[3 GIUGNO] Nuova intervista di Cristiano Lugli che chiarisce i rapporti con la Curia

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E’ stato rimproverato al Comitato Beata Giovanna Scopelli di non aver avuto rapporti con la Curia. Non è stato così e in questa intervista se ne parla approfonditamente. [RS]

 

1) Cristiano Lugli, lei è stato tra gli organizzatori della Processione pubblica di riparazione contro il Gay Pride. C’è chi dice che il Vescovo sia stato abile nel gestire la patata bollente della processione, senza scontentare nessuno. Per questa ragione, forse, voi lo avete accusato di cerchiobottismo. Vi aspettavate di più?

 

In effetti è impossibile non notare una certa abilità nella gestione di tutto quanto accaduto nelle settimane scorse, fino ad arrivare al 3 Giugno. Il Comunicato di Mons. Camisasca, arrivato con un certo ritardo rispetto alle già accese vicende, in un certo senso mette a posto tutti, con il risultato di aver valorizzato di più il REmilia pride che l’iniziativa tenuta dai cattolici. Sostanzialmente sono state mosse accuse a noi, facendoci passare come l’altra faccia della medaglia delle associazioni gay. Questo è assurdo, oltre che ingiusto nei confronti di chi dovrebbe essere curato come figlio.

Basti pensare al fatto che nei titoli della Gazzetta di Reggio, edizione quotidiana di lunedì 4 Giugno, si potevano leggere i ringraziamenti fatti al Vescovo da Alberto Nicolini, responsabile Arcigay. Nicolini si complimentava nuovamente con Camisasca per non averci appoggiati, fiancheggiando così il corteo LGBT.

Siamo abituati, fa parte del politicamente corretto al quale nessuno si vuole sottrarre. Certo è che ci si chiede cosa esistano a fare allora i Vescovi, se il loro atteggiamento non si discosta molto da quello dei politici diplomatici. I Pastori devono anzitutto pensare ad una cosa fondamentale: la salus animarum, tutto il resto, tuttalpiù, viene dopo. Le dico che sabato, molti fedeli presenti alla Processione, si sono sentiti soli ed abbandonati. Questo è molto triste…

 

2) Qualcuno ha pure rimproverato un certo silenzio del Vescovo, ma lui stesso ha poi specificato che non sempre stare in silenzio è sinonimo di pavidità. Ha precisato che anche Gesù è rimasto in silenzio durante la Passione e più nello specifico davanti a Pilato. Cosa ne pensate? 

 

Quello spezzone risulta un po’ difficile da decifrare, tant’è che non abbiamo ben capito a cosa Mons. Camisasca volesse riferirsi. Il riferimento al silenzio della Passione pare stonare con la questione interessata, visto che Gesù, proprio durante lo strazio più grande della Passione, ha deciso di rimanere in silenzio solo per accelerare la sua salita sulla Croce. Ha voluto la Croce e quindi ha accelerato i tempi, non ha taciuto per piacere al mondo o per sottrarsi ad una responsabilità; tutt’altro! Nel medesimo tempo, anche davanti a Ponzio Pilato, Cristo è stato zitto ma non prima di aver detto due cose fondamentali al procuratore romano: “Tu l’hai detto, io sono Re”; “Non avresti alcun potere sopra di me se non ti fosse stato dato dall’Alto“. In pratica il Signore aveva già detto tutto con queste due brevi sentenze, che ribadivano il suo essere Re.

Il silenzio di Gesù è arrivato al termine della sua vita terrena, dove già tutto quello che vi era da dire era stato detto. Questo silenzio ha una valenza diversa, non vi era più nulla di nascosto a nessuno, e a Gesù mancava da compiere una sola cosa: il Sacrificio della Croce, al quale non si è sottratto ma anzi lo ha voluto con forza.

 

3) I permessi per usare il sagrato della Cattedrale sono stati richiesti o no?

 

Ebbene su questo punto, se mi è consentito, vorrei dilungarmi un poco per esplicitare dettagli che finora avevamo tralasciato, così da non turbare nessuno.

Partiamo dal principio di tutto, tornando al 24 Marzo 2017. In questa data, come semplice Cristiano Lugli, scrissi una mail alla segreteria di Sua Eccellenza chiedendo udienza con Lui, proprio a motivo del gay pride che si sarebbe consumato nella nostra città. Si badi bene dunque: già nella missiva da me inviata accennavo alla volontà di trattare questo tema con il Vescovo il quale, nella voce del suo segretario, mi fece presente che in quel periodo era parecchio impegnato per degli incontri con i parroci della Diocesi. Con grande gentilezza però, lo stesso segretario mi invitò a recarmi ugualmente in Curia per incontrare lui, che avrebbe poi riferito tutto al Vescovo Massimo. Ci accordammo per venerdì 31 Marzo, precisamente a mezzodì.

Durante questo incontro il segretario mi fece presente la medesima preoccupazione che avvolgeva il Vescovo rispetto all’evento Pride, ma nello stesso tempo rese noto che, dopo consultazioni con altri vescovi, si era pensato di non dare troppo clamore ad un evento così, che con tutta probabilità sarebbe stato un flop per la mancanza di veri e propri fondi.

Davanti a queste considerazioni io feci notare come nel gay Pride non esista solo una dimensione naturale e mediatica, ma ad esso corrisponda uno scandalo vero e proprio, cioè la manifestazione esasperata di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio. Anche qui trovai d’accordo il segretario, il quale allora fece orecchio alle mie proposte. Inizialmente trovammo una linea mediana, dove si proponeva di organizzare qualcosa senza però annunciare esternamente alcunché, per i motivi poc’anzi detti. La proposta del segretario del Vescovo – che comunque sarebbe dovuta ovviamente passare da Sua Eccellenza – era quella di convogliare in tutte le Messe prefestive di sabato 3 Giugno l’intenzione riparatoria, a riparazione appunto della sfilata organizzata da Arcigay per il REmilia Pride.

Per quanto interessante potesse essere, mi permisi di controbattere ricalcando l’importanza di una pubblica riparazione, dal momento che lo scandalo avvenuto è stato pubblico, sotto gli occhi di tutti. A quel punto sempre il segretario mi chiese quale voleva essere la mia proposta che io, senza tanti giri di parole, esternai: “Bisognerebbe fare una processione pubblica – dissi – rigorosamente guidata dal Vescovo con la recita del Santo Rosario”. Il segretario prese nota e, congedandomi gentilmente, mi disse che avrebbe passato la proposta a Camisasca dopodiché si sarebbe fatto sentire.

Passato un mese, non avevo ancora ricevuto nessun aggiornamento fino ad arrivare addirittura al 14 Maggio ( 31 Marzo – 14 Maggio, per non fare confusione sulle date ), data in cui, nella chiesa di Regina Pacis, si teneva la “veglia di preghiera” contro l’omofobia, che per la precisione si legge così: veglia di preghiera per l’accettazione degli omosessuali nella Chiesa nonostante la loro vita immersa nel peccato. Se volessimo parlare pane al pane e vino al vino, senza ipocrisie, dovremmo chiamarle così, giacché questo è il vero senso intrinseco delle suddette “veglie”.

Venuti a conoscenza di questo evento organizzato da don Paolo Cugini – che peraltro già da tempo si curava di far sapere le sue idee circa l’omosessualità – abbiamo visto partire una sorta di petizione, dove diverse persone si sono curate di scrivere in Diocesi, chiedendo la sospensione di un evento così strumentalizzato con cui l’arcigay andava a nozze, creando nuove sponde per l’ormai prossimo REmilia Pride. Nonostante le numerose mail giunte in Curia, non solo l’evento non è stato sospeso, ma anzi non è stata data voce ai fedeli scandalizzati, e ancor più: si è fatto andare un sacerdote della Diocesi a presenziare.

Visto questo fatto abbiamo deciso di scrivere nuovamente alla Curia per chiedere udienza al Vescovo, con la volontà di chiedere spiegazione per quanto successo a Regina Pacis e per rendere nota la nascita del nostro Comitato. La risposta alla nostra missiva è arrivata in data 17 Maggio, in cui ci veniva fatto sapere che Sua Eccellenza sarebbe stato assente fino a giovedì 25, e ci avrebbe ricevuto dopo il suo rientro non appena gli fosse stato possibile.

Ora, sfido chiunque a credere che, dopo aver concesso una “veglia” di tale tipo, si sarebbe potuto pensare ad una Processione di riparazione del gay pride; ecco il motivo per cui siamo andati avanti da soli. Capisce però come non corrisponda a verità dire che noi non avevamo resa nota l’intenzione di fare qualcosa? Siamo andati avanti solo perché, ad un mese e mezzo di distanza dal mio incontro con il segretario di Mons. Camisasca, non ci era stata data alcuna indicazione. Siamo certi che saremmo arrivati al 3 Giugno senza aver concluso nulla. Epperò questa è la verità, e cioè che noi avevamo tentato di organizzarla insieme alla Diocesi questa cosa. C’è di più: per chi pensa che avremmo voluto disobbedire a tutti i costi vale quanto spiegato sin qui, ovvero l’intento iniziale, che era quello di vedere una processione guidata dal Vescovo stesso, la massima autorità ecclesiastica della città. Venendo al sagrato, rispetto al sagrato e alla Cattedrale noi avevamo annunciato nella prima locandina il ritrovo sul sagrato. Non saremmo mai entrati in Cattedrale perché non era in programma. Si era pensato di partire da lì perché quella Piazza è senza dubbio simbolica. Su direzione della Questura poi, abbiamo spostato il tragitto per motivi di sicurezza.

Posso dirvi anche che siamo stati ricevuti dal Vescovo una settimana prima dalla Processione, come promesso dal segretario.

 

4) Questa è un’esclusiva, non ne avevate mai parlato prima…

 

Si è vero, per non creare ulteriori scompigli. In realtà di esclusivo c’è poco però, nel senso che è stato un incontro cordiale ma dove non si è risolto nulla. Abbiamo voluto mettere qualche puntino sulle “i”, facendolo di persona. Tuttavia non è cambiato molto, e anzi il giorno dopo questo incontro il Vescovo ha fatto uscire il suo comunicato. Non ci ha benedetti e non ci ha maledetti – diciamo così – come del resto ha fatto con ambedue le parti. Da qui il neologismo “cerchiobottismo”.

 

5) Che strascico avrà questa vicenda all’interno della Diocesi? Sul territorio, nelle parrocchie, quanto pesate voi e quanto la voce del vescovo?

 

Questo non possiamo essere noi a dirlo, ma certamente ci auguriamo che la Diocesi possa prendere atto della buona volontà di tanti cattolici ai quali non è stato dato appoggio proprio da chi avrebbe dovuto sostenerli. Tuttavia siamo persuasi delle gravi mancanze in cui versano tanti pastori oggi, sempre più impegnati a mantenere buoni rapporti con tutti senza badare a ciò che è contrario alla Fede e al Magistero infallibile.

Riguardo a quanto pesiamo noi sul territorio o nelle parrocchie mi viene da sorridere… Nelle parrocchie come sul territorio la nostra voce dovrebbe contare zero – e in effetti conta meno di zero -, poiché si spererebbe che fosse quella del Pastore Massimo a contare; tuttavia, molte persone, non avendo visto un vero segnale di “via libera” ma nemmeno un segnale di divieto, hanno deciso di venire alla Processione. Questo perché anzitutto ogni cattolico deve ascoltare la propria coscienza – se questa è retta e votata al servizio di Dio – prima ancora che ascoltare il Pastore, in particolar modo dove esso tentenna su materia di Fede. C’è una famosa frase del Beato John Henry Newman nella quale il Cardinale dice: «Certamente se io dovessi portare la religione in un brindisi dopo un pranzo – cosa che non è molto indicato fare – allora io brinderei per il Papa. Ma prima per la coscienza e poi per il Papa» .

Questo per dire che le tante persone giunte sabato 3 Giugno a Reggio Emilia, molte delle quali provenienti da parrocchie reggiane (a differenza di ciò che si vuol far credere), ha deciso di ascoltare il proprio cuore cattolico, oltre che guardare al Sacro Cuore trafitto di Gesù. Laddove si agisce per difendere l’onore di Dio e i Suoi inviolabili Diritti – quelli sì, veri e propri – non si commette mai un errore, nemmeno se fosse l’Autorità ad impedirlo.

 

 

6) Vi appellate a una maggior difesa della dottrina, mentre il Vescovo sembra aver preso a cuore vicende sociali come il lavoro, la crisi economica, il fallimento del sistema cooperativo. In qualche modo si è messo a fare politica raccogliendo il consenso anche di persone non necessariamente cattoliche. Fa proselitismo…

 

Tecnicamente non ci sarebbe nulla di male nel parlare di questioni sociali, purché queste siano affrontate in un’ottica cattolica. Il problema, oggi, è che la Chiesa vuole conformarsi al mondo, e non più viceversa. È il Vangelo che deve insegnare agli uomini, non gli uomini che devono insegnare un loro vangelo. C’è chi dice che il proselitismo è una solenne sciocchezza, e c’è chi tenta di fare proselitismo senza mettere al centro Cristo. In ambedue i casi si afferma e si fa ciò che è contrario all’insegnamento della Santa Chiesa.

Non si pensi che gli argomenti “sociali” siano arrivati oggi a far parte dell’interesse interno al Cattolicesimo: nell’Enciclica Rerum Novarum, ben due secoli fa, Leone XIII ne aveva già parlato; epperò mettendo fra i rimedi al problema operaio la diffusione della dottrina cristiana, come mezzo di risoluzione positiva.

Il proselitismo è una cosa seria, ma mi rendo che in un mondo capovolto ad ognuno il suo mestiere, come si suol dire…

 

 

7)  Più che solo un gay Pride la manifestazione di Reggio è stato un Re Pride, cioè la rivendicazione di una serie di diritti dei quali solo alcuni sono riconducibili alla componente omosessuale. Cosa ne pensate?

 

Innanzitutto non è chiaro per quali pretese di interesse comune (e quindi anche mio o suo) avrebbero manifestato questi esuberanti signori e quali i vantaggi possano derivare per la collettività dalle loro esibizioni. Personalmente non mi sento rappresentato da loro in nessun modo.

In ogni caso, c’è un equivoco di fondo in tutto questo cianciare di diritti. Nel fantastico mondo dei diritti a tutto e dei diritti per tutti io, per esempio, manifesterei volentieri per il mio diritto ad abitare in una villa con piscina e maggiordomo. Poi, siccome vorrei anche essere biondo e vorrei che mio nonno avesse le ruote, dovrei procacciarmi un qualche tutore politico e mediatico che si faccia carico delle mie istanze, condivise sicuramente da qualche altro rappresentante di una particolare minoranza – che per definizione è discriminata e quindi bisognosa di riscatto sociale – in modo da confezionarli ben bene e rivendicarli come diritti. Vorrei anche, visto che ci sono, che mia zia invalida venisse soppressa, così da sposarmi con suo figlio (mio cugino) finalmente sgravato dell’impegno di accudirla e munito di eredità materna, e poi comprarmi insieme a lui un paio di neonati incubati e partoriti da donna sana con ovuli di altra donna bella e intelligente. Provocazioni? Mica troppo. Il problema è che il termine diritto viene oggi brandito a scopo meramente ideologico e strumentale, del tutto al di fuori del suo significato proprio. Non è che qualsiasi capriccio mi passi per la testa sia idoneo ad assumere ipso facto il rango di diritto, a prescindere dalla presenza di un interesse pubblico sottostante che sia individuato secondo un criterio oggettivo di giustizia sostanziale. Perché, vede, questo proliferare incontrollato di diritti autocertificati non può che risolversi in una dittatura dove il più forte – cioè chi possiede la copertura mediatica, politica, economica – prevarica sul più debole. Non per nulla le prime vittime di questa macchina infernale sono i bambini. Guardacaso infatti i signori del gay pride manifestano per il diritto a fabbricarseli, i bambini, magari affittando uteri in giro per il mondo: vede che una volta rotti gli argini della verità oggettiva (che non ci inventiamo noi, ma ci è data), tutto diventa possibile, anche la peggiore nefandezza?

 

8) Avete detto che questo movimento di reazione al Gay Pride non sarebbe terminato con la vostra processione. Si può pensare a qualcosa di simile a un impegno sociale e politico?

 

Ora possiamo confermare che non si sia interrotto, visto che già in due o tre città del nord Italia alcuni fedeli si sono organizzati per dar vita ad un’iniziativa analoga alla nostra. Noi abbiamo lavorato tanto per dar vita alla Processione del 3 Giugno, e certamente abbiamo acceso una flebile speranza in tanti altri cattolici di buona volontà. Ci siamo occupati del nostro territorio, starà agli altri prendere spunto e partire; sappiamo che già a Varese e a Pavia si sono organizzati momenti di preghiera in riparazione al gay pride; certo, sono state cose più piccole e con meno eco, tuttavia sono segni di importante reazione.

Questo è quello in cui speriamo, ovverosia un impegno omogeneo, pur’anche a livello nazionale, che si occupi di riparare ai gravi scandali recati contro i piccoli e in offesa all’Altissimo. Il compito dei cattolici è sempre stato questo e sempre lo sarà. Di esperimenti politici ne sono già stati fatti tanti, ed è meglio sorvolare sugli inutili frutti che hanno portato, quasi sempre pregni dell’idea di un “male minore”.

È il tempo del raccoglimento, del poco chiasso e della preghiera incessante. Questo è l’aspetto più militante che i cattolici possono perseguire.

 

 

 

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