INTERVISTA a Danilo Quinto

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a cura di Massimo Micaletti

 

In Italia viene chiesta l’archiviazione per Marco Cappato, mentre Danilo Quinto viene rinviato a giudizio per aver scritto “servo sciocco” in un suo libro. Pare incredibile, ma è così. Puoi spiegarci la tua vicenda giudiziaria?

In quel libro incriminato, “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, raccontavo verità scottanti ed esprimevo giudizi molto duri sulla realtà che avevo vissuto. Sia i primi che i secondi non sono stati oggetto di alcuna denuncia, che è invece arrivata per due parole, usate in corsivo – servo sciocco – e riferite ad un ex deputato radicale. Io stesso, peraltro, mi definivo “servo” di Pannella. Non si contano le frasi pubbliche che sono state rivolte a quella stessa persona, dopo la morte di Pannella, da dirigenti storici del Partito Radicale. Uno ha detto: “Date per scontato che esistiamo noi e poi esistono i seguaci di… Radio Radicale non può essere una questione ereditaria, di lascito a…”. Un altro l’ha definito “plenipotenziario”. Un altro ancora “unumviro”. Ancora, c’è chi l’ha accusato di “ritenere di aver avuto da Dio il mandato di essere depositario del verbo radicale”, di “alzare la bandiera di Pannella e non fare niente”, “Ciò che gli interessa è impossessarsi del brand Radicale, della presa di possesso del partito transnazionale che giustifica il possesso del patrimonio radicale”. Nessuno di costoro è stato denunciato per diffamazione. La mia benevola metafora, perché di questo si trattava, è stata, invece, ritenuta offensiva. E’ come se non dovessero esistere la commedia dell’arte, con le sue maschere o il teatro goldoniano.

 

Si può dire quindi che i Radicali, da sempre in prima linea per la cosiddetta “libertà d’opinione”, siano poi pronti a mettere a tacere l’avversario?

I difensori universali dei diritti umani non vogliono mettermi a tacere. Vogliono annientarmi. Per una ragione molto semplice: ho raccontato le loro gesta, ho scandagliato la loro ideologia, ho smascherato le loro contiguità con quei parlamentari cosiddetti cattolici che hanno consentito – con la loro ignavia – che il loro maggiore organo di propaganda, Radio Radicale, ricevesse ogni anno 10 milioni di euro. Mettiamolo in fila, anno dopo anno, questo denaro. Quella che padre Lombardi chiama “l’eredità umana e spirituale di Pannella”, su cui ci dovremmo confrontare – secondo lui – che ha prodotto le leggi più nefaste rispetto al piano del diritto naturale, si è consolidata attraverso il denaro che è provenuto dallo Stato e con la complicità di una buona parte dei cattolici, che hanno abortito, hanno divorziato, hanno usato i sistemi anticoncezionali, sono favorevoli all’eutanasia e sarebbero pronti a plebiscitare Emma Bonino Presidente della Repubblica, che ora si sta battendo per far entrare in Italia ogni anno 300mila migranti. Altrimenti rischiamo di scomparire, dice. Come George Soros. Il triangolo con l’accoglienza che sta tanto a cuore a Bergoglio è delineato.

 

Chi è, oggi, Danilo Quinto?

E’ un peccatore e vuole essere un umile testimone della Verità. Dal punto di vista sociale, non ho alcun ruolo. Non valgo niente. Mi hanno spogliato di tutto. Dei miei diritti lavorativi di oltre vent’anni, della liquidazione, della pensione, del lavoro. Mi hanno anche condannato a 10 mesi di reclusione con pena sospesa e non menzione, perché avrei rubato i miei stipendi, conosciuti da tutti, scritti nei bilanci approvati dai Congressi. In giurisprudenza si chiama consenso dell’avente diritto. Ma io non mollo, nonostante la persecuzione. Non sono disposto a compiere nessun compromesso di nessuna natura. Neanche quelli che mi chiedono i cattolici, molti dei quali mi odiano, perché non appartengo a nessuna delle loro consorterie e delle loro sette. Sono figlio di Dio e tanto mi basta. Vivo nella libertà e nella verità, mettendo nel conto che l’unica cosa che è chiesta al battezzato è stare davanti alla Croce e condividere, per un minimo, le sofferenze a cui è stato sottoposto Nostro Signore da un mondo che l’ha odiato e lo odia, come odia i Suoi amici.

 

Sappiamo che sei molto critico con le gerarchie cattoliche odierne, e non risparmi strali anche verso Bergoglio, come ben si può leggere nei tuoi libri: la Chiesa d’oggi è quindi tutta “da buttare”?

Bergoglio è una sciagura che questo mondo si merita. Fa parte del piano di Dio. Mi chiedo quanti di coloro che costituiscono la gerarchia ecclesiastica siano consapevoli del numero delle persone che questa Nuova Chiesa sta conducendo all’Inferno. Trovo stucchevoli – e lo dico con tutto il rispetto – le critiche ad Amoris laetitia rispetto alla dissacrazione così ampia che viene operata. Nello stesso tempo, sono convinto che se Bergoglio non ci fosse stato, le cose non sarebbero andate diversamente da come le vediamo ora. L’apostasia – il fumo di Satana, come lo chiamava Paolo VI, in uno dei suoi rari momenti di consapevolezza – c’era anche prima di lui. Forse era più ovattata, ma covava sotto le ceneri. Ora, è esplosa, con tutta la sua dirompente forza. Qualcuno ha detto che i demoni, in questo momento, hanno abbandonato gli inferi per riversarsi tutti sulla Terra. Lo condivido. Dobbiamo prepararci – questo è assolutamente evidente – ad una punizione terribile da parte di Dio, che non potrà consentire che si protragga ancora a lungo la dissacrazione in atto.

 

E’ appena uscito “Disorientamento pastorale”: puoi darci qualche anticipazione?

E’ un libro su cui ho lavorato molto ed è, in qualche modo, il seguito di Ancilla hominis, il libro pubblicato con le Edizioni Radio Spada due anni fa. Ho avuto l’onore dell’Introduzione Teologica di mons. Antonio Livi, che l’ha fortemente voluto pubblicare con la sua casa editrice, la Leonardo da Vinci. Alcuni di coloro che l’hanno letto, sostengono sia una sorta di manuale. Mi limito a dire che spero serva a rafforzare la fede di chi lo leggerà. Già questo può essere considerato un grande obiettivo. L’apostasia si combatte con la solidità della fede, che non si deve fare distrarre dagli uomini che sbagliano. I discepoli di Cristo non hanno seguito Giuda, che l’ha tradito. Dopo aver dormito mentre Gesù pregava prima della Sua morte, dopo lo smarrimento, dopo averlo rinnegato, dopo essere fuggiti verso Emmaus, hanno ripercorso quei 12 chilometri e sono tornati a Gerusalemme, indicando anche per noi l’unica strada da percorrere per la salvezza eterna.

 

Su cosa bisognerebbe lavorare, in primis, per porre freno e rimedio ai guasti che il relativismo sta causando nella Chiesa e nella società?

Ipotizziamo di avere una moneta, su cui sono riprodotte due facce: la menzogna e la verità. Se tiriamo la moneta, è assai probabile che le due facce si alternino in percentuale uguale. Supponiamo che se esce la menzogna ci comportiamo in un certo modo, se esce la verità in un altro. Così affideremmo alla sorte il nostro comportamento. Dio non ha voluto questo. Ha donato all’uomo il libero arbitrio, dandogli la consapevolezza che può scegliere tra il bene e il male in base alla Parola di Nostro Signore Gesù Cristo. La nostra fede non è affidata al caso, ma alla Parola di Dio che si è fatto Uomo, al Verbo Incarnato, il cui sacrificio è rinnovato in maniera incruenta durante ogni Santa Messa. C’è un unico modo per combattere il relativismo: tornare alle fondamenta della fede, quella dei primi martiri cristiani, che solo attraverso il loro esempio hanno distrutto un impero invincibile, allora pagano. Con la sola forza della Croce di Cristo.

 

 

 

 

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