Aiutare i migranti con aborto e contraccezione: Danimarca docet

image1
di Cristiano Lugli
Il teatro dell’orrore che vede invasa l’Europa dai flussi migratori si fa sempre più fitto, al punto che pure i sonetti e i luoghi comuni tanto decantati dal pensiero “accogliente” cominciano a diventare stretti.
Da “l’accoglienza è un dovere inderogabile” stiamo passando a “l’aiuto ai migranti è un dovere inderogabile”. Primo fra tutti ha iniziato l’ex premier Matteo Renzi, suscitando forti polemiche a margine del suo ultimo libro in cui è ventilata la proposta inaspettata: “aiutiamoli, sì, ma a casa loro”. 
Se è vero che anche l’orologio rotto una volta al giorno segna l’ora esatta, questo è il caso dell’ultima uscita di Renzi, il quale per una volta pare averla detta giusta – pur potendo discutere anche più nel dettaglio questo punto.
Purtroppo neanche le evidenze fanno cambiare direzione agli ideologizzati, ed ecco spiegato il perché della polemica. In lista al primo posto si situa la neo-chiesa dell’accoglienza pour tous, subito entrata in conflitto con le dichiarazioni di Renzi e facendo sapere, tramite Galantino, che “aiutarli a casa loro non basta”. Insomma, più giù di Renzi il convento passa Galantino e la CEI. 
Eppure, nonostante le sugose polemiche, in brevissimo tempo questa proposta si è ampiamente diffusa: accolta e recepita positivamente anche da altri stati. 
E con quali proposte? Certamente la più interessante è quella della Danimarca, dettasi molto preoccupata per l’eccezionale ondata migratoria che si è riversata in Europa, spingendo il governo danese ad attuare una strategia in grado di «limitare la pressione migratoria sull’Europa». In quale modo? Semplice, riducendo la popolazione africana.
L’aiuto “a casa loro” lo rende noto il Ministro per lo Sviluppo e la cooperazione danese, signora Ulla Tornaes. Durante un convegno internazionale sulla Pianificazione familiare tenutosi a Londra qualche giorno fa, il Ministro ha pubblicamente promesso di investire 14 milioni di dollari per «limitare la popolazione africana». Il metodo, anche in questo caso, è molto semplice e diretto: la distribuzione di contraccettivi e l’accesso all’aborto in Africa.
Avete capito bene, e la musica non è nemmeno così nuova, solo questa volta è più decisa ed autorevole. Non avendo mai sfondato il collegamento fra uso di contraccettivo ed AIDS in Africa, ora il piano si fa passare come più urgente: bisogna che in Africa non nascano più bambini, e la soluzione non deve essere di carattere tuttalpiù educativo, quanto piuttosto coercitivo, che abbia a mente la morte dell’innocente e la proibizione delle nascite. 
Senza mezzi termini lo ha dichiarato la stessa Tornaes alla BBC [1] , al termine dell’incontro di Londra:
 
«Le gravidanze indesiderate hanno costi umani enormi nei paesi in via di sviluppo, dove molte giovani donne sono costrette a interrompere il percorso educativo e i tassi di mortalità materna sono alti».
Il Ministro prosegue affermando che la troppa natalità sarebbe motivo di limitata crescita per un paese in via di sviluppo, come alcuni di quelli rientranti nel continente africano: 
Il fenomeno [della gravidanza indesiderata] ha «immensi costi sociali: lo sviluppo di molti paesi è limitato dalla crescita eccessiva».
La Danimarca garantisce dunque che favorire l’accesso alla contraccezione e alla pianificazione familiare in Africa sarà «una delle principali priorità» condotte dalla politica estera danese. 
Anche perché questo, sempre secondo il Ministro dello Sviluppo, sarebbe un grande aiuto capace di risolvere il problema del flusso migratorio: «Per ridurre la pressione migratoria sull’Europa bisogna ridurre la crescita della popolazione in molti paesi africani (…) Se la crescita della popolazione in Africa continua in modo costante come oggi – continua Tornaes –  gli africani passeranno da 1,2 miliardi a 2,5 miliardi entro il 2050».
Per contro, aldilà di tutti i conti che si possono fare sul tema dell’invasione e dei migranti, ci rendiamo conto di chi è scelto per risolvere i problemi? Ci rendiamo conto di quali proposte vengono fatte da questi folli? 
Fortunatamente al convegno internazionale era presente anche Obianuju Ekeocha, attivista ingegnere biomedico di origine nigeriana e fondatrice di Culture of Life Africa. La Ekeocha – che forse la realtà la vede un po’ più da vicino e senza pregiudizi di cultura pro-Morte – interrogata anch’ella, ha prontamente risposto alla demenziale proposta giunta dalla Danimarca avanguardista:
 «Quando un paese occidentale viene in Africa e cerca di imporre l’aborto sotto forma di aiuto “umanitario” non fa che comportarsi come i colonialisti di un tempo. Quella che voi chiamate lotta per combattere la povertà è in realtà una forma di colonizzazione ideologica. La stragrande maggioranza degli africani rifiuta l’aborto e con i pochi fondi a disposizione bisognerebbe migliorare la situazione alimentare, idrica, sanitaria e scolastica dei nostri paesi. Non è con i contraccettivi che usciremo dalla povertà».
Le spiegazioni da dare non sono molte, ma questo dato dimostra come sarà sempre più difficile uscire da uno stato di cose assurdo, compreso il tema immigrazione. Chi guida le redini dello sfacelo non fa altro che gettare altro sfacelo sul cumulo di detriti accantonato sopra l’Europa. 
Si è arrivati ad essere fuori da ogni logica avanzando proposte che non hanno interesse alcuno per la risoluzione del problema, ma mirano piuttosto ad imbarire ancora di più popolazioni che, imbruttite dall’ignoranza e dalla povertà, conservano perlomeno quel buon senso capace di inorridire l’essere umano semplice messo davanti alla possibilità di uccidere una vita o di impedire ad essa di essere generata.
Cosa volete che vi dica, un tempo c’erano i missionari che andavano ad evangelizzare mari e monti, portando Cristo e le sue leggi. Insegnavano le Leggi di Dio e la morale cattolica sulla continenza e sul pudore. Roba d’altri tempi, ci direbbero. Oggi siamo evoluti e abbiamo i pagani ( e potrebbe quasi risultare un complimento )  che portano preservativi e aborto come manuale di educazione alla civiltà contemporanea.
D’altronde c’è un fatto che cade a fagiuolo: pochi giorni fa si è tenuto il grande concerto degli U2 a Roma. Bono Vox, noto e storico cantante della prestigiosa band, è da sempre al primo posto nell’aiuto internazionale all’Africa attraverso grandissime donazioni economiche e costituzioni di associazioni, onlus e via di scorrendo.
Durante il concerto, sulle note di “Ultra Violet“, gli U2 hanno ricordato tutte le donne battutesi per i “diritti”. Fra queste non è mancato il plauso  ad Emma Bonino [2] , con tanto di gigantografia sullo schermo.
Ecco, questa è la coltre del liquame   perbenista e filo-umanitario che vuole aiutare l’Africa e risolvere la povertà a suon di pompe da bicicletta.
Tutto il resto segue, con un’imbracatura politica, la tattica di abbattere il male con un male tre volte peggiore.