L’insostenibile leggerezza del liberalismo

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Su Il Giornale (ed. cartacea) di ieri, a pagina 5, il commento di Magdi “Cristiano” Allam è naturalmente, e condivisibilmente, severo con la vittoria elettorale di Macron. Peccato che l’impostazione del 99,9% della destra nostrana svuoti e infici alla base ogni discorso politico “valoriale” e “identitario” con un angosciante liberalismo che occupa tutto l’orizzonte ottico, e che conduce, inevitabilmente ma all’insaputa (forse) di chi se ne serve, al medesimo nichilismo teorico-pratico cui si ispirano in modo solo più esplicito i programmi “di sinistra”.

Allam propone infatti due termini di confronto nel “bivio” politico che ravvisa all’indomani della sfida presidenziale francese:

da un lato il sovranismo, l’economia delle PMI, la rinnovata fisiologica natalità (e fin qui tutto condivisibile) e, attenzione, sempre sullo stesso lato, “la famiglia naturale”, “un modello di civiltà laico e liberale”, con radici “ebraico-cristiane” e “illuministiche”;

dall’altro lato, l’annacquamento della sovranità statale e il dissolversi dell’economia reale, e ovviamente meticciato, immigrazionismo, istanze LGBTQIWXYZ e “l’affermazione dell’ideologia globalista incentrata sul relativismo valoriale e religioso”.

Le due opzioni politiche proposte sono davvero alternative solo in parte e l’unica porzione della critica di Allam cui si può facilmente accedere è quella all’UE e all’economia della grande finanza speculativa.

Su tutto il resto, si brancola nel buio:

  • la famiglia “naturale” la costituiscono anche le bestie quando si accoppiano; è naturale infatti la “famiglia” di chi concepisce senza sposarsi, di chi semina figli in giro, di chi si sposa e poi divorzia, di chi si “sposa” civilmente, e via farloccando. La famiglia è quella fondata sul matrimonio – vero, non la sua scimmiottatura in Comune -, in quanto tutti gli altri aggregati sono fondati sui gameti, sono parentele, partnership, chiamateli come volete, non famiglie, in quanto non ne hanno né la stabilità definitiva, né la dignità. E’ proprio sull’inganno della c.d. famiglia naturale che si fonda il (meritato) flop degli squinternati carrozzoni profamily e prolife, impegnati in una battaglia (abbastanza) giusta nei fini ma perlopiù vuota di ogni presupposto teorico, appoggiata sul mero naturalismo e sul fatto che i bambini fanno tenerezza a quasi tutti. I “popoli” si coagulano intorno a realtà e a idee, non a sentimentalismi o a bandiere rosa, purtroppo [ex multis leggete qui].
  • la civiltà “laica e liberale” è quella che ha abdicato a Dio e ai Suoi diritti per seguire quelli del proprio ombelico. Forse ad Allam è sfuggito: gli consigliamo pertanto la lettura dell’aureo Sarda y Salvany, Il liberalismo è peccato. Che cosa scrive l’Autore?

Nell’ordine delle dottrine il Liberalismo è eresia.

Eresia chiamasi ogni dottrina che nega con negazione formale e pertinace un dogma della fede cristiana. Il Liberalismo-dottrina nega primamente tutti i dogmi in generale, e poi ciascheduno alla spicciolata. Li nega tutti in generale quando afferma o suppone l’Indipendenza assoluta della ragione individuale nell’individuo, o della ragion sociale ossia del criterio pubblico nella società. Diciamo afferma o suppone, perché a volta nelle conseguenze secondarie non si afferma il principio liberale, ma si piglia per supposto e ammesso. Nega la giurisdizione di Cristo-Dio sopra gli uomini e le società, e di conseguenza la giurisdizione delegata che, sopra tutti e singoli i fedeli, qualunque sia la loro condizione o dignità, ricevette da Dio il Capo visibile della Chiesa. Nega le necessità della divina rivelazione e l’obbligo che incombe all’uomo di ammetterla, se vuole ottenere il suo ultimo fine. Nega il motivo formale della fede, cioè l’autorità di Dio rivelante, ammettendo della dottrina rivelata solamente quelle verità che la sua corta intelligenza raggiunge. Nega il magisterio infallibile della Chiesa e del Papa, e per conseguenza tutte le dottrine da essi definite e insegnate. Dopo questa negazione generale e in fascio, nega ciascheduno dei dogmi in particolare e in concreto, a mano a mano che, secondo le circostanze, li trova opposti al suo criterio razionalista. Per siffatta maniera nega la fede del battesimo quando ammette l’uguaglianza dei culti; nega la santità del matrimonio quando asserisce la dottrina del così detto matrimonio civile; nega l’infallibilità del Pontefice romano quando ricusa di ammettere come legge gli autentici comandi e gl’insegnamenti suoi, sottoponendoli al proprio sindacato o exequatur, non come nei tempi andati per chiarirne l’autenticità ma per giudicarne del contenuto.

Nell’ordine dei fatti è immoralità radicale. E tale, perché distrugge il principio o regola di ogni moralità, che è l’eterna ragione di Dio, la quale nell’umana lampeggia; perché tiene in conto di cosa santa l’assurdo principio della morale indipendente, la quale in fondo è la morale senza legge, o, che torna un medesimo, la morale libera, una morale che non è morale, stanteché l’idea di morale, oltre al concetto di norma direttiva, inchiude altresì l’idea di freno o limite. Inoltre il Liberalismo è tutto quanto immoralità, perché nel suo procedimento storico ha ammessa e sancita come lecita la trasgressione di tutti i comandamenti, cominciando da quello che impone il culto di un solo Dio, il quale è il primo del Decalogo, sino a quello che prescrive le prestazioni temporali dovute alla Chiesa, ultimo dei cinque da questa imposti.

Per tanto è giusto il dire che il Liberalismo, nell’ordine delle idee, è l’errore assoluto, e nell’ordine dei fatti, è l’assoluto disordine. E perambidue questi capi è peccato, ex genere suo, gravissimo peccato mortale.

  • le radici “ebraico-cristiane” sono una creatura chimerica, oscura, che occhieggia dalla quasi totalità dei discorsi politici “diddestra”, non solo fallaciani. Peccato che il vero e nuovo Israele sia la Chiesa cattolica, ergo il richiamo “ebraico”, se compiuto con riguardo agli ebrei veterotestamentari che erano ovviamente “cristiani in voto”, è pleonastico; se compiuto con riguardo agli ebrei odierni (che professano il giudaismo), è totalmente errato. [Si legga al proposito, tra i molti, questo articolo, e poi si clicchi qui per approfondire.]
  • l’illuminismo, liberale per essenza, razionalista nelle applicazioni, ateo (o almeno agnostico) nei frutti, riesce non senza contraddizione a riunire nel proprio seno errori di matrice diversa [si legga qui di un “inedito” Voltaire]. Quel che è certo è che i suoi princìpi, anche nelle declinazioni deiste, sostituiscono l’uomo a Dio e la ragione “assoluta”, cioè avulsa e priva di limiti, alla ragione “retta”, sorretta e guidata dallo Spirito Santo e dalla Rivelazione divina [qui un altro volumetto chiarificatore]. Pertanto tali princìpi sono stati condannati dalla Chiesa, come il già citato Autore ricorda:

Già al pubblicarsi in Francia, ne’ tempi della sua prima Rivoluzione, la famosa Dichiarazione dei diritti dell’uomo, dove si contenevano in germe tutti gli sfarfalloni del Liberalismo moderno, Pio VI fu pronto a dargli il bando.

Questa funesta dottrina, diffusasi più tardi e resasi accetta a quasi tutti i Governi di Europa [“monarchi illuminati” etc.], anzi (e questo costituisce uno dei più inesplicabili accecamenti che presenti l’istoria delle monarchie), avendo trovato buon viso ed accoglienza eziandio tra i principi sovrani, prese in Ispagna il nome di Liberalismo, con che oggi per ogni dove è designata.

[…]

Diciamo pertanto: che il Liberalismo è un sistema, perché è un corpo di dottrine erronee, od empie, od opposte alla fede, che Gregorio XVI nella sua Enciclica Mirari vos, e Pio IX nella sua Quanta Cura, e nel solenne documento del Sillabo hanno segnalato: di modo che non è ormai più difficile ridurle a una serie più meno ordinata di principi! e conseguenze lamentevoli, che partono da quella che Gregorio XVI, con Sant’Agostino, chiamò divinamente libertà di perdizione. È un sistema politico-religioso perché, storicamente, il liberalismo, come sistema complesso, e con questo nome, non apparve se non in Ispagna, sono poco più di cinquant’anni, in occasione delle questioni tra Chiesa e Stato suscitate dal protestantismo, dal gallicanismo, dal regalismo, dal giansenismo, dal razionalismo, dalla frammassoneria, dal volterianismo, e principalmente dalla rivoluzione francese colla sua «Dichiarazione dei diritti dell’uomo», quali errori tutti già da tempo si erano dilatati in quella terra classica del Cattolicismo, lungo i secoli della sua più grande e legittima gloria.

Ecco che dunque ogni contrapposizione, che Allam pretende istituire tra la “sua” proposta laica “di destra” e quella “relativista” di sinistra, è illusoria. Il liberalismo cui ambedue le “fazioni” si rifanno è semplicemente declinato in versioni più o meno radicali, ma rimane il medesimo: erroneo e tossico alla stessa maniera, anzi, più tossico il “moderato” rispetto al “radicale” – così avviene anche per il modernismo teologico -, perché meno sfacciato. La laicità di Allam è la stessa che portata alle sue conseguenze più coerenti ammette Cirinnà, Fedeli, poliamore, pederastia, eutanasia e altri orrori; la famiglia naturale è un esempio lampante di relativismo valoriale; lo Stato ateo conservatore non sbaglia meno dello Stato ateo libertino.

Il liberalismo carsico e azzimato non è meno grave di quello in boa di struzzo. Lo tengano a mente il lettore e l’elettore.

 

 

 

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