San Pietro da Verona, Inquisitore e Martire

sanpietromartire

 

di Giuliano Zoroddu

Questo articolo tratterà di un Martire di Cristo – san Pietro Rosini da Verona – quindi vogliamo iniziarlo con la definizione della parola “martire” (dal greco μάρτυς) e con la confutazione di alcuni errori attualmente in voga. Cediamo la parola a san Tommaso.

« I Martiri […] sono come dei testimoni, poiché con le loro sofferenze fisiche fino alla morte rendono testimonianza alla verità, non però a una verità qualsiasi ma alla verità rivelata da Cristo, “la quale conduce alla pietà” (Tit. I, 1): essi infatti sono Martiri di Cristo, suoi testimoni. Ma tale verità è la verità della Fede. Quindi la causa del martirio è la verità della Fede» 1 .

Ciò detto, è facile capire come sia assurdo se non eretico, sostenere che i Martiri siano morti “per la libertà di coscienza e per la libertà di professione della propria fede” 2 . Ed è parimenti eretica l’opinione di chi, in nome del cosiddetto ecumenismo del sangue, dà il titolo di Martire a coloro che vivendo nell’eresia e nello scisma, versano il sangue per il nome di Cristo. Ascoltiamo la parola infallibile di Papa Eugenio IV (1431-1447).

« La sacrosanta Chiesa Romana […] crede fermamente, confessa e predica che nessuno di quelli che sono fuori della Chiesa Cattolica, non solo pagani, ma anche Giudei o eretici e scismatici, possano acquistar la vita eterna, ma che andranno nel fuoco eterno, preparato per il demonio e per i suoi angeli, se prima della fine della vita non saranno stati aggregati ad essa; e che è tanto importante l’unità del corpo della Chiesa, che solo a quelli che rimangono in essa giovano per la salvezza i sacramenti ecclesiastici, i digiuni e le altre opere di pietà, e gli esercizi della milizia cristiana procurano i premi eterni. Nessuno per quante elemosine abbia potuto fare, e perfino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo si può salvare, qualora non rimanga nel seno e nell’unità della Chiesa Cattolica» 3 .

 

Extra Ecclesiam nulla salus” diceva san Cipriano, Vescovo di Cartagine martirizzato il 14 settembre dell’anno 258, e noi lo crediamo con fermissima fede perché Iddio ce lo ha rivelato 4 .

Passiamo ora al nostro Santo. Pietro Rosini nacque a Verona circa l’anno 1206 a Verona in una famiglia di eretici catari. Ciononostante egli non fu affatto contagiato dall’errore manicheo: si racconta di come, all’età di sette anni, trovandosi a discutere con un suo zio paterno  confutò le teorie dualistiche di lui e né le carezze né le minacce poterono scuotere la sua costanza nella Fede Cristiana. La predisposizione allo studio del giovane era tanto evidente che il padre acconsentì a che andasse a Bologna per studiarvi il diritto. Qui, chiamato dallo Spirito Santo ad un genere di vita più perfetta, entrò nell’ordine dei Predicatori verso il 1220, essendo ancora in vita san Domenico. Sacerdote di santa vita, sua occupazione precipua fu la predicazione antiereticale. Nel 1232 Papa Gregorio IX (1227-1241) lo inviò a Milano per negli statuti municipali di Milano fosse inserito il decreto “Solent hæretici” del 22 maggio 1231 e di operare per la repressione dell’eresia che infestava la Lombardia. Qui fondò la “Società della Fede” e la “Congregazione Mariana” con lo scopo di difendere l’ortodossia della Fede e l’onore della Vergine, che gli eretici bestemmiavano. Esercitò il ministero della predicazione  per tutto il Settentrione d’Italia per poi scendere a Firenze e a Roma: ovunque, con le parole e l’esempio, riconduceva i cattolici alla pratica della pietà e gli eretici, anche i più ostinati, alla professione della Verità Cattolica. L’8 giugno 1251 Innocenzo IV (1243-1254) lo costituì Inquisitore di Cremona, Milano e Como. Era l’ultimo grande combattimento del Santo. Il 24 marzo 1252, durante la predica per la Domenica delle Palme, dando lettura del decreto che prorogava i termini stabiliti per il ritorno degli eretici all’obbedienza della Chiesa Romana, predisse nondimeno la sua morte per mano degli stessi eretici, morte che peraltro sempre chiedeva a Dio nell’ardore della sua Fede. Ed infatti i capi delle sette di Milano, Bergamo, Lodi e Pavia, assunsero come sicari, Pietro da Balsamo detto Carino e Albertino Porro di Lentate. Quest’ultimo ricredendosi abbandonò l’opera. Il 6 aprile, mentre il santo Inquisitore da Como ritornava a Milano, Carino lo assalì ferocemente e lo ferì alla testa con due colpi di roncola. Benché mezzo morto, l’invitto Confessore di Dio scrisse col suo stesso sangue per terra le prime parole del Simbolo della Fede che fin da bambino aveva con convinzione professato: “Credo in unum Deum”. Quindi trafitto con la spada nel fianco, se ne andò in cielo a ricevere la palma del martirio. Il suo sangue ottenne la conversione del suo assassino: entrò nell’Ordine Domenicano che oggi lo venera come Beato. Il suo corpo fu portato a Milano presso sant’Eustorgio dove tuttora riposa. Valido strumento del Papato in vita, da esso fu glorificato dopo la morte. Innocenzo IV, con la bolla “Magnis et crebris” lo inserì nell’albo dei santi Martiri il 24 marzo 1253, dopo nemmeno un anno dall’assassinio. Sisto V (1585-1590) inserì la sua festa nel Breviario e nel Messale Romani e nel  breve “Invictorum Christi militum” del 13 aprile 1586, rendendo omaggio all’Araldo della Fede Romana contro le aberrazioni di Catari, Patarini e altra feccia manichea, poteva affermare a buon diritto che «dopo san  Domenico con merito san Pietro Martire deve essere chiamato Principe del sacrosanto Uffizio dell’Inquisizione».

Non crediamo desterà particolare meraviglia nei lettori il fatto che la festa di questo  figlio di san Domenico fu cassata da Paolo VI al tempo della riforma liturgica: evidentemente è una memoria troppo cattolica, non può convivere con l’agnosticismo modernista ed ecumenista. San Pietro Martire – così come san Pietro de Arbues (1441-1485), san Fedele da Sigmaringen (1577-1622), san Giosafat Kuncewyc (1580-1623), sant’Andrea Bobola (1591-657) che pure furono immolati dagli eretici e dagli scismatici – ci rammenta che nel rapporto e nel dialogo tra i veri Cristiani (i Cattolici Romani) e gli eretici (Foziani, Protestanti, e compagnia brutta) le cosiddette “cose che ci dividono” contano e contano ancor di più se si tratta di “cose” quali i Sacramenti, la Messa, l’Immacolata Madre di Dio, l’ecclesiologia, l’escatologia. Poiché tutto nel depositum fidei è analogicamente collegato, negando un sol dogma si negano tutti, si impugna la Verità contro lo Spirito Santo e ci si danna l’anima. I Santi questo lo sapevano benissimo e spinti dalla Carità andavano a predicare ai dissidenti la necessità di rigettare le idee diaboliche dei novatori e di ritornare alla Fede dei loro padri.

La vicenda dell’Inquisitore Martire, ci ricorda che solo la Verità Cattolica ha diritti e che l’errore deve essere estirpato. E l’estirpazione dell’errore nocivo può anche comportare la persecuzione e la messa a morte di coloro che lo diffondono: ce lo spiega bene l’Angelico nella Summa 5 e chiaramente lo definisce Leone X quando condanna la tesi di Lutero secondo cui “bruciare gli eretici è contro la volontà dello Spirito Santo” 6 . Egli col suo sangue sparso nega che “la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa” 7 e rigetta la mortifera pratica ecumenica, negazione del comando di Gesù Cristo di “ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti” 8.

Finalmente, poiché egli è stato il Patrono dell’Inquisizione Romana, è d’obbligo considerare gli effetti benefici di questa gloriosa istituzione sul civile consorzio e la necessità che esso si sottometta a Cristo Re e riconosca la Chiesa Romana. Il Sant’Uffizio infatti “tutelando il maggior bene che posseggono i popoli, la fede, allontanava dagli Stati quei germi di odii, di rivoluzioni e di guerre” 9 e realizzava quella “pax Christi in regno Christi” di cui oggi il nostro mondo ha urgente bisogno. Concludiamo con una esortazione del venerato Abate Guéranger.

«Lungi dunque dai nostri cuori di cattolici la vigliaccheria che non osa accettare gli sforzi fatti dai nostri padri per conservarci la più preziosa delle eredità! Lungi da noi quella facilità puerile nel credere alle calunnie degli eretici e dei pretesi filosofi, contro una istituzione ch’essi non possono, naturalmente, che detestare! Lungi da noi quella deplorevole confusione di idee che mette sullo stesso piede la verità e l’errore, e che, visto che questo non può avere diritti, ha osato concludere che la verità non deve reclamarne!» 10 .

 

 

 

 

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NOTE

 

  1. San Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, IIa-IIae, q. 124, a. 5.
  2. Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi, 22 dicembre 2005
  3. Concilio Fiorentino, Sessione XI (4.2.1442), Decretum “Cantate Domino” de Iacobitis. Per una trattazione approfondita si consiglia la lettura del seguente articolo: http://disputationes-theologicae.blogspot.it/2013/12/chi-e-ucciso-nelleresia-o-nello-scisma.htm.
  4. Sull’argomento sarà utile la lettura di due articoli di don Pierpaolo Maria Petrucci: Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza in La Tradizione Cattolica, Anno XXIV – n° 4 (89) – 2013, pp. 5-12; Il Concilio Vaticano II e la salvezza delle anime in La Tradizione Cattolica, Anno XXVI – n°4 (97) – 2015, pp. 26-39.
  5. S. Th. IIa-IIae, q. 11, a. 3.
  6. Leone X, Bolla “Exurge Domine”, 21 giugno 1521.
  7. Concilio Vaticano II, Sessione IX (7.12.1965), Dichiarazione “Dignitatis humanæ” sulla libertà religiosa, n. 2.
  8. Rom. I, 5.
  9. Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Liber Sacramentorum, Torino, Marietti, 1930, vol. VII, p. 135.
  10. Dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti, P. Graziani e P. Suffia, Alba, 1959, p. 582-584.

 

 

 

 

3 Commenti a "San Pietro da Verona, Inquisitore e Martire"

  1. #bbruno   29 aprile 2017 at 11:32 pm

    OGGI il detto papa Bergoglio ha detto che l’unico estremismo ammesso è quello della carità. Frase ad effetto per la claque mundialista pronta ad applaudirlo. San Pietro di Verona ci dice invece che l’estremismo della carità disgiunto dall’ estremismo della Verità è pura demagogia e inganno atroce. Ed è morto sotto i colpi violenti della menzogna… La violenza infatti è figlia della menzogna: chi scende a patti con la menzogna con l’idea di fermarne la carica di violenza, istiga alla violenza mostrando di avere in stima la menzogna , con essa dialogando. Pace pace grida ma pace non ci sarà.

  2. #bbruno   30 aprile 2017 at 11:13 am

    ripetere luoghi comuni è la cosa più sfaticata ( e vile) che si possa dare. A proposito di questo “tuaz tuaz” provare a leggere anche su Il Timone n.142 la puntualizzazione di Marco Respinti.

    “La frase, attribuita all’abate cistercense Arnaud Amaury durante la Crociata contro gli Albigesi, in realtà non è mai stata pronunciata. Lo dimostrano le serie indagini sui documenti storici, ma continua ad essere citata per alimentare la “Leggenda nera” sul Medioevo”….

  3. #Riccardo   30 aprile 2017 at 12:56 pm

    Le stragi le hanno commesse anche i mussulmani e i nostri “fratelli maggiori” però non si può dire perchè non è politicamente corretto.