Vuoi trovare i tuoi figli? Procurati un cane da tartufi, lui si che te li trova!” Poi il partigiano chiamò la moglie ed altre donne comuniste, che si precipitarono contro la madre dei giovani fratelli scaraventandola a terra e picchiandola barbaramente.
SETTE-FRATELLI
Nel comune di Casina ( RE ) :
 
A Cernaieto di Casina i partigiani comunisti seppellirono non meno di 24 persone: i militi del presidio GNR di Montecchio trucidati nei giorni della Liberazione nonostante si fossero arresi con la promessa di aver salva la vita, ragazzini di 15 e 16 anni che ebbero il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, e tre donne. Fra queste Paolina Viappiani, una ragazza madre di Bibbiano che aveva avuto il figlio da un importante partigiano comunista: fu sequestrata nel marzo 1945, portata nel carcere partigiano di Vedriano, uccisa e sepolta nel bosco della Trinità. Sul luogo della strage è stata alzata una Croce, che per più di una volta ha subito sacrileghi atti di vandalismo a nome di “ignoti”.
Sacerdoti uccisi in odio alla fede nel Triangolo di Morte:
Don Giuseppe Guicciardi, parroco di Mocogno, ucciso il 10 giugno 1945; Don Luigi Lenzini, parroco di Crocette di Pavullo, ucciso la notte del 21 luglio 1945; Don Giuseppe Preci, parroco di Montalto di Zocca, ucciso il 24 maggio 1945; Don Francesco Venturelli, parroco di Fossoli, ucciso il 15 gennaio 1946; Don Ernesto Talè, parroco di Castelluccio Formiche, ucciso insieme alla sorella l’11 dicembre 1944; Don Giuseppe Tarozzi, parroco di Riolo (frazione di Castelfranco Emilia ), prelevato la notte del 26 maggio 1945 e fatto sparire: non si trovò più il corpo perché bruciato in un forno da pane in una casa colonica; Don Umberto Pessina, parroco di San Martino di Correggio, ucciso l’8 giugno 1946; don Luigi Manfredi, parroco di Budrio frazione di Correggio; Il seminarista Rolando Rivi, sedici anni, di Piane di Monchio.
Alcuni consacrati uccisi in giro per l’Italia:

Don Giuseppe Amatelo, parroco di Coassolo (Torino), ucciso a colpi di ascia dai partigiani comunisti il 15 marzo 1944 perché aveva deplorato gli eccessi dei guerriglieri rossi; Don Gennaro Amato, parroco di Locri (Reggio Calabria), ucciso nell’ottobre 1943 dai capi della repubblica comunista di Caulonia; Don Ernesto Bandelli, parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria, il 30 aprile 1945; Don Vittorio Barel, economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso il 26 ottobre 1944 dai partigiani comunisti; Don Stanislao Barthus, della Congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17 agosto 1944 dai partigiani perché in una predica aveva deplorato le «violenze indiscriminate dei partigiani»Don Duilio Bastreghi, parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3 luglio 1944 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto; Don Carlo Beghè, parroco di Novegigola (Apuania), sottoposto il 2 marzo 1945 a finta fucilazione che gli produsse una ferita mortale; Don Francesco Bonifacio, curato di Villa Gardossi (Trieste), catturato dai miliziani comunisti iugoslavi l’11 settembre 1946 e gettato in una foiba; Don Luigi Bordet, parroco di Hône (Aosta), ucciso il 5 marzo 1946 perché aveva messo in guardia i suoi parrocchiani dalle insidie comuniste; Don Sperindio Bolognesi, parroco di Nismozza (Reggio Emilia), ucciso dai partigiani comunisti il 25 ottobre 1944.

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Altre varie vittime del “fraterno eroismo” partigiano:

20 Giugno 1944, capitano medico della Rsi Pietro Azzolini, assassinato da un commando partigiano a colpi di vanga, in un bosco, a Volpara di Vetto (RE); 10 maggio 1945, dottor Carlo Testa, membro del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), assassinato a Bomporto (Modena) con raffiche di mitra; 18 maggio 1945, Confucio Giacobazzi, agricoltore e partigiano non comunista, assassinato; 2 giugno 1945 Ettore Rizzi, partigiano simpatizzante democristiano, sequestrato e ucciso a  Nonantola (MO); 27 luglio 1945, Bruno Lazzari, impiegato democristiano di Nonantola, colpito da raffiche di mitra; 26 gennaio 1946, Giorgio Morelli, partigiano e giornalista cattolico, vittima di un agguato dopo la pubblicazione di un’inchiesta in cui veniva accusato il presidente comunista dell’ANPI di Reggio Emilia della morte di un altro partigiano cattolico, Mario Simonazzi. Morelli morì qualche tempo dopo per le numerose ferite del corpo; 19 maggio 1946, Umberto Montanari, medico condotto a Piumazzo ed ex-partigiano cattolico, assassinato; 20 agosto 1946, Ferdinando Mirotti, capitano del Corpo italiano di Liberazione, assassinato sull’uscio di casa; 24 agosto 1946, Ferdinando Ferioli, avvocato, assassinato in casa da persone conosciute; 26 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande ( RE ) , assassinato in casa da due uomini; 17 novembre 1948, Angelo Casolari e Anna Ducati, membri del consiglio parrocchiale, assassinati nella canonica della parrocchia di Freto, a Modena.

In Emilia-Romagna sono stati 10.000 i massacrati dalla follia partigiana: 3.000 i massacrati nel bolognese, 2.000 nel reggiano, 2.000 nel modenese, 1.300 nel ferrarese, 600 nella provincia di Piacenza, 500 in quella di Ravenna, 200 nel forlivese e 600 nel parmense.

Per concludere questo piccolo reportage – che potrebbe essere arricchito ed ampliato ancora per molto – riporto a pié di pagina una lettera consegnata dal Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano –   allora diretto da Palmiro Togliatti – ai quadri propagandisti rivoluzionari nel 1947. Si tratta di una lettera sostanzialmente “segreta”, rivolta ai militanti comunisti e che forse già molti lettori conosceranno. Al contempo però non fa male ricordare:

“Compagno, 

il Partito vuole che anche tu conosca il contenuto di questa circolare segreta, che fu diramata già ai compagni propagandisti dell’Italia del Nord, dopo la Liberazione e che fu spedita, nelle rispettive lingue, a migliaia di compagni, nei Paesi dell’Europa Centrale che dovevano essere bolscevizzati. Compagno propagandista, tu sei uno dei più validi strumenti. Perché l’operazione tua sia più efficace, eccoti una breve guida per il tuo lavoro. Ricorda sempre che il nostro compito è bolscevizzare tutta lEuropa a qualunque costo e in qualunque modo. Tuo compito è bolscevizzare il tuo ambiente. Bolscevizzare significa, come tu sai, liberare lumanità dalla schiavitù che secoli di barbarie cristiana hanno creatoLiberare lumanità dal concetto di religione, di autorità nazionale e di proprietà privata. Per ora il tuo compito è più limitato. 

Ecco un decalogo:

-Non manifestare ai compagni non maturi lo scopo del nostro lavoro; comprometteresti tutto;

-Lottare contro quanto, specie gli ipocriti prelati, vanno dicendo di meno vero sui nostri scopi;

-Negare recisamente quanto essi affermano e negare recisamente che noi non vogliamo la religione, la patria e la famiglia;

-Mostrare con scherzi, sarcasmi e con condotta piacevole che tu sei più libero senza le pastoie della religione, anzi senza di essa si vive meglio e si è più liberi;

– Specialmente è tuo compito distruggere la morale insegnando agli inesperti, creando un ambiente saturo di quello che i pudichi chiamano immoralità. Questo è tuo supremo dovere:distruggere la moralità;

– Allontana sempre dalla Chiesa i tuoi compagni con tutti i mezzi, specialmente mettendo in cattiva luce i preti, i Vescovi ecc…

– Calunniare e falsare; sarà opportuno prendere qualche scandalo antico o recente e buttarlo in faccia ai tuoi compagni;

– Altro grande ostacolo al nostro lavoro: la famiglia cristiana. Distruggerla seminando idee di libertà di matrimonio, eccitare i giovani e le ragazze quanto più si può; creare l’indifferenza nelle famiglie, nello stabilimento e nello Stato; staccare i giovani dalla famiglia;

– Portare l’operaio ad amare il disordine, la forza brutale e la vendetta; e a non aver paura del sangue;

– Battere molto sul concetto che l’operaio è vittima del capitalismo e dei suoi amici: autorità e preti;

– Sii all’avanguardia nel fare piccoli servizi ai tuoi compagni; parla molto forte e fatti sentire. Il bene che fanno i cattolici nascondilo e fallo tuo. Sii all’avanguardia di tutti i movimenti;

– Lotta, lotta, lotta contro i preti e la morale cattolica. Dà all’operaio l’illusione che solo noi siamo liberi e solo noi li possiamo liberare. Non aver paura, quando anche dovessimo rimanere nascosti per tre o cinque anni. L’opera nostra continua sempre perché i cattolici sono ignoranti, paurosi e inattivi. Vinceremo noi! Sii una cellula comunista! Domina il tuo ambiente! Questo foglio non darlo in mano ai preti, né a gente non matura alla nostra idea.”

Da queste inquietanti parole si può ben capire come le stragi compiute dai partigiani in tutta Italia avevano altresì lo scopo di eliminare fisicamente i possibili oppositori del comunismo a stampo soviet, che si sarebbe voluto instaurare alla fine della guerra. I risultati ad oggi si possono considerare ben compiuti: non c’è più bisogno di manovre forti o di rievocazioni sovietiche, dal momento che si è corrotta talmente tanto la mente degli uomini che essa risulta già intrinsecamente marxista, persino sulle piccole scelte di vita quotidiana. I costumi, il linguaggio, le ideologie, tutto porta in sé, oggi con modi edulcorati, quel germe spietato che alberga nel portare sano: il comunismo.

Il 25 aprile si festeggia dunque la Vergogna, la Vergogna della tirannia operata dalla stragrande maggioranza dei partigiani, idolatri del marxismo più scellerato, rinnegatori delle radici cristiane dell’Europa e odiatori della Chiesa Cattolica Romana.

Santa Festa di San Marco a tutti, e – contraddistinguo importante in una città che anche quest’anno è stata piena di manifestazioni ipocrite, capeggiate dai reggitori di una finta quanto tirannica “democrazia” – un ringraziamento agli ospiti e ai relatori della giornata di cultura radiospadista svoltasi oggi.

22 Commenti a "Il 25 aprile gronderà eternamente di sangue innocente"

  1. #bbruno   26 aprile 2017 at 8:31 am

    Certo che a festeggiare ( i.e. celebrare inneggiare vantarsi del-) la vergogna ci vuole proprio un popolo di vergogna. Giusto che un tal popolo (i.e. marmaglia) scompaia, come sta avvenendo. La storia i suoi conti li salda sempre.

  2. #amarillide   26 aprile 2017 at 11:03 am

    Ricordo il giovane Cristiano Lugli che girava con addosso la maglietta con l”effigie di Che Guevara… Quantum mutatus ab illo….

    • #Francesco Retolatto   26 aprile 2017 at 12:38 pm

      A diciott’anni mi definivo anarchico .
      Il tempo, la vita e le preghiere mi hanno fatto rinsavire .
      Sarà successo lo stesso al signor Lugli.
      L ‘ importante è mettersi sulla Retta Via non importa quando o dopo quale errore.

      • #Redazione RS   26 aprile 2017 at 1:15 pm

        quello di Amarillide è il famoso principio per cui o si fa tutto giusto subito, o non è consentito dire/fare mai più nulla. peccato sia un principio illogico e acattolico

        • #Alessio   26 aprile 2017 at 3:33 pm

          Sarà perchè anche lui come me è sempre stato dalla parte giustissima???

    • #bbruno   26 aprile 2017 at 2:45 pm

      Che osservazioone lungimirante!

      E’ come si finisce la corsa che conta, non come la si comincia! Mai vista una gara di formula uno?

      • #lister   26 aprile 2017 at 5:28 pm

        Certo, bbruno, ma è necessario riconoscere l’errore e farne ammenda. Pubblicamente, così come, pubblicamente, si ostenta il Che sulla maglietta.
        E’ ridicolo, poi, giustificarsi col luogo comune per cui “cambiare idea è segno di intelligenza”: quello è l’alibi dei voltagabbana alla Dario Fo.

        A meno che, come mi chiedevo più su, non si tratti della paradossale scelta cattocomunista, quella sì “illogica e acattolica”.

        • #bbruno   26 aprile 2017 at 9:04 pm

          #lister,

          “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.” Eppure san Paolo l’aveva cominciata male la corsa, odiatore dei cristiani e pronto a ucciderli. Quindi, anche Lugli, che non è (ancora, almeno ) san Paolo, che meraviglia è che abbia cominciato malamente con l’infatuarsi del Che? Addirittura abbiamo dei vecchi bolsi, che siedono in Vaticano, che ancora in tal senso infatuati sono, e adorati vengono…

          E poi, perchè, Lugli scrivendo quello che scrive, e son sicuro, vivendo secondo quanto scrive, non ripudia e non sconfessa – pubblicamente- i suoi giovanili trascorsi, peraltro comprensibilissimi per l’ età e la generale confusione?

    • #lister   26 aprile 2017 at 4:46 pm

      Ahi,ahi,ahi…
      un altro cattocomunista?

  3. #fhrui   26 aprile 2017 at 11:31 am

    Falsi, vili e ripugnanti “combattenti per la libertà”. Autentici criminali e assassini.
    Maledetti da Dio, dagli uomini e dalle loro stesse vittime innocenti,
    Si fanno chiamare persino “eroi”, e hanno medaglie (e soldi) al “valore”.
    Veri eroi dell’inferno, ipocriti fino in fondo.
    Non conoscono nemmeno la vergogna.

    • #bbruno   26 aprile 2017 at 3:11 pm

      Anche ieri, nuovo 25 aprile, qui in un posto del bolognese, per rimarcare la celebrazione, consegnate du medaglie al valor…partigiano! ( anche alle mummie -loro- le danno, purché servano a rinverdire la memoria- gloriosa)

  4. #Maria   26 aprile 2017 at 3:05 pm

    Che senso ha portare avanti il ricordo del 25 aprile come giornata della Liberazione dal momento che tanti italiani sono stati ammazzati per mano di altri fratelli italiani.

    Pertanto cosa ci sarebbe da festeggiare! I famigliari delle vittime hanno piando e piangono questo giorno di festa,a ricordo dei loro cari trucidati barbaramente.

    Dico anche però, se non i partigiani …altri alla stesso modo avrebbero ammazzato loro….

    Articolo tristissimo da leggere.Grazie signor Lugli.

  5. #Cristiano Lugli   26 aprile 2017 at 6:06 pm

    Rispondo personalmente ad “amarillide”, che a quanto pare non sa nulla di Cattolicesimo. Così come non sa nulla di Fede. Ho 24 anni e ho avuto la mia conversione vera a 18, momento in cui il Signore mi ha duramente provato e mi ha fatto scoprire tutti gli orrori che avevo seguito e “praticato” sino ad allora. Questa si chiama Luce della Grazia. Lungi da me essere un Santo, eppure, se “amarillide” conoscesse l’ABC del Cristianesimo, saprebbe che Dio ha chiamato tutti alla santità. Così infatti ha fatto con molti Santi i quali, dopo la grande Grazia che il Signore ha loro concesso, hanno perseguito una vita di santità, virtù e giustizia. Si pensi a Sant’Agostino ( solo per citarne uno ). La maglia di Che Guevara l’ho portata, è vero. Forse fino a 17 anni. Ma come tutta la pattumaglia che mi era stata in qualche modo inculcata, l’ho fatta ritornare alla propria monnezza. Per questo ringrazio il Signore, checche ne dica “amarillide”.

  6. #lister   26 aprile 2017 at 7:15 pm

    Quanto di poco “cattolico” c’è in un “cattolico” che, in maniera così apodittica e con spocchiosa superbia, afferma che “non sa nulla di cattolico […] e di Fede” né conosce “l’ABC della Fede” una lettrice che, semplicemente, ha osservato che il “cattolico” è cambiato tanto?

    Per restare con Sant’Agostino: “E’ l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli.”
    Tanto più a 24 anni.

  7. #Cristiano Lugli   26 aprile 2017 at 8:27 pm

    Lister, so che lei mi vuole molto bene perché ambedue abbiamo interesse per i vaccini, ma la prego: non lo palesi così tanto perché poi mi mette in imbarazzo!
    Però devo dire che non avevo pensato alla sua interpretazione: mi sapeva più di provocatorio il commento della lettrice (?) che lei difende, no?
    Ma se mi sbaglio mi corriggerete, e se così fosse, in tutta umiltà, chiedo scusa alla suddetta lettrice.

    • #lister   27 aprile 2017 at 9:28 am

      WOW! Così va meglio 🙂

      Ho, comunque, già espresso, in altri casi, i miei sentimenti di stima nei suoi confronti…
      Non così, quando, dall’alto della cattedra di cui s’è appropriato -senza cognizione di causa- ma leggendo qua e là articoli di detrattori, scrive sui vaccini.

      Ma, ciò che è imperdonabile, è non poter leggere, su queste pagine, articoli contrari alle tesi di cui lei s’è fatto vessillifero.
      Puzza di leninismo…

  8. #Maria   26 aprile 2017 at 11:12 pm

    Ma poverino a 18 anni si è poco più di bambini anche se,per la Legge, si e’ adulti. I cambiamenti a quell’eta’ sono all’ordine del giorno; potrebbero protrarsi avanti nel tempo fino agli ultimi attimi di vita.

    L’uomo e’ in continua ricerca, perché Dio chiama…

    Lei signor Lugli e’ stato precoce nel sentirne la Voce: per Grazia!
    Il tempo aiuterà a fare sempre meglio….Questo vale per tutti.

  9. #Maria   27 aprile 2017 at 8:12 am

    Signor Lugli spero non si abbia offeso per aver detto – a 18 anni si è poco più di bambini -,potrei essere sua nonna.Spero comprenda.Grazie.

  10. #Cristiano Lugli   27 aprile 2017 at 5:44 pm

    Lister,
    Invito lei o chiunque altro a creare un contraddittorio! Non fatto di quaquaraqqua o slogan “sono tutte bufale”. Un contraddittorio serio di cui il mondo è pieno. Pensa che chi sostiene tesi “antivacciniste” sia in maggioranza? Direi proprio di no; e di leninismo, tuttalpiù, si può parlare delle ultime vicende di radiazione damnatio memoriæ.
    Mi creda che RS ha invitato tanti contestatori come lei o altri a fare un contraddittorio. Ma siete tutti senza tempo a vostro dire.
    Facta, non verba.
    Io devo pensare a fare il mio, non posso pensare a fare quello degli altri. Sa quanti insulti mi toccano gli articoli sui vaccini? Parecchi, e per me non è un ottimo sport, ma un’autentica battaglia “pro-life”.
    Che le piaccia o no. di contraddittori c’è pieno il web, e a differenza di ciò che lei dice internet è molto meno pieno di tesi “no-vax”, tranne quelle di alcuni complottisti indegni con cui non mi immischio di certo.

    • #Alessio   27 aprile 2017 at 9:03 pm

      Invece io invito voialtri a smetterla di scandalizzarvi e impressionarvi alla parola “fascista”.

    • #lister   28 aprile 2017 at 9:45 am

      Egregio Lugli,
      io, nel mio piccolo, sono semplicemente un artista e, come tale, non sono in grado, né ho la minima intenzione, di salire in cattedra a sciorinare tabelle, grafici, numeri, storie di singoli che possano contraddire le sue “certezze”. La Storia mi insegna che i vaccini hanno debellato un gran numero di malattie infettive e continuano a combatterne e vincerne altre. Questo mi basta e, per questo, dei suoi VACCILEAKS me ne rido.

      Avevo già scritto che, per correttezza intellettuale, Radio Spada avrebbe dovuto pubblicare Articoli di campo avverso alle sue tesi, scritti da personaggi che, contrariamente a lei, siano del “mestiere”, ma tant’è…
      Un’altra cosa: guardi che, in questo caso, non sono io il “contestatore” ma lei stesso, nei confronti della Scienza Medica. E questo, da parte di un “non medico”, mi pare enorme.

  11. #Maria   27 aprile 2017 at 8:19 pm

    Signori,io devo solamente basarmi per quanto ho saputo un tempo e tutt’ora so.Da ricerche e sperimentazioni eseguite in parecchi anni il mondo scientifico ha stabilito che le vaccinazioni vanno fatte a salvaguardia di malattie infettive: e i risultati ci sono stati ( per quello che ne so ) .Avere memoria corta di questi tempi, quando le ultime generazioni non hanno visto il decimare intere popolazioni a causa delle pestilenze; potrebbe essere questo il motivoe di un parlare un po’ alla leggera? Può darsi o anche no.

    Si sentono e si leggono strane cose che girano nel web ma, a chi credere!
    Se ci sono forze superiori…..a voler eliminare esseri umani perché in troppi a questo mondo per mezzo di vaccini,se non riuscissero perche’ potrebbero questi essere efficaci, userebbero altri forme per eliminarci: stia certo!

    Santa Madre ma di che cosa si sta parlando?

    Il mio contradittorio e’ questo: – perché dovrei credere a lei e non a un altro o, a un altro ancora? .

    Scusate se mi sono intromessa.