Reggio Emilia: io c’ero

processione

 

 

Volentieri riprendiamo questa lettera, pubblicata sul settimanale diocesano “Gente Veneta”. [RS]

 

 

Gentile direttore,

le invio un breve resoconto della processione di riparazione che si è svolta a Reggio sabato 3 giugno, organizzata da un Comitato di fedeli laici. Verso le 10.30 un gruppo di circa 400-500 persone ha percorso le strade del centro città pregando i misteri dolorosi del rosario, cantando le litanie lauretane e quelle al Sacro Cuore di Gesù, per finire con la recita dell’atto di riparazione di Pio XI e il canto di “Noi vogliam Dio”. Apriva la processione il clero (alcuni preti della Fraternità S.Pio X ed un coraggioso sacerdote locale) con l’incenso e la croce, seguivano alcuni stendardi di confraternite mariane, ed i fedeli con la corona in mano; persone di varia età, tra cui numerosi adulti e giovani. Il tutto è durato un’oretta, con grande presenza di giornalisti, ma senza alcun disturbo di rilievo, suscitando la curiosità dei cittadini che osservavano dai negozi e dai marciapiedi.

Le motivazioni della processione sono state ricordate dal sacerdote prima di partire: offriamo la preghiera in riparazione a Dio prima di tutto per i nostri peccati; quindi in particolare per la sfilata del cosiddetto “Gay Pride”, che offende Dio e dà scandalo (confonde ed induce al peccato) soprattutto ai piccoli ed ai semplici; infine, ha fatto notare che- al di là del disordine morale ostentato- ciò che è più grave è il rifiuto dell’uomo di accettare l’ordine stabilito da Dio Creatore nel mondo, tentando di mettersi al Suo posto e creare il bene ed il male secondo i propri desideri. Rileggo l’articolo e mi rendo conto che ho scritto parole ormai impresentabili: riparazione, offesa a Dio, scandalo, ordine divino… ma siamo nel 2017, la Chiesa oggi non parla più così! Infatti, e proprio questo è il problema; il grande equivoco linguistico si smonta ricominciando ad usare le parole della dottrina di sempre, perché- piaccia o non piaccia- è l’uomo che deve adeguarsi alla Verità ed al Vangelo e non viceversa; altrimenti il risultato è confusione, ambiguità, errori a non finire…

Quanto a me, ho pensato di partecipare anche per un altro motivo: è ormai evidente a chi sia onesto che si sta cercando di modificare dall’interno la dottrina cattolica, per arrivare a far accettare l’omosessualità come una “variante naturale” della sessualità umana, con la spinta dei gruppi che si definiscono “cattolici LGBT”. Per vedere nomi e cognomi rinvio agli articoli del mensile “Il Timone”, che ha parlato senza eufemismi di vera e propria “omoeresia”. Chiara dunque la posta in gioco? Si tratta di un pericolo gravissimo, e per questo è necessario che chi pesca nel torbido sappia che noi, sebbene siamo semplici fedeli, abbiamo capito il gioco e non lo accetteremo. So bene che in questo modo si subisce l’accusa infamante di “omofobia” (pseudo-parola tranello che metto subito da parte) e di odio verso i fratelli che sperimentano tendenze omosessuali; al contrario, è proprio per loro che non possiamo tacere, perché la prima carità è quella della verità, e dobbiamo trattarli da uomini e non da fantocci senza spina dorsale. Se queste tendenze, che restano oggettivamente disordinate, sono avvertite contro la propria volontà e con sofferenza, esse non sono una colpa, e la persona va accolta e aiutata; ad essa la Chiesa indica la strada della castità e la mèta della santità. Ma gli atti omosessuali sono invece sempre gravemente illeciti e costituiscono un peccato grave, condannato con severità dalla Sacra Scrittura; essi espongono l’anima di chi vi persevera al gravissimo rischio della dannazione eterna, e pertanto è atto di misericordia spirituale ammonire con carità (cioè con umanità, senza cinismo) il peccatore perché cambi vita, finchè la Misericordia divina glielo permette… poi sarà il tempo della divina Giustizia. E cambiare è possibile, come insegna la storia di Luca di Tolve!

Ma che fare se il fratello ti ignora, oppure ti insulta e ti deride celebrando il suo “Gay Pride”? Ci resta un’arma potente, ed è proprio la riparazione, come insegnava ai bambini la Madonna di Fatima giusto 100 anni fa: “Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi si sacrifica e prega per loro”.

Francesco Bortolato

 

 

 

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