Cacciato da Lovanio per aver detto la verità. Esclusiva intervista al Prof. Stéphane Mercier

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a cura di Lorenzo Roselli

 

In questi tempi di irrefrenabile decomposizione morale, tutti (chi più chi meno) hanno dovuto, devono o dovranno perdere qualcosa in nome della Fede cattolica. È inevitabile. Si tratti della simpatia del vicino di casa, della ragazza di cui ci si è invaghiti, di un posto assicurato nella lista civica data per vincente e alle volte persino di un lavoro, come il caso dell’accademico belga Stéphane Mercier, reo di aver affermato in una sua lezione di Filosofia generale che l’aborto è ontologicamente un omicidio.

Che le università europee non siano esattamente le cattedrali della cultura (secondo la definizone di Etienne Gilson) di medievale memoria, purtroppo lo sappiamo fin troppo bene.

Tuttavia l’ateneo da cui il professor Mercier è stato cacciato non è l’Università Libera di Bruxelles o l’Università di Gand, ma niente poco di meno che l’Università Cattolica di Lovanio.

Nel marzo 2017, infatti, non meglio precisati studenti hanno pensato bene di denunciare al Rettorato Mercier a cagione delle sue scandalose lezioni dove, pensate un po’, veniva addirittura ribadito il magistero teologico morale della Chiesa in un’Università (almeno nominalmente) cattolica. Oltre ad essere stato allontanato dalla cattedra, il professor Mercier è stato bersaglio di un rimprovero dal portavoce della Conferenza Episcopale belga, Padre Tommy Scholtès, in quanto « La parola “omicidio” è troppo forte: suppone una violenza, un atto commesso in piena coscienza, con un’intenzione e questo non prende in considerazione la situazione delle persone, spesso nel più grande disagio».

Capirete bene che quando l’ho incrociato alla Marcia per la Vita di quest’anno (20 maggio 2017), non ho potuto esimermi dallo scambiare con lui una gradevolissima chiacchierata che vorremo chiamare con lessico giornalistico “intervista”.

Buongiorno professore! Mi permetta anzitutto di esprimerle la massima solidarietà e stima, non solo in quanto fedele cattolico ma anche come studente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La prima domanda che mi sorge spontanea è… Ora cosa l’aspetta, tornerà a lavorare (magari anche in un altro ateneo del Belgio)?

Buongiorno! Mi duole doverlo affermare in questi termini, ma purtroppo per me non c’è alcun futuro lavorativo in Belgio. Lovanio ha posto su di me uno stigma ed anche le altre università belga (statali o private) non mi assumeranno mai per non creare “incidenti diplomatici” con essa.

La situazione drammatica che sta vivendo l’Università Cattolica di Lovanio, che formò nell’ultimo secolo pastori del calibro di Monsignor Fulthon Sheen, è lo specchio di una crisi che coinvolge tutta la Chiesa belga?

Assolutamente sì! Diciamo le cose come stanno, l’Università Cattolica di Lovanio non ha più nulla di cattolico! Nella sua facoltà di Medicina si praticano aborti, non esiste alcuna formazione teologico-morale e vengono sostenute da più parti tesi incompatibili con il Magistero, sopratutto per quanto concerne l’omosessualità.

La Conferenza Episcopale Belga lo sa benissimo, eppure non fa nulla… Loro accettano tutto questo.

Vuole dire che i vescovi belga accettano l’aborto e la pratica omosessuale?

No, moralmente non l’accettano. Ma appunto, solo moralmente, quasi “privatamente.” Si rifiuta categoricamente di affrontare un’autentica battaglia culturale su questi temi nonostante ve ne sia un un grandissimo bisogno. Non si vuole contraddire il mondo, gli stessi fedeli belga che, benché ridotti ormai ad uno sparuto numero, sembrano ben lontani da una qualsivoglia concezione realmente cattolica dell’esistente.

Fintanto che a capo della Conferenza Episcopale Belga vi è stato Monsignor André-Joseph Léonard, percepivate una situazione diversa?

Totalmente. Specie in fatto di bioetica. Mons. Léonard è un grandissimo vescovo, ripieno di spirito e zelo cristiano.

Purtroppo è sempre stato ostracizzato ed isolato dagli altri vescovi, persino mentre era a capo della Conferenza Episcopale.

Mi permetta di chiederle da studente anche questo, professore. Secondo lei, professore, stiamo vivendo anche una crisi “filosofica”? La scienza prima e l’insegnamento che di questa viene dato negli atenei mancano dei fondamenti ontologici tanto cari a Padre Agostino Gemelli?

Partiamo dal presupposto che la filosofia autentica, più sana, si muove in accordo con la Fede. L’Etica e la difesa della Ragione naturale vanno in sintonia con la Fede cattolica, in un’adequatio  di tommasiana memoria.

Per qualsiasi alunno di Filosofia è importante lo studio della tradizione tomistica, poiché questa ci aiuta a comprendere in maniera più completa la realtà e previene sensibilmente la pervasione sociale del relativismo e della cultura della morte.

San Tommaso ci forma nella lotta contro l’errore, poiché l’errore e le menzogne detestano la luce rappresentata dalla Verità filosofica che li dissolve.

Poco fa ha parlato sul palco della Marcia per la Vita.
Cosa ne pensa di questa manifestazione? Le piace come modalità, è un’esperienza utile nella lotta contro l’aborto in Occidente?

Un’esperienza straordinaria! È un piacere immenso trovarsi a Roma, centro della Cristianità e quindi centro del mondo, a difendere la vita dei più deboli, i diritti civili davvero negati.

Con noi, si ergono i martiri del Colosseo, i Sommi Pontefici di San Pietro,  la testimonianza dei più gloriosi santi.
La presenza della Santa Sede, del Papato, mi riempiono di gioia e mi danno sicurezza.

Professore, parlare con lei è davvero rinvigorente, mi regala nuova passione per i miei studi. Mi permetta però, in chiusura, una domanda un po’ personale: lei adesso è in stato di disoccupazione, cosa farà?

La mia fidanzata [con cui si sposerà nei prossimi mesi, ndr] ha un lavoro stabile e può garantirmi, assieme alla mia famiglia, un buon supporto materiale. In ogni caso sono strenuamente convinto che la Provvidenza saprà farsi sentire, ho totale fiducia in Dio.

Nel frattempo, chiederei ai lettori di Radio Spada di pregare per me, il mio futuro, la mia famiglia.

Senz’altro, professore. La ringrazio per il prezioso tempo concessomi e sappia che stravederei per essere un suo studente.
Per questo le prometto che farò di tutto per invitarla all’Università Cattolica del Sacro Cuore dove, oltre a raccontarci la sua eroica storia, potrà tenere una lezione magistrale!

Grazie a te per queste belle parole, Lorenzo. Spero davvero di poter accogliere al più presto il tuo invito. Un saluto agli amici di Radio Spada!

 

 

 

 

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