La gravidanza su commissione, figlia naturale del femminismo.

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di Massimo Micaletti

Si legge con sempre maggiore frequenza di femministe che prendono posizione contro l’utero in affitto[1]: buona cosa, l’equazione tra femminista e minus habens non mi ha mai convinto, sebbene diverse esponenti della categoria abbiano fatto di tutto per darne incontrovertibile dimostrazione.

Tuttavia… tuttavia, vorrei sommessamente spiegare a queste signore che la china che hanno intrapresa va risalita tutta, così come a suo tempo tutta l’hanno discesa. Mi spiego meglio.

L’utero in affitto, ossia la mercificazione della maternità, non è altro che la logica necessaria conseguenza dell’appropriazione della maternità da parte dell’antropologia femminista.  Nel momento in cui una si sveglia e ritiene che siccome la gravidanza è fatto sua allora anche la maternità è fatto suo, parte l’equivoco.

La gravidanza, ossia lo sviluppo biologico del bambino nel grembo materno, è fenomeno che riguarda tre persone: la madre, il padre, il figlio concepito. Il DNA il bambino non se l’è dato da sé, né la madre può dire di aver concepito da sola. Si potrebbe, con una evidente forzatura, considerare questi benedetti nove mesi solo come questione tra madre e figlio: ma a voi questa forzatura non basta, ed ecco quindi che, contro goni evidenza scientifica e di buon senso, da decenni andate dicendo che, prima della nascita, il concepito è solo una parte del corpo della gestante.

Ma l’obiettivo del femminismo, specie dal Novecento in poi, non è la gravidanza, bensì la maternità, il rapporto tra madre e figlio. Mentre la gravidanza è un processo biologico, la maternità è un fenomeno di relazione, inizia ben prima del concepimento e continua anche ove – Dio non voglia – il figlio dovesse morire. Quest’esperienza è l’inciampo che le epigone di Simone de Beauvoir e Virginia Woolf non riescono ad aggirare, perciò possono fare solo due cose: saltarlo, cogli anticoncezionali, o dominarlo, in primis coll’aborto. Solo che se io posso distruggere il… prodotto del concepimento, allora a maggior ragione posso anche venderlo, magari così con quei soldi ci campo gli altri figli che ho. Se la maternità è vista come una scelta – la maternità, non il concepimento e non ancora la gravidanza – allora una donna può viverla come ritiene e nessun altro o nessun’altra possono sindacare, i loro argomenti non reggono, i vostri argomenti, care femministe contro la surrogacy, non reggono.

Quello che voi chiamate femminismo non è altro che individualismo, in quanto tale non ammette alcuna forma di giudizio e, in ultima analisi, di censura o limite, naturale o morale che sia e voi lo sapete bene perché in nome di quell’individualismo avete sostenuto l’aborto, che è l’atto più innaturale e immorale che possa compiersi ai danni di un innocente. Del resto, l’ottica della Legge 194/78 è proprio questa: la maternità è tutelata solo e soltanto quale diritto della madre, che va protetto persino dalla presenza (non certo causale) del figlio in grembo e l’esercizio del diritto a non essere madre comporta necessariamente il travolgimento del concepito (e del padre). Di tre attori della relazione genitoriale, padre, madre figlio, voi ne vedete solo uno e lo ritenete moralmente irresponsabile.

Pertanto, ora non potete avere nulla da ridire sulla gravidanza su commissione, pratica che non è altro che la più recente, ma certo non l’ultima, purtroppo, espressione di quella amoralità che avete sempre più o meno consapevolmente perseguito in questo campo. Se l’utero è mio e me lo gestisco io, decido io serenamente l’uso che voglio farne, anche a fini remunerativi. E se adesso viene chiamato “forno”, deve starvi bene. Se volete l’aborto, vi tenete pure l’utero in affitto.

Se la gravidanza su commissione vi piace poco, allora dovete rinnegare quasi tutto quello per cui vi siete battute quando si parla di famiglia e vita nascente. La maternità non è un fatto solo vostro, come pure non lo è la gravidanza. Il concepito non è una parte del vostro corpo, è un’altra persona e la tutela della sua dignità va di pari passo con la tutela della vostra dignità, che lo accettiate o no. Vi è stato detto in tutti i modi da noi cattolici oscurantisti e sessisti che, travolto il concepito, sarete state fatalmente travolte anche voi. Per chiarezza: come una società che uccide il figlio uccide la madre, così pure uccide il padre e in definitiva se stessa. E le donne accettano “liberamente” di diventare forni a pagamento.

Se invece continuerete con la solfa Anni Settanta, magari per paura di essere bollate come “omofobe” da chi fino ieri stava nei cortei o nei convegni a fianco a voi, allora rassegnatevi all’utero in affitto ma rassegnatevi anche, ad esempio, agli aborti selettivi contro le femmine, che in India o Cina non sono solo imposti dai padri ma voluti anche dalle madri, che rifiutano una femmina; oppure, solo per fare un altro esempio, all’utero artificiale, in cui voi non svolgerete più alcun ruolo se non quello di produrre il gamete. Gamete che poi magari, chissà, tra qualche decennio non servirà neanche più.

 

 

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[1] Ad esempio, http://www.repubblica.it/cronaca/2015/12/04/news/femministe_contro_l_utero_in_affitto_non_e_un_diritto_-128746486/ ; http://www.tempi.it/parigi-atei-femministe-lesbiche-utero-in-affitto-vendita-carne-umana#.WO3y_vnyjcs ; http://www.lanuovabq.it/it/articoli-toh-ci-sono-femministe-contro-l-utero-in-affitto-19337.htm