[CHARLIE] Il “tutore” pro-DAT e l’agenda riprogenetica

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di Cristiano Lugli

 

“Sto soltanto facendo del mio meglio per cercare di salvare il mio bambino! E quella donna, dice di parlare per Charlie! Charlie sono io! Sono io la sua voce!”
Sono state queste le parole di Connie Gard appena uscita, ieri, da un’aula delle Law Courts.
Soffermiamoci un attimo su una questione di cui forse nessuno ha voluto parlarci: chi è “quella donna” che “dice di parlare per Charlie”? La madre di Charlie si riferisce al legale del GOSH, ben disposta certo a difendere gli interessi dell’ospedale inglese, ma facendo pure le voci del tutore legale del bambino. In aula, costei parla per “il bene di Charlie”.
Quale sia la visione di “bene” secondo questo legale lo andiamo a vedere subito, così da scoperchiare un altro lato rivoltante e mentitore di questa surreale vicenda.

 

Il legale-tutore si chiama Victoria Butler-Cole, donna di quasi quarant’anni che nell’udienza tenutasi lunedì scorso (10 luglio) ha in maniera veemente contestato le proposte dei genitori di Charlie, gridando a gran voce che “il protocollo presentato dal Bambino Gesù non offre nuove cure sperimentali” e perciò il giudice Nicholas Francis non doveva nemmeno ascoltare questa ipotesi, men che meno cambiare la sentenza di morte decretata inizialmente. Per la Cole Charlie deve morire, perché tanto non c’è nulla da fare. Le premesse sono queste, anche se ora la situazione pare aver preso un’altra piega; altra piega che, se tale è e sarà, lo si deve alla pressione mediatica nazionale e sovranazionale di cui il caso ha goduto. Se la partita a scacchi fosse rimasta limitata o riservata, senza coinvolgere personaggi di spicco, un truffaldino scacco al re sarebbe già stato dato da un pezzo.
L’avvocato Victoria Butler-Cole però non ci sta, e si spinge fino all’ultimo per difendere la decisione del Great Ormond Street Hospital.

 

C’è un fatto sostanziale in tutta questa vicenda, come dicevamo.
Circa tre giorni fa è il Times britannico a parlare del legale tutore portavoce del GOSH, rendendo noto che questo è lo stesso avvocato che ha richiesto e ottenuto per un uomo, veterano di guerra nel Golfo, di poter essere trasferito in un ospedale dove venissero tolti idratazione e nutrizione, “curato” solo con metodi palliativi fino alla morte. Come si può ben vedere qui le parti sono ribaltate, seppur la musica suoni le stesse note: la lotta armata per deliberare le DAT. Il passo però è oltre, e la tanto famigerata autodeterminazione deve passare in possesso di soggetti terzi come l’ospedale londinese.
«È la prima volta che un tribunale ha deciso che il cibo e l’acqua venissero prelevati da un paziente clinicamente stabile», scrive il Times riferendosi al caso del reduce di guerra sopracitato. Lì come qui l’avvocato presume di difendere gli interessi del bambino contro i suoi genitori, provando a dimostrare che l’unica vera cura è quella di togliere ventilazione, alimentazione e idratazione per non farlo soffrire.
Oltre a questo caso, Butler-Cole sta difendendo una donna che combatte per ottenere la morte della figlia ormai da vent’anni, in opposizione a quello che invece i medici vogliono. La signora ad oggi viene alimentata con il sondino nasogastrico, uno dei diversi mezzi – per la verità ormai in disuso – utilizzati per la nutrizione enterale.
Recentemente la donna ha dichiarato quanto segue al Time statunitense:
“Quando la Corte decide che non è nell’interesse di una persona continuare a ricevere la nutrizione e l’idratazione artificiali queste vengono sospese e la persona muore lentamente di disidratazione”. Il settimanale americano le ha anche chiesto per cosa vorrebbe essere ricordata nel campo della sua professione. Risposta: “Per il mio impegno con l’associazione Compassion Dying (a favore dell’eutanasia passiva), che incoraggia le persone a scrivere le proprie decisioni anticipate di trattamento”.

 

Abbiamo chiaro chi c’è in scena con un esclusivo main role? Ecco perché questa vicenda si svolge dentro lo stage del crimine, capitanata da veri e propri criminali a piede libero che si spacciano per persone di buon senso e super partes. Basta stanarli per comprendere chi gioca cosa, in questa partita.
Sia consentito dire allora che tutto puzza di falsità, comprese le ultime novità che riguardano le misurazione della circonferenza cranica. Ieri, in tribunale, è stato detto dai legali e dai medici del GOSH presenti che la testa non è cresciuta nell’ultimo mese, segno tangibile ( sempre secondo l’ospedale londinese ) di una non-crescita cerebrale, dovuta ai danni irreversibili e sempre in fase di peggioramento.
Su questo tema è scaturito lo scontro fra i genitori di Charlie e l’ospedale, poiché la madre del piccolo sostiene di aver visto crescere la testa del figlio. Così ha infatti dichiarato ad alcuni giornali che gli ponevano la domanda sulle misure:
“La testa gliel’ho misurata io e dico che è cresciuta. Lo capirei anche a colpo d’occhio”.
Se la madre ne è così convinta, considerando pure il fatto che la sua professione è quella dell’infermiera e non dell’imbianchina, allora c’è qualcosa che davvero non torna. A questo proposito il giudice ha chiesto che sia chiamato un terzo a ri-verificare le misure per capire chi ha ragione e chi torto. Possibile credere che si stia cercando in tutti i modi di far passare Charlie come un caso perso, disperato ed irrecuperabile per sottrarre anche ai media l’idea che possa esserci una possibilità? Bé, viste le premesse, è possibilissimo.
Certo che se la madre dovesse avere ragione – e in caso contrario, anche la non crescita del cranio non darebbe per motivo alcuno ragione al GOSH – ci sarebbe da parlarne: dove sono finiti “i migliori pediatri rianimatori del mondo” incapaci di dare una misura giusta messi di fronte ad una situazione così delicata e sotto l’occhio del ciclone? Teniamoci ben in mente di prestare attenzione a questo dato, e all’esito che presto verrà fornito in proposito.

 

Il fattore che colpisce sempre di più è il prendere atto di quanto questa morte sia voluta, di quanto questo sangue vuole essere risucchiato fino all’ultima goccia dai vampiri della necrocultura. Ci siamo fatti passare sotto gli occhi l’eliminazione legalizzata tramite l’aborto, vera e schietta spia dell’acme barbarico di una non civitas. Sono stati capaci di rendere il malato una mera “entità biologica”, distanziandola dall’horizon æternitatis verso il quale ogni persona umana è slanciata per un improcrastinabile percorso sovrannaturale.
Eppure ancora il peggio, forse, ha da venire. Perché tutta questa sete di morte, e di morte nuova? Perché l’investimento in quel moderno progresso tecnologico capace di far vivere più a lungo – e a dir loro male – viene così surclassato?

 

Saremmo azzardati, ma solo il tempo potrà confermarlo, e per questo un’ultima nota va fatta.
 Con ogni probabilità questo sacrificio umano vuole essere portato a termine in nome dell‘agenda riprogenetica del “dopo Charlie Gard“: la Three Parents IVF, sopra la quale vige il silenzio. Se riusciranno ad uccidere il bambino, partirà il programma per la fecondazione in vitro a tre genitori. Proprio così: Charlie, come ormai sappiamo a memoria, soffre di una rara malattia genetica che colpisce i mitocondri (organelli interni alla cellula), una malattia di cui la madre è portatrice sana – anche questo è bene tenerlo a mente. Per eludere i problemi mitocondriali gli apprendisti stregoni della “procreazione assistita” hanno creato i bambini a 3 genitori: in provetta, fanno fecondare uno spermatozoo con un ovulo che ha il nucleo della “madre” e i mitocondri di un’altra “madre”. Geneticamente, il bambino ha 3 genitori. Vi sono già bambini – alcuni già adolescenti – nati con tecniche simili, tuttavia nello scorso anno il prof. John Zhang, cino-americano, a fine 2016 ha fatto nascere un individuo con questa tecnica in Messico – ora ha una startup che offre il servizio ed ha un nome programmatico, Darwin: obiettivo principale le quarantenni; costo del trattamento $100.000. Soprattutto, è da considerare che l’anno scorso proprio il Regno Unito – lo stato che assieme al superstato europeo vuole uccidere Charlie Gard – è stato tra i primi paesi al mondo a dare il permesso per la fecondazione in vitro a tre. I bambini britannici con tre genitori diventano legali, anzi desiderabili. Questo vorrebbero spiattellare in faccia alla mamma di Charlie: “il prossimo fallo in vitro, il prossimo fallo con i mitocondri di un’altra!” L’assassinio di Charlie è ricercato fortemente perché farebbe da apripista alla generazione di migliaia di fecondazioni in vitro: cioè milioni di morti. L’agenda della necrocultura è fitta. Tanto per dire cosa c’è in ballo.

 

Questa purtroppo non è esagerazione, ma è riflettere sul perché di questo “accanimento” e di questa insaziabile sete di sangue innocente.
Ci riserverà questo ed altro anche il nostro stato democratico terminale.
È solo questione di tempo.