REmilia pride: persino ArciLesbica non partecipa. Indovinate perché…

Alberto Nicolini (Arcigay) deplora la mancata partecipazione di ArciLesbica Nazionale al REmilia pride:

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I motivi di ArciLesbica sono esposti in un comunicato stampa uscito ieri, in cui emergono residui (graditi, anche se ovviamente insufficienti) di senso comune e che per comodità vi riportiamo qui:

 

COMUNICATO STAMPA

UTERO IN AFFITTO/AI PRIDE SI EVITI LA PROPAGANDA E SI PROMUOVA UN VERO CONFRONTO

Inizia la straordinaria stagione dei Pride 2017 che in Italia porterà i colori del Rainbow a sfilare o essere presenti in oltre 20 città. Grandi e piccoli capoluoghi del nostro paese saranno attraversati dalla festa dell’Orgoglio lgbtiqa, che racconta quanti passi in avanti si siano fatti lungo gli ultimi decenni, soprattutto con l’emersione dalla clandestinità sociale di milioni di persone.

I Pride sono per chi vi partecipa anche percorsi di riflessione e elaborazione prima della sfilata finale. Da sempre la comunità lgbtiqa produce obiettivi che ci accomunano, come pure differenze di opinione, in particolar modo su temi di conflitto politico e culturale.

Abbiamo letto che sulla Gestazione per Altri in alcuni documenti approvati dai Comitati organizzatori dei Pride si esprime una forte critica nei confronti di chi è contrario/a all’utero in affitto, mettendo in dubbio la coerenza di chi ha difeso negli anni passati la autodeterminazione delle donne.

Si tratta di giudizi e soprattutto di pregiudizi che suscitano stupore, soprattutto perché non è stato finora mai possibile un reale dibattito culturale, che tenendo presenti tutte le opinioni in campo, chiarisse i veri termini del conflitto.

Liquidare in poche battute una questione che trasversalmente sta provocando confronti appassionati, preclude la possibilità che il libero pensiero continui ad essere una delle caratteristiche fondanti del movimento e della comunità lgbtiqa italiana.

Nel dichiararci parte integrante della comunità lgbtiqa e/o del movimento delle donne e coerentemente avversari/e dell’assoggettamento, sia tradizionale sia neoliberale, della vita umana, ribadiamo che la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre.

Siamo come sempre disponibili a confronti pubblici aperti e approfonditi sul tema.

Francesca Izzo per Se non ora quando – Libere

Aurelio Mancuso presidente Equality Italia

Gianpaolo Silvestri responsabile Diritti Civili dei Verdi

Marina Terragni per la rete RUA (Resistenza all’utero in affitto)

Roberta Vannucci presidente nazionale ArciLesbica

Se non ora quando – Libere (Francesca Marinaro, Francesca Izzo, Fabrizia Giuliani, Annamaria Riviello, Serena Sapegno, Rita Cavallari, Antonella Crescenzi, Licia Conte, Donatina Persichetti, Simonetta Robiony, Sara Ventroni)

 

Il cortocircuito libertario nei commenti al post di Facebook in cui ArciLesbica pubblica il proprio comunicato è a tratti esilarante. Il lettore potrà deliziarsi soprattutto del grossolano anticattolicesimo.

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Al di là delle risate (o dello sconforto), due sono le riflessioni che si impongono:

  • il femminismo fa cortocircuito con il libertarismo, perché ravvisa (qui giustamente) un elemento di prevaricazione violenta verso i più deboli nella pratica aberrante della “GPA”;
  • è sufficiente discostarsi dalla vulgata dell’ammmmmore contrabbandata negli ambienti radicali e “arcobaleno” per essere tacciati di cose ignobili (tipo “cattolicesimo”, e negli altri commenti addirittura “antiabortismo”).

Ci limitiamo a constatare il lancio di stracci in casa rainbow e lasciamo con una certa soddisfazione ai lettori di trarre le debite conclusioni sulla solidità del libertarismo e del femminismo.

Ah, e dimenticavamo: non mancate il 3 giugno alla Processione di riparazione!

 

 

 

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