Macron-Arabie-Saourite-

 

di Giorgio Nigra

Quella della sua campagna elettorale finanziata dall’Arabia saudita era una bufala, lanciata in rete da un sito fake, anche se i suoi finanziatori restano comunque segreti. Questo non vuol dire che quando Emmanuel Macron fa la voce grossa contro le petromonarchie sia minimamente credibile. Ha scritto Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana: “[Macron] è stato ministro dell’Economia e dell’Industria tra il 2014 e il 2016 e in tale veste ha partecipato, nel 2015, alla visita ufficiale di Stato (la terza in quell’anno) che il premier Valls condusse in Arabia Saudita. Con loro c’erano 200 imprenditori francesi e il risultato fu la stipula di contratti per un valore di 10 miliardi di euro, vendita di un lotto di armi compresa”.

Da 10 anni a questa parte, Riad è il primo cliente dei produttori di armi transalpini: 12 miliardi di contratti, mentre il Qatar, in seconda posizione, fa affari per un totale di 8 miliardi. In termini di consegne effettivamente avvenute, parliamo di 2,8 miliardi di armi vendute in 5 anni. Una tendenza di lungo corso, certo non dovuta interamente a Macron, ministro solo dall’agosto del 2014, ma che ha trovato nell’ex funzionario della banca Rothschild una sponda convinta e attiva. In occasione della fusione tra le industrie degli armamenti Nexter, francese, e Kmw, tedesca, è proprio Macron a rassicurare il deputato Hervé Morin, preoccupato che gli scrupoli morali dei tedeschi impedissero di vendere armi ai sauditi. Macron interverrà nell’Assemblea nazionale per chiarire che tale “sensibilità” tedesca non sarà d’impaccio agli affari francesi.

Quando Hollande, al culmine della sfacciataggine, conferirà la Legion d’onore al principe ereditario saudita, del resto, Macron si incontrerà con lui a Parigi in un meeting non contemplato nell’agenda ufficiale e lo accompagnerà persino all’aeroporto. In campagna elettorale, il fondatore di En marche ci ha tenuto a sottolineare che, con lui presidente, non ci sarà compiacenza con Arabia saudita e Qatar e ha anche annunciato di mettere fine alle sciagurate agevolazioni fiscali di cui gode quest’ultimo grazie alle politiche suicide inaugurate dall’ineffabile Sarkozy. Ma, quando ha avuto responsabilità di governo ai massimi livelli, non sembra che la linea dura con Riad e Doha sia stata in cima alle sue priorità.

Giova ricordare, inoltre, che l’avvocato francese del Qatar, Jean-Pierre Mignard, è membro del comitato politico di En marche e che proprio Macron, quando lavorava per la banca Rothschild, ha seguito la negoziazione per vendere il gruppo editoriale Lagardère a Qatar Investment Authority, sussidiaria dei fondi sovrani dell’emirato del Qatar. Nell’aprile del 2016, inoltre, l’ambasciatore del Qatar in Francia così parlava dell’allora ministro: “Una personalità affabile, creativa e innovativa. Ho incontrato il ministro dell’Economia durante il lancio di Qadran, un circolo di cooperazione economica tra uomini d’affari di Qatar e Francia. Ho trovato in lui un uomo di vasta cultura e di conoscenza profonda degli argomenti trattati. L’avvenire, quindi, è suo e io auguro al ministro Macron tutti i successi al servizio del suo Paese e nel rafforzamento delle relazioni della Francia con i Paesi amici”. Chiacchiere di circostanza, cordialità diplomatiche senza sostanza? Può darsi. Ma l’impressione è che il probabile futuro presidente francese non sia affatto sgradito alle potenze che hanno finanziato, in via diretta o indiretta, i macellai del Bataclan.

 

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