_MG_3103-01

 

Con piacere pubblichiamo il testo dell’ampia intervista rilasciata da Cristiano Lugli, in qualità di portavoce del Comitato “Beata Giovanna Scopelli”, al quotidiano reggiano La Voce ed ivi apparsa oggi, lunedì 5 giugno. [RS]

 

Quali sono le impressioni scaturite a caldo dopo la Processione di sabato? E come vivete il confronto con il grande numero di persone presenti al REmilia Pride?
 
Come abbiamo già affermato nell’ultimo Comunicato stampa diramato oggi, per noi è stato un grande successo e siamo estremamente soddisfatti. I giornali parlano di 300-400 persone; qualche esperto di planimetria urbana è pronto invece a giurare che in una coda di duecento metri, stando stretti, ci starebbero 700 persone. Non sappiamo chi abbia ragione e francamente l’interesse rimane minimo. Potevamo essere in 50 e non ci saremmo comunque disperati. Tuttavia è inopinabile – per stessa ammissione dell’organizzatore del gay pride reggiano – che le persone erano veramente molte. Noi sappiamo di essere pochi, e di questo non ci preoccupiamo affatto perché la Verità non si è mai fondata sui numeri. Anzi, è piuttosto vero il contrario! I mass media e gli organizzatori del Pride pensano che ci possa toccare la presunta “disfatta” numerica, ma questo è assurdo. Il nostro intento era riparare ad uno scandalo pubblico che ha offeso gravemente Cristo e la Chiesa. Lo abbiamo fatto e sarà Dio a giudicarne la valenza, non di certo i numeri. Il segnale è stato comunque forte, visto che i cattolici sono tornati, dopo tantissimo tempo, a pregare pubblicamente per riparare ciò che il politicamente corretto non osa pronunciare.
Questo è il risultato, questa è la vittoria schiacciante del nostro Comitato. E mi creda che questo, i nostri detrattori, lo sanno e lo hanno percepito, seppur non lo ammetteranno mai.
 
 
Vi hanno contestato la frase di papa Bergoglio: “Chi sono io per giudicare” a proposito dei rapporti con la comunità omosessuale. Quale è la vostra risposta?
 
Siamo abituati a sentir far forza su questa frase in effetti; frase che, pur avendo un altro suono se riportata integralmente – “chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio con il cuore” – ha creato una spaccatura tremenda e molto pericolosa, alla quale tutti si appigliano senza però tenere presente che nemmeno il Papa potrebbe cambiare ciò che il Magistero insegna. E fino ad ora non ci risulta che sia cambiato il Catechismo o l’opinione che la Chiesa ha da 2000 anni a proposito dell’omosessualità.
Oltre alla riparazione del peccato c’è la forza del perdono. Quando e come applicarla? E’ possibile un incontro con gli organizzatori dell’altra manifestazione reggiana?
Senza dubbio, e aggiungo che già nella riparazione vi è l’intenzione di pregare per la conversione dei peccatori. Il perdono di Dio è una caratteristica per eccellenza, purché esso sia compreso nella sua totalità. E mi spiego: quando Gesù ha perdonato la samaritana, non le ha detto “sei perdonata perciò puoi tornare a peccare”, ma le ha detto “va’, e non peccare più”. La Misericordia del Signore deve sempre essere collegata alla Giustizia con cui egli agisce; non può esservi Misericordia senza Giustizia. Ecco perché la forza del perdono deve avvenire con chiunque si sia veramente pentito di ciò che ha fatto. Il lassismo e il progressismo odierno, invece, vuole separare la Giustizia dalla Misericordia, bypassando la questione del peccato mortale che conduce alla morte dell’anima. Così avviene ad esempio nelle Veglie di preghiera per gli lgbt, dove l’idea è quella di accettazione tout court pur essendo fuori dallo Stato di Grazia, condizione imprescindibile per cercare veramente Dio con il cuore.
Per quanto riguarda l’incontro credo che sarebbe impossibile, per un semplice motivo: in queste due settimane abbiamo letto e sentito di tutto, dalle bestemmie alle menzogne più inaudite. Non si può mediare con chi chiede rispetto mancandolo per primo. E poi, in ogni caso, siamo certi che non vi sarebbe nessun tipo di dialogo costruttivo. La ragionevolezza perde facoltà di essere laddove sconfina nell’ideologizzazione.
Come è possibile vivere da veri cristiani in questa nostra società?
È molto semplice a dirsi, un po’ più difficile a farsi. Come dicevo prima, l’uomo deve vivere una vita che corrisponda al volere di Dio, rispettando dunque le sue Leggi e i suoi comandamenti. Certo la società di oggi è veramente difficile, perché ha una forza centrifuga che allontana da Dio e protende verso il falso mito del progresso e del materialismo più scellerato. Un esempio, però, ci viene offerto proprio dalla Beata Giovanna Scopelli sotto il cui patrocinio ci siamo posti. Questa monaca carmelitana ha vissuto una vita irreprensibile, fondata principalmente su due cose: l’abbandono totale alla Divina Provvidenza, e la ricerca del suo unico tesoro che era Cristo. Portava con sé solo un Crocifisso, e di questo diceva: “Io ho meco il tesoro, che è Gesù Crocefisso, e con Lui solo sono la più ricca del mondo”.
Su questo esempio si deve fondare la vita di un cristiano oggi, con pazienza e perseveranza.
A proposito di diritti, il sindaco di Reggio ha rilanciato la proposta del ministro Delrio sullo ius soli. Cosa ne pensate. Come giudicare le migrazioni di massa di questi tempi e l’arrivo anche in Italia di non cristiani?
 
Questo tema è certamente complesso e delicato, eppure quanto mai urgente. Partiamo da questo: le pare che l’Italia sia un paese capace di ospitare altre persone, considerato il grado di disoccupazione in cui siamo capitombolati? Creeremo nuovi disoccupati, perciò nuova nullafacenza, che fa rima con nuova criminalità. Se si guardano gli attentati imperversati in gran parte dell’Europa, si può facilmente capire come il pericolo maggiore siano i foreign fighters. Orbene, lo ius soli non farebbe altro che incrementare questo folle piano. Non è cosa nascosta che i cristiani siano reputati degli infedeli, così come gran parte del popolo occidentale. Certo, non tutti sono così e ci sono anche brave persone, ma questo non basta.
Prima di uno ius soli esisteva uno ius sanguinis, su cui fondava un certo senso di appartenenza alla civiltà Europea. A questa corrispondeva e dovrebbe corrispondere un’ identità strutturata su valori e risorse culturali e spirituali sedimentate e fruttificate nei secoli.
 Essere italiano vuol dire medesimamente far parte della civiltà euro-occidentale cristiana e greco-romana, oggi giorno dimenticata ed offuscata da panorami mondialisti.
L’Italia e l’Europa sono diventati oramai musei di bellezze quasi impolverate, come che fossero scrigni da conservare bellamente solo nelle vestigia esterne. L’italianità deve tornare a vivere nelle nostre anime, nelle nostre famiglie e nella nostra storia presente.
Questo processo, di cui il Piano Kalergi è propulsore, disintegrerà sempre più l’attuale società.