Fatima: la luce della Fede nell’ora delle tenebre

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di Giuliano Zoroddu

“Il tredici maggio apparve Maria, ai tre pastorelli in Cova d’Iria!”. Inizia così la nota Ave Maria di Fatima e mai come in questo giorno è appropriato cantarla con sentimenti di viva devozione alla Vergine beatissima che esattamente cent’anni or sono si degnava apparire a Lucia dos Santos (1907-2005), Francesco Marto (1908-1919) e Giacinta Marto (1910-1920).  A questi tre semplici fanciullini, già preparati dalle apparizioni dell’Angelo del Portogallo (1915-1916), Maria consegnò non già il messaggio di una semplice rivelazione privata, ma una profezia per tutta la Chiesa e per tutto il mondo: “abscondisti haec a sapientibus, et prudentibus, et revelasti ea parvulis1. Profezia di castigo e di misericordia, di rovina e di salvezza: Castigo e rovina per i peccatori impenitenti; misericordia e salvezza per chi abbandona il peccato e vive per la Grazia. Un messaggio rivolto non solo ai singoli, ma a tutta la Chiesa, a tutto il mondo.

Se noi pensassimo solamente al fatto che la Madonna già nel 1917, quando la società era relativamente più cattolica di oggi, si lamentava dei peccati dell’umanità e minacciava i castighi della Giustizia dell’irato suo Figlio, potremmo facilmente soccombere di disperazione considerando lo stato calamitoso di ciò che dopo 100 anni abbiamo di fronte. Noi assistiamo giorno dopo giorno ad una sempre più sfrenata apoteosi dell’Uomo: regna in altre parole “il satanismo più profondo”2. Cristo è stato detronizzato, gli Stati, infeudati dalla giudeo-massoneria (la contro-Chiesa, la Sinagoga di Satana), nella loro apostasia sono diventati una sorta di strutture anticristiche che nelle leggi, nelle costituzioni, nella vita stessa dei cittadini, ripetono senza posa l’empio grido: “Non serviam3, “Non volumus hunc regnare super nos4. L’aborto legale e sovvenzionato dallo Stato, la distruzione della famiglia con leggi infami come il divorzio, l’attentato alla natura stessa con la turpissima esaltazione del vizio più nefando: ecco la nuova civiltà emancipata fatta di millantati diritti. “Vocabula rerum amisimus eo res publica in extremo sita est5 tuonava Catone Uticense quarant’anni prima dell’Incarnazione del Verbo e ci aveva visto giusto: se si innalza il male chiamandolo bene e si rigetta il bene chiamandolo male non si va da nessun’altra parte se non nel baratro. Se miriamo poi alla nostra Santa Madre Chiesa ci scoraggiamo ancora di più: vive da più di cinquant’anni la sua Passione.

I vari Anna e Caifa del neomodernismo imperante la torturano a morte e trascinano nella loro apostasia le pecore sperdute. La Russia, che pure è stata liberata dall’errore e dall’orrore del Comunismo, è a tutt’oggi avvinta dalle spire dell’eresia e dello scisma, evidentemente peccati peggiori dell’abominazione del Socialismo reale: sono peccati contro la Fede  e la Carità ecclesiale che allontanano da Gesù Cristo. E anche in questo caso grandi sono le responsabilità della Gerarchia “cattolica” che soprattutto sotto Giovanni Paolo II ha soffocato e tuttora soffoca in nome dell’ecumenismo deuterovaticano l’apostolato cattolico presso i Foziani, i quali spargono i loro errori e peraltro attraggono e stanno attraendo molte anime cattoliche confuse. Sono “Chiese sorelle” 6,  “vere Chiese particolari” 7 si dice, chiamando anche in questo caso bene il male!  Presa coscienza che  “proselitismo è una solenne sciocchezza” 8, siamo passati dal “Vae mihi si non evangelizavero 9 al “Vae mihi si evangelizavero”.

La crisi modernistica l’aveva già abbondantemente annunziata la Vergine ai pastorelli e non mi pare necessario questionare sul perché il cosiddetto Terzo Segreto avrebbe dovuto esser rivelato nel 1960. Ma siccome l’uomo dopo la caduta, sia esso Papa o lavandaia, spesso e volentieri è recalcitrante ai divini ammonimenti, si è preferito l’ottimismo all’invito alla conversione del cuori, un amore sdolcinato e una misericordia peccaminosa alla penitenza e alla mortificazione che ci riconducono all’abbraccio dell’Amore di Dio. Ma questa ribellione a Dio, questo non dare ascolto ai richiami della Madre divina, questo guardare l’uomo “con immensa ammirazione, con grande rispetto, con materna simpatia, con generoso amore” 10 da parte della Chiesa che cosa ci ha portato?  Infedeltà, corruzione, attentati, guerre: in una sola parola, la morte fisica e spirituale. E non poteva essere altrimenti: “Affievolitasi la fede in Dio e in Gesù Cristo, e oscuratasi negli animi la luce dei principii morali, venne scalzato l’unico e insostituibile fondamento di quella stabilità e tranquillità, di quell’ordine interno ed esterno, privato e pubblico, che solo può generare e salvaguardare la prosperità degli Stati” 11 .

Non si può aver pace se non la si richiede a Gesù Cristo, Principe della Pace, e a Maria, Regina della Pace. Davanti a questo spaventevole panorama, potremmo facilmente sconfortarci, soccombere. Non siamo certo i primi: del collegio apostolico sotto la Croce c’era solo san Giovanni, il più giovane. San Pietro aveva rinnegato Cristo, se n’era pentito certo, ma quando si compiva il riscatto del genere umano era nascosto come i suoi compagni. Ci sono molte affinità con l’oggi che viviamo: come allora Dio era inchiodato su una croce e appariva come un verme piagato com’era, “Ego sum vermis et non homo: opprobrium hominum et abiectio plebis12 , così ora la Chiesa, suo Mistico Corpo, patisce grandemente, “Facti sunt hostes eius in capite … egressus est a filia Sion omnis decor eius13. Ma non dimentichiamo che la Morte non ha l’ultima parola e come Cristo è risorto trionfante da morte dissipando i consigli della Sinagoga deicida, così i nemici della Chiesa non prevarranno contro di essa. E poi possiamo contare sull’Immacolata Regina delle Vittorie che a Fatima ha ribadito il suo ufficio di Riparatrice e Corredentrice del genere umano e di Mediatrice di ogni grazia. Ella ci offre a Cristo, impetra per noi grazia e misericordia: sempre che noi vogliamo esser docili figli, obbedienti ai divini comandamenti. Dall’altra parte c’è l’inferno “dove cadono le anime dei poveri peccatori” 14. Fatima quindi ci indica il retto cammino, il cursus della nostra vita che è militia verso la salvezza. Non dobbiamo scoraggiarci: non dobbiamo e non possiamo! È necessario perseverare nella speranza e nella fede: se i modernisti hanno le sedi e le chiese noi cerchiamo di avere la Fede e di mantenerla pura e tetragona come quella dei tre pastorelli.

Certo non è una passeggiata, ma appunto Fatima è lotta: lotta contro noi stessi e le nostre passioni, lotta contro le eresie per la ortodossia della Fede Romana, lotta contro i nemici della Chiesa interni ed esterni, lotta contro gli idoli del mondo perfido. La lotta dell’oggi inserita nell’eterna lotta fra la stirpe di Maria e la stirpe di Satana espressa dalla lapidaria sentenza “Inimicitas ponam inter te et Mulierem, et semen eius et semen illius 15 per cui “come Cristo, Mediatore fra Dio e gli uomini, assunta la natura umana, annientò il decreto di condanna esistente contro di noi, inchiodandolo da trionfatore sulla Croce, così la santissima Vergine, unita con Lui da un legame strettissimo ed indissolubile, poté esprimere, con Lui e per mezzo di Lui, un’eterna inimicizia contro il velenoso serpente e, riportando nei suoi confronti una nettissima vittoria, gli schiacciò la testa con il suo piede immacolato” 16.

Sono nostre armi in questa lotta: la penitenza, il sacrificio, la mortificazione del corpo e dello spirito, e soprattutto il Rosario. La Vergine ha Fatima si è presentata come “Nostra Signora del Rosario” e non poteva essere altrimenti: il Rosario infatti è la devozione che nella sua pietà più fa tremare l’inferno, che nella sua pura semplicità più sconvolge i progetti dei sapienti di questo mondo. È preghiera mariana quindi eminentemente cristiana: l’arma più adatta per i soldati di Gesù e Maria. Papa Pio XII, il Papa di Fatima, che ricevette la consacrazione episcopale proprio in quel 13 maggio 1917, che nel 1950 beneficiò del Miracolo del Sole nei Giardini Vaticani, che infine fu inumato il 13 ottobre 1958, ci è di conforto in questa crociata:  “da Fatima, Nostra Signora del Rosario, la gran Madre di Dio che vinse a Lepanto, vi assisterà con il suo potente patrocinio” 17. Prendendo spunto da san Paolo 18 possiamo concludere così “Si Deus et Maria pro nobis, quis contra nos?”. È promessa di Maria: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà” !

 

 

  1. Matt. XI, 25.
  2. Pio XII.
  3. Ger. II, 20.
  4. Luc. XIX, 14.
  5. “Abbiamo perduto il vero significato delle parole … per questo lo Stato è agli estremi” Sallustio, Congiura di Catilina, LII.
  6. Sarà utile la lettura di: Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota sull’espressione “Chiese sorelle”, 30 giugno 2000
  7. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione “Dominus Iesus”, 6 agosto 2000, n. 17.
  8. Intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco, 1° ottobre 2013.
  9. 1Cor. IX, 16.
  10. Paolo VI, Discorso al patriziato e alla nobiltà romana, 13 gennaio 1966.
  11. 11. Pio XII, Summi Pontificatus, 20 ottobre 1939.
  12. Ps. XXI, 7.
  13. Lam. I, 5-6.
  14. Secondo segreto.
  15. Gen. III, 15
  16. Pio IX, Bolla dogmatica “Ineffabilis Deus” sull’Immacolata Concezione, 8 dicembre 1854.
  17. Pio XII, Sæculo exeunte octavo, 13 giugno 1946.
  18. Cfr. Rom. VIII, 31

 

 

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