Il significato del 25 aprile

con Massimo Viglione e Gabriele Colosimo
Massimo Viglione al 25 aprile radiospadista del 2016

 

di Massimo Viglione

È fin troppo facile far notare che il 25 aprile è la festa più insensata e ridicola che sia mai esistita nella storia, visto che di fatto si festeggia una sconfitta militare di un popolo distrutto e caduto nella guerra civile e nell’odio ideologizzato. E che è ancora più insensata perché si continua a festeggiarla dopo settant’anni! Una tipica follia democratica.
Naturalmente diciamo questo non certo per nostalgismo pro sconfitti, né perché riteniamo che qualora la guerra fosse stata vinta dal nazional-socialismo noi italiani ce la saremmo passata meglio. Forse nei primissimi anni della vittoria; ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell’hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l’Europa non con le armi e la Gestapo ma con la finanza e le banche.
Occorre riflettere bene ormai, dopo settant’anni, sul perché di questa stupida festa nazionale. Se essa è stata inventata e continua ad essere imposta ogni anno, nonostante ormai da lungo tempo molti intellettuali – spesso ex-marxisti – stiano oggettivamente invitando all’eliminazione di questo solco di sangue che ancora bagna l’identità italiana – è perché essa è il marchio stesso della Repubblica Italiana. Ne è il sigillo nazionale. Un sigillo troppo pesante perché possa essere tolto e possa divenire pubblico ciò che nasconde.
Per decenni si è taciuto sulle stragi comuniste dei titini in Istria e sulle stragi comuniste dei partigiani in Emilia Romagna e altrove. Per decenni il 25 aprile serviva a occultare nella festa “di tutti” (come Pertini, il presidente di tutti, ricordate?) il sangue innocente (donne, vecchi, seminaristi, sacerdoti, uomini che si erano arresi, ecc.) offerto in tributo all’altare del sol dell’avvenire che sembrava stesse per sorgere in quei tragici giorni.
Soprattutto doveva però nascondere anche l’idea stessa che in Italia vi fosse stata una guerra civile. Tutti noi che siamo stati studenti nella Prima Repubblica, sappiamo bene che la guerra civile fra partigiani e fascisti non è mai esistita: è esistita invece la guerra di “liberazione” – termine che dimenticava, come se nulla fosse, il fatto che se dietro i fascisti vi era un invasore, dietro i partigiani ve ne erano due (o di più, forse). “Liberazione”: ecco la parola magica inventata, mentre Mussolini pendeva a Piazzale Loreto e il sangue scorreva a litri nel triangolo rosso della morte e in Istria, per occultare sia la sconfitta militare che l’idea stessa di una guerra civile. Al punto tale che – e il cinema ha lavorato molto in tal senso – il “fascista” non era più neanche italiano, ma era il male in sé, inevitabilmente cattivo perché antitesi dell’inevitabilmente buono, ovvero dell’italiano partigiano.
Ma perché occorreva – e occorre ancora dopo settant’anni – nascondere la sconfitta e la guerra civile? Su questo nodo focale ormai la letteratura è vasta (Galli della Loggia, Emilio Gentile, Paolo Mieli, Marcello Veneziani, solo per citare alcuni fra gli autori più noti): la ragione vera risiede nella storia precedente, vale a dire nel Risorgimento italiano.
Il processo di unificazione nazionale è stato – al di là del mero risultato territoriale amministrativo – un assoluto fallimento. L’“italietta” nata dal blitz di Cavour e Garibaldi era più “espressione geografica” dell’Italia dei giorni di Metternich. Niente univa il siciliano e il piemontese, il salentino e il lombardo, il fiorentino e il calabrese. Economicamente era un disastro, più o meno come oggi. Moralmente screditati e corrotti. Militarmente ridicoli e incapaci (nemmeno gli africani ci rispettavano). Per non parlare della questione meridionale, della mafia, della corruzione, dell’emigrazione di milioni di uomini costretti a lasciare la loro Italia per non morire di fame.
Essendo evidente a tutti il fallimento ideale, civile e culturale del Risorgimento, per forgiare gli italiani fu deciso prima di tentare la via coloniale e fu un disastro, come già accennato. Poi di entrare nella Prima Guerra Mondiale, pur sapendo perfettamente che se ne poteva stare tranquillamente fuori. Il prezzo è stato 600.000 morti e 1.500.000 mutilati e feriti, il tutto per la “vittoria mutilata” (anche la vittoria fu mutilata).
Poi il biennio rosso – con il rischio bolscevico – e infine la dittatura fascista, che si assunse il compito di “fare gli italiani”, ovvero di riuscire dove il risorgimento liberale aveva chiaramente fallito. Il fascismo divenne, come Mussolini stesso dichiarò più volte e Giovanni Gentile teorizzò filosoficamente – il compimento del Risorgimento. Il Secondo Risorgimento.
Ma il fascismo – al di là di alcuni innegabili risultati positivi – ci ha condotto al secondo disastro mondiale e all’8 settembre, con la “morte della patria”, lo Stato alla sfascio, una monarchia indecente che fugge, un esercito lasciato senza ordini e senza capi, all’invasione degli stranieri e alla guerra civile.
Così, il mondo partigiano, almeno l’intelligenza di esso, comprese che occorreva risollevare ancora una volta, per la terza volta, dal baratro il mito fallimentare del Risorgimento. E lo fece facendo scomparire dall’idea italiana il fascismo, la sconfitta e la guerra civile, e presentando la nuova repubblica consociativa, liberal-democratica tendente a sinistra come il vero ultimo passaggio per la realizzazione del “nuovo italiano”, quello appunto sognato dagli eroi risorgimentali. Nacque così il “terzo risorgimento”, quello democristian-laico-comunista.
Ecco la necessità di mantenere in vita la festa del 25 aprile. In fondo, abolirla, sarebbe come ammettere che pure il “terzo risorgimento” ha fallito nell’obbiettivo di fare gli italiani e di costruire un Italia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni.
Quanto l’Italia di oggi sia unita e rispettabile nel consesso delle nazioni è sotto gli occhi di tutti.
È fallito il primo Risorgimento, quello condotto contro la Chiesa e l’identità cattolica italiana. È fallito il secondo Risorgimento, quello fascista. È fallito pure il terzo Risorgimento, quello del compromesso storico fra “cattolici” liberali, laici e comunisti, che ha prodotto l’obbrobrio in cui oggi viviamo.
Oggi l’Italia neanche esiste più, essendo divenuta colonia sottomessa a un’entità astratta e al contempo famelica e contro-natura come la UE. Eppure noi continuiamo a festeggiare il 25 aprile.
Come dire… sempre più stupidi, ogni anno che passa. Sempre meno italiani, ogni anno che passa.
Perché il vero italiano era quello figlio di 26 secoli di storia. Quello che si trovò i piemontesi a casa. Quello era il vero italiano. E oggi, italiano vero, è colui che è in grado di capire e ha la forza di dirlo che questa Italia, questa Repubblica, non ha quasi nulla della vera Italia. E che finché non restaureremo la vera Italia, il nostro destino sarà quello di andare sempre più allo sfascio generale.
Ma, per usare una loro espressione… “un’altra Italia è possibile”. Non dimentichiamolo e lottiamo per questo.

 

 

11 Commenti a "Il significato del 25 aprile"

  1. #Matteo   18 aprile 2017 at 2:21 pm

    Il Risorgimento (cosidetto) è stato voluto dalla massonerie e dagli inglesi, che non accettavano che Re Ferdinando non gli vendesse lo zolfo. Il 25 Aprile è una vergogna nazionale. USA e UE sono una vergogna per tutta l’umanità

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  2. #Paoloribalko   18 aprile 2017 at 6:18 pm

    cfr. Delle cinque piaghe della santa Chiesa, prego. La radice è lì.

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  3. #Vincenzo   19 aprile 2017 at 6:22 am

    “Delle cinque piaghe della santa Chiesa” fu condannato e posto all’Indice già a suo tempo dalla Chiesa Cattolica, quella vera, e tale resta (del resto non è l’unica opera di Rosmini condannata). Se si intende che l’opera di Rosmini in quanto liberale favorì l’infiltrazione liberal-modernista fino a giungere al conciliabolo e ai suoi effetti deleteri allora si può anche essere d’accordo (ad esempio c’è chi ha veduto un chiaro influsso rosminiano sul caposcuola modernista Fogazzaro).

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  4. #Alessio   19 aprile 2017 at 12:46 pm

    “Ma il fascismo – al di là di alcuni innegabili risultati positivi – ci ha condotto al secondo disastro mondiale e all’8 settembre, con la “morte della patria”, lo Stato alla sfascio, una monarchia indecente che fugge, un esercito lasciato senza ordini e senza capi, all’invasione degli stranieri e alla guerra civile.”
    BALLE! L’Esercito rimase senza ordini per colpa dei traditori dell’8 settembre, non per colpa del Fascismo.
    E tutte le altre disastrose circostanze furono causate dal tradimento delle masse di vigliacchi voltagabbana, quegli stessi vigliacchi voltagabbana che fintanto che tutto andava bene accorrevano ad acclamare il Duce.

    “È fallito il secondo Risorgimento, quello fascista.”
    BALLE! Il Fascismo non ebbe alcun fallimento politico, ma una sconfitta militare dovuta al fatto che Hitler fece il passo più lungo della gamba attaccando sia a ovest che a est.

    Se è mai esistita una Patria Italiana, è esistita tra il 28 ottobre 1922 e l’8 settembre 1943.

    Che poi il 25 aprile sia uno schifo immondo di ricorrenza, è più che evidente.

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    • #bbruno   19 aprile 2017 at 5:54 pm

      Appunto Alessio , non certamente un fallimento politico, se il fascismo era considerato nel mondo (addirittura da un ministro del governo socialista Roosvelt) un modello di stato sociale (altro che il welfare moderno progressista che ora ce lo fanno sputare col sangue ).

      La sconfitta militare fu opera di forze più grandi del facsismo e il fascismo ne rimase vittima, perché trionfasse il glorioso mondo del sol levante, dell’internazionalismo del mundialismo del migrazionismo delle nazioni distrutte, del più-fai-il-delinquente-e-più-sei premiato, quello che ora stasi sta trasformando nel più nero incubo.

      Non sarà stato ufficialmente il fascismo un regime cristiano, ma se se subito lo raffrontiamo con il regime demo-cristiano di un De Gasperi e consociati , il regime di Mussolini fu una benedizione. . (Pio XII l’aveva capito benissimo: i suoi rapporti con De Gasperi – il santucchio che fece impriginare chi gliele cantava chiare, il grande Guareschi – non erano certo dei più benevoli….)

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      • #bbruno   20 aprile 2017 at 9:28 am

        Detto questo, non posso nascondere che il mio cuore va all’ Italia delle piccole Patrie, quella per le quali essa è diventata gloriosa nella storia della civiltà, tanto che un grande come Erasmo di Rotterdam poteva dire nel ‘500 “ Noi europei uomini di cultura possiamo dirci tutti Italiani”. Mica diceva: Fiorentini, Veneziani Romani…, diceva: ITALIANI… Perché ITALIANO era denominazione collettiva di un modo di vivere che risultava dalla felice interazioni dei vari geni locali, e che aveva come substrato e fonte di ispirazione la comune fede cattolica e la stessa lingua, e come missione quella dell’universalismo spirituale, per cui Dostoiewsky disse che l’ Italia aveva rinunciato alla sua vocazione universalistica per il misero piatto di lenticchie di una piccola artificiosa unificazione interna …..Ma la gloria di questo mondo passa e non torna. E noi oggi italiani siamo diventati nel mondo altra cosa che il modello del’uomo di cultura…

        Ciò non toglie che nella miseria dell’ Italia risorgimentale e unitaria, il fascismo abbia rappresentato l’unico momento di dignità italica…Sarà per questo che il fascismo l’hanno demonizzato fino al parossismo, perché la ‘nuova Italia’ non deve avere dignità alcuna, e serva deve essere… come serva è nata! O quel momneto dovremmo scorgerlo nell’ Italia di Cavour di Giolitti del CLN di Degasperi e di Andreotti…. per finire con quella di Renzi e Gentiloni???

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      • #Alessio   20 aprile 2017 at 12:33 pm

        La sconfitta militare fu SOLO causata da un errore strategico di Hitler, che semplicemente non aveva abbastanza uomini per affrontare una guerra così vasta nonostante il suo fortissimo Esercito.
        Senza questo errore strategico, nessuna forza al mondo avrebbe mai potuto far cadere il Fascismo.

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    • #lister   19 aprile 2017 at 7:34 pm

      Carissimo Alessio,
      tu le definisci “balle”, io le definisco c@@@@te!
      Tipo l’altra sparata:
      “…ma, personalmente ritengo che, specie alla lunga – e questo al di là delle follie razziste dell’hitlerismo – sempre servi saremmo stati, e sempre del Paese che oggi domina l’Europa”.

      Si dimentica che Hitler guardò a Mussolini come a un modello da seguire. Il Führer vedeva, nel Duce, un uomo degno di ogni ammirazione per la sua decisione e la sua statura politica; teneva sempre in massima considerazione l’Italia fascista e si sforzò in tutti i modi di farsela amica.
      Quando, nel ’36, Mussolini visitò la Germania, venne trattato come un vero e proprio eroe; Hitler lo definì “un personaggio che non è nella Storia, ma che fa la Storia” e si disse “fortunato” per avere l’ onore di vivere nella sua stessa epoca.

      Come avremmo potuto essere “alla lunga, servi” di quel Paese, solo l’Articolista, insieme ai grandi pensatori antifascisti, lo può “ritenere”.

      Quanto alle “follie razziste” fa sempre bene ricordare anche le follie americane (Nord e Sud), inglesi, francesi, portoghesi, olandesi che del razzismo si servirono per arrivare allo schiavismo.

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      • #lister   19 aprile 2017 at 7:39 pm

        …e che una Risoluzione dell’ONU considera il Sionismo come una forma di razzismo.

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        • #Alessio   20 aprile 2017 at 12:40 pm

          Per quanto riguarda il razzismo in genere, è sufficiente vedere quali etnie rappresentino in maggioranza la feccia della società nei Paesi cosiddetti “accoglienti”.
          A chi non bastasse, si può consigliare di andare in Africa a svolgere qualche attività seria : scoprirà come i cari negretti vedano il bianco esclusivamente come un pollo da spennare, quanto siano falsi, sleali e pronti all’imbroglio, oltre che ottusi, incapaci e menefreghisti. Altrimenti non sarebbero conciati come sono pur disponendo di grandi risorse naturali.
          Saremmo uguali a loro? Ma va là… non c’è da stupirsi che anche qualcos’altro abbia il loro colore.

  5. #bbruno   20 aprile 2017 at 4:23 pm

    ma consoliamoci: alla fine di non molto loro si troveranno qui uguali tra di loro, con l’ Africa e la loro m.da estesa fino qua: la cuccagna sarà finita… E in più con una terra che a ripetizione, letteralmente gli traballerà sotto i piedi… Ah, dimenticavo, avranno sempre il Bergoglio di turno che li chiamerà a rialzarsi…

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